
La mia correlazione tra la droga e l’amore
Roma, quattro e venti del mattino.
– Sai quando hai tutto ma non lo sai? Dico quando vieni da una famiglia per bene e tutto il resto in cui potresti tranquillamente fare il tuo… Sai cosa intendo no? Fare i compiti, uscire con gli amici, dare il primo bacio… Poi un giorno ti guardi allo specchio e pensi… cazzo si… pensi che bei tempi quelli, tutto era così semplice… così… –
Dario s’interruppe con la bocca socchiusa e lo sguardo inebetito proiettato verso l’ignoto, poi aspirò l’ennesima boccata di fumo calda e accogliente, ambasciatrice di piacevoli ricordi; Linda era seduta al suo fianco e lo osservava impaziente nell’attesa che arrivasse il suo turno. I due ragazzi si godevano il fresco della brezza serale che il Tevere propagava lungo la banchina; Ponte Sisto si inarcava delicatamente sopra le loro teste, proteggendoli dalla civiltà. Linda accarezzò la guancia di Dario e si strinse a lui, cercando di svegliarlo dal torpore in cui era intrappolato.
Il ragazzo tornò in se e passò la pipetta rovente alla sua compagna che velocemente avvicinò l’oggetto alle labbra, producendo in seguito una nube di fumo grigiastra.
– Eravamo così felici prima… Ti ricordi? Ci bastava saltare la prima ora di lezione per sentirci liberi –
Sussurrò Dario alla sua metà dopo averle spostato i capelli scuri dietro l’orecchio.
Linda portò la fiamma dell’accendino sotto la pipetta in vetro e aspirò ancora, avidamente, poi si girò e lo baciò.
I due ragazzi si intrecciarono tenendosi forte mentre il fumo pervadeva le loro bocche e le loro lingue, unite da una passione incontrollabile.
Sulla sponda opposta del fiume una figura sinistra li osservava: aveva un maglione logoro a collo alto, dei pantaloni resi scuri dal fango ed una scarpa senza lacci.
Avvicinò le mani alla bocca circondata da una barba folta e brizzolata per dar più forza alla sua voce:
– Vuoi un po’ di compagnia? –
I due amanti, incavati tra il muro di pietra e l’asfalto sudicio, si guardarono intorno in cerca del padrone di quella voce e lo trovarono alla loro destra, oltre il Tevere, in piedi sul ciglio della banchina.
– Credo che ce l’abbia con te amore –
Lo incalzò Linda stropicciandosi gli occhi.
Il senzatetto urlò ancora ma Dario si fece aggressivo e gridò più forte:
– Oh coglione non ho nulla! Lasciaci stare capito?! –
– Andiamo ra-ragazzo… solo qualche tiro! Ho il vino se lo vuoi! –
Biascicò il barbone ubriaco innalzando oscillante un cartone di vino ammaccato.
Dario si alzò in piedi tirando a sé una bottiglia di birra che svuotò con un sorso e dopo alcuni passi per lo slancio scagliò il contenitore contro il senzatetto, che perse l’equilibrio e finì in acqua.
Altre macabre figure sgusciarono fuori dalla penombra per aiutare il loro amico in difficoltà e con grande sforzo, riuscirono a tirarlo fuori dalle fredde e torbide acque del fiume.
– Hey stronzetto! Quando mi passerà la-la sbronza ti vengo a cercare! –
– Andiamo Raimondo, quello è pazzo –
– Si ha ragione Luca, meglio lasciar stare –
Mormoravano gli altri barboni mentre cercavano di tenere quel poveraccio zuppo e maleodorante in piedi.
– Lasciatemi! Lo ammazzo a quel moccioso! Io sono un militare! –
Si sgolò l’ex tenente del dodicesimo Reggimento di fanteria dell’Esercito Italiano con i capelli bagnati sul viso.
– Quando vuoi, vecchio ubriacone io sono qui! –
Gli rispose a tono Dario mentre tornava a sedersi vicino alla sua ragazza.
Il poveretto stramazzò a terra e gli altri lo trascinarono verso il sottopassaggio del ponte, celandosi nell’oscurità.
I due amanti si erano riuniti, nuovamente nel loro piccolo mondo accessibile a nessun altro.
– Mi hai spaventata, lo sai? Ultimamente sei molto aggressivo –
– Io sono perso senza di te… –
– Dario io sono qui adesso e tu non fai altro che pensare ai momenti in cui siamo separati, fuma ancora e ti sentirai meglio –
L’esile ragazza si fece strada tra le pieghe del suo giacchetto di jeans e protese le braccia verso il viso del compagno, avvicinando delicatamente la pipetta alla sua bocca; Dario aspirò a pieni polmoni, poi si fece rigido e si contrasse di scatto, creando un movimento innaturale che lo fece svenire.
Il tossico aprì gli occhi e tossì la polvere dell’asfalto mentre alzava il viso da terra.
– Quanto tempo sono andato giù? –
– Stavolta più del solito amore mio –
– L’importante è svegliarmi insieme a te –
La ragazza, commossa, raccolse il viso del suo amato tra le mani e lo baciò con le sue labbra morbide e lisce. Dario le aveva screpolate e disidratate ma si contrassero in un sorriso.
– Questi sono i momenti di cui ho più nostalgia sai? Tutti i bei ricordi sono offuscati da quella maledetta sera…
Linda sgranò gli occhi e scattò in piedi con i pugni serrati.
– Perchè fai questo? Perchè vuoi rovinare tutto!? – Ruggì lei piena di rabbia.
– Hai iniziato a farti per colpa mia… – Disse il ragazzo toccandosi le tempie doloranti.
– Basta Dario, finiscila! – Gridò ancora Linda infuriata.
– E’ così dura senza di te! – Confessò Dario coprendosi il viso per nascondere le lacrime – Quella maledetta sera me lo sentivo… Sapevo che non dovevamo prendere quella cazzo di roba!
Ora il tossico era in ginocchio e implorava disperato la ragazza di perdonarlo, versando lacrime sui Sanpietrini già bagnati dall’umidità. Linda gli si avvicinò silenziosa, cercò lo sguardo della sua dolce metà ma non lo trovò; lasciò posare il viso di Dario sul suo ventre e gli avvolse la testa tra i suoi palmi, accarezzandogli i capelli.
– Calmati amore mio, ora siamo insieme ed è ciò che conta. Tu sai sempre come trovarmi quando sono via… per questo non ci separeremo mai –
Dario si rimise in piedi sollevato dalle parole della sua amata, poi chiuse gli occhi facendo scorrere le ultime lacrime rimaste e la baciò con passione.
Alle spalle del ragazzo, a poco più di un metro di distanza, c’era quello che una volta era il tenente del dodicesimo Reggimento di fanteria dell’Esercito Italiano Raimondo Cardone che, ferito gravemente nell’orgoglio, aveva rispolverato vecchie tattiche militari da imboscata e senza farsi notare aveva percorso ponte Sisto e ridisceso la scalinata che portava all’alltra banchina.
Dario percepì qualcuno dietro di lui, ma il barbone non gli diede modo di girarsi e gli spaccò una bottiglia di vetro sul capo.
– Aaaaah, lo dicevo io che ti avrei…Che stavo dicendo?! BURP! Aaah sì, sì, che ti avrei accoppato! Con me non la si passa liscia, stronzetto! –
Si pavoneggiò il senzatetto.
Il tossico aprì di nuovo gli occhi svegliato da un gatto che leccava la sua testa zuppa di sangue, lo scacciò e dopo una serie di tentativi si mise in posizione eretta, poi si coprì gli occhi dagli accecanti raggi del sole. Le tempie gli pulsavano ed una voce nella sua mente lo tormentava.
Il cielo era terso e tirava un forte vento, così il tossico si alzò il bavero del giacchetto di jeans vecchio e sporco dopo essersi pulito il sangue dal volto.
“Torna da me” diceva la voce, “non abbandonarmi”.
Dario notò la pipetta in vetro annerita della sua ragazza, la raccolse da terra e la osservò malinconico.
– Torneremo presto insieme, amore mio –
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Temevo che la fine del racconto avrebbe rivelato una realtà amara. Ne ho avuto il sospetto quando il barbone, dall’altra parte del ponte, si è rivolto unicamente al ragazzo. Un bell’indizio, in grado di far rimanere in bilico il lettore fino alla fine.