Lacrime nell’anima

Serie: I marchi sulla pelle


Mya non aveva alcuna intenzione di prendere parte a quella festa, ma non aveva altra scelta. Aveva chiesto a Miss Goodhope di prepararle un vestito, poco importava quale avesse scelto, la nutrice non avrebbe mai deluso suo padre. La donna si era occupata di farle trovare un bagno caldo, di strofinarle per bene la pelle e spazzolarle con cura i riccioli. L’aveva aiutata a vestirsi con minuziosità, attenta affinché il vestito fosse perfetto, le scarpe lucide e i nastrini perfettamente intrecciati. Durante la preparazione, Mya non aveva emesso un solo fiato e aveva preteso che l’Ike fosse sempre con loro. Miss Goodhope si era dimostrata contrariata, asserendo fosse disdicevole mostrarsi nella propria nudità e la ragazza aveva accettato che restasse di spalle. La nutrice riferì le pretese del padre, che anche l’Ike fosse in una condizione smagliante e fossero coperte tutte le sue cicatrici. Mya sgranò lo gli occhi, furiosa. Come poteva chiederle una cosa del genere, trattando Resia come un errore da nascondere?

-No- rispose secca.

-Lady Bloom, per favore. Suo padre è stato molto chiaro.

La ragazza la fissò come se avesse potuto incenerirla. Si alzò dalla sedia interrompendo il lavoro della nutrice e tornò a fissare quella donna che l’aveva vista crescere.

-Non mi importa, non sarà trattata come un errore!

Si voltò verso Resia, guardare in quegli occhi così chiari le faceva ancora male. Vedere il marchio che fuoriusciva nel lembo di pelle tra il corsetto e i pantaloni, era una costante pugnalata. Eppure, ormai stava imparando a leggere gli sguardi che era solita rivolgerle Resia, trovando così un muto metodo di comunicazione. Aveva imparato, col tempo, a comprendere cosa volesse dirle quando stringeva la mascella; qualcosa la turbava. Aveva compreso che quando, invece, la fissava imperscrutabile come stava facendo in quel momento, voleva che acconsentisse a qualcosa e al contrario, quando li socchiudeva in brillanti fessure verdi, desiderava lei non lo facesse.

-No- spezzò tra i denti rivolta all’Ike.

Ma Resia continuava a fissarla, l’ultima cosa da fare era peggiorare la sua situazione. Lord Bloom era stato molto chiaro l’ultima volta, tutto doveva essere come da lui predisposto e per quanto non si ritrovasse d’accordo, la giovane doveva scappare dalle malelingue. Odiava il modo in cui tutti, lei compresa, si comportavano con Mya, ma non aveva alcun potere per impedirlo e di certo non si sarebbe ribellata agli ordini del Generale.

-Ti prego, Mya.

La donna la chiamava difficilmente per nome, nonostante fosse come una figlia per lei, sapeva mantenere il suo posto. La ragazza passò una mano tra i capelli, innervosita da tutta quella pressione da parte del padre. Mal sopportava l’essere trattata costantemente come qualcuno incapace di prendere decisioni consone, specie quando si trattava di Resia. Da quando aveva compreso quanto l’Ike fosse dipendente da lei, aveva provato in ogni modo a essere una persona migliore e odiava che nessuno lo vedesse. In uno scatto di rabbia aprì il proprio armadio prendendo un mantello grigio e lanciandolo all’Ike. Nessuna legge impediva di fornire abiti adeguati all’inverno al proprio Ike e addosso a Resia non aveva mai visto nulla di diverso dal corpetto e i pantaloni di pelle nera.

-Problema risolto- disse rivolta a Miss Goodhope.

Per alcuni secondi, un silenzio che scavava a fondo invase la stanza. Miranda Goodhope non osò continuare a insistere, non aveva mai visto Mya tanto adirata e tanto riluttante verso il dialogo. Guardò per un solo istante l’Ike, quasi a sperare potesse aiutarla. Ma la ragazza avrebbe obbedito unicamente a Mya, nessun ordine che non fosse stato dato da lei avrebbe sortito effetto. Se ne stava con il mantello tra le dita, immobile, in attesa di sapere cosa fare. Le due si fissavano, ma alla nutrice non era dato sapere cosa celassero quegli sguardi.

-Indossalo. Ora- scandì.

Resia obbedì, facendo ruotare le braccia attorno al corpo e lasciando aderire il tessuto. Le stava enorme, incredibilmente; il mantello avrebbe potuto fare il giro del suo corpo almeno due volte e si arrotolava a terra in diverse pieghe. Si sentì così ridicola, ma non disse una parola. Rimase ad osservare Mya terminare di prepararsi, chiusa nel suo silenzio e nei suoi turbamenti. Solo dopo diversi minuti e svariate preghiere da parte della nutrice, Mya si gettò un mantello blu sulle spalle e lasciò la stanza. Compì passi rotti solo dal ticchettio dei suoi tacchetti, salì sulla carrozza senza accettare l’aiuto del cocchiere e obbligò Resia a seguirla. Non avrebbe fatto quel viaggio da sola, non si sarebbe persa nelle sue paure ancora una volta. Quando sentì le ruote solcare il terreno, gettò il capo all’indietro lasciando andare un enorme sospiro. Strinse gli occhi, non avrebbe pianto, non avrebbe dimostrato quanto quell’armatura fosse pesante e la stessa riempiendo di tagli. Risollevò le palpebre e di fronte a lei trovò lo sguardo carico di Resia.

-Non dovrebbe andare- gracchiò l’Ike, appena un sussurro.

Mya sgranò così tanto gli occhi che temette di vederli cadere per terra. Scattò in avanti tappandole la bocca premendo forte con le dita. Non era mai stata così vicina a lei, non aveva mai visto il proprio riflesso in quelle iridi così verdi. La sua fronte quasi toccava contro quella di Resia, mischiando i propri calori.

-Non devi parlare!- bisbigliò tesa.

Mya chiuse gli occhi di nuovo, le lacrime le pungevano l’anima. Resia invece, strinse i denti con forza. Tentò di controllarsi, di tenera a bada quella rabbia che le scorreva sotto la pelle al posto del sangue come un insetto celato. Alzò le mani piano, con lentezza, avvolgendo le dita intorno i polsi della rossa. Strinse appena, spingendoli lontani dalla propria bocca con una lentezza innaturale. Mya la guardava sconvolta, avrebbe voluto così tante volte avere un qualsiasi tipo di confronto con lei e Resia decideva di averlo proprio in quel momento che colava tutto a picco.

-Lady Bloom, deve stare attenta.

Mya sembrò soffermarsi più sul timbro dell’altra che sulle sue parole; un trillo domato, ecco cosa le ricordava. La voce di una bambina cresciuta troppo in fredda e costretta ad adattarsi a situazioni oltre la propria portata.

-Lo prometto, ma ora taci! Non posso rischiare di ferirti ancora, ti prego.

Le lacrime trattenute fino a quel momento, esplosero sui pantaloni di pelle di Resia e sulle sue mani ancora intrecciate ai polsi di Mya. L’Ike la fece sollevare, rispingendola verso il proprio posto, poi si inchinò di fronte a lei come il primo giorno. Mya si sorprese nel constatare che anche in un ambiente tanto angusto come una carrozza, Resia sembrasse sempre tanto minuta. Il mantello sulle spalle, sembrava un cielo plumbeo che copriva tutto il resto.

-Lady Bloom, io la difenderò sempre. Contro ogni tipo di pericolo.

Mya rimase senza fiato, nessuno era mai stato tanto protettivo con lei e nonostante sapesse fosse solo dovere, il cuore prese a batterle come un matto nel petto. Le prese il viso tra le mani, ripoggiando la fronte contro la sua. Era così strano toccarla a quel modo, sentire il calore della sua pelle ardente come il fuoco che l’aveva marchiata. Lasciò che anche i nasi si sfiorassero e sentì distintamente le labbra tremare per quella assurda vicinanza, senza riuscire a spiegarsene la ragione. Chiuse gli occhi, tutto quel verde la stava lentamente accecando, e li riaprì di colpo quando la carrozza si fermò. Saltò all’indietro tornando al suo posto e fissando Resia con uno sguardo terrorizzato, ma l’Ike sembrava avere tutto sotto controllo. Come sempre, niente poteva intaccare la sua forgia. Quando la porticina si aprì, Resia scese per prima, ponendosi accanto alle scalette per attendere la propria Lakas, ma Mya tardò a muoversi, ancora troppo sconvolta per quanto appena accaduto. Solo quando il cocchiere la richiamò, si destò da quel sogno a occhi aperti.

Aveva preso parte a così tante feste, nella sua vita, così tante cerimonie, che quella non riusciva a farle alcun effetto. Nella testa non facevano che rincorrersi le scene appena vissute, come se fossero incollate su una ruota e fatte girare senza sosta. Non badò allo sfarzo, non badò alle luci, né alle chiacchiere che si tirava dietro come uno strascico. Avrebbe voluto solo rinfilarsi in quella carrozza e passare il resto della serata con Resia, anche solo a guardarla negli occhi alimentando il proprio dolore. Sorrise tra sé, diversi mesi prima avrebbe odiato dover restare sola con lei.

-Lady Bloom, che piacevole sorpresa!

Lothar Gray le si parò di fronte avvolto in un abito rosso di straordinaria fattura, sul volto un sorriso tagliente che mise Resia in allarme.

-Buon compleanno, Lord Gray- rispose prodigandosi in un inchino.

Il ragazzo le presa la mano prima che potesse completarlo, stringendogliela e aiutandola a rimettersi dritta.

-Siete il regalo più bello che potessi ricevere in questa monotona serata, mia cara- smielò prodigandosi in un baciamano -Vi va di passeggiare con me?

Mya avrebbe voluto tirarla via, voltargli le spalle e non dover sottostare a quell’orribile sviolinata, ma suo padre era stato chiaro e Resia alle sue spalle la faceva sentire sicura. Si voltò appena verso di lei e la vide stringere i denti. Non poteva farci nulla.

-Certo, Lord Gray.

9) Se un Ike uccide un Lakas sarà giustiziato.

Serie: I marchi sulla pelle


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Ciao Simona, mi piace l’evolversi del sentimento che si è instaurato fra le due ragazze. Mi chiedo dove porterà. Hanno entrambe da imparare dall’altra ed entrambe sono schiave del sistema. Riusciranno ad evadere da quella gabbia dorata? Lo spero di cuore.

    1. Ciao Micol,
      posso assicurarti che il finale di stagione che ho in mente risponderà a tutte le tue domande! Per la seconda stagione invece, ho il filo conduttore in mende ma ho ancora dei dubbi su come strutturarla. Vedremo cosa succederà XD
      Grazie, come sempre.
      S.