La visione

Serie: Lungo il fiume


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Nell'episodio 3, Marco riesce a trovare il cadavere di una giovane e bella donna. Nonostante l'orrore e la voglia di fuggire lontano, si trattiene per molto tempo ad analizzare il corpo cercando di comprendere se sia stato veramente lui a compiere quell'omicidio.

Sulla strada di casa, svoltò a destra ed entrò in un vicolo poco illuminato. Non c’era niente in quel vicolo, fatta eccezione per un vecchio cassonetto dell’immondizia. Marco lo aggirò e sul suo volto si dipinse un sorrisetto beffardo. Ai piedi del cassonetto, un lungo coltello sporco di sangue era immerso per metà in una piccola pozzanghera. Marco sapeva che si trovava lì, ma ovviamente, non sapeva spiegarlo.

Prese il coltello, poi si girò e si allontanò velocemente sperando che nessuno l’avesse visto entrare in quel vicolo. Dopo pochi minuti era davanti alla porta della sua abitazione.

Questa volta la casa era vuota. Marco riempì un bicchiere con del whisky e lo sorseggiò piano mentre sedeva sulla poltrona. La stessa poltrona dove poche ore prima era seduto il demone.

“Cosa sta succedendo?” pensò. “Ti redimerai dai tuoi peccati”. Queste erano le parole del fantasma di quel maledetto giorno del suo trentatreesimo compleanno. Trentatré, come gli anni di Gesù Cristo quando venne crocefisso. Marco non aveva mai creduto nel cristianesimo, né tanto meno nella chiesa. Per lui erano soltanto sciocchezze. Soltanto la prova che l’uomo è debole, che l’uomo ha paura. La paura della morte aveva indotto gli uomini a creare un Dio, un Dio che avesse accolto loro nella sua dimora celestiale dopo il trapasso dopo una vita fatta di preghiere. Un mucchio di stronzate fumanti. Marco pensava questo.

Eppure. Eppure quell’incontro, quel giorno, gli aveva fatto cambiare idea in parte. Era come se udire la voce del demone e sentire l’odore fetido della morte gli avessero aperto gli occhi sulla possibilità che un Dio potesse esistere.

D’un tratto si alzò e con passo deciso giunse al cospetto della libreria. Fece scorrere il dito sui dorsi dei libri e dei tomi. Poi si fermò sull’Inferno di Dante Alighieri. Aprì il libro polveroso e rilesse tra sé il terzo canto.

“Che quel demonio fosse Caronte?” pensò mentre si versava altro whiskey. Bevve tutto d’un fiato e versò ancora. E continuò finché non si addormentò, ubriaco, sulla poltrona con il libro ancora aperto sui versi ambientati nell’Antinferno.

Sognò di Caronte, come un vecchietto ossuto e nudo dai lunghi e argentati capelli pagliericci e gli occhi vermigli. Lo immaginò mentre traghettava anime dannate e mentre malediceva gli ignavi lasciati sulla sponda a vagare in eterno senza meta. Sognò anche altro, ma tutte le immagini erano confuse, intravide forse un pentacolo e c’era della dolce musica in sottofondo. Poi il suo sonno disturbato dal liquore e dal terrore, alterò nuovamente i suoi incubi e immaginò di volare. Planava sulle teste di migliaia di persone. Tra tutte queste spiccava un uomo di cinquant’anni, calvo e grassoccio, con un cigarillo serrato tra le labbra. Poi sognò di vedere quell’uomo invecchiare velocemente per poi morire all’interno di una gabbia arrugginita e ammaccata, e costellata di alghe lunghe e sinuose color porpora.

Si destò sobbalzando. Si premette forte le mani sulle tempie, mentre un acre odore di sangue e fango si insinuò nelle sue narici. Sentiva come se cominciasse ad affogare, poi corse in bagno e vomitò con lunghi conati.

Serie: Lungo il fiume


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