La lezione di danza – Edgar Degas

Serie: Oltre il dipinto


La torre Eiffel si stagliava all’orizzonte di una Parigi appena sveglia. Decisamente diversa dalla Parigi rivoluzionaria, il simbolo della città le rimaneva alle spalle e nessuno in giro stava cantando. L’aria era più pulita della rivoluzione industriale e nessuna maceria ricopriva la strada perfettamente selciata dell’Opéra.

La nebbia copriva la maggior parte delle case e degli alberi che la attorniavano, il freddo dei primi giorni di dicembre le arrossì il naso e le guance. La rugiada ghiacciata ricopriva le strette foglie di un sempreverde alla sua sinistra, la minuscola stalattite si sciolse non appena la strinse tra le mani. Una giacca copriva le sue spalle lasciate scoperte dalle sottili spalline del tutù bianco, le mani erano nascoste in un paio di guanti lilla, mentre avanzava verso la porta dell’Opéra le sue scarpette da punta scivolavano sul marmo ghiacciato rischiando così di farla cadere.

L’esterno del teatro era sontuosamente decorato con fregi in marmo e come aveva già sperimentato con il tempio a cielo aperto ad Atene anche in quel caso, a distanza di secoli, statue di divinità della mitologia greca erano presenti a decorare il palazzo. Vari busti di compositori si trovavano tra le colonne, riconobbe Bach, Rossini, Beethoven e Mozart.

Stava per bussare alla porta quando qualcuno l’aprì per lei rivelando la maestosità degli interni del teatro: uno scalone di marmo si diramava in tre diverse direzioni, per portare le persone ai loggioni assegnati. Le luci accese in candelabri davano all’interno una sensazione familiare e calorosa, le colonne ioniche poste in coppia sostenevano archi preziosamente decorati. L’influenza barocca era alquanto visibile. Il soffitto, era dipinto in una gamma di colori accesi e con personaggi mitologici come ninfe e cherubini.

Era rimasta esterrefatta dalla grandezza dell’edificio e delle decorazioni interne.

Alors allez!– una voce echeggiò tra le pareti dell’Opéra, rimbalzava tra le colonne e alla ragazza fu difficile individuarne la provenienza. Facendo vagare lo sguardo, lo vide, era un signore di almeno una settantina di anni, capelli grigi tagliati in maniera distratta lasciavano scoperta una parte della fronte. Portava un completo grigio scuro e delle scarpette da mezza punta nere. Aveva un bastone in mano che faceva ondeggiare da destra verso sinistra con fare impaziente, il suo sguardo fisso su di lei la fece arrossire e abbassare la testa in segno di rispetto. I suoi piedi si mossero soli e si ritrovò facendo un inchino davanti al maestro.

Lo seguì, per i minuti seguenti tutto quello che ascoltò furono i passi di quattro piedi sul marmo bianco, e il suo cuore battere.

Entrarono in una stanza con il pavimento in legno che rimandava a quello del palco, altre ragazze erano lì, tutte con il suo stesso tutù, tutte con un nastro di colore diverso dal suo.

Nella mischia visualizzò una ragazza piuttosto alta con un nastro giallo, i suoi capelli erano in disordine e la sua postura non era del tutto adatta ad una ballerina, si ritrovò presto il maestro davanti rimproverandola per la postura poco aggraziata. Una risata sommessa uscì dalle labbra di tutte le sue compagne, mentre si scambiavano occhiate divertite.

Il bastone colpì più volte rumorosamente il pavimento in legno, il silenzio e l’attenzione calò, si appoggiò allo stipite della porta in una posa rigida e composta ascoltando attentamente le parole del ballerino. Si sarebbero spostati all’interno del teatro per mettere in atto le ultime modifiche di Giselle, lo spettacolo era per la sera stessa e loro dovevano ancora calarsi nella parte.

Il maestro le strinse calorosamente una spalla e la condusse insieme al gruppo nella sala principale del teatro. La prima cosa che catturò l’attenzione della ragazza fu il lampadario che illuminava tutta la sala. I posti vuoti davano un’altra prospettiva del teatro, la buca per l’orchestra era deserta se non per il grande pianoforte a coda, provava un certo fremito per poterlo toccare e poter suonare qualcosa.

Al sipario si aggiungevano quattro quinte per lato dividendo il palcoscenico, i prototipi di case e alberi se ne stavano appoggiati al fondale. Il gruppo salì dalle scale adiacenti al palco e si sistemò seguendo uno schema ben preciso per le quinte e sul palco. Qualcuno la tirò per un braccio e la nascose tra l’ultima quinta e il fondale, il sipario si chiuse proiettando tutto il palco nell’oscurità.

Le luci si accesero, un bianco caldo, il fondale si trasformò in una scena all’interno di un palazzo nobile, i prototipi erano già stati messi nelle posizioni indicate.

Giselle – si girò cercando di capire chi avesse chiamato il nome della protagonista, il maestro se ne stava vicino alla porta e con un dito sulle labbra la chiamò, stranita si avvicinò sperando di riuscire ad entrare in tempo per il balletto.

Una spilla a forma di fiorellino, formata da piccole perline e cristalli decorò i suoi capelli, il maestro le aprì la porta che dava sui camerini e prima che la luce la circondasse completamente sentì un Bon voyage e venne spinta nel nulla,

Questa volta nessuna luce circondò il suo corpo, la sua immagine era già cambiata, deformata davanti a quello che sembrava essere uno specchio; sentiva caldo, la sua vista si offuscò e il paesaggio intorno a lei iniziò a deformarsi, a sciogliersi.

Un ticchettio si sentiva in lontananza.

Serie: Oltre il dipinto


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. siccome siamo tra “addetti ai lavori” mi viene da analizzare la tua tecnica, che trovo ottima (non si va mai in eccesso di punteggiatura, aggettivi o altro, ogni parola sembra al suo posto) così come le descrizioni, che sono le parti che ho apprezzato maggiormente: molto originali, mi hanno subito introdotto nell’atmosfera… la trama, com’è giusto che sia, lascia intravedere un proseguimento