La pista Zengarini

Serie: L'estate del 2023


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Una serie di piccole storie in equilibrio sul filo dell'estate

Ti dico questo, ed è anche un appunto per me. Potrebbe servirmi. È il 22 di agosto, sono le sette di sera e la luce del giorno si stende morbida e arancione sui visi, le braccia e le gambe della gente. Da quando la palestra è chiusa ho ripreso ad allenarmi allo Zengarini. Qualche volta ci vado con Mezzanotti ed Eleonora, qualche volta ci vado da solo. Ho appena finito di correre e non sono andato troppo forte perché non mi va di sbudellarmi né, soprattutto, mi va di fracassarmi le gambe. È per via del taekwondo ed è per via degli infortuni in cui sono incappato, uno dietro l’altro, alla fine della scorsa stagione. Comunque sia ho fatto tre giri del circuito ciclistico da due chilometri e quattro e adesso sto facendo un po’ di allungamento all’ombra di un albero dal tronco sottile e dalle foglie lunghe e verdi. Ho la gamba destra tesa in avanti, la tengo diritta davanti a me, ho il piede a martello appoggiato su di un’asse di legno e l’asse di legno è vicina alla fontanella ed è vicina al gazebo ed è vicina all’entrata principale del circuito. Giro la testa, il collo e il busto e guardo in direzione dell’anello della pista di atletica, che è distante centocinquanta metri ed è più in basso rispetto alla posizione in cui mi trovo io. C’è una ragazza che corre all’interno della corsia più lontana, sul rettilineo elastico e rosso a fianco delle grandi tribune di cemento. È vestita di nero, ha una canotta e un paio di pantaloni tecnici aderenti. Anche i capelli sono neri, sono lunghi e sono legati in una folta coda fissata sulla nuca. È abbronzata. Ha lo stile e la concentrazione di un’atleta che si prepara da professionista ad una gara importante. Seguo dall’alto la sua corsa su per tutto il rettilineo e poi lungo la traiettoria inclinata della curva e, per un momento, la sua bella ed elegante velocità si trasforma in centinaia di cavalli neri che galoppano, nel frastuono e nella polvere, fino al centro della luce del sole.

Serie: L'estate del 2023


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Discussioni

  1. Racconto interessante, scritto molto bene. Asciutto ed essenziale, più del precedente. Lei mi pare un meraviglioso animale selvatico. Mi ricorda i molti atleti kenioti che anni fa abitavano ospiti nella nostra zona. Arrivavano da dietro, a volte mentre camminavo e passavano accanto spostando l’aria. Eleganti come gazzelle.