La luce nel botro
È una qualsiasi domenica invernale.
Io e mia moglie stiamo invecchiando.
Non riusciamo più a tenere il ritmo.
Questa crea frustrazione malumore ansia rabbia tremore dolori cervicali e cedimenti dello sfintere a caso.
È proprio in quella anonima ed uggiosa domenica pomeriggio che la vedo per la prima volta.
È ferma davanti a casa mia, immobile e statuaria. È un gancio nello stomaco, capace di aspirare via l’aria dai polmoni e lasciare il cervello privo di ossigeno.
È come se la gravità fosse sparita.
È come se una scintilla avesse riavviato il mio cuore ormai ibernato. Lo sento improvvisamente pulsare con l’ardore dei venti anni.
È merito suo.
È merito dei suoi colori.
È merito delle sue curve.
Per lei sono disposto a compiere tutto.
Per lei sono disposto ad essere tutto.
Per lei sono pronto a gettare il cuore oltre l’ostacolo.
Per lei sono pronto a compiere il passo più lungo della gamba .
Per lei sono pronto a rischiare tutto.
Una voce interiore mi urla di decidere.
Ed io decido. Prendo posizione, in modo irremovibile, senza rimorsi né pentimenti, senza sensi di colpa per il dolore che sto per cagionare.
Guardo mia moglie, la donna che mi ha dedicato la vita. Per un attimo mi sento una carogna. Poi però penso che si vive una volta sola. Si vive solo il tempo che si ama.
Sono irremovibile. Risoluto. Spietato.
Mia moglie capisce. Lo intuisco dal baratro di terrore che si spalanca nel suo sguardo.
È il mio momento.
Io ho ancora ettolitri di energia.
Lei è pronta ad accoglierli.
Lei è li, davanti a me, splendida, luminosa e fiammeggiante.
Mi invita concupiscente e provocante.
Mi alzo di scatto.
Mia moglie tenta di bloccarmi.
Mi divincolo energicamente, guardandola con risentimento.
Ormai ho deciso donna; non potrai fermarmi.
Apro il portone di casa, esco ed inizio a correre verso di lei con l’entusiasmo di un adolescente.
Sarà mia.
Esco in strada.
Eccola lì, ferma davanti a me.
Estraggo il cellulare e la fotografo.
Osservo il display.
L’ immagine è nitida:
“Vendesi. Usato garantito. Chiamare ore pasti”.
Mi volto di scatto.
Mia moglie è sulla soglia, con lo sguardo assorto. Annuisce con sempre maggiore convinzione.
“Ti dirò” commenta infine “Non l’hai studiata male”.
La fulmino con lo sguardo.
“È una full ibrida incompetente” commentò caustico.
Mia moglie annuisce.
“Adesso non cerchi più di fermarmi donna?!” la provoco.
Improvvisamente, in modo casuale ed assolutamente inopportuno, la mia Signora si eccita. Lo capisco dal suo sguardo concupiscente.
In un attimo accade.
Mi avvento su di lei e la possiedo con spregioso vigore, nel mezzo del giardino, sotto gli occhi di tutto il vicinato.
“Possiedimi mentecatto! Sei un puttano!” latra lussuriosa la mia Signora con voce cavernosa e gutturale.
Obbedisco con feroce ardore.
Inizio dapprima a leccare, con la certosina diligenza di un lama e la sordida ingordigia di un orsetto lavatore, ogni orifizio.
Lascio infine scivolare a terra i pantaloni, incurante di esporre, durante la conseguente immonda copula, il mio deretano peloso agli orripilati passanti e determinando, con malcelato senso di rivalsa, l’incontenibile rigetto della vicina nel vaso degli adorati gerani.
Ciao a tutti,
mi chiamo Leopoldo Sculacciapapere, per gli amici Botrillo. Ho una ditta di spurghi; passo le mie giornate a ripulire fossati e pozzi neri. Da lì il mio soprannome. Oggi ho visto un raggio di luce. Ho quindi deciso di sfidare il sistema, comprando l’auto dei miei sogni e copulando spregiosamente con la mia Signora in faccia alla collettività.
Mi chiamo Leonardo Sculacciapapere, per gli amici Botrillo. Sono un disagiato. Oggi però ho sfidato il sistema ed ho vinto.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Insomma, l’auto nuova ha funzionato da afrodisiaco? Beh, a parte il fatto che mi è andata una briciola di traverso per il ridere e sto ancora tossendo, non escludo che possa succedere davvero!
Spero per il mondo che accada non in tali modalità.
Ciao Concetta!
Un testo ironico e surreale che gioca bene sul ribaltamento finale, con un tono volutamente eccessivo che strappa il sorriso. Funziona perché non si prende mai davvero sul serio.
Buonasera Lino.
Lieto per il tuo apprezzamento.
Sono contento che si percepisca la nota di grottesca surrealtà
Surreale e spietatamente sincero, è un inno al caos ormonale e all’assurdo.
Come al solito mi hai fatto sorridere e riflettere.
Indurre alla riflessione persone di intelletto sviluppato è la vera vittoria.
Ben lieto di averti strappato un sorriso.
Grazie Corrado
Grazie a te
Racconto dissacrante e picassiano, tipico del tuo stile beffardo.
Ma al momento dell’amplesso credo di aver sputato un polmone: stupendamente anti realistico, animalesco e scriteriato.
Sempre ben lieto di incontrare la tua incoraggiante approvazione.
Sull’anti realismo mi permetto, almeno parzialmente, di dissentire.
La conclamata passione per la carne (racchiusa nell’icastica asserzione “Voglio la carne”) è sorta in modo pavloviano all’esito di esperienze grottesche ma reali
in sintesi, avrei qualche riserva in merito al fatto che tale dinamica non possa trovare una sua applicazione, anche pedissequa, nella realtà