La persistenza della memoria – Salvador Dalì
Serie: Oltre il dipinto
- Episodio 1: Il viandante sul mare di nebbia – Caspar David Friedrich
- Episodio 2: La scuola di Atene – Raffaello Sanzio
- Episodio 3: Il giuramento degli Orazi – Jacques Louis David
- Episodio 4: Santa Maria del Fiore – Brunelleschi/Ghiberti
- Episodio 5: Vocazione di San Matteo – Caravaggio
- Episodio 6: La libertà che guida il popolo – Eugène Delacroix
- Episodio 7: La lezione di danza – Edgar Degas
- Episodio 8: La persistenza della memoria – Salvador Dalì
- Episodio 9: Protesta in piazza Tian’an Men-1989
- Episodio 10: Covid-19 — 2020
STAGIONE 1
Continuava a camminare, i suoi piedi sprofondavano nella sabbia, il sole che precedentemente si stagliava al mezzogiorno, stava scomparendo piano piano, lasciando spazio ad un cielo notturno limpido e privo di nubi.
La calma prima della tempesta.
Le sue mani facevano su e giù per le braccia nel tentativo invano di riscaldarsi, i suoi vestiti erano evidentemente errati, fuori luogo in quella specifica situazione.
Non ricordava di preciso se fossero passati minuti, ore o addirittura giorni dall’ultima cosa che aveva fatto.
Non aveva ricordo nemmeno del suo ultimo pensiero, scomparso nel baratro dell’oblio.
Il tempo si stava trasformando sotto i suoi occhi.
Mentre camminava il paesaggio non cambiava, sabbia, sabbia e ancora sabbia.
I piedi le facevano male, la testa le girava e sentiva il suo corpo molle e privo di forme, si stava sciogliendo senza la presenza del sole.
Qualcosa in lontananza fece che i suoi piedi iniziassero a muoversi più rapidamente, un ossimoro, in un paesaggio così silenzioso e privo di segni di vita, l’immagine di lei correndo storpiava l’effetto, disturbando la quiete del posto.
Allungò una mano cercando di toccare qualcosa che non fosse la sua stessa persona, cercando di poter trovare un appiglio in quello strano posto privo di qualsiasi forma di vita, pensando di potersi salvare.
Inciampò, cadendo e sprofondando nella sabbia fredda, le sua mani iniziarono a tremare per il contrasto di temperatura della sua pelle e quella del terreno, si alzò in piedi e ancor prima di capire se fosse ancora tutta intera il suo sguardo si spostò all’orizzonte comprovando con un sospiro di sollievo che il cartello che stava agognando raggiungere era rimasto immutato e immobile dove lo aveva scorto.
Riprese a camminare, più lentamente di prima, contando i passi che la distanziavano da quel pezzo di legno, mano a mano che si avvicinava riusciva a distinguerne i contorni, non era un segnale ma un albero spoglio, rimaneva solo un ramo a quello che una volta avrebbe dovuto essere un’enorme quercia. Arrivò con il fiatone all’albero, i suoi occhi sprigionavano speranza, brillavano sotto il riflesso del sole che scendeva all’orizzonte, brillavano per le lacrime, brillavano per la speranza che invano si era instaurata dentro di lei.
Il suo sguardo stranito si rivolse all’orologio gigantesco appeso al ramo, allungò la mano e lo toccò; era bollente, i suoi polpastrelli si rigarono di rosso e il metallo con cui era stato costruito l’orologio le si stava sciogliendo sotto le dita, i suo occhi scorsero in un corsivo stretto, storpiato dal calore, una frase incisa a malapena sul retro del quadrante
“Il tempo è l’unica cosa che possiedi e che puoi decidere come utilizzare.”
Il tempo, che strana concezione, se non ci fossero gli orologi per noi tutto sarebbe un momento uguale all’altro: senza la frenesia delle giornate, gli appuntamenti, le sveglie la mattina.
Un gocciolina di sudore scivolò per la sua guancia, la sua fronte era imperlata di piccolissime goccioline che brillavano sotto la luce del tramonto. Vicino all’albero un altro orologio si scioglieva sul bordo di un dirupo, aveva il quadrante dorato e segnava le sette meno dieci; vicino ad esso un cronometro riempiva il silenzio con un ticchettio sommesso, era ambrato e sul coperchio sembrava che si fosse incastrato uno strano insetto vissuto millenni fa. La ragazza si sedette al bordo del dirupo e lasciando le gambe a penzoloni guardò in basso: sulla roccia alla sua sinistra una forma non ben definita era rivestita con un altro orologio molle, riusciva a vedere un grande occhio con lunghe ciglia, ma non riusciva a capire cosa fosse quella strana forma di vita.
Si portò una mano coprendosi gli occhi dal sole che rimasto congelato rimaneva sospeso tra il giorno e la notte, uno specchio d’acqua rifletteva i raggi rendendoli pericolosi agli occhi umani, la luce la ricopriva, si sentiva spossata, molle come gli orologi.
Cravatta a righe verdi militare e marrone, una gilet dello stesso colore. Un paio di pantaloni a sigaretta verdi, una giacca lunga e una ventiquattrore nella mano destra.
Un paio di occhiali dorati sul naso, le lenti grandi e rotonde le ingrandivano gli occhi.
Era di fretta, camminava velocemente, come se qualcosa di importante stesse per succedere di lì a poco, alzò lo sguardo e si fermò davanti un segnale stradale che indicavano il luogo in cui era diretta.
天安门广场
Tiananmen square
Serie: Oltre il dipinto
- Episodio 1: Il viandante sul mare di nebbia – Caspar David Friedrich
- Episodio 2: La scuola di Atene – Raffaello Sanzio
- Episodio 3: Il giuramento degli Orazi – Jacques Louis David
- Episodio 4: Santa Maria del Fiore – Brunelleschi/Ghiberti
- Episodio 5: Vocazione di San Matteo – Caravaggio
- Episodio 6: La libertà che guida il popolo – Eugène Delacroix
- Episodio 7: La lezione di danza – Edgar Degas
- Episodio 8: La persistenza della memoria – Salvador Dalì
- Episodio 9: Protesta in piazza Tian’an Men-1989
- Episodio 10: Covid-19 — 2020
““Il tempo è l’unica cosa che possiedi e che puoi decidere come utilizzare.””
Questo passaggio mi è piaciuto
Volevo fare i complimenti all’autrice per questo spunto così bello e originale. La pittura è un’arte eccelsa, ma ahimè posso dirmi tutto tranne che esperto.
Ho scelto questo episodio perché il quadro richiamato è di quelli che, vuoi o non vuoi, bisogna conoscere. E io voglio, sia ben chiaro: in realtà, sono particolarmente attratto dalla pittura ‘moderna’, diciamo prima metà del 1900. Tra i miei peccati mortali quello di aver citato, in un episodio di una delle mie serie, qualche visuale peculiare di De Chirico.
Concordo con David Di Guida, il potenziale espresso va oltre l’episodio in sé. Questa idea che Fiorile porta avanti, forzatamente visionaria (aspetto che adoro) ma molto ben controllata, promette un mélange artistico-narrativo di prim’ordine.
Questa semantica della sabbia mi ha ricordato la clessidra del tempo, con le sue scadenze e limitazioni e la protagonista che surfa su questa sabbia che a volte sembra una montagna invalicabile e altre uno scivolo spaziale per essere libero. Da che punto guardi il mondo tutto dipende, sembra voler dire questo brano, in sincrono tra l’altro col medesimo pensiero di Jarabe de Palo. Sicuramente una lettura interessante ma considerando il potenziale è la stessa Fiorile che dovrebbe pretendere di avere un suo racconto e una sua storia in prima persona. Tra colori e arte alla Chagall, il mio stesso tempo di lettura è stata una clessidra