La signora dei materassi – parte 1

Serie: Manuale pratico per sopravvivere a me stessa


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Kim Cattrall incontra Bridget Jones con una libido ipersensibile e un sistema nervoso instabile

Se qualcuno mi avesse detto che sarei diventata famosa per un materasso, gli avrei riso in faccia. Se poi mi avesse detto che tutto sarebbe iniziato con un cameraman belloccio e sarebbe finito con una pensionata che mi ferma al supermercato per chiedermi informazioni sul memory foam, probabilmente gli avrei consigliato di cambiare farmaci.

E invece, la vita, quando vuole umiliarti, non usa mai strumenti banali. Non so: una caduta dalle scale, una multa, un messaggio erotico mandato per sbaglio al gruppo famiglia. No. La vita, con me, sceglie un materasso ortopedico a molle insacchettate.

Tutto iniziò un martedì pomeriggio.

Stavo tornando a casa con due sacchetti della spesa, i capelli che avevano ormai rinunciato a collaborare e la solita espressione da donna che ha passato la giornata a risolvere problemi.

Davanti alla farmacia, un uomo mi ferma. Dice che lavora per Teletuttoqui e che stanno cercando una testimonial per uno spot. Dice che ho un volto molto espressivo.

Ora. Io non so esattamente cosa significhi avere un volto molto espressivo. Però lo dice con una tale convinzione che passo la settimana successiva a guardarmi allo specchio come una candidata agli Oscar.

Provo sorrisi. Profili. Espressioni intense.

Studio una specie di sguardo da donna che ha appena scoperto il segreto del sonno perfetto e intende comunicarlo all’umanità.

Quando arrivo sul set, sono sinceramente emozionata. Non tanto per la pubblicità. Non ho mai sognato, da bambina, di diventare la musa del lattice ergonomico. Sono emozionata per una ragione molto più pericolosa. Qualcuno mi ha guardata e ha pensato: lei. Prendiamo lei.

A una certa età queste cose fanno molto piacere, più di quanto siamo disposte ad ammettere.

Perché una donna può raccontarsi tutte le storie emancipate che vuole. Può dire che non le importa dello sguardo degli altri, che si basta, che ha raggiunto una forma superiore di autonomia emotiva. Poi arriva uno sconosciuto con una cartellina in mano, ti rivela che hai una faccia interessante e tu passi giorni a chiederti se “interessante” significhi affascinante o semplicemente stanca.

Lo showroom era enorme. Letti ovunque. Materassi e cuscini ovunque. Una distesa bianca e beige che sembrava il paradiso delle persone insonni e dei matrimoni al capolinea.

C’era odore di tessuto nuovo, plastica tolta da poco, profumatore ambientale alla lavanda e disperazione commerciale. In sottofondo una musica rilassante con onde marine e gabbiani depressi. Ogni tanto una voce registrata diceva: “Dormire bene è vivere meglio”.

Poi, vedo lui, il cameraman. L’età in cui un uomo ha già smesso di essere un ragazzo, ma non ha ancora iniziato a parlare con nostalgia del mal di schiena. Indossa una maglietta nera, i capelli un po’ lunghi sulla nuca e l’aria concentrata di uno che sa aggiustare una bicicletta, montare un cavalletto e forse anche rovinarti la vita senza particolare cattiveria.

Alza gli occhi dalla telecamera e mi sorride.

Ecco. Io diffido sempre degli uomini che sorridono troppo bene. Non degli uomini belli, quelli si gestiscono. Basta ricordarsi che spesso sono convinti che la bellezza sia una competenza. Il problema sono quelli che, quando sorridono, potrebbero far perdere la concentrazione a una monaca tibetana.

Mi guarda un secondo di troppo. Non molto. Solo abbastanza da farmi ricordare il mio problema e pentirmi contemporaneamente delle mutandine che ho scelto e del croissant mangiato in piedi un’ora prima.

«Bianca? Tutto bene?» chiede.

«Sì.»

«Io sono Luca. Ti riprendo io.»

Ti riprendo io.

Una frase innocente, certo. Tecnicamente professionale. Ma detta da lui, con quella voce bassa e tranquilla, suona come una promessa privata.

Il regista è un uomo piccolo, sudato, con gli occhiali appannati e l’ansia di chi ha un budget da sagra patronale ma sogna Cannes.

Mi spiega la scena.

Devo entrare nello showroom, sorridere, sedermi su un materasso, stendermi con naturalezza, accarezzare il rivestimento, guardare in camera e dire: «Da quando dormo su NuvolaRe, mi sveglio ogni mattina come una regina.»

NuvolaRe. Con la R maiuscola.

Fisso il copione.

«Come una regina?»

«Sì» dice il regista. «Elegante, rassicurante, sensuale ma domestica.»

Sensuale ma domestica. Che, tradotto, significa: sii desiderabile, ma senza inquietare i pensionati.

Annuisco, perché nella vita ho accettato incarichi peggiori.

La prima ripresa è un disastro.

Entro troppo presto, sorrido troppo tardi, mi siedo sul materasso tentando di non far scoppiare il bottone dei jeans, e quando devo dire “mi sveglio ogni mattina come una regina”, mi esce un suono stridulo.

«Taglia» dice il regista. «Bianca, più morbida.»

Più morbida.

Guardo il materasso. Poi guardo Luca.

Lui è dietro la telecamera. Un occhio nel mirino, una mano sull’obiettivo. Mi osserva con una serietà quasi intima, come se il mio modo di sedermi su un matrimoniale in promozione fosse una questione artistica di primaria importanza.

«Prova a respirare prima di parlare» dice.

«Respiro già da parecchi anni.»

Lui sorride senza abbassare la camera.

«Intendo, respirare come se ti stessi concedendo qualcosa.»

E lì dovrei capire che siamo nei guai. Perché io, quando qualcuno mi dice di concedermi qualcosa, tendo a prenderlo sul serio.

Rifacciamo la scena.

Entro. Sorrido. Mi siedo.

Il materasso cede sotto di me con una morbidezza indecente. Non so come spiegarlo senza sembrare una donna emotivamente compromessa da un prodotto per il riposo, ma quel materasso accoglie il mio corpo con una disponibilità che molti uomini, nella mia vita, non hanno mai avuto.

Luca si avvicina con la telecamera.

«Bene così» dice piano. «Guarda verso di me.»

Io guardo verso di lui. Non verso l’obiettivo. Verso di lui.

E per un momento lo showroom scompare. Spariscono il regista, i cuscini, le luci, i cartellini con scritto “offerta speciale”, persino i gabbiani depressi. Resta solo quest’uomo che mi inquadra come se stessi facendo qualcosa di molto più importante che vendere un materasso.

«Ora sdraiati» dice il regista.

Mi sdraio.

«Più naturale.»

Mi sistemo su un fianco.

«Più regina.»

A quel punto mi viene da ridere, ma mi trattengo.

«Scusi, ma le regine come si sdraiano? Hanno un protocollo?»

Luca abbassa appena la telecamera.

«Secondo me ci sei quasi.»

«Quasi regina?»

«Abbastanza da creare problemi alla monarchia.»

Finalmente rido e mi sciolgo.

Il regista batte le mani.

«Ecco! Così! Tenetela! Luca, riprendi!»

E Luca riprende. Riprende me che rido, che mi volto sul materasso. Me che cerco di tornare seria e non ci riesco. Me che, per la prima volta dopo settimane, non mi sento né fuori posto, né ridicola.

Mi sento luminosa.

Continua...

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Discussioni

  1. Per un lunghissimo secondo ho cercato il tasto REC sul telecomando del vecchio videoregistratore.
    Una pubblicità del genere potrebbe farmi tranquillamente acquistare un paio di materassi e magari un paio di reti con doghe in betulla strette e armonizzate per un’ottima ergonomia… Il problema è saltare lo spot di William che mi spiega che l’acqua dei nostri rubinetti è ottima.
    Mi hai incantato come sempre Cri. Asciugo la bavetta e leggo il prossimo episodio.

    1. Basta che ti sintonizzi su Teletutto(più) al canale 14 del telecomando.
      Ecco, so già che mi arriverà una bella denuncia a casa!
      Beh, vedano loro…Io le peggiori televendite le ho viste lì 😀
      Grazie Emi per seguire questa serie ♥

  2. Ciao, Cristiana. Ho letto questo tuo episodio – davvero riuscitissimo –, tutto d’un fiato, riuscendo a saggiarne l’eleganza, la fluidità, il sapore, con tutte le possibili risonanze, fino alle sottigliezze introspettive organizzate col discorso diretto, senza mai forzare, giusto in punta di penna, tra la trasparenza di un acquerello e la fragranza progressiva di una caramella che non vuoi ancora rompere. Complimenti e a presto.

    1. Grazie Luigi perchè questo commento è bellissimo e lo è soprattutto l’immagine della caramella e della sua fragranza.
      Chissà se Bianca lo sa? Per ora non glielo direi perchè altrimenti si monta la testa.
      Un abbraccio

  3. Questo terzo episodio secondo me funziona benissimo. Hai preso una situazione assurda, quasi ridicola, e ci hai costruito sopra un racconto pieno di ironia, ritmo e verità. Bianca è fortissima: fa ridere, ma sotto la battuta si sente anche quella fragilità bella di chi, per un attimo, si sente vista davvero. E il finale con “mi sento luminosa” chiude alla grande, perché arriva leggero ma lascia qualcosa addosso. Poi vabbè, “sensuale ma domestica” mi ha steso. 😊

    1. Luminosa, sensuale e domestica. Chi desidererebbe di più 😀
      Sto cercando di ‘costruire’ un personaggio credibile, divertente e naturale. Mi piace che sia spesso ‘sopra le righe’ e viva situazioni a dir poco surreali, ma mi fa sorridere l’idea che ci si possa riconoscere in lei.
      Grazie Daniele per seguire le sue avventure. Un abbraccio

  4. Che dire: geniale. Il racconto, le frasi che strappano più di un sorriso, i pensieri della “Regina”.
    “Più naturale”, “Più Regina”… Sei riuscita a creare in poche parole il senso del lavoro sui set low-budget gestiti da registi da sagra patronale che sognano Cannes!
    Aspetto la Parte 2.

    1. Mi sono ispirata alla TV bresciana per eccellenza, ma poi ho leggermente cambiato il nome per prudenza 😀
      Ma è esattamente così che immagino i backstages di quelle pubblicità che passano.
      Grazie Antonio per avermi letta 🙂

      1. Parte del mio lavoro consiste nel mettere a disposizione a videomaker, fotografi e tecnici vari, gli spazi e le attrezzature della sala di posa che gestisco. Posso dire che “ne ho viste di cose che voi umani…” Mi viene in mente che pootrei scrivere qualche racconto! Ma fortunatamente una buona parte delle nuove leve sanno fare il loro lavoro, sopperendo alla mancanza di budget con una buona creatività.
        Anche noi citiamo spesso una TV della zona quando vogliamo indicare il gusto “discutibile” di alcuni (… alcuni?) spot.
        A presto!

  5. “Il problema sono quelli che, quando sorridono, potrebbero far perdere la concentrazione a una monaca tibetana.”
    Adorabili e temibili gli uomini con un sorriso così irresistibile.👏 👏 👏

  6. Un altro racconto leggero e frizzante, molto adatto per una lettura distensiva in questo periodo in cui, tra caldo estivo e stanchezze varie accumulare nei mesi precedenti, abbiamo bisogno di concederci un po’ di relax e di svago, anche solo mentale, che aiuti il cervello a produrre endorfine, per risollevare il tono dell’ umore.
    Zero antidepressivi per tutti e più libriCK o episodi in serie come questo: “eroticomico”, come scrive Fabius P.
    Brava come sempre.

    1. E io, ammetto, mi sto divertendo un sacco a scrivere di questa strana e pazza creatura. Ogni momento che passo con lei mi distende un po’ e, come dici bene tu, favorisce lo svago mentale.
      Grazie Maria Luisa, le concederò ancora spazio 🙂

  7. “Sono emozionata per una ragione molto più pericolosa. Qualcuno mi ha guardata e ha pensato: lei. Prendiamo lei.”
    Questa frase e tutta la digressione successiva, inserite in maniera molto naturale nel ragionamento, ci dicono su Bianca molto più di quanto sia stato detto nei due episodi precedenti, e non è facile inserire un pezzo del genere in una serie umoristica. Ho trovato molto ben scritta anche la parte in cui la ripresa viene bene, in cui sei riuscita con naturalezza a inserire tre personaggi parlanti senza bisogno di quasi nessun tag. Per un giudizio complessivo aspetto il prossimo espisodio, perché a differenza dei due episodi precedenti questo non sembra un episodio autoconclusivo e aspetto con ansia la vecchietta che chiede informazioni 😂

    1. Esatto, Marco. Non è auto conclusivo. Sono tre parti. Magari possono sembrare esagerate per una storia così ‘leggera’, però mi piaceva prendermi i giusti spazi. Dividere un racconto non è mai facile, ma peggio ancora è doverlo ‘tagliare’ per adattarlo a un formato. Tagliare avrebbe, in questo caso, significato perdere molta profondità che, forse non si vede subito, ma c’è.
      Grazie e sono proprio contenta e stupita dei nostri racconti estivi, quasi ‘a specchio’ 🙂

      1. Ti capisco, ho dovuto tagliare 500 parole dal racconto che ho pubblicato oggi e non sono sicuro che sia stata la decisione giusta. Fai bene a prenderti tutto lo spazio necessario e credo che il taglio di questo episodio sia arrivato proprio al momento giusto.

  8. “Sii desiderabile, ma senza inquietare i pensionati.”
    Di cosa dovrei inquietarmi?
    Aspetto con inquietudine le prese e le riprese che dopo un incipit così ammiccante non potranno mancare. Manco a dirlo guarderò lo sviluppo degli eventi con l’istinto di Tinto, come Brass ma senza il sigaro in bocca. Di sicuro Bianca la prossima notte non la passerà in bianco. Un eroticomico molto intrigante, alzo la paletta perché ti meriti un 10.