
La strana vendetta
Ci pensò un po’ su.
Spostò la regina mangiando l’alfiere.
«Oh, no» rise il leopardo. «Così puoi mangiarmi il re».
«Certo». Il leone sorrise.
Il leopardo rifletté per una contromossa e nel frattempo il leone disse: «Qualcuno ci potrebbe considerare strani».
«E perché?».
«Delle statue con le sembianze di felini con teste umane… e giocano a scacchi».
«Anche noi amiamo gli scacchi». Lo guardò per un momento.
«Lascia stare».
Continuarono il gioco, ma si bloccarono: era arrivato qualcuno.
Un uomo maturo con una ragazza stavano incamminandosi lungo il sentiero della villa di Bagheria.
«Babette, fa’ attenzione».
«Certo, papà».
Il leone si era pietrificato. «Sono gli Oramai».
«Sì, sono loro» rispose il leopardo.
Volevano proseguire il gioco, ma era impossibile: non con gli intrusi che gironzolavano per il parco.
«Babette, vieni qua».
«Ma certo, papà».
Babette si era distratta a guardare la partita a scacchi. «Che strano…».
«Babette!».
«Eccomi». Corse via.
«Se ne sono andati» disse il leopardo.
«Non credo» rispose il leone.
«Aspetta che muovo il mio cavallo».
«Non lo fare!».
Ma il leopardo aveva spostato il cavallo.
Troppo tardi.
Babette tornò, molesta peggio di una mosca. «Ma… qualcuno ha spostato il pezzo!».
Il leone odiò il leopardo. Voleva dirgli: “Ecco, hai visto cos’hai combinato?” ma non lo fece perché sarebbe stato peggio.
«Curioso». Babette si avvicinò ancora di più alla scacchiera, la controllò. Prese il cavallo del leopardo e lo sollevò, lo guardò meglio, fece spallucce. «Curioso» ripeté.
«Babette, ma insomma!».
«Cosa c’è, papà?».
«Dobbiamo fare il sopralluogo, poi torniamo a casa che devi studiare, domani hai il compito in classe di matematica».
«Lo sai che vado già bene, ho un’ottima media» protestò.
«Un motivo in più per studiare a mantenerla alta invece che perdere tempo e rischiare un brutto voto. Quest’anno hai la maturità».
«Sì, papà» sbuffò.
«Ma perché sei così attenta a quella scacchiera?». Il signor Oramai le si era avvicinato.
«Non vedi?». Gli spiegò cos’era successo.
Il signor Oramai si fece più vicino e fece cadere la scacchiera.
Il leopardo esplose di rabbia: «Ma basta!».
Il leone voleva che rimanesse zitto, ma i due sobbalzarono e fuggirono: «Le statue parlano!» gridò il signor Oramai.
Si posò una zampa in faccia: avevano avuto la loro strana vendetta.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy
Un omaggio alla villa dei mostri di Bagheria?
Di nuovo esatto 🙂 Grazie del tuo commento!
Molto simpatico questo racconto Kenji! Le due statue hanno tutta la mia solidarietà!
Perfetto! Grazie del commento
Bello Kenji! Mi piace. Mi incuriosisce molto il significato del cognome “Oramai”
Grazie Cristiana! Sì, il cognome “Oramai” è bello, anche se non ricordo bene come mi venne in mente: il racconto l’ho scritto nel novembre dell’anno scorso
“Oramai” mi sa di qualcosa che l’uomo si sta lasciando sfuggire dalle mani…
E’ la tua interpretazione ed è un bene che tu stia immaginando, vuol dire che ho fatto un buon lavoro
Bene. Mi piace questo assaggio di racconto fantasy, con gli scacchi invece delle armi; pero` mi e` venuta fame di… saperne di piu`.
Ciao kenji.
Grazie del tuo bel commento, ma è autoconclusivo
Caro Kenji, davvero accativante questo cambio di stile, complimenti !
Ogni tanto faccio cose diverse dalle solite storie di guerra. Grazie del commento, Nyam!
Babette nel paese delle meraviglie!?
Ciao e grazie del commento! E’ una tua personale interpretazione, il che è buono, vuol dire che ti ho fatto immaginare qualcosa