La magica formula

«Che vedi, Mariolì?»

«Sta giù Lisé, giù bassa, che sennò ci scopre… »

«Ma che ci scopre? Se siamo ad almeno mille metri!»

«Eh, esagerata! C’è una certa distanza, sì. Ma mille metri poi, anche no.»

«Allora, Mariolì? Che vedi?»

«Me lo hai chiesto due secondi fa. E lasciami vivere!»

«Lasciarti vivere? Che dici. In questa storia ci siamo dentro insieme. Dì piuttosto che non vedi niente, perché sei accecato. E comunque, te lo avevo detto di pulire prima le lenti. Quel binocolo è lercio!»

«Vedo tutto benissimo.»

«Hai detto che lo usava tuo nonno in montagna, no? Ecco, col rispetto parlando, tuo nonno ha una certa. Chissà il tempo.»

«Ti ho detto che vedo tutto distintamente.»

«Impossibile, tu sei ‘na talpa! Fai vedere me!»

«E tu sei una nana, cosa vuoi vedere? Il muretto di questo terrazzino già ti ostruisce la visuale.»

«Lo sapevo che non eravamo insieme, in questa storia. Tu offendi, Mariolì! Però quando siamo saliti fin qui su, tra l’altro pericoloso perché qui crolla tutto, ti è piaciuto guardare il mio culo. O no?»

«Che c’entra il tuo culo? Lisé, siamo in missione. Ti entra in testa? Concentrati.»

«Io mi concentro, ma tu comincia a dire qualcosa. Che vedi?»

«Allora? Se non parli ti do un calcio in uno stinco!»

«Vedo… vedo… »

«Anche le divinazioni, adesso? Meno profeta e più segugio, Mariolì. Che cazzo vedi?»

«Okay, è brutto, tutto nero, sembra un menagramo.»

«Va bene, non siamo a un concorso di bellezza. Si sapeva. E allora? Si avvicina ‘sto cristiano ai documenti, che fa?»

«Sì, allora, questo bruttissimo cristiano, che poi a me sembra un po’ un incrocio tra Jigen di Lupin e Paul Verlaine, il poeta maledetto, si avvicina… sfoglia un fascicolo sulla scrivania.»

«Ma che sei, coglione? Certo che sarà vestito di nero. È una spia! Mica le spie si vestono di bianco, così con la luce del sole sentono meno il caldo. Ma sei normale? E poi, Verlaine? Che c’entra? Non che Jigen sia meglio, però… »

«Era brutto Verlaine, hai presente? Sembrava un orso.»

«?!»

….

«Mariolì, quando hai finito di parlare di letteratura, in quel tuo modo fine, mi dici cosa vedi o no?»

«Lisé, s’avvicina, sì! Sfoglia, consulta, fotografa con un cellulare. Piccolo, piccolo: proprio attrezzatura da spia!»

«Eh certo, a lui mica l’avrà passato suo nonno!»

«Ma perché non la smetti di essere sempre negativa?»

«Se fossi positiva, ti pare che adesso starei in questo palazzo che cade a pezzi con te, a spiare le mosse di un cretino là, di fronte, che crede di essere Mata Hari?»

«Cosa c’entra Mata Hari, adesso?»

«Beh, è la prima spia che mi è venuta in mente. Era una donna, lo so, ma vai a cercare il pelo nell’uovo?»

«?»

«Che fa? Che fa?»

«Chiude tutto, rimette a posto e… timbra.»

«Timbra? E che è, il controllore?»

«Quanto sei scema, Lisé! La finisci? Se deve approvare il progetto, per forza che deve mettere un timbro! Altrimenti, che controllo qualità sarebbe?»

«Senti Mariolì, io sarò ignorante. Non avrò forse ben presente la faccia di Verlaine, e magari non avrò pronto il nome di una spia, maschio, però se quell’imbecille del tuo amico, che è anche l’addetto al controllo qualità nell’azienda di tuo padre, perché è lì che lo hai conosciuto, mette il timbro fuori l’orario di lavoro, non sarà evidente domani che si è introdotto nell’ufficio di nascosto?»

«!»

«Non parli più, eh Mariolì? E adesso fai bene.»

«?!»

«Forse fai meglio a telefonare al deficiente, prima che metta tutti nei guai. Noi volevamo solo sapere cosa c’è nella benedetta formula della Coca-Cola, mica altro! Per darci delle arie con gli amici. E se domani partirà quel carico così importante, sicuramente in quei fogli c’è scritto.»

«Mio padre m’ammazza!»

«Puoi ben dirlo! Abbiamo fatto una cazzata. Richiama il tuo mastino. Ormai sarà fuori.»

«Non risponde… ah, ecco! Pronto, Lucio?»

«Pronto. È tutto a posto, fratello! Ce l’ho! Ho fotografato tutto. Poi spulciamo bene e da qualche parte si trova. Tranquillone, proprio!»

«Ma tranquillo di cosa? Cretino! Hai timbrato, ti ho visto. Siamo una delle ditte di distribuzione più importanti d’Italia e tu ci hai messo nella merda. È spionaggio industriale, credi di scherzare?»

«Tranquillone, Mario! Scusami, è l’abitudine. Quando entro io, nell’ufficio di tuo padre, è solo per timbrare la bolla.»

«Fra cinque minuti ci troviamo al parco dietro il palazzo. Ci dai le foto e speriamo che dio ce la mandi buona.»

«Scendiamo, Lisé. Qui abbiamo finito.»

«Sì, così fai in tempo a restituire il binocolo a tuo nonno e domani siamo a Regina Coeli.»

«Oh, ma sempre negativa tu!»

«Eh! E vai piano. Manca solo che scivoliamo e cadiamo fra queste macerie, così prima passiamo anche dal pronto soccorso del Gemelli. Ma tanto tu ci vai lo stesso, perché tuo padre ti tritura!»

«Ecco lì il ceffo, Mariolì! Viene verso di noi. Che faccia da monnezza! Avevi ragione, è proprio brutto. E vestito di nero porta sfiga. “Negramano”, “negroinmano”, avevi detto quello, vero?»

«?!»

«Oh, ragazzi, son qui! Tranquilloni, proprio. Avete ragione, ho messo il timbro e ho sbagliato. Ma non è spionaggio industriale. Le foto non sono uscite, alla fine. Ci ho messo il dito davanti, guardate! È tutto nero.»

«Dovrei dirti che siamo salvi, Lisé? Invece mi girano!»

«Oh, senti Verlaine, tu sei proprio un coglione megagalattico!»

«Ver… che?»

«Glielo spieghi tu Mariolì?»

«Lascia stare! Ah Jigen, vedi d’iniziare a correre, che se ti prendo t’ingrumo e poi non ti riconosce più neanche tua madre!»

«Mario, mi spiace. Ma allora non siamo più amici? Per quella promozione, la parola con tuo padre non ce la metti più?»

«Come hai detto, però tranquillone! Dai Lisé, andiamocene.»

«Senti Verlaine, adesso io e il mio ragazzo dobbiamo andare a riportare il binocolo a suo nonno, perché non ci fidavamo di te e ti abbiamo tenuto d’occhio, dal palazzo di fronte, però è meglio se non ti fai più vedere. Con noi hai chiuso. Tu non sei una spia, sei un cazzone. Che poi, fa rima con tranquillone.»

«Lisé, andiamo! Ancora lì sei? Non perdere altro tempo con lui.»

«Vengo, vengo!»

«Sì, ma sbrigati. Cammina davanti a me.»

«Che così mi guardi il culo?»

«Così ti guardo il culo.»

«Tu sei un letterato, Mariolì. Però anche un animale.»

«Prego, dopo di lei, signora! Dopo di lei.»

Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Cri, grazie per aver partecipato al LAB anche questo mese, un brano divertente che mi ha fatto sorridere più di una volta,specialmente con quel “tranquillone” hehehehhee.
    BRavissima in tutte le declinazioni