
La notte folle di Gorr
Per Gorr, ogni notte era una notte folle.
Tutto quel girare di pub, strettoie fra muro e muro, balli e scazzottate intorno ai falò, aveva avuto inizio una mattina prestissimo.
Faceva caldo, era un giorno d’estate. Lui era sceso per strada perché la casa brucia quando il sole è vicino, e si era ripromesso di trovare l’amore della sua vita cercandolo nella grande Città: tutto questo succedeva come conseguenza di una catarsi, di un’epifania che l’aveva fulminato mentre leggeva libri dalle pagine arricciate, scritti in quell’italiano che non si usa più, dove il senso delle cose si va perdendo nelle pareidolie dei simboli e delle immaginazioni.
Lo scoppio del cannone dalla Cittadela gli suggeriva il mezzodì, mentre cercava riparo fra le ombre di una vecchia chiesa. Da tutte le parti gli tornava un eco distorto della verità, che diceva:”Non la troverai mai”.
Allora era scappato. Voleva solo perdersi, trovarla per sbaglio, quando la notte è fondissima e quello che succede è quasi sempre l’illusione di un cuore disperato e insonne.
Lui non sapeva che, dall’altra parte del ponte, una donna stava piangendo tutta l’anima sui tarocchi d’argento di un cartomante, che in cima al mazzo mostrava gli Amanti rovesciati, e le diceva sottovoce”:Non lo troverai mai”.
Da allora lui aveva scoperto che la notte si apre a tutti quelli che hanno lacrime da versare; a tutti quelli che vorrebbero essere immortali, bambini per sempre, quelli che non credono per dogma alle cose che finiscono.
Avrebbe dimenticato il giorno, il sole, il profumo dell’aria fresca all’alba; ma questo lui non lo sapeva ancora.
Certe notti sono speciali, restano come una cicatrice di guerra. Certe altre notti, come questa di Gorr, sono vere Notti Folli. Vere, dico, perché lui aveva conosciuto tutti i cuori infranti che bevono e alzano le mani sia dentro che fuori dai bar; e se l’era vista brutta dietro un parcheggio, nel vicoletto dietro la Porta Rossa, quando si era deciso di giurare fedeltà alla Malinconia ed era stato salvato all’ultimo dal Gentile e dal Prode, dietro macchinazioni dell’Imbroglione -sua maestà!-, per farlo sedere poi davanti un falò a sentire la storia del vecchio Rotthardt.
E girando girando, bevendo, fumando, fra un litigio e una preghiera, finì col prendersi una maledizione.
L’Imbroglione aveva cercato in lungo e in largo una soluzione, tirando leve dall’altra parte del mondo, seducendo donne bellissime, giocando coi veleni e coi coltelli, travestito da gatto o da storpio: aveva trovato lei nel tunnel della metro; diceva di essere arrivata lì per tutta una serie di coincidenze successe quella notte -stranissime coincidenze-, che non capiva, che il cuore le traboccava di lacrime alla sentenza delle carte: i vicoli degli alti palazzi storti sarebbero stati la sua casa, le piazze, la notte che scade in follia come quando si è soli.
L’imbroglione se la portò allora sui tetti, saltando di camino in filo steso per non spaccarsi il collo a cento metri di vapore: saltarono dal semaforo di rosso e verde fino al confine della città, viaggiando a fil di luce, e trovarono Gorr seduto intorno al fuoco col Gentile, la Stele, il Prode e il Professore.
Un lapillo in sincrono incendiò gli occhi di entrambi: si erano già conosciuti quand’erano bambini.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy
Complimenti, un racconto davvero intrigante e particolare, e allo stesso tempo molto ben scritto. Mi è piaciuto!
MI ha ricordato James Joyce, Gente di Dublino. Roboante.
Molto originale. Quasi come essere lì e correre con lui. Bello!
Grazie mille!
Molto interessante questo librick!
🍻
Molto, molto ben scritto a mio parere. E, in termini di contenuto, trovo questo testo intrigante, originale. Ricco di emozioni, sentimenti e visioni. Complimenti.
Ti ringrazio tanto, mi fa molto piacere che ti sia piaciuto.