
LA RIVALSA DI PEDRO
La pausa, per Pedro, era da mezzogiorno all’una; poi lavorava fino alle sei del pomeriggio, con varie mansioni secondarie, all’interno della grande azienda di spedizioni. Ma oggi alle dodici e trenta doveva presentarsi in Direzione: era l’ultimo giorno del periodo di prova, durato sei mesi. Sperava tanto che il contratto gli venisse rinnovato, anche soltanto per ulteriori sei mesi. Il lavoro gli piaceva; anche l’ambiente non era male, a parte qualche collega maleducato.
Prima di staccare il turno fece un ultimo giro di controllo nella stanza del server principale: il familiare ronzio elettronico lo accolse, nella fresca temperatura gestita dal potente impianto di condizionamento. Il termostato era impostato sui 26 gradi, mentre fuori, in città, oggi si superavano i 45 all’ombra. Anche nei vasti magazzini di spedizione faceva caldo, ormai da diverse settimane.
Il direttore lo accolse con un grande sorriso e lo invitò a sedere, di fronte alla scrivania. Teneva in mano una cartella arancione, dalla quale tirò fuori la scheda compilata da Pedro, prima dell’assunzione. Finse di leggerla con interesse, poi la mise sul tavolo, spostando altre carte.
“Lei è nato a Lima, signor Pedro.”
Il ragazzo non capì se fosse una domanda, comunque cercò di spiegare lo stesso.
“Sì, ma ci sono rimasto solo pochi mesi; mio padre è tornato subito in Italia, con mia madre che aveva sposato in Perù l’anno precedente.”
“Come si è trovato nella nostra azienda?”
“Bene!” rispose Pedro d’istinto; ma subito pensò: perché parla al passato?
“Quanto pesa, signor Pedro? Non l’ha indicato nella scheda di presentazione.”
Il ragazzo cominciò a sudare; guardò il grande orologio digitale appeso al muro, sopra la testa del direttore: erano passati soltanto cinque minuti, ma gli sembravano molti di più.
“Centodieci” rispose “circa…”
“E questo è stato il suo primo impiego, giusto?”
“Direi di sì” rispose con preoccupazione sempre maggiore; ormai era chiaro che la situazione volgeva al peggio.
“Bene. Può aggiornare il suo curriculum, signor Pedro. Da domani è libero. Le auguro nuove e ottime opportunità.”
Pedro lo guardò: il tipo non aveva mai smesso di sorridere, e adesso stava riponendo la cartella in una cassettiera.
“Passi dopo le ore diciotto a prendere la lettera e il suo libretto; non dimentichi di consegnare il badge aziendale.”
Pedro si alzò a fatica, si sentiva la febbre addosso. Nemmeno ebbe la forza di chiedere spiegazioni o di salutare. Uscito dalla stanza gli venne voglia di piangere.
Quando il respiro tornò ad essere normale, e la rabbia lentamente sfumava, Pedro si diresse verso il locale del server. Fino alle quattro del pomeriggio le verifiche erano di sua competenza, poi subentrava un collega, mentre lui passava ad aggiornare i vari terminali di spedizione. Per l’ultima volta, pensò con grande amarezza.
Con l’apposita chiave elettronica aprì la custodia del termostato, regolò il valore su 40 gradi e la richiuse. Dopo un minuto l’impianto di condizionamento era già in fase di spegnimento; passato un quarto d’ora il server si bloccò, andando in modalità di protezione al surriscaldamento. L’enorme flusso di dati, in entrata e in uscita, si mise in stand-by, mandando in tilt le centinaia di dispositivi collegati online.
Tutti i corrieri in giro per la città videro spegnersi i display nel cruscotto del proprio furgone; decine di droni cargo scesero lentamente al suolo, privi di input direzionali. In azienda le stampatrici automatiche si fermarono, e pile di scatole per imballaggio si accumularono davanti ai nastri trasportatori.
Tutti pensarono ad un attacco informatico, come quello avvenuto l’anno precedente. Partì la procedura di controllo da remoto per verificare la presenza di virus o trojan, sfuggiti al sistema di protezione anti-malware. Si analizzò l’ultimo salvataggio sul cloud, ma non fu rintracciato niente di anomalo.
Dopo trenta minuti di grande trambusto, Pedro sistemò il termostato nuovamente a 26 gradi, ma ci volle quasi un’altra mezz’ora prima che il server riavviasse il sistema operativo e ripristinasse tutti i collegamenti esterni.
Terminato il turno, in un clima di totale confusione dentro l’azienda, Pedro si presentò per ritirare i documenti, come gli era stato richiesto.
Il direttore non era nella sua stanza ma, dallo scantinato, stava facendo una dolorosa videochiamata con un responsabile della multinazionale, di cui la sua filiale faceva parte.
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Tristezza e sorrisi, leggendo questo racconto che descrive una delle tante realtâ, spesso tragiche, del mondo del lavoro che sfrutta il personale e può gettarlo via, senza pietà, come una carta sporca, in nome del business. Ben scritto, realistico e molto attuale.
Grazie Maria Luisa.. spesso i ‘grandi’ non danno fiducia ai giovani, dimenticando che sarà loro il futuro.. è poi c’è sempre da risparmiare, magari per acquistare un altro po’ di bombe..
Bravo! Un racconto efficace, una storia di denuncia e di abuso. Ma quante volte capita? Ecco che, anche l’ultimo fra gli ‘inutili e sottopagati’, anime del precariato, diventa pedina fondamentale, uomo al di sopra di tutto. Bravissimo.
Grazie Cristiana.. hai colto il messaggio, come sempre.. il mondo del lavoro è ancora, tante volte, ostile e spietato.. soprattutto con i giovani
È importante occuparsene, anche con la scrittura. Grazie
Una cosa che potrebbe succedere, forse è successa. Sicuramente un racconto molto ben scritto. 👏
Grazie Giancarlo.. malgrado i proclami televisivi il precariato continua a esistere, e a mettere in difficoltà tanti giovani..