La Signora di sopra (1/3)

Serie: L'angoscia e l'ignoto


1. Bambinate

Appena la dottoressa Klein entrò nel suo studio annusò l’aria. Non era un odore sgradevole, ma non era normale sentirlo in quell’ambiente. Le tornarono in mente i pomeriggi quando da bambina, nella piccola serra dietro casa, aiutava sua madre a rinvasare le piante che erano cresciute ed erano pronte per la vendita. Decise che dopo questo appuntamento avrebbe spalancato le finestre, anche se la temperatura esterna non era ancora quella che ci si sarebbe aspettati ad aprile inoltrato.

La donna era seduta sulla sedia di fronte alla scrivania. Era stata Linda, la sua assistente, a farla accomodare. Anni di pratica le avevano insegnato che i nuovi pazienti si tranquillizzavano molto se restavano qualche minuto da soli prima dell’incontro. Ma quando la vide la dottoressa si rese conto che quella donna non aveva necessità di essere tranquillizzata.

«Signora Martino» disse sedendosi alla scrivania. Non si avvicinò per stringerle la mano, non lo faceva mai. Ma anche restando a una certa distanza avvertì che quell’odore proveniva da lei. La osservò come faceva con tutti i nuovi pazienti prima di iniziare il colloquio. Indossava un cappotto marrone chiaro, sopra un maglioncino girocollo bianco e pantaloni marrone scuro. Non portava collane o altri accessori appariscenti. Molto classico, ma gradevole, pensò. Non riusciva a vedere le scarpe, che secondo lei erano un indizio importantissimo della personalità. La sedia era vicinissima alla scrivania, tanto che i suoi gomiti erano appoggiati al piano di legno. Le sue mani erano giunte e la dottoressa Klein notò le unghie cortissime, ma sufficientemente curate. Nessun indice di trascuratezza né di scarsa igiene della persona, fu la sua sentenza di primo grado. Tutto nella norma, quindi. A parte quello strano odore.

«Sono la dottoressa Klein. Le avranno sicuramente parlato di me a scuola. Mi occupo di bambini e ragazzi che mostrano anomalie nel comportamento e nelle relazioni interpersonali.»

«Buongiorno» rispose semplicemente la donna guardandola fissa negli occhi.

«Vorrei subito tranquillizzarla, signora Martino» riprese mantenendo anche lei lo sguardo nei suoi occhi. «Le avranno anche detto che questi problemi sono tipici nella fase della pre-adolescenza e adolescenza. È un quadro che si presenta in innumerevoli forme in queste fasi della vita. In genere sono situazioni temporanee causate dalla difficoltà di accettare i primi segnali di cambiamento del corpo.»

Dall’altro lato della scrivania la donna ascoltava quasi indispettita.

«Qui, sulla relazione, leggo che Eleonora mette in atto un comportamento alquanto insolito anche per una ragazzina della sua età» riprese la dottoressa Klein. «Un po’ troppo… violento, mi lasci dire. La maestra di sua figlia ha riferito che in un tema Eleonora ha raccontato di aver… ucciso il vostro gatto…»

Stava utilizzando l’arma segreta degli psicoterapeuti, le pause, aspettando in silenzio la risposta della sua interlocutrice.

«È stato un incidente» replicò la donna sempre guardando negli occhi la dottoressa. «Stava giocando con il gatto e gli è caduta addosso, spezzandogli il collo con un ginocchio.»

«Signora Martino…» riprese la psicologa mantenendo con fatica il contatto visivo. «Ho letto il tema e non mi sembra che Eleonora lo descriva come un incidente. Penso di avere sufficiente esperienza con i bambini e bambine dell’età di sua figlia per capire se i loro racconti sono frutto di fantasie oppure sono reali.» Questa volta parlò con il tono di voce che solo i medici e gli psicoterapeuti sanno utilizzare per mettere a proprio agio i pazienti e contemporaneamente ricordare loro chi dirige davvero il gioco.

«Forse… è possibile» disse la donna senza distogliere lo sguardo. «Ma sono soltanto bambinate, non sono azioni malvagie. Diciamo piuttosto che è il loro modo per crescere e per sperimentare.»

La dottoressa rimase in silenzio, aspettando che la signora Martino continuasse a parlare. Si capisce molto del comportamento di un bambino ascoltando i genitori. E come aveva previsto, la donna riprese a parlare.

«Chi non ha mai giocato staccando le ali alle mosche per vedere cosa succede… Quale bambino non ha mai dato la caccia alle lucertole, spesso uccidendole! Sono giochi innocui a quell’età. Lei non ha mai catturato le lucciole di notte chiudendole in un barattolo per vedere come davvero sono fatte? Non ha mai tentato di bruciare le formiche con una lente di ingrandimento e il sole? Sono soltanto bambinate.»

«Non è importante quello che faccio io o come si comportano gli altri ragazzini. In questo momento è di sua figlia che stiamo parlando. E… mi lasci dire, sono un po’ preoccupata per lei, per la bambina intendo, anche se vivo la situazione da operatrice esterna» continuò la dottoressa utilizzando un tono professionale e alquanto freddo.

«Lei parla di bambinate…» riprese dopo un istante di pausa. «Alcune azioni possono essere definite così, ma anche a dieci anni ci sono dei limiti che non dovrebbero essere superati. Potrebbe diventare una situazione molto pericolosa.»

La Klein osservò ancora per qualche istante la donna seduta di fronte a lei. Poi premette il pulsante per comunicare con la sua assistente in sala di attesa.

«Linda? Puoi far entrare Eleonora per favore?»

«Adesso ho bisogno di parlare direttamente con sua figlia… da sola. Ci vorrà un po’ di tempo, se desidera tornare fra un’ora, o se preferisce aspettare di là…» Questa volta distolse lo sguardo. Non le capitava spesso, ma il modo in cui la donna la fissava, senza quasi battere le palpebre, le provocava un crescente senso di disagio. Inspirò in modo profondo per rilassare la tensione muscolare che aveva accumulato durante il colloquio e percepì di nuovo quell’odore indefinito.

Continua...

Serie: L'angoscia e l'ignoto


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Ciao Antonio! Ricordo bene questo racconto, lo avevi già pubblicato…non capisco se la versione è rivista, però. Lo vedo ripubblicato e non lo vedo più nella serie. Comunque. Ricordo bene la scena della ginocchiata al gatto, mi aveva inquietata già la prima volta e mi era rimasta impressa nella memoria. Mi colpisce la freddezza della madre, il modo in cui definisce “bambinata” un gesto che non lo è affatto. Quando si tratta di figli, i genitori tendono a non voler vedere, a sminuire o giustificare, ma qui intuisco qualcosa che va più in la della semplice protezione di una madre verso una figlia. Anzi, forse è mossa proprio da qualcosa di contrario. Sembra qualcosa di più inquietante e direi malvagia…

    1. Ciao Irene. Hai ragione. Lo avevo rimosso per partecipare a un concorso in cui si richiedeva che non fosse presente on-line. Passata la tempesta ho deciso di riproporvelo (perseverare è diabolico…)
      Sono contento perché ha riscosso buone critiche.
      Sui genitori hai ragione ancora una volta. Su questa mamma, poi… 🙂