La rana
Serie: Il giorno della memoria
- Episodio 1: Il dragone
- Episodio 2: La salamandra
- Episodio 3: La rana
- Episodio 4: Gli unicorni
STAGIONE 1
L’energumeno (è incappucciato) giace al suolo. Attorno rimangono i cocci di un vaso a forma di rana, che Enrico gli ha fatto cadere in testa allungando la gamba per urtare e sbilanciare la libreria su cui era poggiato l’oggetto.
Non ci sarebbe dovuto essere quel vaso lì, spostato provvisoriamente il giorno prima per mancanza di spazio nel minuscolo garage dove l’investigatore si era ritirato.
È questo il nascondiglio virtuale di Enrico. Un luogo da cui si era connesso alla rete internet senza che nessuno potesse rintracciarlo. Lo usava da pochi mesi. Un buco nel muro, un tunnel scavato con pazienza fino al cavo principale, poi le giuste conoscenze per bridgiare la linea, e la navigazione tra server e domini diviene un’esperienza anfibia. Almeno fino a oggi.
Enrico non è nuovo a situazioni del genere. Dopo trent’anni di investigazioni ha imparato che l’ordine in cui avvengono i fatti può essere cambiato. Perciò lascia l’aggressore sullo sfondo, lo lega a una gamba della scrivania, e si rimette subito a controllare la registrazione che continua ad arrivare in tempo reale.
S’interrompe proprio quando una delle due donne fa imbavagliare l’altra, e il cursore sul terminale lampeggia nello stesso punto immobile. Evidentemente sta leggendo qualcosa – deduce Enrico.
L’uomo svenuto ha come un singulto. Ancora legato viene liberato dal cappuccio, si desta dal torpore del colpo mentre Enrico lo tempesta di domande alle quali non seguono risposte. Anzi, quasi a provocarlo, se ne esce lui con una domanda (nuovamente senza senso).
Lo sai chi è un maestro del volo costiero, non si trova mai lontano dal sale, si nutre dei resti lasciati dall’uomo, e il suo grido è il suono del porto?
Ma l’ordine degli eventi, oramai intrecciato, non permette a Enrico neppure di soffermarsi sulle ragioni di tali domande.
Riguarda l’uomo per terra. Vede nei suoi occhi lo sguardo della codardia, della viltà , a tratti della vergogna. E lascia rimbalzare le dita sulla tastiera.
Si rimette al lavoro, attiva la telecamera del dispositivo connesso in remoto, e ciò che gli appare è la parete di una stanza. Il campo visivo è ristretto, ma nota un particolare su un lato dell’immagine.
Inizialmente non si distingue, inglobato nei ritagli di alcuni quadri sulla parete e di uno scaffale occupato da schedari appoggiati in disordine. È la metà di uno specchio rettangolare, appeso al muro, che riflette, tra l’altro, quelle che sembrano parole.
Enrico non ha molto tempo per pensare. L’immagine appare nitida ma la porzione riflessa è piccola. Decide di registrare istantanee del monitor, e di farle elaborare da un programma di riconoscimento ottico dei caratteri.
I primi risultati non lo convincono.
***
2 novembre 2025, Città del Messico
Comunicato di Radio Free Asia del 25 ottobre: «La redazione è buia. I microfoni sono spenti. Le trasmissioni sono state messe a tacere. La pubblicazione è sospesa. Sui social media. Sui nostri siti web. A causa dei finanziamenti incerti, Radio Free Asia non trasmette notizie al nostro pubblico per la prima volta nella nostra storia. Per i giornalisti di RFA che hanno sacrificato così tanto per sfidare forze potenti e maligne, è un momento straziante. E non commettere errori: i regimi autoritari stanno già celebrando la potenziale fine di RFA!»
Un esempio lampante dell’impatto su larga scala delle dighe è la costruzione del progetto della diga idroelettrica Khamtok da 2.240 megawatt nella contea orientale tibetana di Derge, che espellerà con la forza migliaia di tibetani, distruggerà i loro villaggi e demolirà irrimediabilmente preziosi beni culturali, come i monasteri buddisti secolari.
Devo andare a Lhasa. I timori sono divenuti certezze. Rebecca ha mostrato il suo vero volto. Sono sei mesi che scrive dal Tibet, ma non ha mai parlato, neppure accennato, a ciò che è avvenuto a Shangrila. La comunità internazionale tace e i mass media li seguono come fedeli cagnolini.
Devo partire per tentare un’ultima carta.
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Enrico comprende che sono brandelli di ciò che la donna sta leggendo. Continua a inviare le foto per il riconoscimento. Il processo di elaborazione è lento. Più del tempo di lettura. Però qualcosa arriva.
E intanto l’uomo a terra rimane in silenzio pur senza bavaglio.
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Perciò il giorno della memoria lo dedico al Tibet, ai tibetani che lottano da mezzo secolo contro un invasore che, in passato, ha fatto di tutto contro altri invasori. Guerra dell’oppio, occupazioni nipponiche e russe, ingerenze statunitensi. La classica storia della vittima che diventa boia. Con il beneplacito dei colleghi.
Così, mentre il mondo guarda alla nazione con più bombe atomiche procapite, con il servizio segreto più potente e con un’economia florida, io penso a un popolo che sta scomparendo. Affinché per loro, e davvero, non debba esserci un giorno della memoria.
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Serie: Il giorno della memoria
- Episodio 1: Il dragone
- Episodio 2: La salamandra
- Episodio 3: La rana
- Episodio 4: Gli unicorni
Mi ha preso quella sensazione di immediatezza sporca: la rana che spacca la scena, il tizio legato lì come un pacco e Enrico che non si concede neanche mezzo secondo di dramma, torna al monitor come uno che sa che la vera minaccia non è l’uomo, è quello che sta succedendo altrove mentre lui perde tempo.
Grazie per la lettura Lino. Mi segno la tua ultima frase: “la vera minaccia non è l’uomo, è quello che sta succedendo altrove mentre lui perde tempo.” Mi piace come suona. Grazie