La visuale

È la terza volta che cambia posizione. Toglie la schiena dal sole e poi la rimette. Poi si gira di pancia, il corpo brilla di sudore. Allunga una mano e cerca il telefonino. Non lo trova. Allora si tira su, in ginocchio. Mette le mani nella sacca adagiata ai piedi dell’ombrellone. Cerca a lungo, una smorfia sul viso. Finalmente ce l’ha tra le mani. Torna a stendersi.

La moglie è sulla sdraio accanto a lui, sta leggendo un libro. Sembra concentrata. Ogni tanto però alza gli occhi e lo guarda.

Lui scorre lo smartphone, sempre le solite cose. Notifiche, mail, commenti, il pollice che va su e giù. Ma si stufa presto e rimette giù il telefono. Lo appoggia sul telo facendo attenzione alla sabbia.

Si stende di nuovo ma dura poco, guarda l’orologio e scuote la testa. Quindi si alza in piedi, sposta il telefono e alza il telo. Lo scuote leggermente per togliere la sabbia.

«Tutto a posto?» chiede la moglie.

Lui annuisce con un verso. Rimette giù il telo e lo liscia con le mani. Toglie accuratamente la sabbia che non c’è. Poi si rimette giù e continua a fissare il mare.

Alla loro sinistra c’è un po’ di agitazione, un gruppo di persone parla forte, sembra stiano litigando.

Si avvicina il bagnino. Alto, abbronzatissimo. Capelli neri con ciuffo ribelle e occhiali scuri. La canotta rossa. Si avvicina al gruppetto e passa davanti al loro ombrellone.

Lui si raddrizza immediatamente. Si sistema meglio appoggiandosi sui gomiti. Toglie gli occhiali per vedere meglio e si raddrizza il costume.

Il bagnino nel frattempo sta discutendo, non si sente cosa si dicono. Lui si sposta, si mette al sole. Ma non se ne accorge, si vede meglio. Poi si alza di nuovo e mette le mani nella borsa. Non prende nulla però. Guarda sempre a sinistra.

«Ti dà fastidio l’ombra?» chiede la moglie con un mezzo sorriso.

«No», risponde, e si risiede.

Nel frattempo il bagnino ha finito, sta tornando lentamente verso la sua postazione al centro della spiaggia. Cammina con il petto in fuori e le spalle larghe.

L’uomo allora si alza, fa due passi attorno all’ombrellone. Si ferma. Guarda verso il mare.

«Faccio un salto al bar, torno subito».

Si allontana, poi inizia a saltellare. La sabbia è bollente. Allora torna indietro e infila le infradito. La moglie continua a leggere ma adesso lo osserva un po’ più spesso.

Passano pochi minuti e torna all’ombrellone. È a mani vuote. Si stende quindi nuovamente sul telo.

«Hai dimenticato qualcosa?» gli fa la moglie ammiccando «o qualcuno?»

Lui non risponde, prende il flacone della crema solare, se ne versa un bel po’ in mano e inizia a passarsela con cura sulle braccia, sulle spalle e infine sulle gambe.

Chiude gli occhi. Le spalle si abbassano. A brevi intervalli però continua a cambiare posizione. Si rimette seduto. Guarda ancora l’orologio. Poi prende la bottiglietta dell’acqua e ne beve un paio di sorsi. La mette giù ma dopo un attimo la riprende.

La moglie nel frattempo ha chiuso il libro e sembra addormentata sulla sdraio.

Di nuovo il bagnino, l’hanno chiamato verso il bagnasciuga, c’è una signora con un bambino in lacrime. Forse una medusa.

Lui si raddrizza di nuovo. Si sposta, prima a sinistra e poi a destra. Poi si alza in piedi e si aggiusta il costume. Il bagnino è di spalle, proprio di fronte a loro. Ha la canotta leggermente sollevata che gli lascia scoperta una porzione di schiena. Si intravede un grande tatuaggio, forse un’aquila.

L’uomo,sotto l’ombrellone, si rimette gli occhiali. Difficile capire cosa stia guardando. La moglie socchiude gli occhi e sorride tra sé. Lui è sempre più agitato, due persone si sono fermate a chiacchierare davanti a loro. Gli coprono la visuale.

Allora si alza e si sposta, guarda sempre verso il mare.

La moglie si solleva leggermente, toglie gli occhiali da sole e lo guarda. Lo fissa un attimo più del necessario.

«Vuoi andare a fare un giro? Vai tranquillo, sto qua io a guardare la roba».

Lui non risponde. Deglutisce e si passa la lingua sulle labbra. Con un movimento secco si rimette seduto.

Stanno in silenzio per quasi una mezz’ora. Il sole bollente pesa sull’ombrellone e sulla sabbia. Lui è sempre all’erta ma non si muove più. Guarda ancora l’orologio.

La moglie infine si sporge verso di lui. Gli sfiora la spalla con una mano.

«Amore mi passeresti la crema per favore?» e poi, a bassa voce «ricordati che devi farti la barba stasera, ieri sera l’ho fatta io».

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Discussioni

    1. M.Luisa grazie per il tuo commento. È molto interessante per me capire qual è la percezione del lettore e come varia da persona a persona. Qui il tono voleva essere ironico e far vedere una coppia aperta e tollerante, e giocare anche con l’identità di genere dei protagonisti rendendola volutamente non ben chiara e definita. Evidentemente un po’ più di “tell” ci deve stare. Grazie ancora e buona domenica!

  1. Ciao Pierpaolo. Il tuo racconto è sottile e ironico, costruito tutto sui gesti minimi e sulle inquietudini non dette.
    Hai adottato uno stile osservativo, quasi cinematografico, che riesce a raccontare desiderio, imbarazzo e complicità senza mai esplicitarli.
    Un testo leggero solo in apparenza, ma molto ben riuscito per precisione e finezza narrativa.