La prudenza prima di tutto

Serie: The White Room


“Levati! Fammi andare via da qui!”, disse urlando.

Non seppi che fare, se non uscire dalla porta e scostarmi sulla destra. Markus non ebbe nessuna via di fuga, siccome quel ragazzo in camice blu si presentò di corsa di fronte a lui e lo placcò, facendolo così cadere per terra.

“Ti avevo detto di fare il bravo, ma se con le buone non capisci, allora andrò con le cattive”, disse prendendo la testa di Pech.

Fu uno scenario terribile. La testa di Markus venne fatta sbattere per terra e sulle mura, colorando così di un vivido rosso l’intera stanza. Io rimasi lì paralizzata finché non venne il ragazzo a sollevarmi.

“Stia tranquilla cara Synove, son cose che capitano da queste parti”, disse con affanno.

“La ringrazio…di avermi protetta…”, dissi spaventata e con voce fioca e timida.

“Dai…è ora di andare, la tua giornata è finita”, mi rispose portandomi verso l’uscita.

In quel momento non sapevo se tornarmene a casa era una buona idea. Ciò nonostante non avevo scelta.

Quando arrivai a casa, non mi sentii male. Decisi così di andare fuori per tranquillizzarmi un po’ e la sera di quel giorno chiamai le mie amiche per vedere se volevano bere qualcosa. Dopo che mi incontrai con le mie amiche, ci dirigemmo verso una discoteca a Parigi. Seppur c’era folla quella sera, riuscimmo ad entrare lo stesso.

“Allora Synove?! Non bevi?!”, urlarono le mie amiche con quel casino di musica ed urla.

“Si certo, ho appena preso il cocktail! Comunque devo dirvi una cosa molto importante!”, dissi urlando per potermi far sentire.

Proprio quando stavo per parlare, arrivò una chiamata. Riferì alle mie amiche che andavo un attimo al bagno, unico luogo in cui la musica si sentiva di meno.

“Pronto?”, dissi per telefono.

“Forse non sono stato chiaro. Le ho detto di riservare le informazioni che prendeva per lei…vuol forse che i miei uomini la vengano a prendere cosicché possiamo parlare faccia a faccia?”, disse l’anonimo della mail.

Ero sicura che fosse l’anonimo di quella mail, sicurissima. Risposi di aver capito e che non avrei mai e mai più mostrato o rivelato informazioni legate a quell’edificio o a quei pazienti. Ritornai dalle mie amiche e, non appena mi sedetti, videro che ero spaventata. Mi chiesero se ci fosse stato qualche problema, ma risposi di no. Il mio cocktail diceva altro, si vedeva che tremavo come una foglia.

Dopo quella sera non riuscì a dormire. L’unica cosa che ero in grado di fare era guardare il soffitto e perdermi nei miei pensieri. La mattina seguente, giorno in cui non venni presa da quelle persone, decisi di farmi un giro per la città vagando anche per varie stazioni di polizia e centri psichiatrici. Cosa stavo cercando? Ero in cerca di qualche informazione su Markus ma nulla, non era un nome diffuso in Francia ed inoltre, ogni cartella che trovai non rispecchiava coi suoi dati né tantomeno con la sua faccia. Con la chiamata di quella sera, decisi di non parlare quando andavo in cerca di informazioni; infatti, chiedevo aiuto utilizzando dei foglietti di carta che riutilizzavo in diversi posti. Solamente nel quotidiano utilizzavo la mia voce, ma per il resto cercavo di stare zitta il più possibile. Continuando a girovagare per vari centri psichiatrici trovai informazioni su Markus, l’uomo su cui stavo investigando. Di lui c’era solo il nome, il posto in cui abitava e molti fogli bruciacchiati che nascondevano i suoi precedenti penali, ecc.

Il telefono squillò nuovamente e, non sapendo cos’altro fare, decisi di rispondere.

“Allora, non le sta proprio in testa che non deve curiosare nelle cartelle dei miei pazienti. La prego di smettere di cercare altre informazioni su Markus, dato che non le troverà. Solo io lo conosco e sono l’unico a possedere le sue informazioni. Questo vale per tutti gli altri ed anche per lei cara Synove. Ora, se non le dispiace, aggancerò e la prego, non si spaventi se so dove vada e cosa faccia. È una cosa normalissima. D’altronde, controllo tutti coloro che sono relazionati, correlati e legati a me. Non mi sfugge nulla, quindi faccia attenzione”, disse l’anonimo della mail con voce calma e gentile.

Sarei mai potuta andare avanti così? Visitare i pazienti, capire i loro problemi, e non farli uscire da lì? Non riuscivo a stare più al gioco, così richiamai l’anonimo.

“Non mi piace più stare al gioco…c’è un modo per ritirarmi da questo nostro accordo?”, dissi innervosita all’anonimo.

“Lei forse non ha capito che io le ho dato un’occasione d’oro, un’occasione da non dover farsi sfuggire”, disse l’anonimo.

Cercai di rispondergli ma non mi diede neanche il tempo di formulare una parola.

“Ora è inutile che si penta di ciò che ha fatto. Lei ha voluto stare al gioco, lei è finita nella trappola dell’orso ed è lei che ha deciso di prendere una tale decisione. Se pensa che io l’abbia controllata mentalmente, si sbaglia di grosso. Se ora si sente minacciata da me e dal mio personale, io non posso farci niente. Come le ho già spiegato troppe volte, questa è un’opportunità così preziosa e segreta, da non poter essere rivelata ad altri. Se ho scelto lei per questa opportunità, voglio che sappia che l’ho selezionata perché so che è una persona in gamba con la voglia di crescere ed espandersi nel mondo della mente umana. Voglio che se lo ricordi: io le offro il materiale e lei costruisce, elabora e produce. Io le offro un’opportunità, e lei la coglie per imparare, studiare ed espandersi. Se poi lei vorrà abbandonare questa via, con rammarico, la lascerò libera e lie tornerà alla sua vita in piena tranquillità. Ricordi questo però, se ha bisogno di qualcosa, me lo riferisca tramite mile, grazie”, disse l’anonimo serio e sicuro di sé

Anche se sembrava sicuro di sé, in realtà, sapevo che era infastidito. Da quella chiamata rimasi pietrificata, mi sentivo come un blocco di ghiaccio messo in mezzo alla strada. La mia mente non ragionava più. Sapevo solo di essere entrata in una trappola, in una ragnatela da cui non potevo più fuggire.

Serie: The White Room


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni