La signora dei materassi – parte 2
Serie: Manuale pratico per sopravvivere a me stessa
- Episodio 1: Il problema logistico degli orgasmi multipli
- Episodio 2: L’uomo perfetto e altri farmaci da prescrizione
- Episodio 3: La signora dei materassi – parte 1
- Episodio 4: La signora dei materassi – parte 2
STAGIONE 1
A metà pomeriggio, durante una ripresa in cui devo fingere di svegliarmi felice, Luca si avvicina per sistemare un riflesso.
«Hai una ciocca davanti agli occhi» dice.
«La ciocca ha una sua autonomia.»
«Posso?»
Io potrei dire di no. Potrei sistemarmela da sola. Potrei comportarmi come una donna adulta con un minimo di prudenza.
Invece annuisco.
Luca mi sfiora la fronte. Poi la tempia. Sposta la ciocca dietro l’orecchio con due dita, lentamente, senza fare nulla di sconveniente.
Nulla.
Eppure il mio sistema nervoso, che evidentemente ha frequentato scuole drammatiche, decide che quel gesto merita una reazione sproporzionata. Mi attraversa una scossa breve, netta, ridicola.
Trattengo il respiro.
Luca se ne accorge.
Non dice niente. Ma il suo sorriso cambia. Diventa più piccolo, più consapevole.
«Tutto bene?»
«Benissimo» mento.
«Sicura?»
«Sì. È solo che questo materasso ha un impatto emotivo notevole.»
Lui abbassa lo sguardo per nascondere una risata.
Io capisco di essere finita. A fine giornata sono praticamente una causa persa.
Il regista è soddisfatto, il proprietario dello showroom mi parla già di “possibili future collaborazioni” e io cerco di non guardare Luca mentre smonta la telecamera.
Naturalmente lo guardo. Le mani che svitano il treppiede. Le braccia, la nuca. Il modo in cui si passa il pollice sul labbro inferiore quando è concentrato.
Ci sono dettagli che una donna nota contro la propria volontà. Poi ci costruisce sopra interi castelli di rovina.
Quando usciamo, l’aria è fresca. Io ho ancora addosso il trucco dello spot e quella strana eccitazione da giornata irreale.
Luca mi raggiunge sul marciapiede.
«Ti va di bere qualcosa?»
Accetto prima ancora che finisca la frase.
La birra diventa una passeggiata. La passeggiata diventa un bacio. Il bacio diventa un altro bacio. E l’altro bacio diventa quella situazione precisa in cui una donna sa benissimo che sta facendo una sciocchezza, ma la sciocchezza ha una bocca bellissima e quindi decide di sospendere il giudizio.
Ci baciamo sotto un portico, poi contro il muro laterale dello showroom, poi davanti alla porta chiusa.
«Ho lasciato dentro una cosa» dice.
«Certo.»
«Davvero.»
«Immagino importantissima.»
«La batteria della telecamera.»
«La batteria della telecamera merita rispetto.»
Lui ride, apre la porta e mi fa entrare.
Lo showroom al buio è un luogo assurdo. I letti, senza clienti e senza luci forti, sembrano animali addormentati. Fuori passano poche macchine.
«Prendo la batteria e andiamo» dice Luca.
«Come vuoi.»
Non ci muoviamo. Nessuno dei due.
Luca fa un passo verso di me.
«Bianca.»
Io vorrei rispondere qualcosa di brillante. Una battuta. Un commento ironico. Una delle mie solite frasi per mantenere una dignità narrativa.
Non mi esce niente.
Perché lui mi sta guardando di nuovo in quel modo. Ed è una cosa devastante, soprattutto se intorno ci sono ventisette materassi e nessun testimone affidabile.
Mi bacia. Prima piano. Poi meno piano. Io penso solo: ecco.
E poi smetto di pensare con ordine.
Le sue mani mi prendono il viso, poi scendono sulle spalle. Mi slaccia la camicetta. Mi bacia il collo e io faccio quella cosa dignitosissima che consiste nel perdere forza nelle ginocchia mentre cerco di sembrare una persona ancora iscritta all’anagrafe.
«Aspetta» sussurro.
Lui si ferma subito.
«Vuoi andare via?»
Lo guardo.
«No. È che potrei avere una reazione eccessiva.»
Luca resta serio per circa due secondi.
«Al memory foam?»
Scoppio a ridere.
«No, idiota.»
«Peccato. Sarebbe un’ottima recensione.»
Lo bacio io. A quel punto non c’è più nessuna intenzione di recuperare batterie.
Finiamo contro un letto espositivo enorme, con una testiera imbottita color tortora e un cartello ai piedi che recita: “Sostegno, comfort, benessere.”
Mai slogan è stato più profetico.
Mi fa sedere sul bordo del materasso, poi si inginocchia davanti a me per sfilarmi le scarpe. Lo fa ridendo, perché il cinturino di una scarpa si incastra e per un attimo sembra che il nostro destino erotico debba essere sconfitto da una fibbia. Ma appena le sue dita mi sfiorano la caviglia, la risata mi resta a metà.
«Non giudicarmi» dico.
«Non sto giudicando. Sto solo cercando di non perdere la battaglia contro una fibbia.»
Ride ancora, contro il mio ginocchio, ma subito dopo il riso gli muore sulle labbra. Mi sfila i jeans e mi bacia la gamba. Poi più su. Poi torna alla bocca, con una lentezza che mi fa dimenticare la battuta intelligente che avevo pronta.
Io invece ho già perso il concetto di tempo, mondo e previdenza sociale.
Mi sdraio sul materasso con la grazia di una sovrana al termine di una battaglia. Luca mi segue, e per un momento restiamo così. Respiriamo vicini. Troppo vicini per pensare che sia ancora una pessima idea.
«Sembra di essere in una televendita erotica» dico.
«Tu venderesti qualsiasi cosa.»
«Anche il coprimaterasso?»
«Soprattutto il coprimaterasso.»
Mi guarda, e io mi accorgo che non sta cercando la battuta giusta. Non sta cercando di essere brillante. Mi sta guardando davvero. A quel punto, io non sono la donna “ancora piacente”. Non sono “per la mia età” e soprattutto non sono un complimento con la franchigia.
Sono Bianca. Sul materasso più costoso dello showroom, con un uomo che mi desidera e ride con me, non di me.
Poi arriva un altro orgasmo mentre Luca mi sfiora con la lingua appena sotto l’orecchio. Naturalmente. Perché il mio corpo, lo sappiamo, ha il senso del tempismo di un’orchestra ubriaca. Mi prende all’improvviso. Una piccola resa scomposta, con le dita aggrappate alla sua maglietta e una frase incomprensibile che credo contenga la parola “oddio” e forse anche “TARI”, ma non posso giurarlo.
Per un secondo mi vergogno. Chiudo gli occhi e lui si ferma. Appoggia la fronte alla mia spalla.
«Succede davvero?» sussurra.
«Purtroppo sì.»
«Purtroppo? Bianca, siamo chiusi in uno showroom dopo l’orario di chiusura. Direi che il purtroppo lo abbiamo superato mezz’ora fa.»
«Non fare lo spiritoso.»
«Non posso. Sono molto colpito.»
«Ecco. Appunto.»
«No, intendo-» Mi guarda, e il sorriso gli resta negli occhi. «Sei bellissima quando smetti di controllarti.»
Questa frase, lo dico con onestà, è la vera rovina.
Perché io sono abituata agli uomini divertiti, agli uomini compiaciuti, agli uomini spaventati, agli uomini che davanti al mio corpo reagiscono come tecnici davanti a un fenomeno raro.
Luca no.
Luca non sembra voler capire il meccanismo. Sembra soltanto felice di essere lì quando accade. E questo, per una donna come me, è pornografia emotiva.
Serie: Manuale pratico per sopravvivere a me stessa
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- Episodio 4: La signora dei materassi – parte 2
Se l’episodio precedente mi era sembrato meno divertente e più riflessivo, a questo non manca nulla. C’è la solita leggerezza e ironia che caratterizza il modo di raccontare di Bianca, ci sono frasi divine (“E l’altro bacio diventa quella situazione precisa in cui una donna sa benissimo che sta facendo una sciocchezza, ma la sciocchezza ha una bocca bellissima e quindi decide di sospendere il giudizio”, giusto per citarne una) e c’è materiale per poter sognare da brava romantica quale sono.
Sai che una protagonista come Bianca sarebbe perfetta per un romance?
Bravissima Cristiana!!
Ma sai che questa cosa del romance me l’ha già suggerita un’altra autrice di open? Non saprei però che filo conduttore usare e correrei il rischio di farne una serie di sketches scollegati.
Bianca è simpatica anche a me, ma mi sa che abbiamo bisogno di aiuto per capire cosa fare di lei 😀
A parte questo, ti ringrazio molto per il tuo bellissimo commento e per la frase che hai evidenziato. Ti ringrazia tanto anche Bianca ♥
Ho adorato i dialoghi di questo episodio. Scorrono, sono verosimili, niente è asservito alla trama, ma escono fuori naturalmente senza nessuna stonatura. Il dettaglio della fibbia aggiunge quel pizzico di realismo (perché c’è sempre qualcosa che si incastra e non si vuole aprire) in una scena che altrimenti avrebbe rischiato di prendersi troppo sul serio e discostarsi troppo dai binari di questa serie. Bravissima, come sempre.
Grazie Marco. Il segreto è immaginarsi su quel letto lì, ma mica lo possiamo dire 😀
“e soprattutto non sono un complimento con la franchigia.”
❤️ questa frase racchiude tutto il mondo di noi donne insicure
Grazie Laura ♥
Un sottile compromesso tra intimità, disincanto e ironia. Una sorta di triangolo delle Bermuda, dove il lettore e i tuoi personaggi si inabissano. Davvero brava, Cristiana.
Grazie Luigi. Che bella l’immagine del triangolo delle Bermuda♥ Diciamo che Bianca ce la mette tutta per incasinarsi l’esistenza. Un abbraccio
Ecco. Credo di aver già pagato la tassa sui rifiuti, il mio materasso non è di quelli lussuosi e costosi e il coprimaterasso ha i laccetti… Non uso una vera coperta da una vita, in Sicilia nel picco massimo dell’inverso io adotto una semplice coperta di finto tessuto di colore grigio topo, ne ho una anche bordeaux identica, ma scelgo sempre quella neutra.
Mi sono affezionato a Bianca, alle sue montagne russe fisiologiche ed emotive, ai suoi amori travolgenti… Se tornerà un giorno a fare nuovamente freddo, prenderò la coperta Bordeaux.
Cri, ti odio con tantissimo amore.
Grazie Emi 🙂
Anche Bianca si è affezionata a te e ha voglia di raccontarti come questa avventura è andata a finire.
Grazie di ♥
Non so se questo episodio é + erotico o + divertente o + originale. Di sicuro ti é riuscito anche questo + che ben.
Eroticomico mi piace di più:)
Lei sembra nata per tirarsi addosso i guai e combinare pasticci.
Grazie Maria Luisa ♥
Splendidi questi orgasmi multipli, bi-orgasmi o biorgasmi naturali, prima di consumare non serve agitare, Bianca, nuda di nome, è pronta, tutta da gustare. L’apoteosi per l’uomo con problemi di resistenza, Bianca viene prima. Sempre.
Sempre eccitante leggerti. “Per un secondo mi vergogno. Chiudo gli occhi e…” invio.
Ma perchè vergognarsi? Evvivalavita!
Grazie Fabius 🙂
“Luca non sembra voler capire il meccanismo. Sembra soltanto felice di essere lì quando accade”
Come dargli torto? Cosa c’è di più bello? Originale come sempre, anche il cliché qua l’hai reinventato superbamente.
I cliché non vanno evitati, vanno alimentati bene 🙂
Grazie Marco di ♥