L’acqua non spegne le fiamme

Serie: Radio Alto Volo


Il sole filtrava leggero tra la nebbia grigiastra che inondava le pianure e le colline impedendo una buona visibilità, nonostante tutto gli uccelli sembravano gli unici ad ignorare la cosa proseguendo il proprio volo senza troppi problemi. Sulla riva sassosa del fiume un uomo giaceva con il volto rivolto al terreno, era immobile o almeno così pareva, all’improvviso il suo petto fu scosso da un sussulto e subito dalla bocca socchiusa uscì un rivolo d’acqua; gli occhi si aprirono di scatto poco dopo e un paio di colpi di tosse consentirono al liquido rimasto di uscire senza troppe difficoltà. Carl sentiva le tempie pulsare ma, non appena provò a girarsi sulla schiena, capì che quello non era l’unico dolore che provava, infatti la caviglia destra emetteva un dolore lancinante che faceva pensare ad una rottura. Con cautela si voltò e si mise a sedere poi prese ad alzare il pantalone per controllare che il grado di problematicità della situazione, una volta avuto modo di osservare decise di tastare con un paio di dita e verificò l’assenza di fratture evidenti, l’avrebbe accertato solo una volta in piedi.
“Dove cazzo sono?” si domandò muovendo la testa a destra e a sinistra.
Di fronte a sé l’altra riva del fiume usciva placida dall’acqua per qualche metro mentre dietro una piccola foresta si estendeva per qualche centinaia di metri lasciando e gli alberi non permettevano di scorgere dettagli all’interno, probabilmente una strada passava lì in mezzo ma il militare aveva ben poca voglia di avventurarsi nell’acqua. Si voltò per controllare cosa ci fosse alle sue spalle: una pianura che si allungava per chissà quanto, la nebbia consentiva poche valutazioni in questo senso, l’erba cresceva incolta al posto del grano che, quasi sicuramente, prima veniva coltivato dai contadini del posto. E pensare che l’Europa era stata la culla della civiltà occidentale, dove tutto era cominciato, per un appassionato di storia come lui, professore di Storia contemporanea prima che il conflitto contro i nazisti scoppiasse, prima che i morti decidessero che il tempo del riposo era terminato, vedere quella devastazione e non poter far altro che combattere per vivere un giorno in più era duro da digerire. Quando si era arruolato nessuno avrebbe mai immaginato di partecipare ad un conflitto così diverso dagli altri, in fondo sempre di uomini che uccidono altri uomini si trattava, solo di armi diverse rispetto al passato; in tanti credevano che quella dei morti senza riposo fosse una piaga voluta da Dio per ricordare all’uomo che non tutto gli era permesso a quel mondo ma lui non era affatto credente.

La vera domanda che albergava nella sua mente era una, una soltanto: i suoi tre compagni e amici erano sopravvissuti al naufragio? Oppure erano morti? Ci rifletté un poco ma l”unica conclusione lecita, e lo sapeva bene, era quella che lo portava a pensare che non era il momento di cercarli, di certo si sarebbero diretti a Parigi loro stessi, potendo, quindi sperava di incontrarli di nuovo al quartier generale della Resistenza francese. Decise che era tempo di provare ad alzarsi, con tutto quello che un’operazione del genere comportava, dopo qualche minuto trascorso a trovare i giusti punti d’appoggio ebbe la meglio sulla forza di gravità e sulla gamba malandata, scoprendo che la caviglia, seppur dolorante, era in grado di sostenere il suo peso a patto di non caricarne troppo. Non appena prese a camminare verso la pianura dietro di lui udì il rumore inconfondibile di un motore, la nebbia l’aveva attutito e per questo, una volta sentito, si rese conto che era troppo tardi per nascondersi, pregò con tutto il cuore che non si trattasse di una pattuglia di tedeschi, mentre frugava con una mano sulla cintura si rese conto di aver perso la propria pistola.

Il camion era francese, lo riconosceva perché ne aveva visti parecchi da quando si trovava sul continente europeo, forse era salvo, a meno che non si fosse trattato di nazisti che avevano preso in prestito il mezzo. Le ruote erano incrostate di fango mentre la carrozzeria presentava ammaccature in più punti, di certo non poteva dirsi un veicolo poco utilizzato. Si fermò poco lontano da lui, scesero due uomini armati di fucile da caccia che lo puntarono subito contro di lui; entrambi erano alti sul metro e ottanta, barba sfatta ed aria stanca, capelli castani e sguardo stanco ma vigile, forse non erano amici di Hitler.
“Alza le mani!”
“Fermi, sono americano!” rispose Carl eseguendo comunque l’ordine.
“Da dove vieni?”
“Chi siete voi?”
“Le domande le facciamo noi, e tieni quelle mani su. Non siamo nazisti.”
“Vengo da sud, utilizzavo un’imbarcazione che è andata a fuoco questa notte, credo non lontano da qui, mi sono svegliato sulla riva del fiume pochi minuti fa, sono disarmato e non ho intenzione di far del male a nessuno.”
“Questo lo vedremo dopo, ora muoviti verso di noi, ti portiamo via da qui, i tedeschi hanno la cattiva abitudine di sfruttare la nebbia per uccidere qualche francese senza troppe domande. Forza su!”

Serie: Radio Alto Volo


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Discussioni

  1. Ciao Alessandro, in guerra meglio diffidare, non è così? Comunque continua questo stato di stress emotivo in cui rimango sempre col fiato sospeso, chiedendomi in continuazione cosa accadrà adesso, ma la nebbia non è solo nel tuo racconto, ma anche nella mia mente, senza però far smarrire il mio interesse. La cosa che più mi affascina della vicenda è legata ai non morti, certamente un’arma non convenzionale da usare in guerra!