Ladri d’appartamento

Sono seduti sugli sgabelli, appoggiati al bancone come due gangster. Le giacche in pelle nera riflettono le luci del locale, sfumando di rosso e blu i due uomini che tengono ostinatamente gli occhiali da sole nonostante il buio della sera. La giovane barista di fronte a loro non riesce a vedere oltre le lenti a specchio, ognuno dei due ha davanti a sé un boccale pieno e fissa con aria di sfida la ragazza dai ricci selvaggi. Lei regge lo sguardo, ma dopo una lunga suspance decide di rompere il silenzio.

“Mi spiegate cosa significa questa pagliacciata?” Secca come una bacchettata sulle dita, le labbra sottili si muovono appena.

“Come sarebbe pagliacciata? Hai idea di quanto sia costata questa giacca? Eh!” sbotta scocciato il gangster sotto la luce rossa.

“Te l’avevo detto che era una scelta del cazzo Albe, dovevamo prendere il completo con la cravatta” replica più calmo il gangster blu, prendendo un grosso sorso dal suo boccale.

“No Carl, tu hai detto che il completo con la cravatta costava di meno ed era in sconto, eh! Non avevi detto nulla dell’idea, eh!” bofonchia Alberto offeso, prendendo a sua volta un lungo sorso di tè freddo dal suo boccale.

Lisa si passa una mano sul volto massaggiandosi le palpebre, domandandosi perché proprio in questo bar e proprio nel suo turno. Da più d’un mese i due vecchietti sono ormai fissi al bancone ordinando tè freddo. Chiederlo in un boccale da birra è una novità della serata. Lei sbuffa: “Ok, fatemi capire. Siete andati a comprare queste giacche di due taglie più grandi della vostra…”

“Erano le ultime rimaste, eh!” la interrompe Alberto.

“Non è vero, dicevi che erano più fiche” puntualizza Carlo.

“Zitti! Avete comprato le giacche, gli occhiali, vi siete passati il gel sui pochi capelli rimasti e siete venuti qua per… cosa? Volete rimorchiare qualche vecchietta?” sbuffa ripulendo il bancone.

“Scherzi? Sono vedovo, non single. E’ una cosa diversa” sottolinea offeso Carlo, e tracanna il suo tè dal boccale come aveva visto fare in un film sui motociclisti in fuga dalla legge.

“Vedi cara” Lisa fulmina Alberto con uno sguardo, ma per lui è troppo buio e non lo nota; “come ben sai io e Carl conviviamo per far fronte alle nostre spese, eh! Solo che non sta andando proprio benissimo in questo mese, le nostre pensioni sono in ritardo, eh! E poi…”

“Tagliando corto, ci stanno per sbattere per strada” lo interrompe Carlo poggiando il boccale vuoto.

Lisa li guarda perplessa. “Beh, mi spiace molto ragazzi, davvero. Però non avete l’aria di due che stanno per andare a vivere sotto un ponte.” I due vecchietti assumono le pose più criminali-al-bar possibile, con risultati discutibili.

“Abbiamo un piano, bambola” dice con tono sicuro Carlo.

“Chiamami ancora bambola ed il piano me lo dovrai raccontare senza dentiera.”

“Il piano, Lisa, è di rapinare il bar.” Lisa li guarda in attesa che concluda la battuta. Dopo qualche secondo comincia a preoccuparsi. “Siete seri? Volete rapinare i clienti?”

“No no, non i clienti. Il bar!” sottolinea Albe. “Vedi, il bar è assicurato, no? E se noi fingessimo una rapina per prendere qualche soldo dalla cassa non si farebbe male nessuno, eh?” dice sorridendo sotto la luce rossa.

“Tranne quei parassiti delle assicurazioni” si intromette Carlo, “è gentaglia te lo dico io.” Fa per sputare a terra, ma all’ultimo ricorda la cinquina della settimana scorsa e deglutisce.

“Vediamo se ho capito: venite qua vestiti come due centauri, certi che nessuno vi riconoscerà, e scapperete con i soldi della cassa senza che io dica nulla perché vi voglio molto bene. E così?” La vista dei due vecchi sorridenti in quei costumi ridicoli le fanno scappare un sorriso. E’ giovedì sera, il locale è mezzo vuoto e tutto sommato sono due vecchietti innocui. “Ok, poniamo il caso che io stia al gioco. Come faccio a giustificare che ho lasciato a due scaltri sconosciuti benvestiti andarsene con la cassa?”

A Carlo si spegne il sorriso. “Merda, non ci avevo pensato”.

“Questo perché sei un idiota, eh. Ci ho pensato io.” Tira fuori dalla giacca una grossa pistola e la poggia sul tavolo. Carlo quasi si ribalta dallo sgabello, Lisa si butta in avanti a coprirla con uno straccio.

“Sei impazzito? Da dove salta fuori questa?” bisbiglia Lisa con il cuore al galoppo.

“Un ricordo di quando me ne sono andato in pensione. Eh!” borbotta Albe sulla difensiva.

Carlo ritrova l’equilibrio ed afferra l’amico per la giacca urlando a bassa voce “Sei impazzito? Come l’hai portata via?”

“Eh, mica l’ho rubata! La dovevano buttare ed ho chiesto ad un collega se potevo tenermela per ricordo. Non è regolare, ma non è che ci vado a fare rapine, eh!”

“Pessimo esempio Albe, pessimo esempio” dice Carlo con le mani tra i pochi capelli. Albe lo guarda confuso finché non realizza.

“Ma è scarica, tranquilli! Non spara mica, eh. E’ una replica.”

Lisa guarda sospettosa lo straccio e lo alza per guardare l’arma. Sotto al panno vede una pistola d’epoca, probabilmente dell’800, con una sola canna ed il manico in legno. Tira un sospiro di sollievo, ma il suo cuore sta ancora martellando come un tamburo. Avvolge con cautela l’arma in un fagotto di stracci “Questa è meglio che la facciate sparire. Sentite ragazzi, so che non avete cattive intenzioni e che siete nei pasticci, ma piombare qua a fare una rapina non mi sembra il vostro stile. Non c’è nient’altro che potreste fare per non farvi sfrattare?”

Cala il silenzio sul trio lasciando spazio agli spari del flipper ed alle chiacchiere dei clienti. Lisa guarda i due come fosse la prima volta: goffi nelle loro enormi giacche di cuoio nero, gli occhiali scuri sembrano sull’orlo di cadergli dal naso ed Alberto non sembra aver ancora accantonato del tutto l’idea della pistola da come la guarda. Sorride, le ricordano i suoi nonni: sempre a bisticciare, ma quando la portavano al parco andavano d’accordo finché non credevano che non potesse sentirli. Le vengono alla mente l’odore di legno e tabacco, la sensazione di un maglione che pizzica ed il sapore di latte caldo con l’orzo.

“So già che me ne pentirò, ma potreste stare da me per un po’. Non come sistemazione definitiva, sia chiaro” mormora sottovoce, quasi timidamente, ma loro la sentono benissimo.

“Sei sicura? Non devi sentirti obbligata, non siamo messi così male. Eh.”

“Anche se ora come ora, un aiuto ci servirebbe…”

“Potete portare le vostre cose già domani. Prendete l’indirizzo, abito qua vicino.” Scrive su un biglietto il nome della via e glielo passa. I due vecchietti la guardano increduli. Alberto si toglie gli occhiali, mostra due occhi marroni vecchi come querce, ma morbidi come una cioccolata d’inverno e le fa una carezza con tenerezza. Rughe dure come guanti da lavoro le sfregano dolcemente la guancia e senza aggiungere nulla i due scendono incerti dai loro sgabelli e si avviano verso la porta del bar con il biglietto stretto in mano. All’uscita la guardano per un attimo, ma non sapendo cosa aggiungere chiudono la porta in silenzio e si avventurano nel buio della notte.

Appena usciti li vede tornare a discutere mentre Albe agita il fagotto con la pistola, e sorride. Domani dovrà fare una spesa, pensa.

Latte ed orzo, chissà perché questa voglia.

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Discussioni

  1. Ciao Andrea, complimenti, bel racconto.
    Ti do un consiglio: osa di più. Perché sei stato bravo a rovesciare il ruolo dei nonni da semplici anziani “rincoglioniti” a due rapinatori, però il finale mi ha lasciato un po’ di delusione, sembra che volevi farlo finire. Immagina se alla fine i vecchi decidono di rapinare sul serio il bar e succede qualcosa di inaspettato tipo che so un infarto a uno dei due, o si scopriva che il bar era di proprietà di uno dei due signori, e la barista era in combutta con uno dei due, non so. Però secondo me buttati, vedrai che ne trarrai più soddisfazione. 🙂

    1. Ti ringrazio! Sul finale ero indeciso sul tipo di chiusura da dare, se più malinconico e dolce o più netto ed in qualche modo comico, ma l’intenzione era comunque quella di rendere i due vecchietti fondamentalmente innoqui e dolci, più disorientati che cattivi. Ma sicuramente proverò a speingere sull’accelleratore su altri finali!

  2. Sembra la scena di un film, complimenti. Ci ho messo un po’ a capire il titolo, anche quello ha la sua importanza 🙂

    1. Ti ringrazio! Sul titolo sono stato molto indeciso, è cambiato più volte e ad un certo punto pensavo di renderlo più esplicito nel finale, ma mi sembrava che poi si rovinasse.

  3. Ciao Andrea, ho letto il tuo racconto e devo dire che mi è piaciuto moltissimo. E’ scritto dosando sapientemente le descrizioni ed i dialoghi sono credibili e mai eccessivi. Proprio perchè mi è piaciuto così tanto, mi permetto anche di portare questo mio personale parere: l’utilizzo di quegli “Eh” al termine di ogni frase pronunciata da Alberto appesantisce la conversazione e la rende meno scorrevole, tanto che mi sono trovato a volerli saltare appositamente. Sicuramente caratterizza il personaggio, mi immagino magari tu ti possa rifare a qualcuno che conosci davvero, ma questo stratagemma ha anche un rovescio della medaglia. Ripeto, mia personale opinione, che non vuol dire niente. Ancora complimenti.

    1. Ciao Roberto, ti ringrazio dei complimenti e dell’osservazione. E’ una cosa su cui farò sicuramente più attenzione in futuro, col senno di poi avrei potuto lasciarlo ma riducendone l’invasività.