
La proiezione di sè
Serie: Frammenti di una notte di gennaio
- Episodio 1: Amare per l’ultima volta
- Episodio 2: Il mostro sotto il letto
- Episodio 3: La proiezione di sè
- Episodio 4: Anime dimenticate
STAGIONE 1
Lisa aprì la porta dell’appartamento, accese la luce e si tolse il pesante cappotto senza prendersi la briga di appenderlo. Lo lanciò sulla sedia e si diresse in cucina. Gli occhi stanchi, cerchiati da profonde occhiaie, i capelli in disordine. Prese un bicchiere dalla credenza, lo riempì dal rubinetto e lo bevve tutto d’un fiato. Senza alzare lo sguardo, strinse le mani sul ripiano del lavello.
«Sei ancora qui?»
«E dove vuoi che vada?» rispose un uomo appena comparso sulla soglia della cucina. Il viso pallido, emaciato, lo sguardo triste di chi sa di essere colpevole di qualcosa di terribile.
«Proprio non ti decidi a lasciarmi in pace, eh?» Lisa gli lanciò uno sguardo carico di odio; poi lo oltrepassò, raggiungendo il salotto.
«E mettila di seguirmi!» urlò, sentendo la presenza dell’uomo alle sue spalle.
«Sai che non posso farlo…»
«Perché? Perché non puoi lasciarmi in pace? Perché continui a torturami così?» Lisa si voltò, urlando. Il suo sguardo era freddo, penetrante.
«Lo sai. Sai perché non posso andarmene.»
Sul volto di Lisa comparve un sorriso amaro. «Andartene non è mai stato un problema per te. O sbaglio?»
«È di questo che vuoi parlare?»
«Si, è di questo che voglio parlare!» Stava urlando di nuovo, combattendo contro le lacrime che premevano per uscire.
«Va bene» rispose l’uomo con un sospiro. Lo sguardo gli era diventato ancora più triste. «Allora parliamo di questo.»
«Tanto non capiresti» risposte Lisa. Stappò una bottiglia di vodka e se ne versò una generosa quantità nel bicchiere.
Ci fu una lunga pausa durante la quale Lisa osservò la vodka ruotare attraverso il vetro, lo sguardo perso, come se stesse ponderando le sue varie scelte. Chiuse gli occhi, si portò il bicchiere alle labbra a ne trangugiò tutto il contenuto in un sorso. Poi si voltò verso l’uomo.
«Te ne sei andato…»
«Si, lo so…»
«Te ne sei andato e mi hai lasciata da sola!» Lisa stava di nuovo urlando. Si prese la testa fra le mani e permise alle lacrime di rigarle le guance. «Tu non lo sai cosa vuol dire svegliarsi una mattina e rendersi conto che la persona con cui ha condiviso gli ultimi quindici anni della tua vita se n’è andata, nel bel mezzo della notte, in sella alla sua moto, lasciandoti da sola. Non lo sai cosa significa dover ricominciare a vivere, doversi abituare a una vita senza quella persona. Ogni cosa, ogni abitudine, ogni gesto non fanno altro che far riaffiorare vecchi ricordi. Ricordi che fanno male, che ti svuotano, che ti fanno vivere in un tempo sospeso, in un’attesa infinita che ti logora e ti divora giorno dopo giorno.» Pausa. Il fiato corto, il volto ormai inondato di lacrime che non smettevano di scorrere. «Perché lo hai fatto? Perché te ne sei andato?»
L’uomo attese in silenzio, non staccando mai gli occhi da Lisa, lo sguardo pieno di dolore. Restò qualche istante con la bocca semi aperta, cercando, forse, la risposta migliore a tutte quelle domande ed emozioni che gli erano piombate addosso come un uragano.
Poi, con voce tremante, parlò. «È vero, non saprò mai cosa vuol dire passare la vita ad aspettare qualcuno che non tornerà. Perché io sono morto, Lisa. Ma tu sei ancora qui, tu puoi ancora vivere.»
Lisa alzò lo sguardo e lo puntò di nuovo verso l’uomo davanti a sé. «Come faccio a vivere se tu continui a restare qui? Vattene. Lasciami libera di continuare la mia vita senza di te! Una vita che tu mi hai imposto con la tua assenza.»
L’uomo aprì le braccia, come per mostrarsi nella sua interezza, e le sorrise. «Guardami Lisa. Io non esisto. Non sono altro che una tua proiezione. Sei tu che devi lasciami andare. Sei tu che devi liberare te stessa.»
Serie: Frammenti di una notte di gennaio
- Episodio 1: Amare per l’ultima volta
- Episodio 2: Il mostro sotto il letto
- Episodio 3: La proiezione di sè
- Episodio 4: Anime dimenticate
“Una vita che tu mi hai imposto con la tua assenza.»”
Una frase potentissima (e bellissima)🤍
Le emozioni della donna sono reali, un’onda di marea che investe il lettore.
Un altro bel capitolo, nel quale hai saputo ridisegnare una situazione comune in maniera originale.
Potente, consueto ma presentato in modo eccellente. Brava!
E’ un’idea molto bella quella che hai avuto, brava. Come opinione personale, che non conta niente, mi sarebbe piaciuto leggerlo anche nella versione in cui non si dice esplicitamente che l’uomo è morto, ma lo si lascia intuire dalle parole dei due. Ribadisco però che mi è piaciuto molto.
Spesso il dolore ci divide a metà e penso che con questo racconto ce lo hai ricordato benissimo!!! 👍👍
Mentre leggevo le primissime righe del tuo racconto, ammetto di essere caduta in quella sorta di ‘trappola’ che farebbe pensare da subito a un tradimento, oppure alla stanchezza di un rapporto che si risolve con la ‘fuga’ di uno dei due all’interno della coppia. Il finale spiazza e intristisce. Ci si pone molte domande in merito, chiedendosi lecitamente cosa faremmo noi e come reagiremmo. Si prova anche molta empatia per lei, certamente aiutano i dialoghi, come se le due persone fossero veramente una di fronte all’altra. Davvero molto bello.
Grazie per il tuo bellissimo commento Cristiana!
Una descrizione iniziale che rende chiara l’ immagine dello stato d’animo di questa donna. Un discorso diretto efficace nel trasmettere la rabbia da un lato e il senso di colpa dall’altro. Un colpo di scena inaspettato e un ottimo finale.
E poi mi piace il nome della protagonista, l’ avrei scelto anch’io. Anzi, l’ ho già fatto. Ricordi?😊
Credo che le immagini siano, a volte, molto più forte delle parole stesse. Soprattutto quando ci si trova a dover esprimere emozioni difficili da decifrare a parole.
Per i miei personaggi spesso mi lascio trascinare dall’intuizione del momento. Come mi piace sempre dire, non sono io a scegliere i loro nomi, ma sono loro a sussurrarmeli 🙂