
La strana famiglia Anderson
“E qui cosa vede?”
“Mmm… Sembra una di quelle facce contrite ma carine, come quelle degli anime. Ha presente quando la mascotte del gruppo fa la scenetta demenziale col protagonista, arrabbiandosi con lui in modo infantile? Ecco, una faccia di quel tipo, carina ma in disappunto.”
“Si è chiaro, si è spiegato.“
“Eh, e quindi?”
“Quindi cosa?“
“Abbiamo finito?“
“Si certo, per oggi abbiamo finito.“
“E quindi?“
“Quindi signor Rorch è il solito psicopatico di sempre, niente di nuovo da aggiungere al suo profilo, nessun miglioramento nessun peggioramento, semplicemente il solito psicopatico.“
“Ah… che sollievo, mi stava facendo preoccupare dottor Khane.“
“Non si preoccupi troppo, e si ricordi di uccidere almeno una volta a settimana, se ha difficoltà a trovare una vittima o si sente demotivato andrà bene anche un animale, giusto per non perdere il ritmo, Ok? Per oggi abbiamo concluso, ci rivediamo la settimana prossima, buona giornata. E si ricordi di fissare il prossimo appuntamento dalla segretaria prima di andare.“
“Certamente. Grazie dottore, buona giornata a lei.“
Presi la mia cartella e mi avviai verso l’uscita, fuori era una bella giornata e non mi pentii di non aver preso la macchina favorendo una sana passeggiata.
Il vento caldo di inizio estate mi accarezzava la pelle, spargendo nell’aria il fumo dei cadaveri bruciati, il sole faceva brillare di riflessi scarlatti il sangue non ancora seccato che invade strade e marciapiedi, stormi di corvi si libravano in cielo in superbe acrobazie coordinate, felici di avere la pancia piena e cibo a volontà. Si, era proprio una bella giornata, avevo fatto proprio bene ad andare a piedi.
Purtroppo nella vita non è tutto rose e fiori, e a fare da contraltare a questa ottima giornata vi erano loro, gli Anderson, i miei vicini. Speravo di non vederli, che restassero chiusi come topi nella loro tana, ed invece eccoli lì, pronti a rovinare quella giornata idilliaca con la loro “normalità”. Guardali come corrono con le loro provviste tutti spaventati, “schifosi disadattati” fu quello che pensai. La sola vista mi mandava in bestia, ed ancora più assurdo era il fatto che la pubblica assistenza non avesse ancora preso provvedimenti dopo le molteplici segnalazioni sia mie che di tutto il vicinato, inaccettabile, qualcuno dovrebbe provvedere a quei poveri disgraziati, sarebbe sicuramente meglio se sparissero. Ma quelli sono furbi, resi acuti dalla paura hanno trasformato quell’appartamento in una sorta di fortezza piena di trappole e deterrenti.
La famiglia Anderson può essere definita come la feccia della nostra società. Fa parte di quella minoranza clandestina che rigetta l’omicidio, predica sani principi ai suoi figli (povere anime senza colpe), cerca in tutti i modi di avere una sana alimentazione e per questo è terrorizzata dal mondo che la circonda, isolandosi dalla comunità.
È come se provassero un rifiuto nei confronti del ciclo naturale delle cose. Cosa pensano? Di vivere per sempre? Di essere buoni? Persone deviate, ecco cosa sono. Attaccate a concetti perbenisti di altri tempi, vomitevoli e retrogradi. Individui insopportabili.
Il ciclo della vita è fatto da vita e morte. Si vive, si muore e con la morte creiamo lo spazio per il prossimo che potrà godere della vita come noi abbiamo fatto. Questo è l’ordine delle cose. Non si può vivere nella paura di morire, ma liberandosi di essa si può vivere in modo spontaneo e felice, senza vincoli e costrutti ipocriti imposti.
Questo conduce ad un vita degna di essere vissuta ed alla felicità, e da buoni cittadini ci impegniamo a fare in modo che il ciclo della libertà assoluta continui a girare come è giusto che sia. Bah, ce li vedo quelli a voler invecchiare e morire tra le sofferenze di quelle carcasse che un tempo chiamavano corpi, magari andando a pesare sulla loro prole. Che cazzo di egoisti.
Il campanello suona. “Chi sarà mai?”
Che sciocco come ho fatto a dimenticarmene, oggi è il mio compleanno! Sono 53, sono proprio un vecchietto. Apro la porta ed un arpione da pesca grossa mi trafigge i fianchi uscendo dalla schiena (pessima mira). Pare che oggi tocchi a me eh, ma guarda, c’è anche il piccolo Tod.
“Ragazzo sai come impugnare quel falcetto?“
“Si signore, mio papà ha fatto giusto in tempo a insegnarmelo.“
“A dirla tutta so usare solo questo…“ disse il piccolo Tod in un tono contrito misto ad imbarazzo mentre l’arpione ritirandosi mi faceva ruzzolare dalle scale fin sull’asfalto. Avrei voluto dargli qualche buon consiglio ma cadendo mi ero slogato la mandibola sui gradini in cemento e questo mi impediva di articolare in modo efficiente qualsivoglia discorso. Bah, va bene anche così, non c’è molto da dire.
Che bravo ragazzo quel Tod, pensai mentre mi si avvicinava impugnando il falcetto.
Mica come quei maledetti Anderson!
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Horror
Mi piace il paradosso, la metafora e sei riuscito, con cattiveria, a colpire. Bravo!
Caspita, che botta il tuo racconto. E sai che ti dico, temo davvero che un giorno le cose potrebbero davero andare cosi sulla nostra Terra, ma forse è solo il senso di paura che mi ha suscitato il tuo racconto. Scritto benissimo, lineare e diretto.
Grazie mille Francesco, mi fa piacere che tu abbia apprezzato il racconto e soprattutto che sia passata la sua anima, con le emozioni che ti ha generato di conseguenza. Non esiste complimento più bello. Un abbraccio.