
La semplicità non è cosa da poco…
Sono seduto su questa roccia da ore e per quanto legga e rilegga questi fogli, queste scritte, queste parole che per me non hanno alcun senso, non riesco a capacitarmi del fatto che ho perso tutto.
Quassù il vento mi scompiglia i capelli e fa muovere la mia giacca in una suadente danza che fa penetrare a tratti il freddo nel mio ventre, facendo irrigidire i muscoli dell’addome. Rabbrividisco, ma non riesco ad alzarmi in piedi, a prendere in mano le redini di ciò che rimane di me e andare avanti.
Cosa dovrei fare ora?
La mia casa è ufficialmente all’asta, la mia fidanzata mi ha lasciato appena ha scoperto della bancarotta e la mia azienda è crollata per un investimento sbagliato.
L’unico e il solo. Quello che ha decretato la fine di tutto.
Fine delle belle macchine sportive, delle feste in cui scorrevano fiumi di champagne, deridendo coloro che si accontentavano di uno spumante comprato a poco prezzo. Champagne bevuto alla salute di quei disgraziati che mi affidavano le loro finanze, i loro risparmi di una vita, per farli maturare in chissà quali ricchezze. Il vecchio trucco della pianta di soldi che il gatto e la volpe proposero a Pinocchio. Ho scoperto che esistono molti più Pinocchio di quanto credessi…
Poi è arrivata lei. La volpe più furba di tutte. La regina delle volpi. Ho perso tutto a causa sua. Per colpa delle sue maledette gambe che mi distraevano mentre parlava, mentre mi esponeva l’affare e decretava la fine della mia vita.
«Ho voluto darti una lezione», ha detto quando le ho chiesto spiegazioni del bilancio della mia società, «ho voluto dimostrarti che tu non sei immune alle truffe legali come credevi. Non le fiuti da lontano come ti vantavi di fare. Sei un pivello, come tutti gli altri».
La mia espressione quando ha girato i tacchi e mi ha lasciato lì impalato nella hall del palazzo che un tempo era mio, resterà scritta negli annali.
E ora eccomi qui. Senza un soldo, senza una casa e senza una fidanzata con cui scaldarmi da questo vento gelido. Tutte brave a dire “ti amo” quando ci sono i soldi, ma quando questi svaniscono le valigie sono magicamente pronte.
Riprendo in mano i fogli, li guardo ancora una volta, li rileggo nel tentativo di trovare un solo sbaglio che mi permetta di portare indietro le lancette dell’orologio a tre ore fa, a quando avevo ancora oro che colava dalle mie mani.
Niente.
Il vento soffia forte e per poco non mi sfuggono. Tolgo gli occhiali, la montatura è diventata improvvisamente pesante; e stropiccio gli occhi con le dita, stanco.
L’aria del mare invade le mie narici, riportandomi indietro nel tempo, a quando ero un bambino che giocava nella sabbia con il proprio padre e non aveva nessuna preoccupazione al mondo, se non quella di sperare di vedere mezz’ora in più dei suoi cartoni animati preferiti.
Mio padre era un uomo umile. Era un artigiano, lavorava tanto e guadagnava poco. A volte non c’erano i soldi per arrivare a fine mese, ma non riesco proprio a ricordare il suo volto triste.
Sorrideva sempre.
Forse era proprio questo il suo segreto.
Sorridere nonostante tutto.
E nonostante ciò che mi sta capitando, ripensandoci, sorrido. Guardo il mare e sorrido ancora. Tornava a casa stanco, mio padre, sporco di polvere e con l’odore della stanchezza addosso, ma sorrideva sempre. Mia madre lo salutava con un bacio e gli offriva la sedia per fargli riposare le membra. Gli faceva trovare sempre i pasti caldi e gli preparava i vestiti puliti per lavarsi. Qualcuno potrebbe affermare che faceva la schiava, ma non è così. Il suo era amore puro. Mio padre non le ha mai chiesto nulla di tutto ciò, ma lei lo faceva lo stesso, perché si preoccupava per il suo benessere. E lui la ricambiava. La guardava con uno sguardo perso, come se stesse ammirando un’opera d’arte. Era bella mia madre, ma non quanto una Venere…
Si guardavano molto negli occhi i miei genitori. Ricordo che, a volte, mia madre era così stanca, che mio padre, rientrato da lavoro, la guardava, le sorrideva e le ordinava di andare a riposare che ci avrebbe pensato lui. Si capivano al volo. Era un rapporto così bello, così…vero.
Ho trent’anni e non ho mai incontrato una donna che solo guardandomi negli occhi comprendesse la mia tristezza o qualsiasi mio stato d’animo. Non ho mai trovato nessuno che si preoccupasse di sollevarmi dalle mie fatiche. Anzi, no, mi correggo. Una c’è stata. Mi ha fatto perdere tutto…
Sorrido a questa considerazione e guardo di nuovo le onde del mare. Quante volte mi sono soffermato a guardare un paesaggio del genere negli ultimi anni? Mai. Sempre troppo preso dal lavoro, dalle promozioni, dai soldi.
Sospiro e il mio fiato si disperde nel vento. Osservo ancora il mare e mi viene da piangere. Io che non ho mai pianto neanche da bambino. Ma ora sento il cuore pesante e la testa leggera. Ripensando a mio padre e alla sua semplicità, capisco che mi sono perso in un oceano di squali e che se non fosse arrivata “lei” a tirarmi fuori, avrei sbranato gli altri per sopravvivere, senza nessun rimpianto.
Che razza di persona sono diventato?
Avido. Egoista. Un insensibile che ruba ai poveri per portare in giro una bella donna su una bella macchina. Mio padre e mia madre se ne vergognerebbero.
Il telefono nella tasca della mia giacca squilla, strappandomi dai miei pensieri. In un primo momento lo ignoro, ma la persona dall’altra parte non demorde, come se sapesse che ho bisogno di qualcuno in questo momento. Lo estraggo e sullo schermo compare il nome dell’unica persona che vorrei vedere in questo momento.
«Chiara», rispondo, flebilmente.
«Si può sapere dove ti sei cacciato?! Mi avevi promesso che avremmo guardato un film insieme, ma ancora non ci sei! Dove sei? Sembra di sentire le onde, ma dubito che in quel tuo ufficio polveroso possa esserci qualcosa del genere»
La sua voce così frizzante, così pura, mi scuote l’anima e non solo. Sorrido e lancio i fogli al vento.
«Hai un letto in più per un amico?», le domando, con lo sguardo fisso sulle onde.
«Certo! Che succede?», chiede e il suo tono è davvero preoccupato. Per me.
«Niente di grave. Sono da te fra mezz’ora»
Chiudo la chiamata prima che possa fare altre domande. È lei ciò di cui ho bisogno adesso. Ho bisogno della sua semplicità, della sua allegria e spensieratezza. Solo con lei potrò ricominciare ed essere un uomo nuovo.
Guardo un’ultima volte il mare, i gabbiani che volano verso il tramonto e quei maledetti fogli che si disperdono nel vento e nei flutti delle onde. Respiro a pieni polmoni, imprimendo nella memoria quanti più dettagli possibili di questo momento.
Poi, volto le spalle alla natura e mi incammino verso la macchina.
La mia nuova vita ha inizio così.
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Riscoprire la semplicità delle cose e la felicità che risiede in queste, il messaggio è chiaro e dopo la rottura si ricomincia da capo e meglio. Grazie Emma per aver partecipato
Grazie mille a tutti! Dai vostri commenti, deduco di essere riuscita a trasmettere il mio messaggio e ne sono molto felice! 🙂
Ciao Emma,
per me con il titolo hai già sbancato!
Che dire, è già tutto scritto tra le righe. Aggiungerei solo: una goccia fa traboccare il vaso, un’altra ne riempie uno vuoto…
La vita può sempre riservare sorprese. Non è mai troppo tardi per iniziare un nuovo ciclo. Lab piacevole; la figura del padre è forse un po’ troppo da mulino bianco, ma va bene anche così. Un saluto.
Non è mai troppo tardi per cambiare vita, eh? Un bell’esempio di come una sventura possa tramutarsi in un punto di svolta. Bello 👍
Ciao Emma. Sono sicura che la nuova vita del tuo protagonista gli darà molte più soddisfazioni. Per alcune persone il benessere economico diventa una specie di “droga”, laddove è importante acquistare l’ultimo modello di un auto o vestire firmato. Soddisfazioni effimere destinate a cadere. Purtroppo, ne abbiamo la percezione quotidianamente. Nulla vale quando una persona che ti stringe le mano in ogni momento e questo lab arriva direttamente allo scopo: come recita il titolo. “la semplicità non è cosa da poco…” e vale molto.
“Il vecchio trucco della pianta di soldi che il gatto e la volpe proposero a Pinocchio. Ho scoperto che esistono molti più Pinocchio di quanto credessi…”
amara verità
Evviva la ricchezza inesauribile delle cose semplici. Quando tutto finisce, si aprono nuovi scenari, forse più veri.