
La pensione a precipizio sul mare
Amerigo era un uomo di mare, vestiva alla nizzarda, fumava sigari toscani.
La pensione in cui era sceso, si trovava su una collinetta a strapiombo sul mare, appena fuori del paese. Paloma, la padrona di quella pensione era una donna con un passato, che cercava di farsi un futuro per lei e il suo figlioletto Remì.
La stanza era piccola ma confortevole come una cabina di un bastimento, pensò Amerigo mentre disfaceva la sacca di tela olona.
Nella vecchia pensione c’erano altri avventori: una coppietta di sposi novelli Andi e Lara, un vecchio venditore porta a porta di cravatte, di nome Berto e la giovane Freya.
Ogni mattina si incontravano nel patio per colazione, dove la brezza del mare condiva le loro pietanze. Amerigo amava il caffè nero e la pancetta croccante, i due sposini si dividevano le crostate di frutta, Berto si limitava a prendere del caffè latte con delle grosse fette di pane raffermo; invece Amalia si nascondeva dietro una rivista patinata, beveva té e mangiava delle insipide gallette di riso. Paloma osservava i suoi clienti dalla porta della cucina attraverso delle lenti scure, fumando sigarette lunghe al mentolo. Remì non amava la gente, se ne stava seduto in un angolo del tavolo in cucina, giocando con i suoi biscotti prima di gustarli con il cioccolato caldo, nel mentre ripassava la poesia per la scuola. Presto sarebbe passato il pullman per portalo alla gita, nella locale fabbrica di tonno in scatola del paese. Un ambiente sporco, e maleodorante di pesce andato a male, unica fonte di reddito per le famiglie della zona, e dove molti di quei bambini divenuti adulti, dopo che avranno fantasticato su posti lontani, bruciando la loro gioventù, finiranno a sfilettare tonni e riempire scatolette, per pochi soldi alla settimana, rimpiangendo le scelte non fatte o ancora peggio quelle fatte. A questo pensava Paloma, mentre accompagnava con lo sguardo il figlio, che saliva sul pullman. Berto amava viaggiare di villaggio in villaggio, con il suo campionario ogni anno meno attrattivo, quello sarebbe stato l’ultimo suo gran tour per le cittadine sulla costa. I dolori alla schiena e alle mani che lo accompagnavano da Natale, si stavano facendo sempre più insistenti e la testa stava perdendo colpi. Ogni mattina, dopo la colazione, ripassava le frasi da dire e il campionario da vendere, selezionava le cravatte più belle, e spuntando una lista di indirizzi programmava la giornata. Paloma gli preparava un tramezzino al tonno ed un thermos di Caffe, con cinque cucchiaini di zucchero di canna, “il mio ricostituente per affrontare la giornata” diceva, mentre usciva dalla pensione con il fagotto sottobraccio. Lara si stava asciugando i lunghi capelli biondi, nuda seduta sulla sponda del letto a pochi centimetri da lui, che era intento a spararsi in vena mezza dose di eroina, lei preferiva lo spazio tra le dita dei piedi, non amava segni sulla sua pelle cosi curata e pallida. Le nozze non furono una sorpresa; fidanzati dal primo anno delle superiori, avevano sperimentato tutto insieme, ed anche quando un brutto infortunio, aveva aperto la strada alle droghe ad Andi, lei gli fu accanto passo dopo passo, pillola dopo pillola, dose dopo dose. La piccola città senza futuro in cui vivevano, i sogni infranti di un atleta mediocre e di una miss della vendemmia ora mai datata, aiutarono molto le loro scelte sbagliate. Prima di lasciare le rispettive famiglie per la luna di miele, si erano rivenduti i regali e prelevato i soldi per l’anticipo della casa, per godersi a modo loro quello che gli rimaneva della loro vita tossica, tra sogni chimici e crostate di frutta. Freya era stata una bambina precoce, orgoglio di mamma maestra di piano e papa reverendo della chiesa episcopale armena. Sempre la prima a eccellere in tutto, anche nelle cattive compagnie, con il pallino per il teatro e il varietà, aveva seguito il suo pigmalione nella terra dei sogni e della celluloide, dove tutto a dir suo era possibile. Scoprì presto che con il miele veniva anche il fiele, ma non si arrese e riuscì ad emergere anche se per poco. Foto per cataloghi di moda e fotoromanzi e poi quel piccolo ruolo in una grande produzione, che le valse ottime recensioni ed una candidatura che sfumò presto, quando non volle soddisfare il vizietto, del produttore. ”Ci si inginocchia solo davanti a Dio” gli ripeteva suo padre ogni volta che ne aveva l’occasione e lei fece questo, illuminata sulla via per gli studios, lasciata la città dei sogni. Ora stava tornando a casa, prima del inizio del suo noviziato in Settembre.
Amerigo dopo colazione ritornava nella sua stanza e si rimetteva a letto, aspettando che Paloma lo raggiungesse. Ogni giorno da quando era sceso alla pensione, i due facevano sesso non appena Remì partiva per la scuola o per le sue scorribande di ragazzino, ogni tanto dopo averlo fatto, si mettevano zitti ad ascoltare: la coppietta strafatta fottere di gran lena, la santarellina sgranare il suo rosario, o il vecchio a sborbottare lamentandosi per l’artrite. Lei fumando sigarette al mentolo e contando i soldi, che Amerigo aveva poco prima tirato fuori dalle pagine di una vecchia bibbia. Lui rasato di fresco, si infilava con la testa tra le gambe di Paloma, a gustarsi quel frutto che in un altro luogo ed in un altro tempo, aveva generato suo figlio.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa
Una scrittura minimalista che si addice a un racconto che sembra un quadro che si lascia guardare nelle sue tonalità azzurro mare, uno spaccato di vita o magari il testo di un buon cantautore. Il finale ‘di corsa’ ci sta e mi è piaciuto.
Grazie cerco in di caratterizzare la scrittura per quelli che chiamo racconti da sala di attesa, non sempre è facile ma ci provo grazie ancora.
Questo racconto sembra quasi una finestra che si apre su un altro mondo, giusto per il tempo necessario a sbirciare ciò che avviene nelle stanze di questa pensione.
Molto particolare e originale.
Mi è piaciuto molto.
Nella creazione di questo racconto ho cercato di scendere alla più asciutta cronaca andando a evidenziare la complessità di una vita senza fronzoli … grazie.
Mi sono ispirato ai dipinti di Hopper … alla sua visione del mondo (come si nota dalla foto che ho utilizzato).