La signora dei materassi – parte 1
Serie: Manuale pratico per sopravvivere a me stessa
- Episodio 1: Il problema logistico degli orgasmi multipli
- Episodio 2: L’uomo perfetto e altri farmaci da prescrizione
- Episodio 3: La signora dei materassi – parte 1
STAGIONE 1
Se qualcuno mi avesse detto che sarei diventata famosa per un materasso, gli avrei riso in faccia. Se poi mi avesse detto che tutto sarebbe iniziato con un cameraman belloccio e sarebbe finito con una pensionata che mi ferma al supermercato per chiedermi informazioni sul memory foam, probabilmente gli avrei consigliato di cambiare farmaci.
E invece, la vita, quando vuole umiliarti, non usa mai strumenti banali. Non so: una caduta dalle scale, una multa, un messaggio erotico mandato per sbaglio al gruppo famiglia. No. La vita, con me, sceglie un materasso ortopedico a molle insacchettate.
Tutto iniziò un martedì pomeriggio.
Stavo tornando a casa con due sacchetti della spesa, i capelli che avevano ormai rinunciato a collaborare e la solita espressione da donna che ha passato la giornata a risolvere problemi.
Davanti alla farmacia, un uomo mi ferma. Dice che lavora per Teletuttoqui e che stanno cercando una testimonial per uno spot. Dice che ho un volto molto espressivo.
Ora. Io non so esattamente cosa significhi avere un volto molto espressivo. Però lo dice con una tale convinzione che passo la settimana successiva a guardarmi allo specchio come una candidata agli Oscar.
Provo sorrisi. Profili. Espressioni intense.
Studio una specie di sguardo da donna che ha appena scoperto il segreto del sonno perfetto e intende comunicarlo all’umanità.
Quando arrivo sul set, sono sinceramente emozionata. Non tanto per la pubblicità. Non ho mai sognato, da bambina, di diventare la musa del lattice ergonomico. Sono emozionata per una ragione molto più pericolosa. Qualcuno mi ha guardata e ha pensato: lei. Prendiamo lei.
A una certa età queste cose fanno molto piacere, più di quanto siamo disposte ad ammettere.
Perché una donna può raccontarsi tutte le storie emancipate che vuole. Può dire che non le importa dello sguardo degli altri, che si basta, che ha raggiunto una forma superiore di autonomia emotiva. Poi arriva uno sconosciuto con una cartellina in mano, ti rivela che hai una faccia interessante e tu passi giorni a chiederti se “interessante” significhi affascinante o semplicemente stanca.
Lo showroom era enorme. Letti ovunque. Materassi e cuscini ovunque. Una distesa bianca e beige che sembrava il paradiso delle persone insonni e dei matrimoni al capolinea.
C’era odore di tessuto nuovo, plastica tolta da poco, profumatore ambientale alla lavanda e disperazione commerciale. In sottofondo una musica rilassante con onde marine e gabbiani depressi. Ogni tanto una voce registrata diceva: “Dormire bene è vivere meglio”.
Poi, vedo lui, il cameraman. L’età in cui un uomo ha già smesso di essere un ragazzo, ma non ha ancora iniziato a parlare con nostalgia del mal di schiena. Indossa una maglietta nera, i capelli un po’ lunghi sulla nuca e l’aria concentrata di uno che sa aggiustare una bicicletta, montare un cavalletto e forse anche rovinarti la vita senza particolare cattiveria.
Alza gli occhi dalla telecamera e mi sorride.
Ecco. Io diffido sempre degli uomini che sorridono troppo bene. Non degli uomini belli, quelli si gestiscono. Basta ricordarsi che spesso sono convinti che la bellezza sia una competenza. Il problema sono quelli che, quando sorridono, potrebbero far perdere la concentrazione a una monaca tibetana.
Mi guarda un secondo di troppo. Non molto. Solo abbastanza da farmi ricordare il mio problema e pentirmi contemporaneamente delle mutandine che ho scelto e del croissant mangiato in piedi un’ora prima.
«Bianca? Tutto bene?» chiede.
«Sì.»
«Io sono Luca. Ti riprendo io.»
Ti riprendo io.
Una frase innocente, certo. Tecnicamente professionale. Ma detta da lui, con quella voce bassa e tranquilla, suona come una promessa privata.
Il regista è un uomo piccolo, sudato, con gli occhiali appannati e l’ansia di chi ha un budget da sagra patronale ma sogna Cannes.
Mi spiega la scena.
Devo entrare nello showroom, sorridere, sedermi su un materasso, stendermi con naturalezza, accarezzare il rivestimento, guardare in camera e dire: «Da quando dormo su NuvolaRe, mi sveglio ogni mattina come una regina.»
NuvolaRe. Con la R maiuscola.
Fisso il copione.
«Come una regina?»
«Sì» dice il regista. «Elegante, rassicurante, sensuale ma domestica.»
Sensuale ma domestica. Che, tradotto, significa: sii desiderabile, ma senza inquietare i pensionati.
Annuisco, perché nella vita ho accettato incarichi peggiori.
La prima ripresa è un disastro.
Entro troppo presto, sorrido troppo tardi, mi siedo sul materasso tentando di non far scoppiare il bottone dei jeans, e quando devo dire “mi sveglio ogni mattina come una regina”, mi esce un suono stridulo.
«Taglia» dice il regista. «Bianca, più morbida.»
Più morbida.
Guardo il materasso. Poi guardo Luca.
Lui è dietro la telecamera. Un occhio nel mirino, una mano sull’obiettivo. Mi osserva con una serietà quasi intima, come se il mio modo di sedermi su un matrimoniale in promozione fosse una questione artistica di primaria importanza.
«Prova a respirare prima di parlare» dice.
«Respiro già da parecchi anni.»
Lui sorride senza abbassare la camera.
«Intendo, respirare come se ti stessi concedendo qualcosa.»
E lì dovrei capire che siamo nei guai. Perché io, quando qualcuno mi dice di concedermi qualcosa, tendo a prenderlo sul serio.
Rifacciamo la scena.
Entro. Sorrido. Mi siedo.
Il materasso cede sotto di me con una morbidezza indecente. Non so come spiegarlo senza sembrare una donna emotivamente compromessa da un prodotto per il riposo, ma quel materasso accoglie il mio corpo con una disponibilità che molti uomini, nella mia vita, non hanno mai avuto.
Luca si avvicina con la telecamera.
«Bene così» dice piano. «Guarda verso di me.»
Io guardo verso di lui. Non verso l’obiettivo. Verso di lui.
E per un momento lo showroom scompare. Spariscono il regista, i cuscini, le luci, i cartellini con scritto “offerta speciale”, persino i gabbiani depressi. Resta solo quest’uomo che mi inquadra come se stessi facendo qualcosa di molto più importante che vendere un materasso.
«Ora sdraiati» dice il regista.
Mi sdraio.
«Più naturale.»
Mi sistemo su un fianco.
«Più regina.»
A quel punto mi viene da ridere, ma mi trattengo.
«Scusi, ma le regine come si sdraiano? Hanno un protocollo?»
Luca abbassa appena la telecamera.
«Secondo me ci sei quasi.»
«Quasi regina?»
«Abbastanza da creare problemi alla monarchia.»
Finalmente rido e mi sciolgo.
Il regista batte le mani.
«Ecco! Così! Tenetela! Luca, riprendi!»
E Luca riprende. Riprende me che rido, che mi volto sul materasso. Me che cerco di tornare seria e non ci riesco. Me che, per la prima volta dopo settimane, non mi sento né fuori posto, né ridicola.
Mi sento luminosa.
Serie: Manuale pratico per sopravvivere a me stessa
- Episodio 1: Il problema logistico degli orgasmi multipli
- Episodio 2: L’uomo perfetto e altri farmaci da prescrizione
- Episodio 3: La signora dei materassi – parte 1
“Sono emozionata per una ragione molto più pericolosa. Qualcuno mi ha guardata e ha pensato: lei. Prendiamo lei.”
Questa frase e tutta la digressione successiva, inserite in maniera molto naturale nel ragionamento, ci dicono su Bianca molto più di quanto sia stato detto nei due episodi precedenti, e non è facile inserire un pezzo del genere in una serie umoristica. Ho trovato molto ben scritta anche la parte in cui la ripresa viene bene, in cui sei riuscita con naturalezza a inserire tre personaggi parlanti senza bisogno di quasi nessun tag. Per un giudizio complessivo aspetto il prossimo espisodio, perché a differenza dei due episodi precedenti questo non sembra un episodio autoconclusivo e aspetto con ansia la vecchietta che chiede informazioni 😂
“La vita, con me, sceglie un materasso ortopedico a molle insacchettate.”
Qui c’è della competenza tecnica 😃
“«Respiro già da parecchi anni.»”
😂
“forse anche rovinarti la vita senza particolare cattiveria”
Un passaggio duro ma con chiare sfumature romantiche
“Sii desiderabile, ma senza inquietare i pensionati.”
Di cosa dovrei inquietarmi?
Aspetto con inquietudine le prese e le riprese che dopo un incipit così ammiccante non potranno mancare. Manco a dirlo guarderò lo sviluppo degli eventi con l’istinto di Tinto, come Brass ma senza il sigaro in bocca. Di sicuro Bianca la prossima notte non la passerà in bianco. Un eroticomico molto intrigante, alzo la paletta perché ti meriti un 10.
Bello, divertente e piccante contemporaneamente 🙂