
LA SIGNORA NELLA MERCEDES
Ero nel traffico da quasi un’ora. Auto, camion e furgoni, incolonnati e rumorosi. Così mi venne in mente l’inizio di una poesia di Baudelaire: “La strada assordante intorno a me urlava.” Ma sicuramente nel 1850 era tutt’altro chiasso, più accettabile, credo.
La signora nella Mercedes mi fece un sorriso, dietro il finestrino, poi scomparve nel caos dell’ampia tangenziale.
“Negli occhi suoi, cielo ove s’annuncia l’uragano” proseguiva il buon Charles.
La sera intanto smetteva i colori, accendeva le luci dei mille affrettati ritorni. Il sole, in fondo all’orizzonte, era già scomparso da un po’.
Con un paio di sorpassi raggiunsi la Mercedes: lei guidava veloce. Nello specchietto mi sembrò di vedere un altro sorriso, e uno sguardo torbido come il vino di novembre. Poi, rapidamente, si spostò sulla corsia di destra e la persi di vista; tra un paio di chilometri c’era uno svincolo per uscire. Cercai di fare la stessa manovra.
“Un lampo… Poi la notte! Bellezza fuggitiva.”
Uscito dalla tangenziale mi guardai intorno: il paesaggio prendeva le forme di una desolata campagna, poco illuminata, quasi solitaria. Un vecchio ponte passava sul letto di un fiume asciutto, pieno di ciottoli e rami secchi. Come in un gioco erano spariti rumori e luci; l’asfalto era una riga imprecisa che tagliava in due la pianura. Il cielo diventava sempre più scuro, senza nuvole.
Poi la vidi; sembrava mi stesse aspettando. Il mio cuore prese a battere forte, come un piccolo tamburo. Fermai la macchina dietro alla sua, sul ciglio della strada polverosa. Lei smontò senza fretta, mi guardò e con un breve sorriso mi chiese: “Perché mi segui? Cos’hai capito?”
Poi si avvicinò, e allora pensai che stavo diventando io, la preda. La sua bocca era dolce e golosa, le sue mani cercavano la mia schiena nuda. Si sedette sul cofano caldo, mise le gambe attorno ai miei fianchi. Tra i suoi seni c’era un leggero sudore, quando un grido salì, dopo alcuni violenti respiri.
Trascorso un attimo di silenzio si ricompose, mi guardò negli occhi dicendo: ”Non chiedere il mio nome. Non mi cercare.”
Mentre il tempo si era fermato, aprì la portiera, salì, accese il motore e scomparve oltre il buio, lasciandomi addosso odore di donna e benzina bruciata.
Allora pensai alla fine della poesia: “Ignoro dove fuggi, tu ignori dov’io vada. O tu che avrei amata, o tu che lo sapevi.”
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Bellissimo pezzo. Oltre a Baufelaire, mi hai ricordato le passanti di de André. O in genere quel tipo di incontri fugaci che durano il tempo di un attimo ma si rivelano potenti da essere poi ricordati in eterno. Proprio come i versi delle poesie.
È così.. e forse il fatto che l’incontro ci sfugga di mano lo rende per sempre desiderato.. grazie per il commento, Dea..
Dimenticavo……puoi farli incontrare di nuovo?…..
Mah.. non so se Baudelaire sarebbe d’accordo.. ci penso, e ti ringrazio per la proposta 😉
La dolcezza che incanta……il piacere che uccide……e in quel viso di donna vibra l’antica seduzione, il potere di evocare, glorificare e possedere…….
Ti dirò.. l’idea che sia la donna a decidere il Destino mi piace.. grazie per la lettura
Grazie a te Furio
‘La sera intanto smetteva i colori, accendeva le luci dei mille affrettati ritorni.’ Anche questa è poesia,incastonata un un racconto, oserei dire, onirico. Ho immaginato il tutto svoltosi nell’arco di brevi attimi: gli occhi di lui che incrociano quelli di lei nello specchietto, la mente che vola e la Mercedes che sparisce immersa nel traffico cittadino…
È proprio così, Cristiana.. una fugace apparizione che ferma pensieri e scorrere del tempo.. come la passante di Baudelaire..
E grazie per il commento
Di Baudelaire ho amato le fleurs di mal, e tante volte ho pensato di citarne qualche verso, ma mi sono trattenuto per pudore. Tenevo di sfigurare dinanzi al poeta. E invece tu lo hai fatto, e non hai sfigurato per nulla, miscelando i suoi versi alla tua prosa con naturalezza. I miei complimenti.
Sei troppo buono, Giancarlo.. ho sempre considerato Baudelaire un dio della poesia, irraggiungibile.. mi sono permesso di usare alcune sue frasi perché si incastravano bene nella mia breve narrazione.. spero non se ne abbia a male.. 😉
Non credo che il Poeta se ne avrà a male. Come dicevo, la commistione è molto ben riuscita.
Bravo Furio, un testo molto poetico e non solo per i versi di Baudelaire che hai inserito nella narrazione.
Grazie Francesco.. il sesso c’è, ma molto velato..a me piace così