
La Strada del Cielo
Serie: Uccello di Tuono
- Episodio 1: Scosse
- Episodio 2: 7th Street
- Episodio 3: Wakinyan Tanka
- Episodio 4: La Strada del Cielo
- Episodio 5: Le Colline Nere
- Episodio 6: Chapel
- Episodio 7: Rushmore
- Episodio 8: Nuvola Rossa
- Episodio 9: Badlands
- Episodio 10: Il Nono Segno
STAGIONE 1
Rick, stringendo il volante, continuava a parlare.
La strada scivolava sotto le ruote; seduto accanto, Vincent osservava le case scorrere veloci lungo il finestrino. Il suo era uno sguardo perso… si sentiva ormai straniero nella sua città.
-Diamine Vince, te lo dovevi aspettare! Hai visto le foto. L’Abigail di un tempo, quella ragazza che avevi sposato, non c’è più.
Rick disse questo con la rabbia repressa di chi conosce il dolore del cuore. L’amico, dal canto suo, annuì senza troppa convinzione.
-Le hai raccontato qualcosa?
Vincent scrollò il capo, senza pronunciare una sola parola.
-Devi reagire, Vince. È il momento di tirare fuori le palle… lo capisci anche tu. Perciò lasciami fare: so io chi può aiutarti.
Mme Shizuko li accolse in kimono, sorridente. Per un istante, Vince credette di trovarsi in una delle incantevoli dimore di Kyoto, luogo fatato dove tutto scorre eccetto il tempo. Su invito della donna, i due si tolsero le scarpe e indossarono le pantofole per gli ospiti.
Si trovavano in una tipica abitazione giapponese appena fuori dal centro abitato, a ridosso di un bosco che iniziava a inerpicarsi lungo il fianco della montagna. Una volta dentro, Vince non poté fare a meno di ammirare le varie stanze, divise dalle tradizionali porte scorrevoli fatte con bacchette di legno e carta di riso. Nelle due di fronte, comunicanti, spiccavano i futon bianchi trapuntati mentre in quella più piccola, che occupava l’angolo estremo, faceva bella mostra un servizio per il sakè. A sinistra stava l’unica area separata da una parete, oltre la quale si scorgeva parte di quella che doveva essere una grande vasca.
Rick restò indietro con la donna e, accostandosi, le parlò a voce bassa:
-Lui è Vincent, più di un fratello per me. Il suo cuore è spezzato… non devo dirti altro.
Mme Shizuko annuì. Prima che potesse andare, Rick la trattenne delicatamente per una mano:
-Per me, il solito trattamento.
Non trascorsero cinque minuti che i due stavano stesi sui materassi, indossando uno jimbei azzurrino. L’uno poteva vedere l’altro: ma presto Rick scomparve, circondato da tre fanciulle dagli occhi a mandorla. Vincent, dal canto suo, sembrava una foglia in balìa del vento. Perfino quando Ichika, viso dolce e bocca di ciliegia, iniziò a massaggiargli le gambe, lui non distolse lo sguardo dalla figura intarsiata nel legno del soffitto: dei quadrati concentrici, sfalsati di qualche angolo per dare l’illusione di una rotazione.
Il tono perentorio di Mme Shizuko nei confronti della ragazza ebbe lo stesso effetto di una scarica elettrica:
-Dokinasai! Watashi ni makasenasai.
Ichika inchinò il capo e si dileguò. Shizuko si sporse in avanti: non indossava più il kimono; al suo posto, una vestaglia nera, corta, con una fantasia di fiori orientali, meno tradizionale ma molto d’effetto. Il profumo che la donna emanava era delicato, eppure penetrante. Prese dal tavolo basso al suo fianco una custodia in avorio finemente cesellata e ne tirò fuori quella che sembrava una lunga pipa, con il corpo in bambù e un piccolo fornello di metallo all’estremità. Vi collocò una sostanza bruna all’interno, accese e inspirò la prima boccata. Si sedette quindi in ginocchio sul petto di Vince e, avvicinando la bocca alla sua, gli soffiò dentro. Poi sussurrò, con l’accento tipico del Sol Levante:
-Seguimi sulla Strada del Cielo.
Vincent rimase a guardarla in silenzio, come si farebbe ammirando le forme di una statua perfetta. Poi la mente vacillò e lui sorrise, sorrise felice come non gli succedeva da tempo: Abigail, completamente nuda, si abbassava per baciargli il volto, nascosto dai capelli lunghi di lei che, a cascata, lo avvolgevano in un abbraccio di seta.
Serie: Uccello di Tuono
- Episodio 1: Scosse
- Episodio 2: 7th Street
- Episodio 3: Wakinyan Tanka
- Episodio 4: La Strada del Cielo
- Episodio 5: Le Colline Nere
- Episodio 6: Chapel
- Episodio 7: Rushmore
- Episodio 8: Nuvola Rossa
- Episodio 9: Badlands
- Episodio 10: Il Nono Segno
@biro , come mi girano gli zebedei quando mi precedono nell’esprimere le immagini che mi si affollano nella mente quando leggo 😂😂😂. Del resto sono arrivato in ritardo appena di qualche mese 😂😂😂. Bellissimo questo omaggio a Sergio Leone, discreto e al tempo stesso inequivocabile, che cita e non ruba.
Effettivamente anche a me 😀 Ho notato dai commenti che anche tu leggi i racconti per ordine di uscita. Io per certi autori vado in deroga 😉
Che piacere rivivere insieme quella scena. Altri tempi, altre donne, altri uomini.
È proprio vero, e mi rivolgo anche a @biro che fa sempre centro, il cinema è uno specchio fedele.
Rispondo a @biro .
Mi riferivo al film del 2003, derivato effettivamente dal fumetto. Il personaggio di Kingpin era interpretato da un fantastico Mickle Duncan, perfetto per quella parte. Le sue pochissime battute, in quella parte, restano per me delle indimenticabili perle di saggezza che l’epoca attuale non potrà mai comprendere.
L’ultima scenai ha subito ricordato “C’era una volta in America”; ho letto tra i commenti che non mi sono sbagliato.
Non so se sia giusto parlare di solitudine, se c’è io la vedo in Rock, non in Vincent. Rick è abituato a frequentare il posto, segno che alla sua vita manca qualcosa da tempo. Vincent ha preso una brutta botta, gli serviva qualcosa di più della giapponesina.
Caro Francesco, se hai preso la scena di “C’era una volta” sei un vero master. Complimenti. Per me è un tornarci sempre con la mente.
Molto bella questa tua interpretazione, è indubbio che sin dall’inizio Rick (mi pare che nel prossimo episodio salterà fuori il cognome) ha dimostrato di avere una scorza dura ma un cuore grande. L’amicizia fraterna: ne abbiamo già parlato, con molta soddisfazione da parte mia, proprio con te.
In merito alla tua considerazione sul fatto che nella sua vita – di Rick – manchi qualcosa da tempo, fingi per un solo istante che io sia Kingpin, in piedi di fronte alla grande vetrata, avvolto dalla nuvola di fumo del sigaro. Forse riesci anche a sentire le vibrazioni del timbro profondo: “A ciascuno manca qualcosa”.
Avevo scommesso con me stesso che se qualcuno avrebbe notato la clip, quello saresti stato tu. Meno male che perdere con sè stessi equivale a un pareggio.
Grazie, Francesco.
Si, il film di Leone è uno dei miei preferiti. Lost in translation invece non l’ho mai visto. E non sono mai stato un gran cultore dei fumetti. L atua sceneggiatura invece sta venendo molto bene.
La solitudine è un compagno difficile quando ce l’hai accanto. Di quelli che non ti lasciano, anche quando tu vorresti liberartene. Il protagonista traspira questo stato d’animo da ogni poro della pelle. Sembrava un duro, credo sia molto altro, sotto. Un tipo tosto che però ha bisogno di dolcezza. Di mani dolci che gli accarezzano la pelle, di una bocca a forma di ciliegia. Mi pare che ci stai preparando una strada che non è quella che ci avevi fatto intendere. Come dicevi tu in una precedente risposta ad un commento, c’è molto altro che aspetta il lettore. Il contorno è una scrittura sinuosa che accompagna, sensuale. Un piacere leggerti ancora.
<>
E’ un piacere, Cristiana, averti qui. Ho chiesto a Marilyn (la mia consulente musicale del cuore) di darmi una dritta su qualche buon pezzo musicale. Ecco il finale di questo celebre brano italiano, che sicuramente conosci. Testo e musica mi hanno colpito: non escludo che potrà ispirarmi qualche bella (spero) riga. Del resto, parallelamente alla presente serie c’è quella dei “Cuori Solitari”.
Che coincidenza.
Quante solitudini conosciamo, Cristiana. Ma non posso né voglio scivolare nel retorico, nello scontato. Te ne segnalo perciò una su tutte: quella dei pensieri. Personalmente, la pongo in cima alla lista. Ma ognuno componga il proprio elenco come vuole.
Desideravo fortemente un contatto con Abigail, non solo per me ma anche per i lettori. Mancava qualcosa di fisico, lo dico da autore a chi sicuramente può comprendere. Ma lei non c’era e ho chiesto aiuto alle mie amate Geishe. Se il mio primo testo su EO si intitola “Credo che in Giappone”, non sarà poi difficile immaginare a che altezza viaggi la mia ammirazione verso le donne del Sol Levante.
Spero che quei capelli che scendono sul viso di Vincent valgano, da soli, la lettura.
Nel documentarmi per scrivere questo piccolo testo mi sono imbattuto nelle Sei Strade che, per la religione buddista, affiancano Paradiso e Inferno. L’aspetto spiazzante, almeno per me, è che queste vie non rappresentano né l’uno né l’altro, ma sono ognuna qualcosa a sé stante, da percorrere in vita. In quella del Cielo si può volare.
Grazie di questo commento che mi rincuora.
Il verso è stato tagliato: “Ma quaggiù non siamo in cielo / E se un uomo perde il filo / È soltanto un uomo solo”
Situazione narrativa come al solito gestita con una tecnica e ritmo che risultano complessi per quanto sono semplificati. Ho avuto qualche problema di comprensione con la trama, all’inizio, però poi il tema si enuclea bene quando si capisce che questo brano è costruito in una maniera diversa e sperimentale (specie da chi ti conosce e ti ha seguito)… l’esplorazione, specie in termini narrativi, dovrebbe essere l’unico divertimento per chi scrive, e sebbene in alcune scene ci sia il freno a mano forse un po’ tirato, è possibile percepire quel senso di vuoto nei protagonisti, la ricerca di un completamento anche attraverso la sostanza (oppio?) di vuoto non detto. Tuttavia, per quanto la scena sia costruita sapientemente, nel momento in cui mi sono detto “Ok, ho capito, qua la roba diventa fica” è finito…. è un racconto che funzionerebbe meglio se fosse in quarta o quinta marcia, non so se mi spiego. Osa. Devi osare, tu che hai gli strumenti. Osa, bro, lo so che ce l’hai dentro, liberalo
Ciao David. Mi fa piacere aver ricevuto la tua visione, che apprezzo. Indicazioni importanti.
Dopo i primi due episodi, in cui ho presentato antefatto e sfondo, ho invertito come dici tu la marcia, rallentando volutamente la narrazione.
Un sogno prima, poi un sogno ma reale dopo, quello di Kyoto. In entrambi c’è un perché, quel filo che poi li lega alla trama, ma allo stato attuale rappresentano di fatto uno stop. Ho cercato di spingere su altri importanti aspetti: l’ineluttabilità, nella leggenda del Wakinyan, e il ricordo che si manifesta in un eros sofisticato, e non per questo meno efficace. Certo, per quest’ultimo sarebbe stato facile “spingere” come dici tu. Più difficile creare un momento così, spero, sensuale: un punto di partenza.
Gli episodi presentano tagli praticamente netti, nelle mie intenzioni dei cambi di scena molto cinematografici. So di chiedere quel qualcosa in più ai lettori, ma se funzionerà tutto, al termine ogni pezzo troverà un posto preciso. La fretta è cattiva consigliera… il tutto e subito non si addice a una serie.
La scena in cui tu ipotizzi la sostanza allucinogena replica, in effetti, lo splendido finale di “C’era una volta in America”: il sorriso improvviso ne è il tratto indimenticabile.
Ma ormai la molla è carica più che a sufficienza. Spero che l’attesa si rivelerà fruttuosa.
A presto.
Grazie della lettura, Rita. È importantissimo un feedback in questo momento, se posso dirlo ancor più da una lettrice perché, come spesso mi succede, il mio sguardo si rivolge alla figura femminile.
Questa serie prevede un esperimento fondamentale per me… ciascuno si senta libero di dire la sua. Ovviamente ci troviamo ancora neanche a metà; di cose ne arriveranno.
L’esperimento consiste nell’aver sviluppato una trama che si snoda, in termini di apice emotivo, “al contrario”. Tanto che tuttora, se ho lavorato bene, non dovrebbe ancora risultare ben chiaro né il titolo della serie né dove si va a parare.
In particolare, e mi fa piacere aprirmi proprio con te, questo è l’episodio “barriera” dove l’attesa, che ho cercato di tirare al massimo, diventa perfino un tornare indietro: incastrare Kyoto in una storia ambientata nel Dakota del Sud potrebbe risultare straniante. È un azzardo e ne sono cosciente.
Ci sono due sole ancore di salvezza per il povero autore che si autoinfligge tale prova: l’eleganza, la bellezza intrinseca del testo, che risulti comunque gradito al lettore, poi l’attesa per l’appunto, un filo, seppur esile come l’ho voluto tenere io, che mantenga il collegamento con la storia.
È proprio qui, nella Strada del Cielo, che mi attendo la flessione più consistente in negativo sia del numero di letture che, conseguentemente, dei commenti. Il tuo gradimento, anche il complimento sull’eleganza, sono per me un grande conforto. La tentazione è quella di compiacere sempre e comunque il lettore: e invece no, mi sono legato al palo e soffro, udendo il canto delle sirene.
Se ho ragione, alla fine tirerò dentro non dico tutti, ma tanti. Se non ho ragione, sarà stata comunque un’esperienza importante per me.
Ultima piccola curiosità, per me il Giappone è un sogno. La Terra Promessa. E la Strada del Cielo esiste davvero.
Grazie ancora.
Vincent non pronuncia parola per tutto il capitolo; da questo fatto traspare la sua disperazione. Rick che cerca di salvare l’amico portandolo da questa sorta di “casa delle Geishe”, anche qui la disperazione, senza tuttavia il grottesco. Mi incuriosisce la scelta creativa di far consolare questi uomini in cerca d’amore, da donne che per natura appaiono “sofisticate” persino in un contesto simile. Probabilmente il rimprovero che fa Mme alla più giovane porterà a qualcosa di più profondo a questa esperienza?! C’è eleganza in questo capitolo, ovviamente arricchita dalla bravura dello scrittore.
Grazie della lettura, Rita. È importantissimo un feedback in questo momento, se posso dirlo ancor più da una lettrice perché, come spesso mi succede, il mio sguardo si rivolge alla figura femminile.
Questa serie prevede un esperimento fondamentale per me… ciascuno si senta libero di dire la sua. Ovviamente ci troviamo ancora neanche a metà; di cose ne arriveranno.
L’esperimento consiste nell’aver sviluppato una trama che si snoda, in termini di apice emotivo, “al contrario”. Tanto che tuttora, se ho lavorato bene, non dovrebbe ancora risultare ben chiaro né il titolo della serie né dove si va a parare.
In particolare, e mi fa piacere aprirmi proprio con te, questo è l’episodio “barriera” dove l’attesa, che ho cercato di tirare al massimo, diventa perfino un tornare indietro: incastrare Kyoto in una storia ambientata nel Dakota del Sud potrebbe risultare straniante. È un azzardo e ne sono cosciente.
Ci sono due sole ancore di salvezza per il povero autore che si autoinfligge tale prova: l’eleganza, la bellezza intrinseca del testo, che risulti comunque gradito al lettore, poi l’attesa per l’appunto, un filo, seppur esile come l’ho voluto tenere io, che mantenga il collegamento con la storia.
È proprio qui, nella Strada del Cielo, che mi attendo la flessione più consistente in negativo sia del numero di letture che, conseguentemente, dei commenti. Il tuo gradimento, anche il complimento sull’eleganza, sono per me un grande conforto. La tentazione è quella di compiacere sempre e comunque il lettore: e invece no, mi sono legato al palo e soffro, udendo il canto delle sirene.
Se ho ragione, alla fine tirerò dentro non dico tutti, ma tanti. Se non ho ragione, sarà stata comunque un’esperienza importante per me.
Ultima piccola curiosità, per me il Giappone è un sogno. La Terra Promessa. E la Strada del Cielo esiste davvero.
Grazie ancora.