La scelta

Serie: Trame


    STAGIONE 1

  • Episodio 1: Premessa
  • Episodio 2: Viola 
  • Episodio 3: La scelta

Matteo e Giulia vivono in una villetta di periferia, circondata da siepi curate e strade silenziose. La casa è ordinata, luminosa, costruita su gesti ripetuti e rassicuranti. Lui lavora come tecnico informatico, lei insegna lettere alle medie. La loro vita scorre regolare, almeno in superficie. Al centro di tutto c’è un’assenza che occupa ogni spazio: il figlio che non arriva. Ogni mese si apre con una speranza cauta e si chiude con una delusione che non ha più bisogno di parole. Il vuoto entra nelle stanze, si siede a tavola con loro, dorme nel letto matrimoniale.

Col tempo l’intimità cambia forma. Non è più abbandono, diventa verifica. I corpi si cercano seguendo un calendario appeso al frigorifero, segnato a matita. Giulia prova a restare fiduciosa, Matteo si irrigidisce. Ogni tentativo fallito scava una distanza nuova, sottile, difficile da colmare. Si amano ancora, ma l’amore è appesantito da aspettative e sensi di colpa. Nessuno dei due osa dire ad alta voce ciò che teme davvero: che il desiderio si stia trasformando in dovere, che il loro matrimonio si stia consumando in silenzio.

Quando decidono di rivolgersi a un medico, entrano nello studio con un misto di paura e sollievo. Gli esami si susseguono, le attese si allungano, i numeri diventano più importanti delle sensazioni. Il verdetto arriva chiaro e definitivo: il problema è negli spermatozoi di Matteo. Lui ascolta senza reagire, sente la parola infertilità depositarsi addosso con un peso fisico. Giulia gli stringe la mano, ma avverte anche lei uno strappo profondo, una frattura che non sa ancora come nominare.

Il medico parla di inseminazione artificiale, di donazione, di percorsi alternativi. Giulia ascolta, prende appunti, formula domande precise. Matteo smette di sentire. A casa la discussione esplode. Matteo rifiuta l’idea di crescere il figlio di uno sconosciuto. Non riesce a immaginarsi padre senza un legame di sangue. Giulia cerca di spiegare, insiste sul fatto che la genitorialità è presenza, cura, responsabilità quotidiana. Le parole rimbalzano contro un muro. Matteo si chiude, Giulia si sente sola. La notte dormono girati dalla parte opposta, divisi da una distanza che nessun contatto riesce a colmare.

È Giulia a proporre un’alternativa. Lo fa con cautela, quasi temendo il suono delle proprie parole. Pensa ad Andrea, il fratello di Matteo. Stesso sangue, stessa famiglia, stessi tratti ereditati. Matteo reagisce con rabbia, poi con smarrimento. L’idea lo ferisce, ma scava anche una possibilità che non riesce a ignorare. Dopo giorni di silenzio, va da Andrea. Gli parla senza guardarlo negli occhi. Andrea ascolta, sbianca, chiede tempo. È sconvolto, ma vede la sofferenza del fratello, riconosce la determinazione di Giulia. Accetta, non senza esitazione, portandosi addosso un peso che non aveva previsto.

La legge italiana chiude ogni spiraglio. Nessuna donazione tra parenti, nessuna procedura legale possibile. L’estero è troppo costoso, troppo complicato, troppo lontano. La frustrazione li spinge oltre i confini della prudenza. In una notte tesa, decidono di fare da soli. Chiedono ad Andrea di aiutarli senza cliniche, senza intermediari, senza testimoni. Andrea rifiuta. Poi cede. Non per desiderio, ma per amore fraterno, per senso di responsabilità, per stanchezza accumulata.

La prima volta è fredda. Giulia è distesa sul letto, il corpo teso, la mente concentrata su un obiettivo. Andrea si muove con cautela, evitando il suo sguardo. Matteo osserva, immobile, con le mani serrate lungo i fianchi. Il silenzio pesa più di qualsiasi parola. Quando tutto finisce, nessuno parla. Nei giorni successivi Giulia aspetta, conta, spera. Poi arriva il ciclo. Il fallimento li schiaccia, rende inutile ogni tentativo di distanza emotiva.

Riprovano. La distanza si incrina. Giulia bacia Matteo mentre Andrea la prende. È un gesto istintivo, disperato, non previsto. Matteo sente una fitta allo stomaco, ma non si ritrae. Resta. Guarda. Tocca. Quello che doveva restare meccanico cambia lentamente forma. Le notti si moltiplicano, la tensione lascia spazio a un’intimità inattesa. Non è solo sesso, è un equilibrio fragile che si costruisce incontro dopo incontro, fatto di fiducia e di abbandono.

Quando Giulia resta incinta, la notizia arriva una mattina qualunque. Il test è positivo. Piangono tutti e tre, in modi diversi, senza sapere cosa dire. Dovrebbe finire lì. L’accordo era chiaro. Eppure, nessuno trova il coraggio di interrompere ciò che si è creato. Andrea continua a dormire con loro. Giulia lo desidera, Matteo si lascia coinvolgere. La casa cambia atmosfera. C’è meno paura, più ascolto. Una nuova armonia prende forma, senza regole prestabilite, senza definizioni condivise.

Durante la gravidanza, continuano a stare insieme. Giulia è luminosa, il corpo che cambia la rende più presente, più sicura. Matteo riscopre una dolcezza che credeva perduta, un senso di appartenenza nuovo. Andrea trova un posto che non aveva mai immaginato di occupare. Parlano molto, condividono dubbi, paure, decisioni pratiche. Non c’è leggerezza, ma c’è onestà. Ogni giorno ridefiniscono il confine tra ciò che è necessario e ciò che è possibile.

Alla nascita del bambino, Andrea sente che il suo compito è finito. Dice che deve andare via. Non vuole essere la causa di una frattura futura, di un dolore rimandato. Giulia lo trattiene. Anche Matteo. Non con promesse, ma con uno sguardo che dice appartenenza. Andrea resta. Non sanno cosa diventeranno, né come chiamare ciò che sono. Sanno solo che quella famiglia esiste, costruita su scelte difficili e su un’intimità che non ha più bisogno di giustificazioni.

Nei giorni successivi osservano il bambino dormire, respirare, stringere il vuoto con le mani. Matteo sente affiorare un orgoglio nuovo, non legato alla genetica ma alla responsabilità assunta. Giulia misura il tempo in poppate, controlli, stanchezza felice, e percepisce una solidità inattesa. Andrea resta defilato, presente senza invadere, impara a dosare gesti e silenzi. Parlano del futuro, di scuole, di lavori possibili, di racconti da inventare. Nessuno chiede definizioni. Accettano una forma aperta, fragile, che richiede cura quotidiana. Sanno che verranno giudicati, forse feriti, ma scelgono di proteggere ciò che hanno costruito, restando fedeli all’accordo tacito che li tiene insieme. Continuano così, con prudenza e coraggio, accettando conseguenze, responsabilità condivise, tempo, ascolto reciproco costante.

Continua...

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