
L’Alba
Serie: Cuori Solitari
- Episodio 1: Credo che in Giappone
- Episodio 2: Parlando con la Luna
- Episodio 3: Lonely Hearts
- Episodio 4: L’Alba
- Episodio 5: L’insostenibile pesantezza dell’etere
- Episodio 6: Segno di Pace
- Episodio 7: Mangiafuoco
- Episodio 8: Le Parole Perdute
- Episodio 9: Inverno Nucleare
- Episodio 10: Il ragazzo di Sabri
STAGIONE 1
Una rugiada fredda mi accarezza la pelle.
Sola, sulla cima del pendio, contemplo l’orizzonte affondando i piedi nudi nell’erba bagnata, di fronte a un mare muto.
Da quanto attendevo l’alba…
Conoscere lei è stato un lento, involontario scivolare nel buio. A nulla sono serviti i consigli dei più cari amici, che mi mettevano in guardia. Incondizionata e infinita, tale è stata la mia fiducia; eppure, qualcosa nel cuore mi parlava. Ogni giorno di più mi parlava, ma io non ascoltavo.
In fondo, ero solo troppo giovane per capire.
Aveva un inesauribile bisogno di crearsi un nemico: furono a turno la vicina, questo o quella compagna di classe, gli anziani coniugi che, nella loro passeggiata mattutina, chiacchieravano passando nella via. E quella sua assurda mania delle pulizie… solo oggi mi rendo conto di come un inconscio riflesso tendesse a mondare un’anima torbida.
In principio la nostra fu una storia bella e spensierata, quella di due bambine che il caso aveva fatto sedere una accanto all’altra nel primo giorno di scuola. L’infanzia insieme, poi i quindici anni e le intime confidenze. Noi sul divano, le mani intrecciate. Finché un giorno lei mi baciò sulla bocca e io risi lieta, colta di sorpresa, ebbra di curiosità e affetto.
Ma la sua divenne presto una presa di possesso. Allontanò da me ogni amicizia e me da qualsiasi distrazione. Il suo sfrenato egoismo, la nera distesa in cui affondava non risparmiarono nessuno; neanche il mio primo amore. Colsi nei suoi occhi di ossessa il rancore per quel giovane, la cui bontà nulla poté contro le sue angherie.
Da quel giorno, lei indirizzò un insensato odio verso gli uomini condannandoli tutti senza ragione, senza eccezioni. In quello che chiamò il “cerchio del cuore” poterono entrare solo le ragazze che selezionava con cura. Eppure, esse non duravano che l’arco di poche lune prima di essere allontanate senza una parola, senza un perché.
Quando cominciai a prendere coscienza della realtà era troppo tardi… il giorno in cui decisi di parlarle segnò la fine della nostra amicizia. Ma non potevo immaginare che questo avrebbe portato l’inferno tra noi.
Lei passò in poche settimane dalle offese alle calunnie, infine ai dispetti. Nonostante tutti i miei sforzi, non riuscivo a evitarla: mi seguiva per strada, in auto, al supermercato. E quando non c’era trovavo i suoi messaggi sul telefono, gocce distillate di pura cattiveria che, più di tutto, incarnavano l’incubo in cui ero piombata.
Il Fato reclamò l’ultima parola. La notizia dell’incidente, tre giorni or sono, ha lasciato una profonda scia di commozione qui nel paese. Quale dispiacere ho provato per i suoi genitori, soprattutto sua madre. Sono stata da lei.
E il nuovo giorno avanza inesorabile; per molti uguale a ieri, ma non per me.
Questa notte che ci ha avvolto sembrava non finire mai, Irene. Anch’io ho conosciuto il buio del cuore allorché, vinta dall’esasperazione, è sorto l’odio in me. Un sentimento che credevo di non conoscere.
Com’è stato triste guardarmi allo specchio e scoprire un volto diverso da quello che conoscevo, da ciò che credevo. Scorgere il riflesso del male che dimora in ognuno di noi. Da allora, esso ha rappresentato un pesante fardello, il cui peso è stato tale da smorzare ogni sorriso.
Ho desiderato che accadesse, Irene: sono giunta a invocare la tua morte. Ero distrutta nel profondo. E non posso, non voglio mentirti… si è trattato di un moto spontaneo dell’anima, sincero e liberatorio, come il tornare a respirare l’aria dopo una lunga apnea. Per troppo tempo avevo represso quel sentimento così forte, così intenso. Così vero. Il buon Dio e queste lacrime sono testimoni della mia discesa nell’abisso.
Quando ho saputo dell’incidente, l’unico pensiero che mi ha unita a te è stato quello per i tuoi genitori e nulla più.
Ma ieri, mentre mi accomiatavo da tua madre, ho trovato sui miei passi qualcosa di inatteso. Prima di andare, lei mi ha fermato prendendomi delicatamente per mano:
-Carla, aspetta. Devo darti una cosa.
Un minuto dopo tornava portando una foto. C’eravamo io e te di fronte alla scuola, l’ultimo giorno delle elementari.
-L’ho tenuta in un libro sullo scaffale più alto. Sei stata la più dolce sorella per lei. E un’altra figlia per me.
Non aveva finito di parlare che già scuotevo la testa, il viso stravolto da un pianto improvviso, incontrollabile.
-Custodiscila tu, ti prego.
Parlava con una rassegnata calma. Io non riuscivo a guardarla negli occhi: avrei voluto raccontarle tutto, ma sentivo sul mio volto una pesante coltre, quella della vergogna. Del dolore. Eppure lei, sollevandomi il mento, mi ha sorriso in un modo che non dimenticherò mai:
-Non c’è nulla che una madre non sappia. Ho solo una richiesta da farti, in nome di mia figlia. Si tratta di una promessa, affinché la vostra amicizia possa dare i suoi frutti anche a distanza di anni.
La sua figura mi appariva sfocata sotto il velo di lacrime. Riprendendo a stento il controllo, ho pronunciato un appena percettibile ‘ qualsiasi cosa. ’
-Ama, Carla. Ama più che puoi nella tua vita. Contro ogni logica, contro ogni ragione. Fuggi dalle tenebre, il nostro tempo è così breve! E torna a sorridere… questo, fallo per me.
Ci siamo abbracciate in un silenzio pieno di parole non dette, di quelli che s’incontrano raramente nella vita, capaci di fondersi con l’anima. Una dimensione unica… la stessa che vivo ora, di fronte a questo mare immenso. Un mare che sembra conoscere ogni cosa.
Ti voglio bene, Irene. Perdonami.
Accovacciata come un pulcino mi stringo nelle spalle, ammirando il chiarore che conquista, lento, il cielo buio. Poi, getto un fiore nel vuoto.
E di colpo allargo le braccia per accogliere l’intero orizzonte, abbandonandomi al calore dell’astro nascente.
Serie: Cuori Solitari
- Episodio 1: Credo che in Giappone
- Episodio 2: Parlando con la Luna
- Episodio 3: Lonely Hearts
- Episodio 4: L’Alba
- Episodio 5: L’insostenibile pesantezza dell’etere
- Episodio 6: Segno di Pace
- Episodio 7: Mangiafuoco
- Episodio 8: Le Parole Perdute
- Episodio 9: Inverno Nucleare
- Episodio 10: Il ragazzo di Sabri
Mi fa molto piacere ricevere questa tua prima recensione, anche perché così positiva.
Grazie della lettura, ma soprattutto dell’attenzione nella piccola trama, che poi si manifesta in un dubbio che trovo ben inquadrato nel contesto generale.
Ora, sarò sincero, il “perdonami” mi è scaturito dritto dal profondo. In quel momento la bocca di Carla era la mia e so che dire questo tra noi autori non necessita di spiegazioni: trovarsi di fronte una madre alla cui figlia hai augurato la morte dev’essere qualcosa che ti segna a vita, soprattutto se poi il Fato ascolta e decide e per tutti.
Potrei andare avanti ma, come argutamente ha lasciato intendere @biro ci vorrebbe un “forse” a ogni ipotesi: forse avrebbe dovuto capire Irene (per inciso, un nome che adoro). Forse aiutarla, o cercare una nuova via insieme.
O forse, semplicemente, non arrivare a invocare la sua morte.
Qui c’è stata comunque anche la complicità del brano di Cocciante, di una forza inaudita. La mia consulente musicale del cuore ha superato sé stessa e io ho voluto ringraziarla legando indissolubilmente il testo a quel pezzo:
-l’alba, di chi ha sbagliato…
-…e tu che sempre mi perdoni
Non so se ho risposto fino in fondo, ma credo di aver comunque dato qualche visuale più vicina.
La verità è che vorrei lasciare quel margine personale a ogni lettrice, a ogni lettore, che possa essere riempito in base alle proprie sensazioni, ai propri sentimenti.
A presto.
Ciao Robért, davvero un bel testo, complimenti. Ho amato molto come tu sia riuscito a delineare in poche parole il repentino scivolare dell’amicizia adolescente di Irene verso un amore tossico, per poi passare alle altre emozioni altrettanto forti delle altre parti del testo: la notizia dell’incidente, il dolore non tanto per la perdita della vecchia amica quanto per i suoi genitori, e lo splendido incontro con la mamma di Irene, il suo esortare Carla ad amare.
È un testo che mi ha emozionata profondamente, complimenti per essere riuscito a suscitare emozioni vere in chi legge.
Ma non ho capito il ‘Perdonami’; ho letto lo scambio che hai avuto con @biro, la sua proposta di due interpretazioni possibili, la tua risposta. Secondo la mia sensibilità, quella richiesta stona; perché Carla dovrebbe chiedere perdono? Per essere uscita dalla relazione tossica creata da Irene? Chiedere perdono non la fa forse ritornare all’interno della relazione dalla quale con fatica era uscita, come una sorta di pentimento per la libertà riacquisita? Ma forse sto sovra-interpretando.
Mi fa molto piacere ricevere questa tua prima recensione, anche perché così positiva.
Grazie della lettura, ma soprattutto dell’attenzione nella piccola trama, che poi si manifesta in un dubbio che trovo ben inquadrato nel contesto generale.
Ora, sarò sincero, il “perdonami” mi è scaturito dritto dal profondo. In quel momento la bocca di Carla era la mia e so che dire questo tra noi autori non necessita di spiegazioni: trovarsi di fronte una madre alla cui figlia hai augurato la morte dev’essere qualcosa che ti segna a vita, soprattutto se poi il Fato ascolta e decide e per tutti.
Potrei andare avanti ma, come argutamente ha lasciato intendere @biro ci vorrebbe un “forse” a ogni ipotesi: forse avrebbe dovuto capire Irene (per inciso, un nome che adoro). Forse aiutarla, o cercare una nuova via insieme.
O forse, semplicemente, non arrivare a invocare la sua morte.
Qui c’è stata comunque anche la complicità del brano di Cocciante, di una forza inaudita. La mia consulente musicale del cuore ha superato sé stessa e io ho voluto ringraziarla legando indissolubilmente il testo a quel pezzo:
-l’alba, di chi ha sbagliato…
-…e tu che sempre mi perdoni
Non so se ho risposto fino in fondo, ma credo di aver comunque dato qualche visuale più vicina.
La verità è che vorrei lasciare quel margine personale a ogni lettrice, a ogni lettore, che possa essere riempito in base alle proprie sensazioni, ai propri sentimenti.
A presto.
Ormai farti i complimenti rischia di essere anche banale, praticamente non sbagli un colpo. L’ abbinamento musicale mette la pelle d’oca.
Il finale: “perdonami”. Mi sono sforzato di scegliere un’interpretazione tra due. Il perdono per aver odiato o il perdono per non aver capito? Nel dubbio le tengo buone entrambe, personalmente però preferisco la seconda.
Poi mi si consenta una provocazione: Carla ha vissuto un incubo. L’ossessione possessiva, la gelosia morbosa, lo stalking, la cattiveria… Mi ricorda tanti episodi di cronaca. Se Ilaria fosse stata un uomo il lettore avrebbe avuto la stessa reazione emotiva?
Il tuo è un commento che fa riflettere, spero non solo me.
Iniziamo dal pezzo di Cocciante: ho riportato le tue parole alla mia consulente musicale del cuore, è stata lei a tirare fuori questo brano dal cilindro magico. Sono d’accordo con te, merita un complimento.
E un complimento invece lo meriti tu per la riflessione sul “perdonami”. Nel momento stesso in cui l’ho scritto, io stesso mi sono posto la tua domanda. Non ho una risposta.
Infine, quella che tu definisci “provocazione” mi sembra invece una gran bella considerazione. Ma già ho evitato di intavolare una discussione su fatti di attualità che mai, ribadisco mai, potrebbero interferire con il mio sentire. Ti sto dicendo, Francesco, che posta così la tua domanda ci sta: ma a posteriori e rivolta ai lettori, poiché io ho seguito l’ispirazione senza studiare a tavolino uno schema. Piuttosto, mi sono concentrato sulla verosimiglianza del tutto.
Lo dico per inciso, senza l’intenzione di autopropormi, ma in questa stessa serie c’è un piccolo testo in cui si scorge, credo, un vago riflesso del mio pensiero sull’attualità e, soprattutto, su come viene raccontata.
Sei un cliente non facile Francesco, quindi il tuo apprezzamento vale doppio.
Si capisce quando qualcuno scrive bene quando è capace di descrivere con estrema semplicità sentimenti complessi. Mi riferisco al passaggio ” Conoscere lei è stato un lento, involontario scivolare nel buio. A nulla sono serviti i consigli dei più cari amici, che mi mettevano in guardia. Incondizionata e infinita, tale è stata la mia fiducia; eppure, qualcosa nel cuore mi parlava”… Uno stream emotivo, come tu giustamente hai chiamato, toccante, sincero, genuino nella sua spontaneità, parole semanticamente giuste per quell’occasione, solo quelle parole-mondi, come in poesia. Questo ibrido poesia-prosa mi racconta l’autore Virdò, che ora non c’è più su Open. Lì dove la tecnica non basta, ci si mette la Scarnificazione Viscerale dell’autore, toccato in prima persona oppure estremamente empatico con qualcosa che ha visto (ottime tutt’e due le soluzioni) a mettere pezzi di carne vissuti per descrivere quel labile e adrenalinico filo sottile che separa la schizofrenia umana Amore\Odio.
Devo confessare, sinceramente, che rileggersi nella citazione di un lettore, peraltro autore di squisito livello, fa un certo effetto.
Un po’ come sentire la propria voce registrata… dubitiamo di noi stessi.
Sono onorato di ricevere degli apprezzamenti così belli, soprattutto sentirli così vicini, così veri. Mi sembra giusto a questo punto dare quel qualcosa in più, che non sia un semplice ringraziamento.
Questo testo mi ha messo molto in difficoltà. No, non parlo di scrittura, grammatica, insomma non la struttura (per quanto l’attenzione sia stata massima e tu mi insegni, e voi mi insegnate che non basta mai). Entriamo nel campo della responsabilità etica di un autore: la platea è lì, ti guarda. Attende. Allora ti chiedi come sia giusto procedere… chi potrebbe negare, umanamente parlando, che l’odio non sarebbe giustificabile in una situazione così estremizzata?
Ho scelto infine la via più difficile da costruire, in termini di coerenza. Eppure possibile, perfino la più credibile forse: ho odiato e amato. Questa è la vita.
Per quanto riguarda il ricordare altri autori, non è la prima volta che mi viene detto di somiglianze stilistiche. In verità, sono certo che qui tra noi è una cosa che succede non di rado; probabilmente tu stesso, chissà, l’hai vissuta.
Grazie delle parole mai scontate…
“La poesia non e` di chi la scrive… la poesia e` di chi gli serve.” Ricordi questa battuta che il grande Massimo Troisi nel film “Il Postino”, rivolse al poeta Pablo Neruda? Qui, su Open, si tratta di prosa e non esattamente di poesia; pero` l’ interpretazione del testo ogni lettore la fa a modo suo. Il tuo commento e` stato soffice come sempre e continuero` a leggerti, naturalmente. I miei commenti (spero non ti dispiaccia), saranno spesso, inevitabilmente, dettati anche da associazione di pensiero con cio` che accade intorno a noi. Il mare e` fatto di piccole gocce; cosi` come le popolazioni del mondo sono formate da singole persone. Ogni comportamento individuale contribuisce a creare le situazioni famigliari, sociali e planetarie. Le tue considerazioni argute e profonde su cio` che accade dentro di noi, si proietta sempre fuori, vicino e lontano, come il famoso detto sul battito d’ ali di una farfalla.
È davvero toccante. Sentimenti che innalzano o umiliano l’uomo. Crescono e si consumano. Si scontrano in tutti i casi con l’ineluttabilità della morte.
Una sintesi perfetta, Rita. Perfetta.
Talmente ben fatta da lasciarmi sorpreso e senza parole.
Solo i miei complimenti sinceri per tanta sensibilità.
Grazie, a presto.
Wow! Un altro racconto mai banale, o superficiale o ripetitivo. Un linguaggio non semplicemente appropriato, ma anche originale, con varie espressioni pittoresche che rendono piu` suggestivo il racconto. Le situazioni descritte mi sono` parse, per certi aspetti, molto realistiche, essendo pervase da un sentimento che prevale spesso anche in tanti rapporti interpersonali, di vario genere, della nostra vita reale. Sentimento che su larga scala puo` sfociare in un conflitto, non solo di parole e di pensieri carichi d’ odio, ma anche di ordigni che possono esplodere, provocando massacri. Ci vorrebbe, per tutti, un mare calmo e muto capace di placare gli animi, donando un senso di pace duratura, per far tacere le armi e far svanire i veleni di ogni tipo.
Ciao Robert de Sable`; forse ho scantonato un po’, ma non credo che l’ inferno e le tenebre di cui ci parli con questa storia e quelli piu` devastanti degli attuali conflitti internazionali, siano del tutto scollegati. Alla base di tutto c’e` l’ odio, perche`, come dici tu: “e` il riflesso del male che dimora in ciascuno di noi”.
Luisa… per me sei Luisa. Innanzitutto un doveroso grazie. Siamo al contempo autori e lettori, sappiamo ciò che si crea, che ci unisce. A volte, anche il vuoto che ci divide.
Non vorrei insistere con Cocciante, davvero è un caso, ma la parola che vedo stampata ora di fronte è: sincerità. Sei una lettrice che certo non amerei perdere, anche in ragione di un impegno assunto. Ma sincerità.
Questa tua visione, cercherò di essere delicato, non mi appartiene. Non troverai mai nei miei scritti qualcosa che possa fare riferimento all’attualità: il mio scrivere non è un telegiornale. Ciò che mi interessa si nasconde in profondità dentro di noi e ciò che accade fuori, per quanto mi riguarda, accade “fuori”. Detto altrimenti, “dentro” è un’altra cosa.
Spero di essere stato soffice, Luisa. Se ci sono riuscito, io non ti perderò come lettrice e tu non mi perderai come autore.
Ed ecco un altro bel filone, lontano dai riflettori e dal chiasso: perdersi.
Grazie, Luisa
Ho riletto più volte questo tuo testo per non perdere nulla, per entrarci dentro, fino in fondo e fino alla fine. Pensieri ed emozioni che abbracciano, smontano e poi ricostruiscono. L’alba come metafora spesso diventa un cliché; qui, invece, mi ci sono persa.
Le tue parole, poche, centrate. Sentite. Ma quanto ho gradito questo piccolo commento.
Vorremmo che la vita fosse sempre cosi: nel quotidiano spesso si è vicini e lontani, qui a volte si riesce a fare la magia ed essere lontani e vicini. Un rapporto unico che unisce lettori ad autori.
Spero che in queste mie righe di risposta si possa scorgere la vera bellezza, quella che dura un momento e ci accompagna per sempre.
Ciao ❣️
Mi hai emozionata.
Il nascere di una relazione tossica, la presa di coscienza, l’allontanamento, l’odio e poi la tragedia e il senso di colpa del sopravvissuto dopo l’aver detestato una persona … tutto nello stesso testo. Come sempre wow complimenti davvero ❣️
Perdonami, Lola, se mi concentro sul ‘mi hai emozionata’. Sappi che non resto indifferente.
Dico spesso, e mai a caso, che siamo qui per raccontare storie: non per noi stessi. Ecco, non c’è premio più bello che condividere un’emozione, ed è tutto ciò che lega autore e lettore.
Grazie di cuore.
Stavo cercando delle parole decenti da poter scrivere per dirti quanto toccanti e profondamente vere siano le reazioni, gli sguardi, le sensazioni che questo tuo racconto ha scatenato mentre lo leggevo, ma non riesco a vedere le lettere della tastiera… Io asciugo le lacrime con il rotolone preso dalla cucina, ma loro ritornano. Mannaggia!
E che dirti, Emiliano? Non sei da meno con le tue belle storie, che ci portano sullo sfondo del mare di fronte a degli occhi splendidi, verdi come la giovinezza.
Testo difficile da sviluppare, davvero difficile: ho dovuto soppesare ogni riga. La sfida resta quella di non derapare, di mantenere la tensione a livelli potenti e restare credibile.
Per questo le tue parole mi danno molto.
Grazie.