
La mela di Eva
Serie: Il diario del tirocinante
- Episodio 1: La mela di Eva
- Episodio 2: Le colline al tramonto
- Episodio 3: Senza meta
- Episodio 4: Il mio momento
- Episodio 5: Giro turistico
- Episodio 6: La treccia del software
STAGIONE 1
«Ma quindi posso variare i parametri con l’app?» chiedo incredulo.
«Certo, e non solo, puoi anche controllare gli allarmi e programmare la manutenzione, ecco prova» mi risponde Mirko passandomi il telefono.
«Che figata! Questa è proprio industria 4.0.!»
Mi trovo nell’edificio “dei fighetti” come li ha definiti Andrea, ovvero l’edificio dedicato esclusivamente alla ricerca e ai prototipi sperimentali.
Mirko sembra quasi incredulo del mio entusiasmo. Lui ha progettato tutta la nuova parte informatica e programmato un nuovo software per il pannello di controllo.
Continuo a giocare con l’app ancora per mezz’ora, soddisfatto quando vedo accendersi le luci che desideravo nel panello da esposizione.
«Troppo forte! È pure semplice da usare, molto intuitiva.»
Mirko sembra un bambino dopo che la maestra gli ha detto che è stato bravo e ha fatto un bel tema.
Scendiamo nei laboratori e mi metto a giocare con i pannelli di alcune macchine che stanno effettuando dei test. Inizio a vedere la differenza del nostro sistema rispetto a quello americano, non credo che le nostre università abbiano a disposizione laboratori del genere e così la ricerca deve necessariamente essere all’interno delle aziende. Non a caso i vaccini per il Covid sono tutti americani o inglesi e sviluppati in collaborazione con i centri di ricerca delle loro università.
A pranzo continuo a fare domande a Mirko, meno tecniche ma più politiche. Mi incuriosisce come ci sia una evidente carenza di marketing e poco dialogo tra la sezione commerciale e quella sperimentale. In teoria, prima di progettare una nuova macchina, sarebbe bene avere dei feedback sui difetti di quella precedente. In fondo questo sarà proprio il mio lavoro, essere l’unione tra i tecnici e i commerciali.
«Hai colto proprio il problema degli ultimi anni, vogliamo cercare di migliorare questo aspetto inserendo sempre più ingegneri nel reparto commerciale. Credo che Andrea sia l’unico ingegnere al momento. So che è molto bravo, la base tecnica fa la differenza»
In mensa, davanti a un piatto di pasta e fagioli e uno stinco di maiale con purè di patate, io e Mirko ci mettiamo a parlare della Sardegna. Vorrebbe venire in vacanza la prossima estate con sua moglie e suo figlio e mi chiede consigli. Gli racconto di alcune spiagge e calette e lui resta affascinato da così tanta varietà.
Dopo pranzo mi mostra alcune installazioni in giro per il mondo. Questo nuovo pannello, lanciato da un anno, è stato installato prevalentemente all’estero. In Italia ci sono ancora dubbi e pregiudizi sulla modernità, soprattutto dagli installatori meno giovani.
«Un installatore mi ha urlato contro perché il pannello è touchscreen e lui voleva i pulsanti, questo è il nostro livello» mi racconta Mirko amareggiato.
Apre Google Earth e mi fa vedere un’installazione fatta a Palma de Maiorca e da lì ne approfittiamo per vedere le spiagge della Sardegna.
«Nel finesettimana torni a Cagliari o resti qui?»
«No no, resto qui, non ha senso tornare a Cagliari, resterei appena un giorno, preferisco restare e fare delle gite, non sono mai stato nelle Marche.»
A Mirko gli si illuminano gli occhi e sposta Earth dalle dune di Piscinas alle Marche e inizia a mostrarmi castelli e borghi medievali da vedere. Veniamo interrotti dallo squillo del telefono, è Andrea.
«Te sei fatto otto ore piene, nun sei stanco?»
Sono le quattro di pomeriggio, il tempo è proprio volato. Sarei dovuto restare con Mirko solo la mattina. Lo saluto e corro da Andrea. Gli racconto della giornata, delle mie impressioni e della delusione di come una tecnologia così utile sia poco sfruttata in Italia.
«Eh, te ce scontrerai sul campo, credimi, però hai capito in pieno il problema.»
«Vedi che è troppo sveglio per sta con un laziale?» si intromette Gianpaolo.
«Come è finita la partita ieri? Scusa nun recordo bene.»
«Ma quella non conta, è una coppa minore.»
«Mo l’Europa League è una coppa minore, Carlè ma te rendi conto con chi ho a che fare ogni giorno? Sti romanisti che nun capiscono nulla de calcio.»
Vorrei restare ancora in ufficio, mi sento carico e pieno di energia, ma arriva presto l’orario di chiusura. Arrivo nella mia palazzina in appena due minuti grazie a Maps, il sole deve ancora iniziare a tramontare e io vado a piedi a fare un po’ di spesa.
È una bella serata di anticipo di primavera, fresca e colorata. Passo vicino ad un parchetto con l’erba verde acceso. I bambini giocano a rincorrersi, i ragazzi più grandi sono seduti su un muretto e ascoltano musica. Tra i rami degli alberi gli uccelli si affacciano e sembra che vogliano cantare anche loro assieme alla musica dei ragazzi.
Sono felice e allegro, positivo ed energetico, speranzoso nel futuro. Gli anni più brutti sono ormai alle spalle, abbiamo attraversato la pandemia e ne siamo usciti più forti, la guerra è ancora in atto, troppi morti continuano ad esserci ogni giorno e Bakhmut viene difesa centimetro per centimetro ma la sconfitta di Putin è sempre più vicina, non è più questione di se ma di quando, finchè le democrazie mondiali saranno unite.
Con questi pensieri vado al supermercato a prendere alcune cose. Più che l’accento, mi tradisce il fatto di non avere un viso familiare. Qui tutti si conoscono a vicenda. Sono curiosi e gentili con me. Mi sembra strano pensare che poco più a nord di qui possa esistere ancora del razzismo nei confronti dei meridionali. In fin dei conti, le persone che preferiscono odiare piuttosto che amare non fanno altro che unire la maggioranza delle persone buone, esattamente come le democrazie contro le autocrazie di Russia, Iran e Cina.
In mensa mangio molto, prevalentemente pasta e carne, così per cena preferisco stare leggero con frutta e verdura. Ho intravisto un negozietto di frutta e verdura e così dopo il supermercato mi avvio in quella direzione.
«Buonasera» entro e resto bloccato di colpo. Una donna con una lunga treccia biondo cenere si gira nella mia direzione. Non mi riconosce subito, mi squadra una seconda volta e poi sbotta in un’espressione a metà tra la sorpresa e la curiosità.
«Ciao, ma tu sei il nuovo dei commerciali?»
Allungo la mano e mi presento con un largo sorriso. È sposata, quindi non mi devo fare strane idee, mi devo comportare bene.
Il negoziante finisce di riempire il cesto di Eleonora, lei paga e così tocca a me.
«Per cominciare vorrei delle mele, cortesemente.»
«Queste sono croccanti e dolci» mi consiglia Eleonora.
«Perfette!»
Continuo indicando pomodori e carote, sempre sotto la guida di Eleonora che è evidentemente di casa in questo negozio.
Finita la mia spesa usciamo insieme.
«Stai nella palazzina, giusto?» mi chiede.
«Esattamente, insieme a Luca, non so se lo conosci…posso darti del tu?»
Scoppia in una risata. Io sono sempre impacciato in queste cose. In ufficio sono tutti informali, anche quelli meno giovani. Pure con Roberto, che è un dirigente, non ci sono formalità legate al ruolo. Eppure, non so mai all’inizio come comportarmi.
«Ma certo! Poi non sono così vecchia, ho trentacinque anni!»
Faccio un’espressione imbarazzata, le avrei dato qualche anno di più. Lei se ne accorge e mi da un pugnetto sulla spalla.
«Cosa? Non mi dire che sembro più vecchia?» dice metà indignata e metà scherzosa.
«No no! Non molto, ecco, ti avrei dato più o meno quell’età, come le mie sorelle.»
Mi scruta attentamente.
«Mmh, te la sei cavata.»
Restiamo in silenzio qualche secondo mentre passeggiamo verso il mio palazzo, un silenzio che interrompiamo all’unisono, sovrastandoci.
«Scusa, vai te.»
«No, no, parla prima te, prima le signore, no?»
Sorride.
«Dicevo, come ti trovi?»
«Benissimo! L’azienda è in crescita, l’ambiente poi è fantastico. Mi sento già parte del gruppo e non vedo l’ora di lavorare.»
«Frena l’entusiasmo!» si interrompe a guardare il volo di un uccellino.
«Col tempo ti accorgerai di tante cose, ma non voglio essere io a rovinarti l’entusiasmo» mi accarezza una guancia.
«Sei ancora così giovane e innocente…ci vediamo!»
La guardo allontanarsi, con la lunga treccia ondeggiare sotto i colori del tramonto che la dipingono di rosso.
Salgo nel mio appartamento e trovo Luca indaffarato passare dal bagno a camera sua.
«Uè Carlè, sto uscendo, vado a Rimini per un sushi con degli amici.»
Il tempo di collegare Rimini e sushi e Luca è già sparito.
Mi guardo attorno, sistemo la mia roba e poi mi siedo sulla sedia del tavolo con una mela in mano. Eleonora aveva ragione, è veramente croccante e dolce. Il silenzio di quella solitudine è interrotto solo dai miei morsi. Penso ad Eleonora, sarà con suo marito. Penso ai miei genitori, alle mie sorelle con le loro famiglie, a tutte le coppie che conosco che in questo momento stanno cenando insieme e chiacchierano attorno al tavolo. Mi prende una tristezza infinita al pensiero della mia solitudine. Accendo la televisione e la spengo subito, metto un po’ di musica dal cellulare ma dopo due canzoni chiudo tutto. Niente può rimpiazzare il calore umano.
Finisco la mia mela e vado a dormire.
Serie: Il diario del tirocinante
- Episodio 1: La mela di Eva
- Episodio 2: Le colline al tramonto
- Episodio 3: Senza meta
- Episodio 4: Il mio momento
- Episodio 5: Giro turistico
- Episodio 6: La treccia del software
Ogni cosa, ambiente, ha un suo lato oscuro. Pur sapendolo, non è male dare priorità all’entusiasmo e ai buoni propositi: aiuta a superare gli ostacoli. Eleonora è un personaggio davvero interessante, mi chiedo se l’elemento “mela” sia stato inserito per dare di lei un’immagine simile a quella di Eva.
Non avevo focalizzato il titolo!!! Accidenti a me 😀 😀 😀
Questa serie l’ho voluta strutturare come un passaggio di età, dalla giovinezza all’età adulta. L’entusiasmo iniziale è tipico della gioventù, che piano piano si evolve. Eleonora è un personaggio centrale, essendo anche più matura, e in un certo senso sì, può essere paragonata ad Eva
Ecco di nuovo la donna con la treccia! La stai descrivendo in modo talmente misterioso e affascinante, da indurmi ad immaginarla quasi come una creatura mitologica! Dovrei farla anch’io una treccia ogni tanto🤔 Adesso sono curiosa! Devo assolutamente leggere il prossimo episodio!
Addirittura una creatura mitologica! Ahahahah forse un pochino, ma come tutte le donne forti e che hanno vissuto credo. Felice di averti fatto venire voglia di fare una treccia, credo sia più comoda per chi porta i capelli lunghi no?
Bella, questa serie che continua a dipanarsi sciolta e rilassata, pur lasciando spazio a qualche considerazione amara ma speranzosa su quel che ci sta succedendo alle porte di casa. Bella la figura di Eleonora, buona la mela croccante…
Piscinas, Arbus, Scivu….. se tutto va bene dovremmo passarci una settimana a fine maggio, tutti luoghi molto cari anche a me…
Ciao Nyam! Felice che continui a piacerti la serie. Sì, Eleonora è bella tosta, direi dolce e croccante come la mela. Spero riusciate a venire a fine maggio in Sardegna, è uno dei periodi migliori per visitarla, Cagliari poi è tutta in fiore in quel periodo. A presto!
Ciao Carlo. Titolo intrigante, racconto sempre coinvolgente, con curiosita` crescente. Sui riferimenti a quell’ isola con le dune di Piscinas – non so perche`- 😂😂😂 mi hai convinto; forse vale la pena andarci e non solo in estate. E per finire riesci sempre a suscitare un sentimento tenero nei confronti – in questo caso – di un ragazzo molto fortunato e in gamba, che pero` si ritrova solo, soletto, nel suo alloggio, con una mela dolce e croccante, ma senza la sua Eva… per ora.
Chissà di quale isola sto parlando, chissà, per caso la conosci? Ahahaha, ciao Maria Luisa, sono felice di leggere il tuo commento e aspetto nuovi tuoi racconti! Ormai sai che una Eva ci deve sempre essere nelle mie serie, e spero non siano mai personaggi banali. Inconsciamente i miei personaggi femminili sono sempre quelli guida e fondamentali, quando non sono direttamente le protagoniste. Per quanto riguarda la Sardegna, concordo, è bella tutto l’anno. Personalmente i miei mesi preferiti per visitarla sono maggio/giugno, con Cagliari tinta di mille colori, e ottobre, con quelle lunghe giornate ancora calde e quei tramonti rossi e arancioni che infondono pace e tranquilla, un mix perfetto di fine estate e inizio autunno. Torno da poco dalla visita alla festa del cioccolato, nel Corso, e mi è piaciuto vedere tanti turisti in giro, segno che l’isola e Cagliari, non sono solo meta estiva. Se ti capita, fai un salto alla festa del cioccolato, se sei golosa, non te ne pentirai! Alla prossima!
Se rileggo alcune parti della tua serie precedente e le confronto con questa, mi accorgo che il tuo stile è cambiato, nel senso che è molto più maturo. Attribuisco questo al fatto che il mondo non è più visto attraverso gli occhi di un bambino, bensì di un giovane uomo appena affacciatosi all’età adulta. Trovo quindi perfetta la tua capacità di attribuire al personaggio la propria espressività, tipica dell’età e perfettamente calata nel contesto. Mi piace molto questo tuo giovane protagonista, così affascinante nel suo voler scalare la montagna delle esperienze in fretta e velocemente. Mi ricorda me stessa al maschile, tanto entusiasmo con il giusto pizzico di ingenuità. Il sorriso sulle labbra e negli occhi che ti apre tutte le porte e aiuta a superare eventuali incomprensioni. È normale che una donna più grande ne resti colpita e giochi un po’ a fare la “civetta”. Ci sta benissimo. Tu, infatti, in ciò che scrivi, hai la capacità di cogliere così bene la “normalità” delle cose che chi ti legge non può fare altro che rispecchiarsi e trovare analogie. Inoltre scrivi veramente bene, senza sbavature o barocchismi che, secondo me, a lungo andare stancano. All’età che hai tu, le cose vanno dette pari pari. Bello sarebbe anche che Carlo ce l’avesse un po’ di coraggio per provare a corteggiarla quella lunga treccia! Spendo un’altra parola sulle considerazioni personali in merito alla situazione attuale che hai voluto inserire nel racconto. Danno a esso un sentore di contemporaneità e attualità, calando ancora di più la vicenda nella realtà. Bravissimo ancora una volta, aspetto curiosa il prossimo episodio.
Cristiana., le tue parole mi lusingano molto, grazie infinte! Sono proprio contento che tu abbia notato un linguaggio e uno stile diverso, e sì, è proprio legato al personaggio. La serie precedente è vista con gli occhi di 11enne, e non è così banale perchè in quell’età ci sono i cambiamenti legati alla pubertà, si inizia a vedere il mondo reale non più con gli occhi di un bambino, e quegli anni di terrorismo e guerra sono analoghi a questi ultimi anni di pandemia e guerra, credo, nel far accelerare la crescita dei ragazzini. E anche qui, racconto il passaggio ultimo all’età adulta. Se prima ho attinto ai miei ricordi e usato un linguaggio più fanciullesco, in questa serie narratore, protagonista e autore sono completamente fusi, e il linguaggio è proprio quello che uso normalmente. Sono molto felice che tu riesca ad immedesimarti, ma non avevo dubbi perchè io stesso mi rispecchio in molti tuoi personaggi. Sulla normalità della vita, sai, io penso che viviamo in un periodo dove si sono perse le cose semplici, cerchiamo sempre lo straordinario dentro un piccolo schermo senza accorgerci che ogni giorno è straordinario in ogni sua piccola cosa. Un tramonto, una gentilezza di uno sconosciuto, la domanda di un bambino…cerco di vivere ogni giorno allegramente e positivamente, con la curiosità di un bambino, e in questo mi aiuta l’essere zio di due straordinari bambini. Per quanto riguarda la storia, bè, diciamo che anche questa treccia aiuterà Carlo a fare il suo passaggio definitivo nell’età adulta. Un saluto e buon finesettimana!
“narratore, protagonista e autore sono completamente fusi” sentirsi liberi di dirlo, senza avere il bisogno di nascondersi dietro a nulla di artificioso, è una cosa bellissima!
Un gran senso di libertà!
La mela sarà stata dolce e croccante … ma questo finale è un po’amaro!Hai proprio ragione, il calore umano non si può rimpiazzare con niente! ma arriverà quello giusto, non ho dubbi. Bella questa serie. Mi piace molto lo stile diretto e informale, scorrevole come sempre e anche le considerazioni, molto personali e mai banali. Sembra di entrare con te in azienda oltre che nella tua testa. Bravo! Aspetto di conoscere lo sviluppo!
Grazie! Felice che ti piaccia e che riesci ad entrare dentro il mondo che racconto, alla prossima!