
LA NOIA
“Ho sentito un tuono, inizierà a piovere”
“Tanto non avevi nulla da fare oggi”
“Si, hai ragione”
Non ho mai nulla da fare sulla mia isola. Ogni giorno è uguale a quello precedente. Nel mio castello i muri sono di cartavetro, il letto e le sedie di ghiaccio e dai rubinetti esce sangue caldo. L’isola è piccola: disseminati qua e là alberi di oleandro e cespugli di cicuta. L’acqua che la circonda è talmente alcalina da non poter ospitare alcun tipo di vita.
“Mi piace la pioggia”
“E come mai?”
“Mi fa sentire più leggera”
È così. Quando piove ho una scusa per non uscire, ho una scusa per annoiarmi. Quando piove posso piangere di frustrazione e incolparla, la pioggia. Quando piove posso sdraiarmi per terra e non respirare nell’intervallo fra un tuono e l’altro. Quando piove ho una scusa per desiderare di morire.
“Potresti leggere un libro”
Ma le pagine pungono e mi sanguinano le dita.
“O potresti vedere un film”
Ma le parole sono distorte e assordanti.
“Anzi no, perché non cucini qualcosa? Un dolce ad esempio”
Ma la farina è carbone e il latte mercurio liquido.
“Domani noi abbiamo una cena, tu organizzati qualcosa”
“Okay”
“Ti vogliamo bene”
Loro possono uscire dall’isola, io no. Ho tentato, ho attraversato il giardino con la bocca cucita, ho evitato di ascoltare i canti degli uccelli, ho bendato gli occhi per evitare la vista della miseria, ma non è bastato. Loro possono uscire dall’isola, io no. Tutti possono entrare e uscire dall’isola, tranne me.
La pioggia batte sul vetro, ho una strana sensazione. C’è la corda delle tende fuori che sbatte sul davanzale, un fulmine, ho una strana sensazione. Mi annoio. Mi annoio. Mi annoio. Fuori piove. Ci sono i tuoni. Apro la finestra, non ho più nessuna sensazione.
Si legge sul giornale: ragazza di X anni si suicida impiccandosi alla finestra della sua cameretta nel quartiere X di Roma.
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Una noia che è qualcosa di più, cresce diventando apatia, e infine mal di vivere. Incapacità di tollerare ciò che ci circonda, di trarne emozioni positive. Il tuo narrare per metafore, per immagini, mi ha colpito, l’ho trovato davvero efficace.
Ti ringrazio molto!
Ma dov’era finito questo raccontino. Ho dovuto cercarlo, stanarlo… acciuffarlo.
Per niente semplice, in così poche parole, riuscire a parlare di una sensazione così intensa. A parlare di noi, della condizione umana.
È il secondo testo di questa autrice che leggo con piacere. Coraggio, perseveranza e umiltà: per guardare “dentro”.
Ti ringrazio veramente tanto di questo commento, non so che dire mi hai emozionato eheh
Ciao Valeria, posso dire che mi piace molto il tuo stile di scrittura? Bene, l’ho detto.
La noia è un concetto molto affascinante, e in questo racconto riesci a renderla con passione e drammatica fatalità. Personalmente avrei preferito che la parte finale restasse in sospeso. Considerazioni personali a parte, ottima storia.
Grazie dei complimenti li apprezzo tantissimo! Avevo pensato di lasciarlo in sospeso poi ho optato più per il finale a effetto eheh
Il tuo racconto mi ha fatto venire la pelle d’oca fin dalle prime battute. Sei stata veramente bravissima e delicata nell’affrontare un tema così amaro e troppo diffuso. Immaginavo una donna adulta nella sua sofferenza e frustrazione e ho trovato invece una bambina. Una stretta al cuore.
Grazie delle tue impressioni sul racconto! Quando si scrive “noia” in molti leggono “ingratitudine”, “arroganza”, “avidità” ma spesso non è così, non la noia di cui parlo perlomeno, è qualcosa di più profondo, di universale, un senso di disperazione per la vita in se che in realtà molti provano e si cerca di occuparla senza mai affrontarla, non possiamo mai fermarci o ne verremmo risucchiati.
Cara Valeria, complimenti, il tuo racconto mi è piaciuto moltissimo. La noia devasta e l’idea dell’isola mi è piaciuta un sacco, come tutte le terribili cose che vi erano.
Veramente bellissima l’idea finale, quella del giornale, l’ho adorata. Mi è molto piaciuto!
Contentissima che ti sia piaciuto tanto!
In questo racconto la noia è trattata come una malattia, per certi aspetti sembri associarla strettamente alla depressione. Tema su cui riflettere e approfondire: Per la dottrina cattolica è un peccato, Dante Alighieri a quelli questa ragazza gli ha riservato un girone dell’inferno.
Baudelaire la chiamava spleen, Leopardi ne ha fatto il centro delle sue opere, Emil Cioran cercava di combatterla: la noia esistenziale. Una malattia? Non lo so ma so che tutte queste personalità di certo soffrivano molto. Chiunque soffra di noia esistenziale ama la vita, la ama così tanto da non essere in grado di accettarne la sua insignificanza e per questo soffre. A volte gli sbandamenti della coscienza portano a fare azioni impulsive che da lucidi non compiremmo, la frustrazione che sale quando sembra che nulla abbia veramente uno scopo o un senso, quando qualunque cosa perde la sua bellezza, quando la vita si riduce al Sabato del Villaggio…allora chi è più fragile e chi ama tanto la vita può non accettarlo. (C’è chi lo accetta e vive anche meglio di prima, spesso ciò è legato ad una fede religiosa che vede il vero senso/la vera vita nell’ aldilà)
Mentre gli autori che hai citato li ricordiamo per le loro opere – che dunque possiamo considerare una reazione alla noia – il tuo personaggio sembra inesorabilmente perduto dentro il nulla, mi ricorda quella canzone dei CCCP: “non studio, non lavoro, non guardo la TV, non vado al cinema, non faccio sport…” Per la ragazza non serve a niente leggere o guardare un film o cucinare. Si rende cieca alla vista della miseria, ma anche sorda al canto degli uccelli. Le servirebbe a qualcosa parlare o scrivere di questo suo problema? Probabilmente si annoierebbe a farlo.
Come se ne viene fuori da situazioni come questa?
Ciao Valeria, e benvenuta. Racconto breve e amarissimo, che ti serra alla gola. Ben scritto, mi è piaciuto.
Ti ringrazio e sono contenta ti sia piaciuto!
Grazie a chiunque abbia letto!