
La maledizione del Vecchio Borgo
Serie: La storia di Vecchio Borgo
- Episodio 1: La maledizione del Vecchio Borgo
- Episodio 2: Sempre nel Vecchio Borgo il giorno dopo
- Episodio 3: Oltre
- Episodio 4: Una luce nel buio
- Episodio 5: Il destino di Omen
STAGIONE 1
Il dono di poter leggere nei pensieri della folla ha una sua strana ironia. Nonostante l’abilità di penetrare nelle menti degli altri, Omen è isolato. Non c’è posto per la propria individualità in un mondo dove si è costantemente immersi nei pensieri degli altri. Omen è una di quelle persone che ha empatia e questo fa pensare agli altri che sia solo uno svitato di testa. La sua mente è un intricato labirinto di voci e sensazioni e sopratutto di emozioni, un tormento a volte che lo porta a doversi rinchiudere nella sua camera con le mani alle orecchie per non ascoltare il brusio del mondo.
Oggi, nella piazza del villaggio, si celebrava la santa messa. Gli abitanti si riunivano in comunione, ma non c’erano segreti che potessero sfuggire a Omen. Mentre osservava i volti dei suoi concittadini, poteva percepire le loro speranze, le loro preoccupazioni e persino le loro colpe. Avrebbe potuto confessarli senza che aprissero bocca.
I pensieri si mescolavano nella sua mente mentre il prete pronunciava le litanie. Ogni parola veniva amplificata nella sua mente, trasformando la cerimonia in una sinfonia di emozioni contrastanti.
Nonostante tutte le contraddizioni Omen sapeva che c’era bellezza in quella condivisione, una connessione che andava oltre le parole e le apparenze, il senso di appartenenza era forte.
Dopo la messa, mentre gli abitanti si disperdevano per le vie strette del villaggio, Omen continuava a portare il peso delle loro anime nella propria psiche. Aveva imparato a trovare conforto nella sua capacità di comprendere le persone a un livello molto profondo. Aveva scoperto che esisteva una compassione intrinseca nell’essere in grado di leggere nei cuori degli altri. E mentre il sole calava dietro la collina abbandonata, il villaggio continuava a custodire i suoi segreti.
Ma quel giorno quel piccolo villaggio fu sconvolto dalla strana e inquietante trasformazione del prete durante la messa. Mentre pronunciava la solita litania e la congregazione seguiva le liturgie, qualcosa di sinistro iniziò a manifestarsi. Il suo viso, solitamente sereno e devoto, iniziò a contrarsi in una smorfia di angoscia, e gli occhi, una volta chiari e sereni, si tinsero di un’ombra nera senza più il riflesso della luce.
La sua voce, solenne e sacra, si trasformò in una serie di parole oscure, pronunciate in una lingua che nessuno dei presenti riusciva a riconoscere. La congregazione rimase sbalordita e inorridita di fronte a questo spettacolo inquietante. La piazza che un tempo era stata il luogo di comunione e spiritualità si trasformò improvvisamente in un palcoscenico di terrore.
Il panico si diffuse rapidamente tra gli abitanti del villaggio. Alcuni fuggirono dalla piazza in preda alla paura, mentre altri rimasero incollati al terreno, incapaci di muoversi. Omen, con la sua capacità di percepire le emozioni altrui, avvertì un’onda di terrore che si diffondeva come un contagio.
Mentre la messa si trasformava in un incubo, Omen tentò disperatamente di leggere nella mente del prete per scoprire cosa stesse accadendo. Ma le menti delle persone presenti erano un tumulto di paura, confusione e panico, e il prete stesso sembrava essere in preda a una forza macabra e sconosciuta.
L’incidente durò pochi minuti che sembrarono un’eternità. Verso la fine il prete però collassò sull’altare. Le parole oscure terminarono e gli occhi ripresero il loro aspetto normale ma solo apparentemente perché in quegli occhi in cui brillava il riflesso della vita ora non c’era più nulla di vivo.
Il villaggio rimase sconvolto da quell’evento misterioso, e le speculazioni e le teorie si moltiplicarono rapidamente. La piazza, una volta luogo di pace e preghiera, era diventata il palcoscenico di un orrore incomprensibile. Mentre il sole tramontava dietro la collina abbandonata, il mistero rimaneva irrisolto, e il villaggio continuava a nascondere segreti sempre più oscuri.
Quel giorno, mentre il prete si trasformava in una figura spaventosa durante la messa, Omen fece una scoperta straordinaria nel caos in corso. Riuscì a vedere nella mente del prete impazzito un simbolo antico, capovolto e oscuro. Era un segno che non aveva mai visto prima, ma sapeva che aveva un significato profondo e sinistro.
Mentre cercava di comprendere il significato di questo simbolo, Omen notò che Emily era presente nella chiesa e stava tremando di paura di fronte alla scena inquietante. Senza esitare, si era avvicinato a lei per consolarla e proteggerla da quello che stava accadendo.
Emily tremava visibilmente, e il terrore nei suoi occhi era palpabile. Omen cercò di rassicurarla, stringendole la mano con forza. “Andrà tutto bene” le sussurrò con dolcezza, cercando di trasmetterle coraggio. “Troveremo un modo per calmare la situazione.”
Omen sapeva che doveva fare qualcosa per porre fine a quella situazione. Doveva scoprire il significato del simbolo e trovare un modo per liberare il prete dalla sua possessione.
Il giorno dopo l’incidente, la normalità sembrava lentamente ritornare a Vecchio Borgo. Emily era tornata al suo lavoro di psicologa nella città vicina, dedicandosi ai suoi pazienti come se nulla fosse successo. Era una donna di grande forza e determinazione, capace di affrontare le sfide con grazia e professionalità.
Il suo primo paziente della giornata era un uomo che soffriva di una timidezza patologica. Era noto in città per la sua estrema riservatezza e per il suo evitare il contatto sociale. La sua timidezza aveva raggiunto un punto in cui impediva la sua vita quotidiana e le relazioni interpersonali.
Emily aveva un approccio empatico e paziente con i suoi pazienti, e conosceva i meandri della mente umana meglio di chiunque altro. Si sedette di fronte all’uomo, osservandolo con occhi gentili e compassionevoli. “Come ti senti oggi?” chiese con una voce calma e rassicurante.
Il paziente iniziò a raccontare le sue paure, le ansie e le difficoltà che aveva affrontato a causa della sua timidezza e della sua incapacità di interagire con gli altri. Emily lo ascoltò attentamente, facendolo sentire compreso e accettato.
Nel corso delle sedute successive, Emily lavorò con pazienza per aiutare l’uomo a superare la sua timidezza e a costruire la fiducia in sé stesso. Attraverso tecniche di terapia cognitivo-comportamentale ed esercizi di esposizione graduale, il paziente iniziò a fare progressi significativi. Emily era un faro di speranza nella sua vita, guidandolo fuori dall’oscurità della sua timidezza patologica.
Mentre Emily continuava il suo lavoro, sapeva che ogni paziente portava con sé una storia unica e sfide personali. Era determinata a offrire loro il supporto di cui avevano bisogno per superare le loro difficoltà e raggiungere una vita più soddisfacente. Anche se il mistero dell’incidente alla messa a Vecchio Borgo rimaneva irrisolto, Emily sapeva che il suo lavoro nella città vicina era una fonte di significato e realizzazione nella sua vita, aiutando le persone a ritrovare la fiducia e la felicità.
Dopo la sessione con il paziente affetto da timidezza patologica, Emily si alzò dalla sua scrivania per fare una breve pausa e prepararsi per il prossimo appuntamento. Non si rese immediatamente conto che qualcosa di strano era accaduto nel suo studio. Quando si girò per guardare nuovamente la poltrona appena abbandonata dal paziente, la sua attenzione fu attratta da un oggetto inquietante.
Sulla poltrona, c’era una foto bruciacchiata, e il volto nella foto era uno che aveva visto nei giorni precedenti: era una coppia morta ritrovata dalla polizia. La foto era rovinata come si bordi fossero stati bruciati, e i volti delle due persone erano irriconoscibili. Emily sentì un brivido di terrore scorrerle lungo la sua schiena. Come poteva quella foto essere finita nel suo studio? Chi poteva averla lasciata lì, e perché?
A un certo punto, mentre lei si sentiva terrorizzata, bussarono alla porta. Doveva essere l’altro paziente ma lei inizio ad avere un terrore sempre più grande e infine si mise a urlare e il suo urlo risuonò per tutte le case circostanti avvolgendo l’intero vicinato.
Il giorno dopo lei e Omen furono ritrovati sotto un albero che si tenevano per mano. La polizia stava scattando delle foto. Erano morti.
Il paziente che era stato da Emily qualche giorno prima e che aveva lasciato la foto di loro due sotto una quercia era stato il prete preso dalla follia alla messa.
Adesso il prete era al commissariato con le manette ai polsi.
Serie: La storia di Vecchio Borgo
- Episodio 1: La maledizione del Vecchio Borgo
- Episodio 2: Sempre nel Vecchio Borgo il giorno dopo
- Episodio 3: Oltre
- Episodio 4: Una luce nel buio
- Episodio 5: Il destino di Omen
Un racconto molto curioso e con una trama inquietante che mescola ingredienti che piacciono sempre agli estimatori del genere. Se posso permettermi, Andrea, ti suggerirei di eliminare qualche avverbio e magari di rivedere alcune concordanze. Penso che un racconto così particolare meriti anche un bel vestito.
Devo scrivere con molta più attenzione, grazie.
Omen: presagio. Significherà qualcosa nell’economia del tuo racconto? Peccato che muoia quasi subito (se davvero è morto). È finora il personaggio più interessante e mi ha ricordato, solo per associazione di idee, il Funès di Borges. L’empatia, quando assume, come in questo caso, caratteri fusionali, può diventare veramente un’ossessione e un tormento. Molto interessante, leggerò il seguito.
Mi ha incuriosito molto il modo in cui hai oscillato tra la narrativa classica, il filosofico, l’horror e il poliziesco.
Molto bello il modo in cui hai descritto la capacità empatica di Omen, che ho apprezzato particolarmente, dato che, per esperienza personale, essendo la mia fidanzata empatica, conosco molto bene.
Sul finale avresti, forse, potuto osare un tantino in più, magari creando un’atmosfera più cupa o misteriosa. Ma, ad ogni modo, mi è piaciuto molto questo racconto.