
La professoressa Camilla Mordelli
Serie: Del mio racconto di amore e amicizia per Camilla
- Episodio 1: La professoressa Camilla Mordelli
- Episodio 2: Io, Marta Zaia
- Episodio 3: La mia dolce Clara
- Episodio 4: Pomeriggi
- Episodio 5: Disegni a matita
- Episodio 6: Cartelle colorate
- Episodio 7: L’invito
- Episodio 8: Batte così forte
STAGIONE 1
Fu come un caldo raggio di sole, in una fredda mattina di novembre, che giunse inaspettato a stravolgere la mia giovane e finora tranquilla vita di quindicenne.
Entrò in classe in silenzio, nessuno se ne accorse. La maggior parte di noi dava le spalle alla cattedra, chi seduto sopra i banchi con attorno qualche compagno a formare un piccolo gruppo, o chi vicino alla finestra a guardare fuori. Qualcun’altro invece, preferiva stare da solo per i fatti suoi, col capo chino sul cellulare o a mangiucchiare qualcosa. Ogni cambio dell’ora, si sa, era l’occasione per sgranchirsi le gambe e distrarsi un po’.
Tre colpi decisi ma leggeri sulla cattedra richiamarono l’attenzione di tutti noi. Coloro che erano rivolti verso il fondo dell’aula si girarono, mentre chi era assorto nei propri pensieri alzò la testa. Il nostro chiacchiericcio sfumò in pochi secondi e l’aula si ritrovò in un silenzio forse mai sperimentato prima. Per un momento fummo come sospesi con gli occhi rivolti verso chi si era materializzato inaspettatamente, come per magia. E questa chi è, sembrarono dire i nostri sguardi.
“Buongiorno ragazze e ragazzi, sono Camilla Mordelli, la vostra professoressa di Disegno e Storia dell’Arte. Prendete posto per favore.”
Ci sistemammo ognuno ai nostri banchi, mentre la professoressa si toglieva il cappotto color crema, che adagiò con cura, piegato in due, sul lato sinistro della scrivania. Poi si tolse il cappello modello cloche color lampone avvolto da un nastro di seta dello stesso colore, che pose con delicatezza sul cappotto. Aveva scelto, per quel suo primo giorno di scuola, di indossare un abito intero in lana lavorato a righe, di colore blu. Mi sembrò perfetta vestita così. Guardandola, pensai che non avesse potuto scegliere outfit migliore per destare interesse. La trovai irresistibilmente attraente. Camilla Mordelli aveva ricevuto l’incarico come supplente per sei mesi, in sostituzione del nostro professore titolare di Disegno e Storia dell’Arte, che si era dovuto assentare per motivi personali. Aveva ventisei anni ed era alla sua prima esperienza come docente.
Si sedette e dalla borsa, dello stesso colore del cappello, che aveva appoggiato ai piedi della scrivania, prese un grosso volume e lo pose al centro della scrivania.
“Bene, siamo ora tutti sistemati” disse scrutando la classe silenziosa e ordinata. Colsi nei suoi occhi e nel breve sorriso che accennò, una sorta di soddisfazione e compiacimento. Il primo impatto con i suoi nuovi alunni era andato tutto sommato bene, forse pensò.
“Facciamo conoscenza allora” disse mentre prendeva il registro di classe sistemato alla destra della scrivania.
Scorse i nostri nomi e cognomi con attenzione, dedicando a ognuno il giusto tempo per capire a chi appartenessero. Mi sembrò, ma forse fu solo una mia impressione, che si soffermasse un po’ di più sul nome delle ragazze. Notai che dopo aver chiamato le mie compagne, l’espressione del viso, ma anche la postura del corpo cambiavano a seconda di chi era alla sua attenzione in quel momento.
Non fù così invece per i maschi; leggeva i nomi quasi meccanicamente e una volta individuato a chi appartenessero, passava avanti. È come se per lei i ragazzi fossero tutti uguali, al contrario delle ragazze, alle quali sembrava attribuire una loro particolarità, distinguendole una dall’altra.
Ero curiosa di scoprire quale sarebbe stata la sua reazione alla mia conoscenza. Dovetti attendere la lettura di tutti e ventidue nomi dei miei compagni, prima che giungesse al mio, l’ultimo dell’elenco.
“Marta Zaia” finalmente udii.
Fissai la sua bocca, cercai di concentrarmi su ogni singolo movimento delle labbra mentre pronunciava le singole lettere. La mia mente rallentò tutto, per goderne di ogni istante.
M… A… R… T… A
Z… A… I…A
“Io” risposi dopo un po’ mezza imbambolata, mentre sollevavo la mano a mezza altezza per farmi riconoscere.
Mi guardò, io la guardai. Mi sorrise? Forse. Arrossii? Non so. Incanto, illusione, vertigine, paura. Caddi, per davvero per la prima volta, dentro il vortice dell’innamoramento.
Serie: Del mio racconto di amore e amicizia per Camilla
- Episodio 1: La professoressa Camilla Mordelli
- Episodio 2: Io, Marta Zaia
- Episodio 3: La mia dolce Clara
- Episodio 4: Pomeriggi
- Episodio 5: Disegni a matita
- Episodio 6: Cartelle colorate
- Episodio 7: L’invito
- Episodio 8: Batte così forte
Wow, fino all’ultimo pensavo che il protagonista fosse un ragazzo, che sorpresa! Lettura piacevole e scorrevole, complimenti 🙂 Leggerò volentieri anche gli altri episodi
Grazie mille, se poi ho creato anche l’effetto wow!!
Complimenti!!! Scrittura ineccepibile e argomento interessante. Gran piacere leggerti 👏👏👏👏
Grazie!
Molto interessante, davvero. Se non fosse per i telefonini, mi è sembrato di ritrovarmi nella mia classe.
Sì concordo, calarsi negli occhi, nelle labbra dell’altro o dell’altra non è affatto facile. Un’esperienza che, narrativamente parlando, impegna molto. Il rischio, si sa, è che sotto la maschera restiamo l’uomo – o la donna – che siamo. Per ora ti sei tenuto sui giusti binari, dritti e scorrevoli che sembra di stare su un Frecciarossa.
Quanti ricordi.
Bel lavoro, ottimo spunto.
Grazie davvero!
Un bellissimo inizio. Le parole scorrono come acqua. Molto efficaci le descrizioni e quell’aria sospesa, soffusa di nostalgia.
Ti ringrazio per il gentile commento. Contento che ti sia piaciuto.
Questa sì che è classe Francesco, chiarissime e vivide descrizioni. Mi prendo la libertà di segnalare la presenza di termini ripetuti e ravvicinati, che nulla tolgono alla qualità della scrittura.
Grazie Roberto, qualche imprecisione c’è sempre. Sai, quando hai finito di scrivere e non vedi l’ora di pubblicare! Ad ongi modo consigli e critche sono sempre ben accette.
Grazie alle tue descrizioni è possibile vedere la professoressa distintamente.
Un inizio veramente molto interessante, che lascia con la curiosità di scoprire il resto.
Grazie Giuseppe, mi sto buttando per la prima volta in una serie o racconto più lungo. Vediamo come prosegue.
Meraviglioso. La figura dell’insegnante è incantevole, quasi eterea, in bilico tra sogno e realtà proprio come l’amore, quando ci prende e ci porta in un’altra dimensione. Bellissimo il finale, hai reso benissimo la sensazione di imbarazzo, smarrimento, sorpresa, desiderio, quando ti prende all’improvviso e tutto insieme.
Quel caddi, non so se fatto volontariamente, mi ha ricordato il celebre verso.
Davvero un ottimo inizio, aspetto il seguito!
Si, caddi sta per fall in love, che esprime a mio parere al meglio il senso dell’innamoramente.
Vediamo come prosegue questa serie, e spero di soprenderti. Grazie per esserti fermata.
Un inizio davvero incantevole, in vesti tutte al femminile. Delicato, quasi scritto in punta di piedi. Chi di noi non si è innamorato almeno una volta di un insegnante? A me capitò per il maestro Giorgio in quinta elementare e per la professoressa Alberti al Liceo. Ancora oggi quasi non reggo il loro sguardo senza che il cuore batta all’impazzata. Mi hai catapultata in quella classe. Splendida la scena iniziale dove descrivi benissimo la cura quasi maniacale con cui lei ripone le proprie cose. Gesti perfetti, forse studiati per incutere timore e suscitare rispetto? O magari lei è proprio così. Seguirò la tua serie davvero volentieri.
Grazie di cuore! L’intenzione è di scrivere una serie molto femminile. Raccontata da un uomo che fa parlare una ragazza. Un po’ una scommessa, ma è anche questo il bello dello scrivere e raccontare.