La prima accoglienza

Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Ariele e Gustav riescono a rintracciare il poeta. È lui a mostrarsi dalla finestra della sua camera d'albergo, chiedendo loro di fare due passi nei paraggi, in attesa di finire un suo nuovo scritto. Lo ascoltano entrambi con i visi rapiti, indifesi, rispettando, senza obiezioni, la sua richiesta.

I due amici si incamminarono lungo le traverse adiacenti a via San Filippo Neri, in attesa che il poeta completasse il suo scritto. Faceva molto freddo e l’oscurità delle strade si infittiva di presagi e malinconie. Gustav tremava. Ariele era senza accendino e non vedeva l’ora di fumare. Ma lungo la strada non passava nessuno. Rimasero a ciondolarsi in un percorso complesso, che li allontanava sempre di più dall’albergo, catapultandoli nelle camere spente delle loro angosce. Più avanti Ariele incontrò un ragazzo che gli prestò l’accendino, mentre Gustav, insofferente, scalciò delle cartacce sul bordo del marciapiede, dove raccolse una spiga mangiata per metà.

«Che peccato» fece, quando l’altro, fumando: «Mi sa che ci stiamo allontanando troppo dall’albergo. Meglio ritornare. Il poeta, nel non vederci arrivare, potrebbe indispettirsi e andarsene a dormire».

«Hai ragione. Tra l’altro non ho nemmeno avvertito Lara. Dovevamo sentirci con le bambine. Ci teneva tanto che ci fossi. A quest’ora sarà infuriata. Non ho mai mancato a una telefonata di fiabe della buonanotte. È la prima volta. Spero che mi perdoni, ma ho i miei dubbi che lo farà. Mi sta salendo l’ansia.»

«Chiamerai Lara dalla camera del poeta, tranquillo. Anche io devo usare il telefono. Sono sicuro che Stain comprenderà. L’importante è che ti rilassi. Sei troppo agitato, e quando parli sbarri gli occhi.» 

Avevano ripreso la strada verso l’albergo, con maggiore speranza, cercando di contenere a fatica le rispettive afflizioni, quando l’avvocato, spinto da un impulso irrefrenabile, addentò con violenza il pezzo di spiga che aveva raccolto.

«Ma è tutta lercia e già mezza mangiata! Mettila via! Sei impazzito?» gli disse Ariele, disgustato.

«Non so di cosa parli. È una spiga deliziosa, ancora bella calda.»

«Era finita a terra e tu l’hai raccolta, Gustav! Lo hai già dimenticato?»

«Non l’ho raccolta, ma l’ho comprata. Lo sai bene, perché c’eri anche tu accanto a me.»

«Ma cosa diavolo stai dicendo?»

Gustav guardò con attenzione il pezzo lercio di spiga, con un’espressione calma, fanciullesca.

«Sono sicuro di averla comprata. C’era una vecchia, con degli occhiali rotti e uno scialle color grano, immersa nella tristezza. Tremava per il freddo. L’hai vista anche tu, ricordo che hai riso per i suoi occhiali da strega. Erano appannati e tutti crepati, come se attraversati dalla nebbia. Sonnecchiava su di una sedia a dondolo, aveva le gambe spalancate e le scarpe da tennis slacciate. Era lei la venditrice di spighe. Le teneva in una tinozza. Tu le ridevi addosso, dandomi dei colpi di gomito sul braccio. Erano rimaste cinque spighe. Ti ho chiesto se ne volevi una, ma non mi hai risposto. Non riuscivi a contenerti, per il riso nervoso che ti era esploso di fronte alla vecchia e alla sua tristezza. Che crudeltà, ti ho sussurrato, ma tu non mi hai risposto.»

«Se è uno scherzo sappi che è di pessimo gusto!» gli disse Ariele, alzando il capo verso la finestra dell’albergo – erano appena arrivati.

«Sono serissimo invece. Intanto tu non mi guardi più, ma fissi soltanto la finestra del poeta, ecco perché non mi credi e non ricordi nulla di cosa sia accaduto poco fa. Non vedi altro che le luci funebri del poeta, ormai. Per te non esisto più. Se morissi adesso, di malincuore o di spavento, per te non cambierebbe nulla.»

«L’hai raccolta da terra, ammettilo! Potresti morite di tifo, lo sai?» e alle parole di Ariele l’avvocato allontanò dalla bocca il pezzo di spiga, per scagliarlo con forza verso la finestra della camera del poeta. Il rumore cupo del colpo fece vibrare i vetri, ma senza romperli. Ariele si girò di scatto, atterrito. Non riusciva a parlare, per quanto fosse stravolto dal lancio sconsiderato dell’amico, che si guardò intorno, soddisfatto, come un tiratore scelto. Dalla finestra colpita, qualche istante dopo, emerse una voce sottile, poi un lampo bianco nelle tenebre. Era il poeta. Di nuovo lui, altero e vigoroso, dalla sua postazione di guardia.

«Finalmente. Temevo non veniste più.» Ariele si precipitò sotto la finestra, cercando di riconoscere il suo viso nebbioso, che faceva fatica a definire.

«Sei tu Stain? Me lo confermi, vero? Non riesco a guardarti per bene in viso.»

«Insomma, quante domande. Certo che sono io. Vi stavo aspettando da un pezzo. Sono sceso in strada, raggiungendo il marciapiede di fronte, sperando di trovarvi lì, ma non vi ho più visti. Ho pensato che foste ritornati alle vostre case. Intanto avvicinati e afferra la chiave, presto. Fai attenzione che ora te la lancio. Un po’ più dietro, ecco, va meglio, non di più» disse il poeta ad Ariele, sporgendosi dalla finestra, mentre Gustav era intento a cercare la spiga lanciata e rimbalzata nelle ombre di qualche siepe, mentre la chiave lanciata dal poeta cadde al suolo, tintinnando di nostalgia, come una moneta d’oro in un sogno. 

Ariele con un balzo la raccolse; poi, col viso puntato alla finestra, afferrò di furia un braccio dell’avvocato, che gli era tornato vicino, dicendogli di piantarla e ritornare in sé. Era arrivato il momento che attendevano da tempo. Non restava che aprire la porta a vetri dell’ingresso con la chiave magica del poeta, per salire di nascosto nella sua camera e parlargli. La finestra si richiuse, ma il viso del poeta continuò a fissare con delicatezza i suoi compagni. Ariele, raggiunto l’ingresso dell’albergo, scrutò dal vetro della porta, chiudendosi i lati delle tempie con il taglio delle mani, cercando di definire al meglio l’interno, ma non vide nessuno, accorgendosi, con grande rammarico, che dall’esterno non vi era alcun tipo di serratura. La porta si apriva e si chiudeva solo dall’interno. La chiave lanciata dal poeta era inutile.

«Che razza di scherzo» disse Ariele, ringhiando. Gustav puntò dal basso la stessa finestra, cercando di comunicare col poeta, che era fermo e sbiadito dietro il vetro appannato. Ariele gli mostrò con delusione la chiave, cercando di spiegargli che dall’esterno non vi era alcuna serratura per poterla utilizzare. L’altro continuava a fissarlo, senza muoversi o interagire, come una statua di cera, o il languore del compagno di classe di un tempo. Si guardarono ancora, con la stessa fluorescenza e intensità, quando la porta d’ingresso, come per incanto, si aprì.

Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “mentre la chiave lanciata dal poeta cadde al suolo, tintinnando di nostalgia, come una moneta d’oro in un sogno. “
    Il brano si apre con una lunga serie di dialoghi magistralmente condotti al limite della migliore letteratura del nonsenso. L’ordine e il caos si alternano facendo quasi delle piroette e, a domande di senso compiuto, si alternano risposte senza senso e viceversa. Leggendo, ci si chiede quale dei due personaggi sia più ‘pazzo’ dell’altro, nel senso etimologico della parola. E poi c’è il poeta. Figura più inquietante non potevi pensarla. Quell’immagine fumosa nascosta dietro al vetro è quasi disturbante, come lo è la corsa frenetica e senza meta degli altri due. La chiave ha sicuramente un forte significato simbolico e ‘l’ascesa’ a quella stanza sembra un viaggio senza ritorno. A mio avviso, un perfetto inizio di stagione.

    1. Ciao, Cristiana. Hai analizzato con grande cura le zone archetipiche del progetto, come se le stessi strutturando con le tue mani, la tua mente e la tua sensibilità. Sono dell’idea che la figura in ombra dietro i vetri sia fondamentale, inclusiva degli atti enigmatici e singolari del dramma. Rappresenta il lato meno visibile del personaggio del poeta, il meno manifesto e immediato, quello che probabilmente lo avrà portato fin lì. Le ragioni di tutto ciò che accade, che si rivela e all’improvviso si riduce o si annienta all’interno del telaio, sono sempre velate da un vetro, da una fissità che disarma e che non ti dà più pace quando la intercetti. I due compagni hanno avvertito sul loro dinamismo il peso di quell’attenzione, che mentre seduce disturba e consuma. Il lancio della chiave, come una moneta in un sogno, è simbolo di un accesso al mistero. Un accesso stavolta diretto, inesorabile, dove ciascun personaggio dovrà fare i conti con la parte buia della sua interiorità e del suo percorso più spiacevole, che non ha ancora risolto, e che non ha avuto la forza e il coraggio di affrontare. Dietro quel vetro, l’elemento che hai colto e che ti ha colpito, è forse il nucleo della stessa dinamica dove il non senso, le derive e le frontiere nebbiose dell’incomunicabilità, riportano a radici profonde, logiche e molto più lineari della loro apparenza labirintica, ancora troppo eterea e fumosa in questa fase ancora primordiale della seconda stagione, ma già prossima a una sua forma evolutiva, che la orienterà verso nuovi passaggi ed elementi su cui riflettere, o semplicemente abbandonarsi all’abisso, senza opporsi alle forze naturali della corrente. Grazie ancora del tuo interesse. A presto.

  2. Aspettavo questo episodio che mi ha incuriosito e disorientato. Ció che ancora non riesco a capire, forse avrà una spiegazione nelle prossime narrazioni. Oppure resterà una storia surreale, senza una sequenza logica chiara, razionale, dovuta al tema enunciato nel titolo. In tutti i casi credo che questa serie abbia un senso, magari simbolico, in ogni minimo particolare.

    1. Ciao, M. Luisa. Le fasi controverse di questo progetto si orientano sempre in una zona di limbo, di luoghi intercapedine, dove tutto ciò che appare potrebbe non essere, rasentare l’inesistenza, l’impossibilità, ma dentro di loro, in ciascuna sequenza o progressione simbolica, anche nella più nebbiosa e impervia, nascondono sempre un filo segreto di verità e di logica, che lungo l’articolazione del percorso prenderà una sua forma, una sua prima luce e poi una sua ragione, che in qualche modo giustificherà e definirà il tutto. Il progetto si impianta, in qualche modo, su di una matematica dell’assurdo, che prima o poi sceglierà di sciogliere i suoi enigmi e di rivelare l’armonia dei suoi numeri e delle sue parti oscure, riportando a riva le sue tonalità trasgressive e più lontane. Grazie della tua visita e delle tue suggestioni. A presto.

  3. Interessante l’episodio della spiga, mi ha gettata in uno stato di straniamento, e più mi sgorzavo di capire cosa è accaduto davvero, più mi si infittiva il mistero… sono persino tornata ad accertarmi chefosse stata la voce narrante a raccontare l’episodio…
    Ancora più interessante che Ariele cada poco dopo in un simile tranello, con l’episodio della chiave inutile.

    1. In effetti la spiga e la chiave, per ragioni diverse, sono elementi che dallo straniamento che evocano avvicinano all’intimità e alla pulsazione dei personaggi, che su altre strade non avremmo raggiunto.
      Le cose, gli oggetti, della storia diventano di colpo vivi, creaturali e pulsanti, tracciando nell’interazione con il soggetto di turno una loro costellazione singolare di domande e risposte ancora aperte, incompiute.
      Paradossalmente, nella loro interazione con l’assurdità del poeta e delle situazioni che dal suo arrivo precipitano nella loro esistenza, i due amici si umanizzano e ritornano a saggiare il mistero e la fragilità della loro parte più autentica, quella che avevano accantonato, se non dimenticato, nel corso della crescita e della disillusione operata dal passaggio doloroso del tempo.
      Mi piace molto l’idea del tranello. Credo che l’intero progetto rappresenti un tranello sottile, una sorta di inganno sotteso a ogni dinamica vi si avvicendi. Un saluto e a presto.

  4. Avevo deciso di dedicare mezz’ora alla lettura di qualche racconto ed è arrivata la notifica “Luigi Salerno ha appena pubblicato “, quindi ho aperto subito questo episodio. Ho adorato tutto il discorso sulla spiga! Gustav è eccezionale, amo questo personaggio.

    1. Ciao. Sono contento che la tua mezz’ora sia caduta anche in questo episodio, che ha a che fare con un’accoglienza. La parte della spiga è un elemento che potenzia il mondo ancora oscuro del personaggio di Gustav, che lungo il corso della seconda stagione, almeno secondo le mie ultime previsioni, prenderà sempre più quota, spazio e intensità. Il morso alla spiga sporca e il lancio sconsiderato, ma funzionale, nella finestra della camera del poeta, rappresentano una sorta di assaggio del suo prossimo sviluppo, un’anticamera della sua nuova rotta, di certo sempre meno ortodossa e comprensibile. Ne vedremo delle belle, mi sa. Grazie della tua visita e del tuo commento.