La scorta

Il sole del mattino si affaccia timidamente all’orizzonte.

Le strade sono ancora deserte, come si conviene ad un giorno prefestivo.

L’aria è frizzante e sembra trasportare la gradevole elettricità che solo il Natale sa infondere nei cuori.

Tutto questo non riguarda Sentenza.

Lui ha ricevuto un incarico dall’Agenzia e deve portarlo a termine.

Il resto non lo riguarda.

Il resto non lo ha mai riguardato.

Non ha famiglia.

Non ha amici.

Vive in un capannone nella zona industriale dotato, all’interno, dei più sofisticati impianti di sicurezza, ma, all’esterno, apparentemente abbandonato, anche se sigillato da porte e finestre blindate e robustissime grate protettive.

Le relazioni sono incompatibili con la sua professione.

Sentenza verifica il suo conto corrente estero.

Il bonifico è stato accreditato.

Ingrana la marcia del suo fuoristrada blindato e dotato di vetri antiproiettile ed antisfondamento.

Sarà un viaggio lungo e faticoso.

E’ la prima volta che viene pagato da un boss malavitoso per accompagnare un potenziale testimone contro un altro boss malavitoso in un luogo protetto dal secondo, con l’obbligo di utilizzare strade secondarie che passano per le montagne.

Per Sentenza è indifferente; l’importante è essere pagato.

Raggiunge la residenza del testimone.

Si tratta di una villetta a schiera con giardino, incastonata in quartiere piccolo – borghese.

Avvicina il muso del fuoristrada il più possibile al portone di ingresso.

Suona.

La porta si apre.

Compare un uomo goffo ed impacciato, sulla cinquantina, pingue e stempiato, vestito da ragioniere in giorno di festa, con cardigan verde e camicia azzurra.

Dietro di lui una donna di mezza età, dall’aspetto insignificante, e due bambini; non certo persone che uno si immagina avere rapporti con un boss malavitoso tali da indurlo ad ordinarne l’eliminazione.

Non è un problema di Sentenza.

“Salve” pronuncia l’uomo con voce tremante.

“Il Sig. Zampetto?” taglia corto Sentenza con voce dura.

“Si” risponde l’uomo esitante e spaesato.

“Dobbiamo andare”

L’uomo annuisce.

Prima di andarsene abbraccia la moglie ed i figli.

Per la prima volta Sentenza prova un senso di disorientamento, non essendo situazione per lui abituale. Osserva l’albero di natale in soggiorno ed i regali depositati sotto di esso.

E’ l’antivigilia e le autostrade sono ingolfate.

Sentenza ipotizza che questo possa essere il motivo per cui gli hanno imposto di passare per strade più che secondarie, addirittura amene, che si inerpicano per i monti.

“Lei ha figli?” prova a domandare l’uomo, dopo più di un’ora di silenzio.

Sentenza lo osserva con durezza.

“Io non sono suo amico. Eviti domande personali” risponde con voce secca e tagliente.

L’uomo deglutisce per l’imbarazzo con sguardo spaventato e smarrito.

Sentenza si domanda che cosa possa mai sapere di così determinante quell’imbranato da indurre un boss a contattare l’Agenzia per avere la sua migliore risorsa per condurlo in un luogo protetto.

I soggetti che in passato ha eliminato erano arroganti farabutti criminali maniaci e corrotti, feccia per cui la società non avrebbe provato rimorso.

Zampetto è un padre di famiglia dall’aspetto impacciato indifeso e innocente, ritrovatosi nell’antivigilia di Natale sradicato dalla propria casa ed invischiato, sicuramente per mera casualità, in una cupa e mortale trama di criminali ed assassini a pagamento.

Sa che la prima regola è evitare il coinvolgimento emotivo.

Ha troppa esperienza per non sapere per quale motivo il boss rivale si è voluto accaparrare il potenziale testimone prima che finisse nel programma di protezione testimoni della polizia.

Sentenza è ormai troppo compenetrato in quella sordida gelida e sotterranea ragnatela che si snoda sotto la rassicurante pellicola piccolo borghese, fatta di biscotti di pastafrolla da inzuppare nel cioccolato caldo di fronte al camino acceso e sotto l’albero decorato, a cui il placido ed innocuo Sig. Zampetto appartiene, per non capire cosa sta accadendo.

Sa già come andrà a finire.

Se fosse un film natalizio, Sentenza, alla stregua di un moderno Innominato, si redimerebbe ed offrirebbe un salvacondotto al Sig. Zampetto.

In realtà, nonostante l’atteggiamento da duro che non deve chiedere mai, nell’intimo Sentenza è un irrecuperabile meschino, mediocre, corrotto e pusillanime, vittima insanabile della sua sordida cupidigia.

Con uno come Sentenza non può mai esserci il lieto fine, specie se in ballo c’è una montagna di soldi.

Non ci potranno mai essere senso etico o anelito di redenzione tali da indurlo a rinunciare ad un lauto compenso.

Sentenza sa che il boss mandante si è presentato al Sig. Zampetto come filantropo disinteressato solo perché voleva sottrarlo al programma di protezione testimoni della polizia ed usarlo come merce di scambio per ricattare il boss rivale ed ottenere aree di mercato attualmente da lui gestite.

Sentenza sa che la scelta di usare percorsi secondari montani è motivata dalla necessità di sistemare la questione in modo alternativo, senza testimoni, nel caso di raggiungimento di un accordo.

Il Sig. Zampetto è troppo ingenuo e puro per capire che il boss mandante, presentatosi alla sua porta come candida pecora, è in realtà un lupo infido crudele e sanguinario.

Per questo, quando perviene il messaggio dell’ Agenzia che lo avverte che l’incarico è stato modificato, peraltro con un implemento di prezzo per il disagio arrecato, Sentenza, con la scusa di sgranchirsi le gambe e respirare aria di alta montagna, chiede al Sig. Zampetto di scendere in una piazzola adiacente alla strada, sotto la quale si apre una scarpata, per poi finirlo con un colpo a bruciapelo nella nuca e far rotolare la carcassa nella scarpata.

Sentenza rimane alcuni secondi ad ascoltare il silenzio.

Poi si avvia verso l’auto.

Improvvisamente ode un rumore provenire dalla scarpata; si affaccia e vede un branco di lupi correre verso la carcassa del Sig. Zampetto.

Non ha il coraggio di assistere allo scempio conseguente.

Si volta per tornare nuovamente verso l’auto ma un altro spettacolo singolare lo sorprende; immobili davanti a lui, a pochi metri dall’auto, si ergono un cervo femmina e due cerbiatti.

Sentenza ha la sensazione che lo stiano fissando severamente, giudicandolo.

Sentenza sa che è assurdo, però incespica impacciato e confuso, scoprendosi a risalire in auto con movimenti goffi piagato da un dilaniante senso di vergogna.

Mette rapidamente in moto e si allontana.

Tutto passa non appena Sentenza verifica l’accredito della seconda ed ultima tranche.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. La figura di Sentenza è un esempio di come la cupidigia e la mancanza di empatia possano portare a scelte devastanti.
    Un finale amaro e realistico, che mi lascia con un senso di disagio e riflessione.

  2. Il tuo racconto è crudo e fa riflettere. La cattiveria umana esiste: c’è chi fa del male per follia e chi lo fa per tornaconto personale.
    ​Sentenza appartiene alla seconda categoria: mette a tacere i propri sentimenti solo guardando il saldo del suo conto in banca. Fossi in lui, però, starei attento. Anche se non esistesse un’anima, siamo comunque programmati per seguire delle regole: il nostro algoritmo è il Super-io, che un domani potrebbe farsi sentire e presentare il conto.
    ​Bravissimo, Gabriele!

    1. A meno che il Super Io di matrice freudiana (generalmente il padre se non erro) di Sentenza non sia totalmente assente, o quanto meno non sia un degenerato come lui, presumo che ogni sua azione sia di matrice interamente nevrotica, in quanto risultato diretto di una dissonanza ontologica tra il suo es sociopatico ed un sistema imperativo di regole che presumo tendano alla socializzazione

  3. Ci hai abituati a racconti cupi e potenti. In questo usi il contrasto natalizio per rendere ancora più feroce la disumanità di Sentenza.
    Mi colpisce la lucidità con cui smonti ogni illusione di redenzione e non c’è morale che tenga quando a vincere è la viltà travestita da professionalità.
    Il finale poi? amaro, coerente e disturbante.

  4. Un mondo cupido e dannatamente fortunato, quello dei Sentenza e dei boss ricattatori.
    Un mondo molto contemporaneo.
    Cos’è un buon racconto?
    È una storia che ti suscita emozioni e passioni, sì, anche di repellenza.
    Bravo.