
La regina e la collana magica
In un regno fatato, dove le grandi foreste erano tutte popolate da fate e folletti, nei meandri più oscuri della boscaglia, vi era un grande castello, scavato nella corteccia di un albero. In questo castello viveva il re delle fate con sua moglie e i suoi servitori, ma purtroppo non era ancora riuscito ad avere un erede.
Il re, di questo era dispiaciuto e non dormendoci giorno e notte, cominciò ad ammalarsi. La moglie disperata, allora andò dal gran maestro, per far sì che lo curasse, ma lui scuotendo la testa disse che non poteva fare niente. La regina, disperata, s’inginocchiò ai suoi piedi e afferrandogli la tunica, lo pregò; mentre sul suo volto le lacrime gli rigavano il viso.
Il gran maestro, impietosito da quella scena, si chinò, e afferrando la regina per il braccio l’aiutò ad alzarsi, per poi avviarsi insieme al castello.
Una volta lì, il gran maestro chiese che lo lasciassero da solo con il re; dopo di che, chiuse la porta a chiava e restò dentro per circa un’ora. Quando uscì dalla camera, trovò ad aspettarlo la regina che era in ansia.
«Mia regina, per il male del re, non posso fare niente. Il suo male è nel cuore» le disse, prendendole la mano.
«È forse un infarto?» chiese lei, che disperata, cominciò a piangere.
«No, mia regina. Il suo male è qualcosa di peggio. Tanti sono stati i dispiaceri per non riuscire a concepire un erede, che il cuore ne ha risentito molto.»
«E cosa posso fare per alleviarglieli?» gli chiese lei, con il cuore in mano.
«Purtroppo i mali del cuore sono i più difficili da curare», poi, mentre stava pronunciando quelle parole, gli venne un’idea, «ma forse un modo per alleviargli il dolore e, forse guarirlo, c’è.»
«E qual è? Parli, non mi faccia stare in ansia!» disse la regina, afferrandolo per le braccia e scuotendolo, sempre più ansiosa e disperata, tanto era l’amore che provava per il suo re.
A quel punto, il gran maestro, si frugò in tasca e tirò fuori una bella collana in oro bianco, con un pendente a forma di goccia; dove vi era incastonata una pietra preziosa e la diede alla regina.
«A cosa serve questa collana?» chiese lei, sorpresa da quel gesto.
«La indossi e vedrà che un piccolo principe arriverà!» disse lui, per poi voltarsi e incamminarsi verso l’uscita.
La regina, rimase per qualche secondo imbambolata, davanti alla porta della camera del re, mentre fissava la collana che il gran maestro le aveva dato; poi, si destò e, corse dietro allo strano individuo, lo afferrò per il braccio e lo fermò.
«Che altro c’è?» chiese lui, visibilmente infastidito.
«Che devo farci con questa collana? Adesso mi preoccupa più la salute del re, che avere un erede», rispose lei, sconvolta.
«Mia regina, ma è proprio per questo che gliel’ho donata. Il male del re è strettamente legato al non avere eredi, quindi se riuscisse nel suo intento, dovrebbe passargli tutto.»
«Ne è sicuro?»
«Mia regina, purtroppo non c’è niente di sicuro, ma se non ci proverà, non lo saprà mai.»
La regina, allora, a quelle parole, piegò le spalle e a testa bassa, tornò da suo marito, con solo la flebile speranza che il gran maestro avesse ragione.
Il giorno dopo quell’incontro, la regina, si mise la collana che gli era stata donata e stranamente, la pietra preziosa cominciò ad illuminarsi come se avesse rinchiuso dentro di sé una piccola lucciola. La regina, impaurita se la tolse, per poi correre di nuovo dal gran maestro a chiedere spiegazioni. La fata, appena la vide, le sorrise e le chiese come mai si fosse spinta fino a lì; mentre pensando che il miracolo della vita avesse già fatto il suo corso, le sorrideva.
«Gran maestro, ma questa collana ha qualcosa che non va!» disse la regina, impaurita.
«Perché cos’è successo?» chiese lui, non capendo cosa le fosse capitato.
«Appena l’ho indossata, si è illuminata e io per paura l’ho tolta. Che diavoleria è questa?» urlò, mostrandogli la collana.
Il gran maestro, a quel punto, scoppiò a ridere, irritando ancora di più la regina, che già al colmo, gli sferrò un ceffone talmente forte, da farlo sedere a terra.
«Regina, ma cosa fa?» urlò la fata, mentre si massaggiava la guancia rossa e dolorante.
«Perché, non si vede? Le ho appena dato un ceffone, così impara a prendersi gioco di me.»
«Mi ha fatto male», piagnucolò, lui.
«Su, adesso non faccia il bambino e mi aiuti con la collana», le ordinò lei, mentre gli tendeva la mano per aiutarlo ad alzarsi.
Una volta in piedi, il gran maestro gli spiegò che era tutto normale. Quella era una collana magica, che oltre a proteggere lei e la sua famiglia, l’avrebbe aiutata ad avere un bambino col suo effetto benefico e, il fatto che si fosse illuminata significava solo che la regina aveva un buon cuore; quindi, i suoi poteri benefici si sarebbero riversati su ogni suo desiderio, oltre a purificarla da qualsiasi anatema che gli avessero lanciato, senza che lei nemmeno lo sapesse.
Alla fine, dopo questa lunga chiacchierata, condita da tante domande e curiosità, la regina, soddisfatta, salutò il gran maestro e tornò al castello, con la promessa, che appena ci fossero state novità avrebbe mandato qualcuno ad avvisarlo.
Passarono nove mesi, da quel giorno e all’improvviso, mentre il gran maestro era intento a cogliere una fragola da un cespuglio; una giovane fata, gli si affiancò e affannata, cercava di comunicare con lui.
«Cosa dici, non ti capisco?» chiese il gran maestro, cercando di concentrarsi per capire cosa fosse successo di così importante.
«La regina… ha… ha…» disse lui, affannosamente.
«La regina, cosa?»
«Ha… partorito…»
«Ah, bene, mi fa piacere. E quindi, cosa vuoi da me?»
«La regina ha chiesto di lei», disse la fata tutta d’un fiato dopo aver perso un po’ d’ossigeno e, il gran maestro, onorato da quell’invito, si recò subito al castello; dove ad aspettarlo ci fu la regina con in braccio una bellissima fatina, con gli occhi azzurri e i capelli d’oro.
Il gran maestro, felice di ciò si avvicinò alla regina e si complimentò per il lieto evento e, lei, dal canto suo, lo ringraziò per avergli permesso di essere madre e, soprattutto di aver fatto riprendere il re dopo quel tremendo male.
«Regina, mi dispiace, ma io non ho fatto niente», gli rivelò lui, all’orecchio «in realtà quella era una semplice collana con una lucciola all’interno.»
«E allora com’è stato possibile tutto questo?» chiese la regina, non capendo più niente.
«È stato il potere dell’amore!» per poi voltarsi e andare via sorridendo, mentre la regina lo osservò fino a quando di lui, non si vide più nemmeno l’ombra.
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Ciao Antonio, grazie per averci regalato questa nuova favola. L’età perde importanza, dentro di noi c’è sempre un bambino che crede nella magia e desidera meravigliarsi. I tuoi racconti sono come l’acqua fresca di un ruscello e mi fanno sorridere di cuore.
Ciao Micol. Grazie mille per questo bellissimo messaggio. Queste parole, così poetiche, mi riempiono di felicità.?
Ciao Antonio, questo racconto ha davvero il sapore di una vecchia favola, piccola, bella a mio parere, e con un significato finale, molto reale a dir il vero, in cui si cela che spesso raggiungiamo i nostri desideri senza renderci conto che lo facciamo proprio con le nostre forze, il tutto con la tua solita e bella semplicità?!
Ciao Antonino. Ti ringrazio per le belle parole che hai sempre verso di me e il mio lavoro. Sono uno stimolo ad andare avanti. 😉