
L’accusato
Serie: Erasmus
- Episodio 1: Ritrovamento
- Episodio 2: Sospetti
- Episodio 3: Monika
- Episodio 4: Cinque paia di occhi
- Episodio 5: Jérémie
- Episodio 6: Arrivo
- Episodio 7: Pavel
- Episodio 8: Appuntamento di benvenuto
- Episodio 9: Abdul
- Episodio 10: Sparatutto e hacker
- Episodio 1: Andrea
- Episodio 2: Un lungo progetto
- Episodio 3: L’accusato
- Episodio 4: Boccata d’aria
- Episodio 5: Arja
- Episodio 6: Il valzer dei fiori
- Episodio 7: L’assassino (finale serie)
- Episodio 8: La gelosia dei bulli
STAGIONE 1
STAGIONE 2
La detective Helli Marin guardava la lavagna immobile. La mano sinistra, sporca d’inchiostro, teneva il pennarello che si muoveva freneticamente assieme alle dita.
Gli occhi passavano da una foto a un’altra, da una freccia all’altra. Ma soprattutto restavano fissi sui troppi punti interrogativi, troppi buchi oscuri in quella notte tetra.
Qualcuno mentiva.
Si girò verso il suo collega, il sergente Kovalainen che, seduto, sorseggiava stanco una tazza di caffè lungo.
«La vittima è uscita dal palazzo attorno alla mezzanotte, e questo è confermato da Monika e da Jérémie» disse Helli camminando su e giù per la stanza del commissariato.
«Ci sono anche quei due ragazzi che l’hanno vista nell’atrio» puntualizzò il sergente.
«Giusto» alzò un dito Helli.
«Questo è un fatto. La vittima è uscita con l’intenzione di cercare Pavel, e per questo si è diretta da un suo confidente, perché sapeva che Pavel si era dato alla macchia, come confermato da Andrea, l’orario coincide.»
Helli tolse il tappo al pennarello e si diresse alla lavagna.
«Quindi, la vittima ha continuato a cercare Pavel, ma non era l’unica quella notte in giro.»
«Abbiamo Monika e Jérémie appartati in macchina, poco distanti, sotto effetto di droga» e disegnò una X sulle loro foto.
«Potrebbero aver avuto la forza di uscire, hanno trovato Karo per caso che tornava a casa e, strafatti e arrabbiati l’hanno uccisa» ipotizzò Kovalainen.
«No, no, le telecamere nel parcheggio confermano che sono rimasti in macchina fino alle quattro del mattino, l’omicidio è avvenuto tra l’una e le tre. E poi non avrebbero avuto la lucidità di pulire il corpo e di oltraggiarlo con quell’incisione, non avrebbe nemmeno senso» riflettè Helli e guardò le altre tre foto.
Disegnò un grande cerchio, avvolgendo al suo interno Pavel e Abdul.
«I due si trovavano nel boschetto a mezzanotte, visti da Jérémie sono fuggiti, Pavel sappiamo che si è nascosto in un vagone abbandonato della stazione.»
«C’è una telecamera che lo inquadra in stazione alle due, ma potrebbe anche essere tornato indietro, i suoi coinquilini lo hanno sentito rientrare verso le quattro, può essersi imbattuto in Karo verso le tre, hanno litigato e lui l’ha uccisa in uno scatto d’ira. Torna pure l’incisione della svastica essendo un nazista» disse il sergente avvicinandosi con la tazza in mano.
Helli guardò la foto di Pavel. La ricostruzione del collega era plausibile ma molto stretta con i tempi.
«Non sapeva che la vittima fosse incinta» mormorò pensierosa.
«Ha mentito! Appena saremo liberi da questa tormenta e arriverà la psicologa, vedrai che accerterà che Pavel è bipolare o schizofrenico.»
Helli fece una smorfia scettica.
Disegnò un punto interrogativo sopra la foto di Pavel e passò agli altri due.
«Abdul sappiamo solo che è rincasato all’alba, non abbiamo conferme dalle telecamere del percorso che ha effettuato. E soprattutto ha un movente. Usciva con la vittima nell’ultimo periodo, potrebbe essersi infuriato appena saputo che la vittima aveva intenzione di tornare con Pavel.»
Kovalainen si alzò e si avvicinò alla lavagna.
«Quindi può essersi nascosto nel bosco, dopo il ramo spezzato, aver cercato Pavel per avere almeno un cliente quella notte ed essersi imbattuto in Karo, lei lo ha mollato, giustificando il fatto che fosse incinta di Pavel, lui allora si è adirato, l’ha stuprata, uccisa e poi ha inciso la svastica come sfregio, in quanto il bambino che portava in grembo la vittima era il figlio di un nazista» ricostruì il sergente.
Helli scosse la testa. Si girò verso il collega e con un movimento della mano gli prese noncurante la tazza e bevve un sorso di caffè.
Kovalainen sospirò e andò alla macchinetta del caffè, poggiata su un tavolino, per riempirsi una nuova tazza.
«Plausibile anche questa ricostruzione, ma non suffragata da prove.»
Il sergente bevve un lungo sorso di caffè soddisfatto e tornò alla lavagna.
«E poi c’è Andrea, l’ultimo ad aver visto la vittima e quello che ha ritrovato il cadavere.»
Helli si appoggiò su un tavolo e fissò la foto di Andrea.
Non avevano prove nemmeno contro di lui. Tre possibili colpevoli.
«Andrea è l’unico senza un movente, perché avrebbe dovuto uccidere e ridurre in quel modo Karo?» chiese Kovalainen.
Helli guardò la lavagna e si soffermò su due parole scritte vicino alla foto di Andrea.
«Arja» disse.
«Quel giorno Arja ha mollato Andrea, per colpa di Pavel. Andrea stanco della prepotenza di Pavel, sofferente per la perdita della ragazza che amava, può aver sfogato il suo risentimento verso la vittima» e si alzò.
Il sergente prese un altro sorso di caffè e annuì.
«Ha senso, ma…non mi convince del tutto. Perché la svastica? Il ritrovamento e…»
«E se la vittima fosse entrata dentro la casa di Andrea prima di cercare Pavel?» interruppe Helli riprendendo a camminare avanti e indietro e giocando con il pennarello.
«Abbiamo sempre dato per scontato che l’omicidio sia stato effettuato nel boschetto e abbiamo sempre cercato le persone che erano fuori, ma se la vittima fosse entrata dentro casa di Andrea? Dentro la casa dell’ultima persona che l’ha vista?»
Kovalainen restò fermo con la tazza in mano.
«Immagina. La vittima entra, discutono, Andrea è furioso e dopo una violenta lite a causa dei loro rapporti con Arja e Pavel ecco che lui la strangola. È piuttosto muscoloso, avrebbe la forza» ricostruì Helli.
«Trascina il corpo fuori dalla finestra e lo getta nel boschetto, poi fa scempio del cadavere.»
Il sergente annuì pensieroso.
«Possibile, ma come la metti con i vicini? Nessuno ha sentito niente? Se avessero litigato si saranno sentite le urla, come minimo, ci dovranno essere anche dei segni nell’appartamento. E poi manca la busta con la lettera di Pavel. Tutti dicono di aver visto Karo con quella busta in mano.»
Helli guardò la foto di Andrea. Kovalainen aveva ragione.
«Tutti tranne Andrea.»
Sospirò e tornò alla lavagna.
Il colpevole era uno di quei tre. Lo sapeva. Ma continuava a sfuggirle sempre qualcosa. Sapeva di esserci vicina, sapeva di aver capito qualcosa ma non sapeva cosa. Le mancava un solo tassello per completare il puzzle ma non sapeva dove fosse. Si sentiva come quando si ha una parola sulla punta della lingua ma non la si riesce a dire.
Odiava quella sensazione perché non le era mai capitata.
«Andiamo» disse prendendo il cappotto.
«Dove?»
Helli non rispose. Uscì dalla stanza e a larghe falcate dal commissariato.
Aveva smesso di nevicare ma le strade erano coperte di neve.
«Le chiavi» ordinò a Kovalainen.
Il sergente frugò nelle tasche e sbuffando gliele lanciò.
Entrarono in macchina, Helli accese il motore e partì.
Arrivarono in silenzio al campus. Quando parcheggiò si diresse nella schiera delle villette. Kovalainen arrancava dietro la detective. Niente giornalisti, meglio. Non voleva clamore mediatico. L’alta palazzina di dieci piani diventava sempre più grande man mano che si avvicinavano. Helli camminava svelta e sicura, ma nascondeva la preoccupazione e l’incertezza di essersi sbagliata. Arrivò alla fine della schiera e girò a destra. Bussò alla porta dell’appartamento al piano terra.
Un ragazzo con occhi verdi e gentili aprì la porta.
Non ebbe mai così tanta paura di essersi sbagliata.
«Andrea Grazioli, lei è accusato dell’omicidio di Karolina Korzeniowski, di conseguenza è in stato di fermo in attesa del processo» annunciò e un tremito nella voce incrinarono la risolutezza delle sue parole.
Andrea fissò il sergente perplesso mentre gli metteva le manette ai polsi. Incredulo e sorpreso come un cervo finito in una trappola per orsi.
Non oppose resistenza mentre il sergente lo fece entrare nella volante.
Non disse una parola né diede segno di ascoltare quando gli elencò i suoi diritti.
Alzò lo sguardo fuori dal finestrino e la vide.
Lei portò le mani alla bocca, sconvolta.
Lacrime calde uscirono dagli occhi di Andrea mentre mormorava il suo nome.
«Arja.»
Serie: Erasmus
- Episodio 1: Andrea
- Episodio 2: Un lungo progetto
- Episodio 3: L’accusato
- Episodio 4: Boccata d’aria
- Episodio 5: Arja
- Episodio 6: Il valzer dei fiori
- Episodio 7: L’assassino (finale serie)
- Episodio 8: La gelosia dei bulli
Alla faccia del colpo di scena!
🙂
“Kovalainen”
❤️
A volte ritornano 😉
Stai continuando a sviluppare una trama davvero intrigante. Sarei curiosa di sapere se hai gia`immaginato tutta la storia (e quindi hai gia`deciso l’assassino) oppure se lasci che la storia si dipanni mentre scrivi episodio dopo episodio.
Grazie Nyam! No no la storia l’ho scritta tutta di getto a giugno, a onor del vero avevo immaginato diversi scenari e diversi assassini e fin dall’inizio l’ho strutturato perchè potessero esserci più finali perchè ero indeciso…mentendo a me stesso perchè fin da subito ero convinto di un solo finale 😉
Ottimo episodio. Trama complessa per gli incroci fra i sospettati. Non vorrei essere nei panni di Helli. Questo rende giustizia alla tua narrazione.
Davvero grazie Rossano!
No, non ci credo. Andrea non puo` essere il colpevole. Ho un sospetto ma non lo dico. E poi ho una certezza: molto avvincente anche questo episodio. E mi ripeto ancora una volta: bravo!👍
Ahahaha chissà, una sbandata di Helli? C’è sempre una prima volta 😉 Grazie Maria Luisa, ancora due episodi e finalmente finisce!
Non lo so, non riesco a credere che Andrea sia il colpevole. Non tanto per l’atteggiamento mite che potrebbe essere un modo per depistare i sospetti del lettore, ma per le eventuali ragioni che lo avrebbero condotto all’omicidio. E Arja?
Chissà 😉 Arja torna al prossimo episodio, assieme al duo Pierre e Ian