
La resa e la luce delle stelle
Serie: Il drago e il mutaforma
- Episodio 1: Il primo passo
- Episodio 2: Il corvo e le traiettorie dell’amore
- Episodio 3: Il potere è il dono del dolore
- Episodio 4: La danza del fuoco e lo spazio della meraviglia
- Episodio 5: La radice più antica di ogni tuo nome
- Episodio 6: La resa e la luce delle stelle
STAGIONE 1
Le ragnatele oscillano pigre nel freddo. Dividono la prospettiva a spicchi regolari, legano lo spazio fermo dell’inverno. C’è qualcosa di caratteristico nelle persone che hanno abbandonato il proprio obiettivo, nelle persone come me. In qualche modo credo diano l’impressione di aver trovato delle risposte, sebbene nel mio caso non sia affatto così. Io ho solo allargato le dita e ho permesso a molte cose di scivolare via. Potrebbe sembrare stia parlando di una liberazione, invece è qualcosa di più specifico. Si tratta di una resa.
Nel pensiero somiglia per molti versi alla morte. Nell’idioma del mio drago tuttavia, arrendersi significa rinunciare all’idea di sé. La resa è il suono iniziale del mutaforma.
Potrei dire che è stato per una delusione, una sofferenza, un amore. Sarebbe logico, eppure sarebbe un inganno perché non ho mai creduto alla linearità degli avvenimenti, alla semplice connessione delle cause agli effetti. La mente vorrebbe appiattire tutto tra passato e futuro e creare una via unica, dritta. Io però so che ne esistono molte altre perché le vedo negli esseri umani. Si intrecciano nel petto e nella schiena, si diramano fitte e filiformi sotto la pelle e nei genitali, sono matasse luminose e ordinate che collegano ogni organo e tessuto. Ragnatele di vita e di energia, di emozione e bisogno, di amore e conflitto. Sono contatti delicati che oscillano e si distendono fuori e dentro il corpo. Ogni cosa sembra connessa in questa tela immensa, eppure al suo interno, in qualche punto, ci sono io. Dove?
Diventa la ragnatela, mi dice il drago. Così resto immobile e sento la vastità dei filamenti sovrapporsi a me. Aderiscono ai miei capillari, disegnano il contorno delle labbra e pulsano nella tensione superficiale. Mi solleticano e mi attraversano la pelle tramite i peli più sottili del viso e del corpo, si annidano nelle papille della lingua. Basta un fiato e si scuotono, ogni piccolo fremito li anima, luccicano. Allora mi sincronizzo al respiro per inserire anche la mia presenza nell’equilibrio. Prendo a contrarre e rilassare lentamente, ritmicamente, il perineo. L’ano, i genitali, i glutei, i tessuti molli. É il ritmo del mio corpo vivo, è il battito della mia presenza sulla Terra. È un richiamo atavico. Misteriose sapienze si risvegliano nel corpo, i guizzi dei muscoli si riflettono sulla pelle. Ad ogni contrazione nasce un brivido nel profondo di me.
E con ogni brivido un riflesso vibra nei filamenti. Il drago lo chiama “la luce delle stelle”.
È un tremito impercettibile, rigenerante. Lo avverto propagarsi oltre me, nella tela. È legato all’ordine misterioso che dispone le gocce d’acqua sulle foglie, inclina gli steli nel campo, colloca senza incertezza foglie, semi e fiori nella materia viva. È la vibrazione primordiale che echeggia dall’inizio. Non c’è premeditazione ma felice obbedienza alla direzione comune, alla regola grande, uguale e antica che tutto forma e dispone. Anche i fili nel mio corpo ne sono parte, li risalgo e mi portano indietro, al tempo prima della storia, prima di ogni forma. È il ricordo della vita organica agli albori sulla Terra, del primo affacciarsi al cosmo sotto l’occhio del cielo e nelle galassie, nell’infinito buio. La luce bianca delle stelle era testimone quando tutto è cominciato e per la prima volta si rifletteva sulla tela.
Tutto è ancora qui, mi dice il drago. Passano forme infinite, eppure la trama è la stessa. Freme ancora il brivido dell’inizio.
Ho provato a non arrendermi. Ho lottato e mi sono trovata nomi, abiti, definizioni. Chi sono, cosa sono? domandavo. E sempre indizi, suggestioni, impronte che seguivo piena di speranza. Vivevo istanti di altre incarnazioni a volte, amavo volti che sentivo di conoscere, canzoni che forse avevo composto altrove. Ho vissuto un’esistenza intera una notte e al risveglio l’ho sentita scivolare via, dissolversi come sabbia. I figli, i luoghi, i nomi. Tutto mi scorreva indosso e si disgregava e io piangevo tristezze immateriali eppure vere, vivide. Ancora cercavo, non mi stancavo, ma tutto ciò che era reale non aveva nome. Il calore di una mano nella mia, l’odore della pelle nuda, il sorriso di un momento solo. Essenze, filamenti eterei di un attimo, la sensazione della ragnatela sul viso. Scoprivo a volte una parola magica o un nome pieno di potere e per un poco pensavo di aver trovato un ruolo, una regola, un credo che fosse il mio. Eccomi! dicevo. Ma poi, dietro ogni nome e forma, non c’era nulla. In nessuno specchio scorgevo più che ombre, ad ogni risveglio tutto si dissolveva e non sapevo più nulla. Appena tracciato un contorno, già i miei fili lo valicavano e scivolavano oltre.
Potrei dire che è stato per una delusione, una sofferenza, un amore. È un inganno, eppure è anche l’unica verità. È stato per il romanticismo che puntualmente disilludevo nelle mie storie, per la spiritualità che mi abbagliava ma poi non sapevo attuare, per il credo a cui non riuscivo a credere davvero. È stato perché mi sono creduta a Casa molte volte, per poi scoprire di essere ancora in viaggio. Ho rinunciato ad ogni obiettivo a causa della stanchezza, della mia impotenza, del non arrivare mai a comprendere. Ho rinunciato a causa del dolore. Allora, come dice il drago, mi sono arresa. Ho sciolto i capelli, aperto le mani e smesso di cercare, di ferirmi e coltivarmi. Come la ragnatela sono rimasta in silenzio. Senza nulla da fare se non lasciarmi vibrare.
Ho chiuso gli occhi, credevo sarebbe stato buio. Invece c’era la luce delle stelle.
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Serie: Il drago e il mutaforma
- Episodio 1: Il primo passo
- Episodio 2: Il corvo e le traiettorie dell’amore
- Episodio 3: Il potere è il dono del dolore
- Episodio 4: La danza del fuoco e lo spazio della meraviglia
- Episodio 5: La radice più antica di ogni tuo nome
- Episodio 6: La resa e la luce delle stelle
Questa serie è strana. Non fraintendermi Ilysa, la definisco tale perchè, non vedendo una trama, un incontro di personaggi che interagiscono e raccontano un tratto della loro esistenza, mi perdo cercandola.
Per poi ritrovarmi, invece, attirato in un vortice di bellissime sensazioni, di piccoli spasmi generati da piacevoli sussurri. Le tue parole sono carezze leggere di mani che provano ad indicare, a mimare, ciò che i tuoi sensi e la tua mente provano in quei momenti. Usi combinazioni di parole davvero avvolgenti, delicate e calde.
E così sono costretto soavemente a leggerti, lasciandomi trascinare tra le rapide di questo torrente in piena.
Non ti nascondo che anch’io, scrivendo questi brani, mi domando a volte che “senso” abbiano. Ho abbozzato a volte incontri, dialoghi o anche solo avvenimenti, ma niente da fare. Potrei scriverli, ma qualcosa mi dice “no”. E così proseguo seguendo il flusso, al pari di chi legge. Un po’ ho l’impressione di scrivere di nulla, un po’ sono felice di questo niente. Grazie del tuo commento e del tuo tempo!
Molto bello questo scritto.
Lo chiamo scritto, potrei chiamarlo pensiero, o composizione, perché racconto non è. Semmai descrizione, o canto.
Sì, meglio canto. Bello.
Da Wikipedia: “In latino il termine Carmen va spesso a indicare generi diversi dalla poesia, come i responsi profetici o le formule magiche. Pertanto i poeti che definivano la propria poesia carmen potevano voler indicare una connessione con un ambito magico-sacrale.“ Mi sa che ci hai proprio preso! Mi piace questa definizione! Grazie
“Ho chiuso gli occhi, credevo sarebbe stato buio. Invece c’era la luce delle stelle.”
E’ banale, di sicuro, sottolineare l’ultima frase di uno scritto, peraltro già evidenziata dall’autore stesso.
E’ banale, lo so, eppure questa frase è cosi intensa, e poi io non ho interesse a fare l’originale. Mi ha colpito, ed io lo sottolineo. Posso? Ne rivendico il diritto.