
La grande verità
Jeky mangiava tre volte al giorno dormiva otto ore a notte ed era un nichilista di merda.
Lui pensava che tutto si sarebbe dovuto ridurre più o meno ad un rottame arrugginito, quando camminava per strada e guardava una macchina non vedeva una macchina, vedeva un V12 aspirato che bruciava putridume raffinato vecchio di milioni di anni, non vedeva persone ma ammassi globulari tenuti assieme da uno stato-buco nero super-massiccio. Jeky diceva che le cose molto grandi sono uguali alle cose molto piccole, atomi come sistemi solari, cervelli come galassie, stati come grumi di polvere infestati dagli acari.
Io odiavo Jeky, odiavo il suo aspetto insulso, il suo odore muschiato, odiavo il suo sguardo di sufficienza e odiavo soprattutto tutto quello che diceva. Non c’era un Dio per lui e me lo aveva dimostrato su di un foglio di carta, aveva fatto un largo cerchio con una penna e dentro ci aveva disegnato un quadrato.
– Cos’è?
– Un quadrato dentro a un cerchio.
– No, e tutte le volte che non è un quadrato dentro a un cerchio Dio non esiste.
Non c’era scampo e lo odiavo per questo, lui aveva sempre e senza speranza ragione. Jeky viveva in un attico e ci fumava dentro, ogni volta che finiva un pacchetto lo richiudeva e lo impilava contro al muro, amava le sigarette perché provocano sette tipi di cancro diversi e perché il sapore gli faceva schifo.
– Ci sono coltivatori di tabacco che utilizzano concimi biologici, ci sono dichiarazioni di guerra firmate su carta riciclata, ho visto con i miei occhi carri armati con il filtro anti-particolato.
Jeky non nutriva la minima speranza per il genere umano.
– Una pistola è costruita con il solo scopo di ammazzare uomini, ogni volta che spari senza uccidere ne fai un uso improprio.
Anch’io vivevo nell’attico insieme a lui, ho pensato molte volte di spingerlo giù dalla finestra, era bassa e lui la lasciava sempre aperta. La usava per lanciare di sotto i mozziconi e per sputare alla gente, di rado guardava cosa c’era fuori.
– Mi danno il sussidio perché non voglio lavorare, gli ho spiegato che lavorare è da idioti e quindi mi danno il sussidio, lavorano altri per me, gente che ha la passione e non sa cosa farsene del tempo, io so cosa farci.
Jeky sapeva cosa farci.
Lui disegnava, rappresentava le cose come le vedeva: impianti di raffinazione del greggio con mammelle che sputano benzina, trivelle con peni che penetrano nel terreno, donne scuoiate che camminano lungo una passerella, palazzi fatti di vertebre rotte e polmoni cicatrizzati dalla silicosi, telefoni fatti di occhi e bocche cucite. Jeky disegnava e tutto quello che disegnava faceva schifo, una volta riempito il foglio lo lanciava dalla finestra nella speranza che venisse raccolto da un bambino.
– Reintegrare la lobotomia è il primo passo verso il futuro, il primo è stata la ricerca, il secondo la consapevolezza, il terzo il calcolo, il quarto la lobotomia permanete, questo è il futuro, lobotomia del lobo etico e di quello temporale.
Secondo lui il tempo non esisteva, per dimostrarmelo aveva disegnato un orologio e dopo mi aveva chiesto cosa fosse.
– Un orologio.
– Questo è il tempo.
– Il tempo è il disegno di un orologio?
– E tutte le volte che non lo è il tempo non esiste.
Ancora una volta era inattaccabile, monolitico, perfetto. Jeky aveva anche delle teorie strane sull’amore; una volta aveva asportato il cervello di una mucca e lo aveva appeso colante alla parete, intorno ci aveva disegnato una mucca ed era rimasto a fissarla un po’ prima di parlare.
– L’amore viene dal cervello, il cervello di un uomo pesa 1350 grammi mentre quello della donna pesa 1200 grammi, sono 150 grammi di differenza, su per giù un piatto di pasta.
Jeky mangiava sempre 150 grammi precisi di pasta e diceva che l’amore non esiste.
La settimana scorsa si è innamorato, aveva preso a scrivere poesie per tutto il giorno, poesie brevi che suonavano più o meno così:
Putrefazione Calcinazione Distillazione e Sublimazione
Dalla merda all’oro
Dall’oro alla merda
Ti amo e morirai
Morirai e non ti amerò più.
Oppure altre che scarabocchiava con dei pennarelli sulle bottiglie di birra vuote che poi lanciava contro la parete, cercando di colpire il cervello della mucca.
Nessuna storia
Nessuna vita
Nessun dolore
Niente niente niente!
150 grammi di amore.
Ogni tanto camminando inciampavo nei cocci di bottiglia, lui li lasciava per terra e diceva che prima o poi coccio dopo coccio a terra sarebbe stata scritta la bibbia, in quel momento il mondo si sarebbe resettato e tutti saremmo tornati nel giardino dell’Eden. Io gli credevo, ogni tanto trovavo delle frasi che mi illuminavano come:
Supernova di niente in putrefazione, abbachi di teste rimpicciolite che cantano, stormi di bombe a grappolo in prima serata.
Jeky odiava la TV, ogni tanto ne comprava una e la lasciava accesa in mezzo alla stanza come fanno nelle mostre d’arte, la chiamava arte iper-moderna, a volte ne metteva addirittura due una di fronte all’altra, questa la chiamava arte in tempo reale. A volte si metteva a fissare un bulldozer che girava su sé stesso o uno stormo di albatros che volava sull’oceano, quando si stufava spaccava la TV e dentro al tubo catodico ci metteva un pupazzo, poi la metteva contro il muro. Alla fine c’erano dieci TV contro il muro.
Il soffitto dell’attico era nero di fuliggine, per scaldarci bruciavamo i giornali del giorno prima dentro un secchio di pittura vuoto, i giornali bruciavano ed ogni tanto dei pezzi volavano via incorniciati di brace e poi ricadevano a terra, Jeky li raccoglieva sempre e li incollava in un grosso libro, diceva che quella era la parola di Dio.
Non mi sono meravigliato il giorno in cui rientrando a casa ho trovato una puttana morta a dissanguarsi sul pavimento, lui la guardava e scuoteva la testa.
– Non si torna indietro.
– Perché l’hai ammazzata?
– Perché questo è il mondo in cui viviamo, le puttane muoiono e i bastardi le guardano dissanguarsi sui pavimenti degli attici, lei siamo noi e noi siamo le vittime della degenerazione della coscienza, non lo avrei fatto se avessi creduto che non fosse necessario ma lo credo, e lo credo perché l’universo nelle sue circonvoluzioni e in tutti i suoi 14 miliardi di anni mi ha portato esattamente qui con i miei pensieri in testa e con questa puttana morta che si dissangua sotto i miei occhi, stelle si sono fuse e pianeti si sono creati e distrutti, milioni di forme di vita si sono create ed estinte, decine di migliaia di generazioni si sono susseguite per portare me qui e lei li, questo è quanto, poteva andare solo in un modo ed è questo, domani potrà andare solo in un modo ed è già scritto, è scritto sul muro e nei cocci di bottiglia, è scritto nei giornali bruciati e nelle pieghe del cervello della mucca. Non c’è da disperarsi e nemmeno da affannarsi, bisogna lobotomizzare il mondo e fare in modo che il domani sia un’incognita, bisogna tornare allo stato animale ed abbandonare tutto questo dolore. –
A volte le cose sembrano molto più complicate di quanto non siano in realtà.
Jeky aveva ragione, come al solito niente da fare, le singole leggi del sistema penale non avrebbero potuto aggrovigliare il filo logico che stendeva lungo la stanza e a cui attaccava con delle mollette in plastica gli scontrini che trovava in giro, a volte segnava su di un quaderno tutte le cifre degli importi senza spaziature, diceva che stava calcolando la derivata della radice cubica di qualche numero, una volta finito il quaderno avrebbe scritto il numero e quello sarebbe stato il nome di Dio.
Non mi meravigliai di trovarlo impiccato questa mattina, penzolava da una trave del soffitto, si era messo i vestiti della puttana morta e penzolava silenzioso, non aveva lasciato un biglietto, no lui aveva lasciato un intero attico. Forse aveva trovato Dio o forse si era convinto che non c’era, comunque la soluzione era innegabilmente corretta, senza sbavature e priva di errori. Jeky aveva perso la vita da un sacco di tempo, solo ci ha messo un po’ a rendersene conto, la mente a volte è crudele.
Adesso ho paura, guardo davanti a me e vedo questo teatro creato apposta per i miei occhi, spero di avere la forza di lasciarmelo alle spalle, non credo che la follia sia genetica ma vedere mio padre impiccato in questo modo mi ha cambiato qualcosa.
Mi sento come un fumatore che ha spento l’ultima sigaretta della sua vita, sento degli ingranaggi che fino a prima non esistevano e che adesso vorticano in fondo al mio cervello, sento che si sono aperte porte che non avrei mai voluto vedere.
Ci sono cose che non vanno sapute, cose che è meglio rimangano per sempre sepolte, possibilmente nel piombo, come i cadaveri radioattivi. Adesso ho tutta una vita davanti e devo tenere i mostri nascosti, se non ci riesco affitterò un attico e poi chiamerò mio figlio, a quel punto gli spiegherò cosa deve fare.
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Sono sempre stata dell’opinione che i veri “mostri” si nascondano nelle pieghe della nostra coscienza: ci siamo evoluti, il cervello rettiliano lavora in minima parte ma è sempre lì. Vigile. Mi sono immersa nel punto di vista del protagonista, concordato con lui nel pensare che la follia può essere spaventosa proprio perché, se immersi in essa, offre un punto di vista plausibile.
Sono felice nel mio piccolo di aver offerto uno scorcio su queste tematiche, che ovviamente non sono semplici ne da rappresentare ne da cogliere. Grazie dell’apprezzamento.
Veramente bello questo racconto che sono felice di aver trovato e letto. Scrittura molto fluida, ricca e piacevole. L’immagine è sporca, mi è parso di vedere il degrado e sentire l’odore. I personaggi sono vivi e si fanno sentire. Perfetto il finale, non poteva andare diversamente. Molto bravo!
Grazie dell’apprezzamento.