La Notte più Buia – Parte II
Serie: Neromondo
- Episodio 1: Pozzo di Ombre
- Episodio 2: Il Silenzio della Foresta
- Episodio 3: La Notte più Buia – Parte I
- Episodio 4: La Notte più Buia – Parte II
STAGIONE 1
La mano di Velaca si serrò attorno al boccaglio d’osso della Salpinge. Con uno strappo secco la sfilò dal passante di cuoio lungo la schiena; l’asta di bronzo scivolò dal supporto dritta e sottile come un giavellotto. Si protrasse per quasi un metro e mezzo prima di rivelare la svasatura a campana. Velaca prese un respiro profondo, gonfiando il torace finché le costole non parvero premere contro il cuoio del corsetto. Espirò e l’aria esplose in un barrito rauco verso il cielo. La fenditura nella cupola si allargò con un gemito di vetro infranto. Solo allora Calio si riscosse.
«I glifi! Olioda, il cerchio sta cedendo!» urlò quasi strozzandosi per il lezzo di ozono e uova marce che investì il campo.
«Per il Tetramorfo, perché proprio durante il mio turno!»
Olioda si lanciò in una corsa disperata verso la mazza glifica, con la Pioggia dei Lamenti che colava dallo squarcio come il siero di una ferita purulenta. Evitava gli schizzi con scarti laterali improvvisi. Non riuscendo a schivarli tutti, alzò il lembo del mantello. Lo scudo improvvisato si imbrattò: il marrone ruvido venne presto coperto da un bianco che scorreva e si gonfiava. Quando il tessuto divenne troppo pesante e iniziò a schiacciarlo a terra, se ne liberò, gettandolo via tra imprecazioni sul pietrisco. Dalla frattura nel cielo piombò davanti a lui un groviglio lattiginoso, articolato in zampe abbozzate. Olioda cercò di aggirarlo a lenti passi. «Argh!» gemette, afferrato alle gambe dalle protuberanze gelatinose. «Aiutatemi!»
Velaca scoccò la freccia, colpendo lo pseudo-aracnide. La creatura si dimenò fino a contrarsi, sputandola come fosse cibo avariato. Calio aveva appena serrato le giunture del guanto glifico. Fece scattare il cristallo nell’alloggiamento del palmo. Una scossa dorata gli attraversò il braccio. Sparò. La sfera di luce scaraventò via l’ectoplasma, che parve ribollire prima di evaporare in volute di fumo grigiastro.
Il ragazzo si puntellò sui gomiti e con un calcio spinse via i resti fumosi della protuberanza rimasta attaccata, poi si raddrizzò con uno scatto sgraziato. Ma nuovi ammassi di melma ostruivano il passaggio.
Calio protese di nuovo il guanto, ma il bagliore sfrigolò debolmente fino a estinguersi. «È andata! La Benedizione di Apollo si è esaurita!»
«E allora mettine un’altra, che aspetti?»
«Le ho lasciate nella tenda!»
«Prendi!» Velaca gli lanciò il borsello che aveva legato alla cintura. Appena lo aprì, il fragore delle esplosioni squarciò l’aria sopra le loro teste. La pressione delle melme premeva contro la membrana di luce. La trama di glifi sopra il focolare cedette, piegandosi verso il basso.
«Sta cedendo!» gridò Calio, sostituendo il cristallo diventato grigio opaco. «Vel? Vel!»
«Hai tu il guanto fenomeno!»
«Giù!»
Al grido di Nadia si chinarono. Un arco di fuoco attraversò l’accampamento. L’orda venne recisa di netto, accompagnata da una scia di fiaccole incerte. Ragazzi armati solo di torce e bastoni di sale emersero dal fumo. Le loro principali armi erano le stesse che alimentavano i piloni della barriera. Tranne una. Nadia si piazzò davanti al pentolone, dallo spadone si sollevavano volute di cenere. Lanciò a Calio una mazza glifica: «Non sprecare colpi, usala per rafforzare la barriera!».
Allungò l’asta e la conficcò nel suolo, inserendo il cristallo. Girò gli anelli sotto l’incavo e la cupola emessa dalla mazza si alterò in una serie di viticci che si intrecciarono alla trama superiore. La bolla si risollevò.
Nadia intanto aveva slacciato un sacchetto, spargendo granelli di sale sullo spadone. «Vel, coprimi!» Si lanciò per raggiungere Olioda. La lama rutilava nell’oscurità, sminuzzando gli ectoplasmi lungo il passaggio e lasciandosi dietro una scia di fosforo bianco. «Olio, datti una mossa!»
«Sì, sì, ho capito! Ci sono… quasi!» Olioda raggiunse la mazza disattivata. Impallidì. Proprio dove lo squarcio si sfrangiava, l’oscurità vomitò un lungo braccio quanto il torso di un uomo. Si aggrappò al bordo della lacerazione. Le dita nodose stridevano contro la barriera magica, con la pelle traslucida che evaporava come fosse ghiaccio sporco. La gabbia toracica emerse spalancata. Pulsava di una luce violacea. E lì dove la fisionomia umanoide suggeriva un volto, si aprì invece una fenditura verticale da cui colava la stessa sostanza purulenta che invadeva l’accampamento.
«Un… un Abominio!» gracchiò Olioda.
Nadia, però, era già lì. Con un balzo coprì la distanza che la separava dal gigante. La lama calò. Il surrogato di carne esplose in uno squarcio sulla spalla. Il mostro emise una vibrazione sorda, simile a un grido. La ferita iniziò subito a chiudersi, espellendo i grani di sale come parassiti. Senza attendere che si rimarginasse, l’essere sferrò un pugno contro il piatto dello spadone, poi un altro e un altro ancora.
«Mi sa che l’ho fatto incazzare!» gridò Nadia, i muscoli tesi allo spasmo per non farsi scaraventare via. «Olio, vuoi muoverti invece di guardarmi il culo?»
«Eh? Ah, sì, sì!» Olioda ripulì freneticamente l’alloggiamento del bastone dai frammenti vitrei. «Il supporto è a posto! È solo il cristallo che si è frantumato!» gridò rimuovendo le ultime schegge.
Un dardo si conficcò nell’arto dell’Abominio, ma senza suscitare alcun lamento. «Olioda, muoviti! Quella cosa sta entrando!» ruggì Velaca, ricaricando la balestra.
«Ci sono! Calio, stacca tra tre… due… uno… ORA!»
Calio ruotò gli anelli della mazza interrompendo il flusso proprio mentre Olioda incastrava il nuovo cristallo. La pietra s’illuminò di un oro accecante, proiettando una colonna di luce che si saldò istantaneamente alla cupola. La barriera reagì come una molla d’acciaio rilasciata all’improvviso. L’Abominio fu travolto dall’espansione della cupola che tornava in posizione. L’impatto fu sottile quanto silenzioso. Il suo corpo si increspò ed emise un crepitio sinistro. Crollò in due parti nette. Dal torso reciso rotolò una sfera pulsante, ancora intrisa di luce violacea. I monconi si protessero verso di lei, finché lo spadone non li recise di netto. Il bagliore si estinse, e i resti dell’Abominio evaporarono in pulviscolo. Rimasero a terra solo ossa troppo piccole per la mole che avevano contenuto. Il peggio era passato. Non abbastanza. Sotto la cupola, la melma ancora si muoveva. E la notte era ancora lunga.
Serie: Neromondo
- Episodio 1: Pozzo di Ombre
- Episodio 2: Il Silenzio della Foresta
- Episodio 3: La Notte più Buia – Parte I
- Episodio 4: La Notte più Buia – Parte II
Mi ha dato addosso un assedio vero: confusione, puzza, urla, cose che si rompono e si rimettono in piedi al volo. Nadia è una scarica di energia, l’Abominio è “sbagliato” in modo memorabile, e il finale lascia la notte ancora lì, a premere.