La memoria dell’elefante
Il sole splendeva alto nel cielo, ma il caos dentro il mio appartamento non accennava a diminuire.
Il trasloco era stato veloce, la conferma del nuovo lavoro era arrivata più in fretta del previsto, così avevo dovuto impacchettare le cianfrusaglie che popolavano la mia casa di famiglia nel giro di una settimana. Non ricordo nemmeno cosa ho messo negli scatoloni.
«Cosa dici, questo lo teniamo?»
Mia moglie, Ava, sta svuotando le scatole e riponendo in cucina e tiene tra le mani una strana statuina a forma di elefante.
«Non ricordo nemmeno come ci è arrivata a casa. Forse un souvenir del nonno di qualche suo viaggio…»
Mio nonno viaggiava spesso in ogni parte del mondo. Aveva sempre amato viaggiare e con la nonna lo facevano spesso, finché era in vita, ma poi, dopo la morte della consorte, aveva perso ogni vitalità e si era lasciato andare, come se avesse perso la passione per ogni aspetto della vita. Ava dice che è il vero amore che ti fa provare un dolore così devastante e guarda alla loro relazione come un esempio. Spero che sia felice almeno la metà di quanto lo era la nonna.
«Tieni, controlla se ti ricorda qualcosa, intanto sistemo i servizi dei piatti…»
Mi passa la strana statuina e la esamino, con un sorriso sulle labbra. Il nonno era un tipo strano, raccattava ogni genere di cianfrusaglia. Scuoto l’elefante e sento un suono provenire dal suo interno. Lo ribalto e noto una strana macchia rosso scura sul fondo e uno sportellino con una serratura a taglio. Afferro un cacciavite e forzo per aprirlo. Cade tra le mie mani una strana chiave arrugginita, dalle sembianze molto antiche.
«Tesoro! Ricordi di aver trovato qualche scrigno che questa strana chiave potrebbe aprire?», chiedo a mia moglie, ma la risposta mi giunge ovattata. L’ambiente di fronte a me diventa sempre più sfocato e la testa gira forte. Chiudo gli occhi per resistere alle vertigini, ma quando li riapro, non sono più nel mio appartamento circondato dagli scatoloni, ma mi trovo in una strada buia, come unica luce quella di un lampione.
Mi guardo intorno e mi sembra di essere in un film in bianco e nero. Le persone intorno a me indossano lunghi cappotti neri e cappelli, le signore sono avvolte da grosse pellicce e l’unico colore è il rossetto rosso che risalta le loro labbra morbide.
Camminano, ma nessuno mi nota. Anzi.
Mi passano attraverso, come se fossi…un fantasma. Sollevo le mani, per rendermi conto che sono quasi trasparente. Un’entità catapultata in un ricordo.
E ora come ne esco?
Cerco di non farmi prendere dal panico e avanzo nella via. Un uomo in particolare attira la mia attenzione, così mi fermo ad osservarlo: la tesa del capello gli copre il viso spigoloso e il lungo cappotto copre un fisico massiccio. Se non avessi visto foto di mio nonno risalenti alla sua giovinezza, probabilmente non l’avrei riconosciuto.
«Hai portato quello che ti ho chiesto?», sussurra a qualcuno nascosto nell’ombra. Lo sconosciuto avanza nell’oscurità , mostrando parte del suo viso.
«Sì, ma non devi farne parola con nessuno», risponde, l’uomo misterioso, con una sigaretta tra le labbra.
Il nonno sospira, afferrando la strana statuina a forma di elefante in cui ho trovato la chiave che mi ha catapultato qui.
«L’importante è che lei sia al sicuro e che nessuno risalga a lei…», sospira il nonno. Osserva la statuina come se potesse ucciderlo, poi la rigira tra le mani e una macchia rossa risalta sul grigio del materiale.
«Serafina è al sicuro. Hai due giorni per portarla via o lui la farà arrestare per l’omicidio di suo padre. E l’unico modo di salvarsi è sposarlo…».
Non capisco bene quale sia la situazione, ma resto sconvolto. Mia nonna era un’assassina…
Inizia a nevicare. I fiocchi cadono leggeri, si posano sul nonno, ma lui continua a stringere la statuina come se bruciasse.
«Non l’ha ucciso lei e noi lo sappiamo, Alfredo»
Lo zio Alfredo! Non ci posso credere, pensavo di sapere tutto sulla mia famiglia, e invece…
«Ma lui farà in modo che la colpa ricada su di lei», gli allunga la misteriosa chiave che mi ha portato qui, la riconosco. «Nascondi entrambi. Un giorno, il mistero sarà svelato. La chiave apre il baule di nozze di Serafina. Lì, troverai i documenti che lo incastrano e potrete vivere sereni».
Il nonno annuisce, apre lo sportellino sotto la statua e infila la chiave. Fa un cenno di saluto allo zio Alfredo, ed entrambi scompaiono nella notte, prendendo direzioni diverse, inghiottiti dal buio e dalla neve.
Non ho il tempo di elaborare a quanto ho assistito, che lo scenario diventa di nuovo sfocato e sono di nuovo nel mio appartamento, con la chiave in una mano e la statuina nell’altra.
«Tesoro». Ava avanza dalla cucina, con un’espressione preoccupata. «Va tutto bene?», chiede, squadrandomi.
«S-sì. Credo di sì», rispondo, osservando gli strani oggetti che ho tra le mani. Ava continua a osservarmi, in attesa di spiegazioni. «Ho afferrato questa chiave e mi ha…mostrato un ricordo»
Mi osserva scettica. «In che senso?» Sei sicuro di stare bene?»
«Sì, mia cara. Ma ho scoperto che la mia famiglia ha più segreti di quello che pensassi…»
Mi rigiro la strana chiave e la statuina tra le mani e vado verso la cucina, con Ava che segue ogni mio movimento.
«Vieni, voglio raccontarti la storia dei miei nonni. La vera storia. Forse riusciremo ad aprire quello strano baule che hai sempre voluto trasformare in una cassapanca…»
I miei nonni, in virtù del loro amore, hanno vissuto una misteriosa storia in cui qualcuno voleva ostacolare la loro felicità , qualcuno che si era ossessionato con la nonna Serafina, ma il nonno ha giocato d’astuzia grazie allo zio Alfredo e sono riusciti a coronare il loro sogno d’amore.
Dentro il misterioso baule, rimasto chiuso per anni e ora, finalmente aperto, troviamo i famosi documenti che narrano l’intera storia.
Mio nonno aveva affrontato uno dei più grandi malavitosi della storia: Johnny Torrio.
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