
La Questura magica
“Basta prendere un respiro profondo, chiudere gli occhi ed esprimere un desiderio.”
Questo le aveva detto l’usciere della Questura, entrato di soppiatto nella stanza mentre lei era sola.
“All’apparenza sembra un bagno qualsiasi, ma non è un bagno qualsiasi”, continuò l’usciere. “Io l’ho provato tante volte. Pensa che la prima volta che ci sono entrato era perché ero stato arrestato. Proprio come te adesso. Era scoppiata una bomba, ed io, sfortunatamente, mi trovavo a passare da quelle parti. Siccome all’epoca ero un anarchico, venni arrestato subito, anche se ero innocente. Mi portarono qui per interrogarmi. Avevo paura, perché a quei tempi gli anarchici che entravano in Questura erano più di quelli che uscivano. Mi chiusero in una stanza che era proprio quella in cui sei chiusa tu adesso.
Immagino che anche tu devi avere paura: una ragazza sola, straniera, in una grande città. Non dovresti essere a casa con i tuoi genitori? Sono vivi?
Anch’io ho una figlia giovane, più piccola ancora di te.
Ma cosa stavo dicendo?
Ah, sì.
Mi riempirono di botte durante l’interrogatorio, tanto che persi i sensi, e quando rinvenni, chiesi se potevo andare in bagno. Probabilmente ero conciato proprio male, perché mi permisero di andare. Un poliziotto mi accompagnò, continuando ad insultarmi e minacciarmi per tutto il tragitto, dicendomi che non mi illudessi di poter fuggire dal bagno, perché era al quarto piano, e poi c’erano le sbarre alle finestre.
Ed era così, infatti. Un bagno piccolo, stretto, angusto.
All’apparenza, come ho detto, non aveva nulla di diverso da qualunque altro bagno, e fu solo per un caso se scoprii che in realtà era il bagno dei desideri.
Una volta tirata la corda dello sciacquone, non lasciai subito andare il pomello che stringevo nella mano destra. Lo tenni così, stretto, e in quel momento chiusi gli occhi, presi un respiro profondo, e desiderai intensamente di non essere mai entrato lì.
Quando riaprii gli occhi uscii dal bagno, ma aprendo la porta mi ritrovai in mezzo alla strada, non più in Questura.
Una camionetta della polizia aveva appena caricato un uomo, un sospettato, come prima aveva caricato me.
Non visto, tornai tranquillo a casa, senza che nessuno mi fermasse.
Quell’esperienza mi cambiò profondamente.
Capii che era la Questura il luogo in cui si realizzano i desideri dell’uomo comune.
Altro che utopia socialista.
Altro che Bakunin.
Divenni di destra, diedi fuoco con una molotov a tutti i miei vecchi manuali su come costruire bombe (a quell’epoca non c’era internet), feci il concorso per il posto da usciere in Questura e lo vinsi.
Ed eccomi qua, un cittadino modello da più di 30 anni.”
In quel momento la porta si aprì, spuntò un maresciallo che a male parole chiese all’usciere dove fosse finito e gli ordinò di tornare in guardiola.
La ragazza rimase sola.
Il bagno dei desideri.
Di stupidaggini ne aveva sentite tante nella sua breve vita, ma questa le superava tutte. Lei ai desideri aveva rinunciato già da tempo. Ma questa volta, fermata per furto e senza documenti, un po’ di fortuna non le avrebbe fatto schifo.
Si fece forza, e chiese all’ufficiale di guardia fuori dalla stanza se poteva andare in bagno. L’ufficiale la guardò con i soliti occhi eccitati e speranzosi con cui tutti gli uomini la guardavano. Ricordava quanto da piccola, le prime volte, questo sguardo le avesse dato fastidio, ma verso i 13 anni aveva scoperto che erano un mezzo perfetto per ottenere dagli uomini quello che voleva.
Dovette sorridere come una stupida mentre l’ufficiale faceva qualche battuta così pesante, che se avesse potuto gli avrebbe volentieri sbattuto la testa contro il muro, ma alla fine acconsentì ad accompagnarla in bagno.
La ragazza entrò.
Un bagno piccolo, stretto, angusto, come aveva detto l’usciere.
Fece pipì, si controllò il trucco allo specchio, poi strinse la mano attorno al pomello dello sciacquone.
Chiuse gli occhi.
Tirò un profondo respiro.
Si accorse con sorpresa che faceva fatica a pensare ad un desiderio specifico. Solo i bambini esprimono desideri, questo le avevano ripetuto i grandi fin da quando era piccola, e lei che voleva crescere il più in fretta possibile, la prima cosa che aveva fatto fuori erano proprio i desideri, e adesso che ne aveva bisogno si scopriva incapace persino di riconoscerli.
Essere fuori da lì, non esserci mai entrata, certo. Ma voleva dire ritornare in strada, fuggire da una comunità all’altra.
E presto o tardi sarebbe ritornata in quella Questura con un’altra denuncia.
Se proprio doveva esprimere un desiderio, voleva che fosse qualcosa che potesse cambiarle la vita per sempre. In meglio.
Cambiare vita. Frequentare gente importante. Avere soldi, gioielli, rispetto. Questi erano desideri per cui valesse la pena di vivere. Aveva sentito dire che c’erano uomini molto ricchi e potenti a cui piacevano le donne giovani come lei. E che quando si affezionavano a una di loro, se ne prendevano cura, diventavano generosi.
Peccato che non ne avesse mai conosciuti.
Però, un momento, questo poteva essere il desiderio, no?
Una telefonata di uno di questi uomini potenti, che la togliesse per sempre da quella situazione. Che la facesse venire a prendere con una carrozza bianca. Un’auto blu. Qualcosa di colorato. Che la portasse nel suo castello per prendersi cura di lei. Che la trasformasse, da ragazza di strada, in principessa, figlia di un sultano, nipote di un presidente. Come nelle Mille e una Notte.
Con la testa piena di pensieri fiabeschi, la ragazza premette il pomello con tutte le sue forze, e il rumore dello sciacquone che si portava via lo sporco la riportò alla realtà.
Aprì gli occhi e si diresse verso la porta.
Nel momento in cui abbassava la maniglia udì lo squillo di un telefono rompere il silenzio, e capì che il suo momento era giunto. Quella telefonata era per lei. Tutto sarebbe andato bene. Sentì rinascerle in cuore la speranza, la fiducia profonda che la vita potesse essere anche per lei qualcosa di straordinario, per la prima volta dal tempo lontano e perduto per sempre in cui era stata bambina.
E mosse i primi passi nello squallido corridoio costellato di stanze con la sicurezza serena di chi percorre qualcosa che finalmente le appartiene.
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Ciao Riccardo, il bagno non è solo un luogo magico?, ma rappresenta anche la nostra intimità e ispira molto alla riflessione?! Una favola moderna condita da tanto realismo, hai ricreato un contrasto perfetto tra i colori immaginari di un sogno desiderato e locazioni certamente non da Mille e una notte. Ma mi chiedo: dove l’ha condotta il suo desiderio? Mistero… Comunque un bel racconto, scorrevole e certamente non banale, come i tuoi racconti fino ad ora letti?! Alla prossima!
Grazie davvero, non posso che ripetere quanto mi facciano piacere i tuoi commenti sempre così precisi, che leggo sempre con grande piacere e curiosità.
Riesci come al solito a tirare fuori dai racconti sfumature che non si sospettava esistessero.
PS: interessante questo forum sulla semantica del bagno che sta emergendo dai commenti 😉
Mi piace moltissimo il contrasto tra fiabesco e angusto. Avrei voluto leggere ancora…poi il bagno…l’ho sempre trovato un luogo magico, misterioso…forse perché ci si chiude dentro e chi resta fuori non può che immaginare. Quali sono i tuoi autori preferiti? O libri che ti hanno lasciato una traccia dentro? Mi piacerebbe saperlo.
Sì anche per me è un luogo magico.
Pensa che una volta ho visto una trasmissione in cui Paul McCartney tornava nella sua casa d’infanzia, ed entrando nel bagnetto angusto (tipico bagno inglese, di quelli dove c’è solo il wc e neppure un lavandino), disse che era lì che lui e “John” si chiudevano, da ragazzi, dopo la scuola, con la chitarra, a scrivere le prime canzoni. Perché proprio lì, chiede l’intervistatore, perché il bagno è la stanza con l’acustica migliore, risponde lui.
Ho fatto la prova.
Ha ragione Paul.
Sui miei eroi letterari, è una domanda bellissima, ma rischio di cadere in pozzo senza fondo, perché io leggo sempre, costantemente.
Diciamo quelli che usano le parole in modo chiaro e potente.
Vonnegut
Salinger
Saramago
Pinter
Bukowski
Gogol
Tolstoy
E qui mi fermo per forza.
E tu?
O forse la nipote di un presidente… chissà.
Il punto è che quando in una storia i desideri si realizzano, il problema diventa quello che uno desidera..
Grazie per avermi letto!
E…? Cavolo, e adesso? Le prime parole dell’usciere mi avevano fatto pensare a una sottile intimidazione, poi il racconto ha preso tutt’altra piega lasciandomi a bocca asciutta. Spero solo che nel tuo immaginario la ragazza non abbia fatto la fine di una delle molte mogli del sultano de “Le mille e una notte” ?
(Mannaggia, per errore ti ho risposto in un commento a parte… è subito sopra, ancora grazie)