La maledizione dell’Ombra

Serie: Il silenzio del custode


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Marta viene a sapere di una scultura che è maledetta e si identifica con ciò che viene chiamato Ombra.

Marta sentì un brivido gelido lungo la schiena. Le parole di Carlo risuonavano nella sua mente: “L’Ombra ha scelto anche te.” Per un istante, il suo istinto le urlava di lasciare tutto lì, di uscire da quella villa e non voltarsi più indietro. Ma sapeva che era impossibile. Troppi fili invisibili la legavano ormai a quel mistero.

“Non esiste modo di spezzare questa maledizione?” chiese, con una punta di disperazione nella voce.

Carlo la fissò con uno sguardo malinconico. “Non lo so, ispettore. La verità è che nessuno è mai riuscito a farlo. Chiunque abbia provato a portare via l’Ombra ha incontrato la stessa fine.”

Marta abbassò lo sguardo verso la scultura. La figura contorta sembrava ora quasi pulsare sotto la luce tremolante della torcia, come se avesse una vita propria. Con un gesto deciso, la ripose nella scatola e richiuse il coperchio, sperando che in qualche modo quell’azione potesse contenere il potere che sembrava sprigionarsi da quell’oggetto.

“Non me ne vado senza risposte, Carlo,” disse, con la determinazione che l’aveva sempre caratterizzata. “Se questo oggetto è così pericoloso, qualcuno deve averlo nascosto per proteggerlo. Qualcuno doveva sapere come contenerlo.”

Carlo rimase in silenzio per un lungo istante, poi annuì lentamente. “C’è un vecchio libro… un registro dei segreti della villa, scritto dai primi proprietari. È stato tramandato di generazione in generazione, tenuto nascosto a chiunque non fosse della famiglia. Io stesso l’ho visto solo una volta, molti anni fa, quando ero giovane.”

Marta colse l’informazione al volo. “Dove si trova questo libro?”

Carlo esitò, poi indicò un punto verso il fondo del corridoio. “È in una stanza segreta, al di sotto della biblioteca. Ma per accedervi… ci vuole più di una chiave.”

Marta lo fissò, aspettando spiegazioni. “E cosa serve per aprire quella stanza?”

Carlo fece un leggero sorriso, triste e rassegnato. “Ci vuole un sacrificio, ispettore. Non è una stanza comune. È protetta da un antico sigillo, creato per tenere lontane mani avide e cuori codardi.”

Marta comprese che la via per ottenere risposte non sarebbe stata facile, ma ormai era troppo coinvolta per tirarsi indietro. “Mi porterai lì, Carlo. Faremo tutto quello che serve.”

L’anziano custode annuì con gravità. “Ma si ricordi, ispettore… una volta varcata quella porta, nulla sarà più come prima.”

Marta seguì Carlo lungo il corridoio, risalendo le scale e dirigendosi verso la biblioteca. Era una stanza imponente, piena di scaffali carichi di libri antichi e manoscritti impolverati. Carlo si avvicinò a uno scaffale e fece scorrere alcuni volumi, rivelando una piccola leva nascosta dietro una fila di libri. Tirò la leva con uno scatto secco, e una parte del pavimento si spostò, rivelando una botola che scendeva nelle profondità della villa.

Con il cuore che batteva furiosamente, Marta scese, seguita da Carlo. La scala conduceva a un’anticamera oscura, decorata con simboli scolpiti nella pietra, simboli che sembravano pulsare sotto la luce della torcia. Al centro della stanza, una porta di ferro massiccia bloccava l’accesso alla stanza segreta.

Sulla porta, incisa in caratteri antichi, c’era una frase che Marta non riusciva a decifrare, ma che Carlo lesse in un sussurro: “Solo chi lascia parte di sé può conoscere la verità.”

Carlo si voltò verso Marta, con un’espressione grave. “Non so cosa comporti. Ma credo che il significato sia chiaro.”

Marta esitò, ma sapeva di non poter tornare indietro. Posò la mano sulla porta e la sentì vibrare sotto il suo tocco. Un fremito di dolore le attraversò il braccio, come se l’energia della porta stessa le stesse chiedendo un pegno.

“Se è un sacrificio che vuole, lo avrà,” disse, serrando i denti mentre un dolore lancinante le attraversava il braccio, come se l’essenza stessa di quell’antica energia stesse risucchiando parte di lei.

Dopo un istante eterno, la porta si aprì con un rombo sordo. Marta si trovò di fronte a un piccolo scrigno di legno scuro, con su inciso lo stesso simbolo della scultura dell’Ombra. Lo aprì e, all’interno, trovò un antico manoscritto, scritto a mano con cura, che rivelava la verità.

Il manoscritto raccontava di un antico rituale per spezzare la maledizione dell’Ombra, un rituale che richiedeva la distruzione della scultura e il ritorno dell’energia maledetta al suo luogo di origine, un antico tempio nascosto nella montagna sopra la villa. Solo lì, e solo con un cuore puro, l’Ombra avrebbe potuto essere liberata.

Marta si voltò verso Carlo, gli occhi colmi di nuova determinazione. “È arrivato il momento di mettere fine a questa maledizione.”

Carlo annuì. “Allora, andremo al tempio. Ma sappia che, una volta là, l’Ombra potrebbe non lasciarci tornare.”

Marta strinse il manoscritto, consapevole del rischio. Ormai, però, non c’era più scelta. La verità e la fine di quel mistero erano vicine, e lei era pronta ad affrontare l’Ombra una volta per tutte.

Serie: Il silenzio del custode


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Discussioni

  1. Il bello di questa storia è che anche a distanza di parecchio tempo fra un episodio e l’altro ci si ricorda perfettamente cos’è accaduto fino alla scorsa volta.
    E questo è un pregio che poche storie hanno.
    Sono molto curioso di sapere come andrà a finire. 👌

  2. Una trama intrigante, una narrazione scorrevole che consente di seguire e ricordare i vari episodi della storia, senza cadere in confusione con altri racconti dello stesso genere, letti nell’arco di una settimana qui su Open. La chiarezza é uno dei tanti punti di forza di questa serie.