L’AMORE E IL POTERE

Serie: OMICIDIO A MERIDA


Mercoledì 11

Quando entrai nella mia stanza non lo vidi subito. Era un foglietto di colore azzurro chiaro, sopra il comodino. Era piegato a metà, lo lessi: “prima di mezzanotte busserò alla tua porta. Sofia”.

Lo piegai di nuovo e lo infilai tra le pagine di un libro di poesie.

A mezzanotte, pensai tra me, ma di solito a mezzanotte la favole finiscono…

Mi spogliai, entrai in bagno, aprendo il rubinetto della vasca.

“Che principe azzurro potrò mai essere” dissi a bassa voce.

Giovedì 12

Sofia ora dormiva tranquilla. Il suo respiro era calmo, dopo l’ansia dell’amore. Mi alzai dal letto, guardai dalla finestra i tetti della città. A volte dimenticavo dove mi trovavo, altre invece mi sembrava di essere qui da sempre; pensavo all’odore di questo paese, alle voci che correvano tra le strade, alla musica che scivolava nei locali e nelle minuscole botteghe del mercato. Guardai in alto, verso la luna bianca e silenziosa.

Sofia era scura sopra le lenzuola, sembrava una scultura di marmo nero. Il suo corpo era caldo, ma non sudato. Mi distesi accanto a lei. Tra poco sarebbe arrivata l’alba e ci sarebbe stato ancora tempo per l’amore, prima del giorno.

L’avevo visto sulle pagine dei giornali e alla televisione, sempre sorridente, parlare con la gente, salutare dalla macchina. Oggi lo vedevo di persona, nell’hotel dove ero da una settimana. Sedeva ad un tavolo vicino alla grande vetrata di fronte alla piscina. Aveva tirato fuori delle carte da una borsa di pelle e stava scrivendo; si guardava intorno ma non sembrava preoccupato, forse era solo un poco innervosito perché nessun cameriere pareva essersi accorto della sua presenza. Vicino alla porta d’ingresso al salone notai un grosso tizio in giacca scura, probabilmente la sua guardia del corpo.

Dopo aver messo via le carte, Victor buttò per terra un bicchiere: nel silenzio quasi assoluto si udì il rimbombo, simile ad uno scoppio. Arrivarono di corsa due camerieri; uno iniziò a raccogliere i vetri per terra, l’altro cominciò a scusarsi, avendo subito riconosciuto Padron.

L’uomo politico parlava sottovoce, senza alterarsi, invece il cameriere aveva il viso impaurito, stava quasi tremando. Si inchinò, chiese ancora scusa, poi corse in cucina. La grande sala era quasi deserta, silenziosa e poco illuminata. Dopo un paio di minuti arrivò il maitre; aveva le scarpe slacciate, forse stava dormendo. Portava una bottiglia di vino in un secchiello d’argento. Dietro di lui un cuoco, con un carrello pieno di pietanze.

Osservavo tutto con attenzione. Ecco il famoso Victor Padron, pensai. L’uomo nuovo. La speranza di un paese che vive di illusioni. Il salvatore.

Comparvero tre chitarristi, la piccola band di mariachi che intratteneva alla sera gli ospiti dell’hotel, durante la cena. Avevano i sorrisi un poco tirati, forse stavano riposando anche loro: erano le tre del pomeriggio di una giornata abbastanza calda. Iniziarono a cantare lentamente, una vecchia canzone d’amore ritrovato. Guardai le loro mani scivolare sugli strumenti con abitudine e abilità. Guardai Padron che beveva il vino bianco, e allontanava con un gesto camerieri e musicisti.

Venerdì 13

Il padre di Sofia suona il violino. Alla domenica, nelle piazze gremite di famiglie; nelle feste di compleanno, ai matrimoni e pure ai funerali. Oggi pomeriggio era nella Chiesa Cristiana, in Calle 60; una decina di bambini venivano battezzati.

Lo vidi appena entrato, era in fondo alla navata. Aveva una camicia bianca con bottoni di madreperla; pantaloni neri attillati e scarpe di vernice. Non era alto di statura, ma poteva vantare un fisico molto asciutto e giovanile. Sembrava un torero, o un ballerino di tango.

Vicino a lui c’era un uomo con una grande chitarra, vestito di grigio. Entrambi avevano davanti un leggio, con degli spartiti musicali: brani che sicuramente conoscevano a memoria.

C’era un leggero brusio nella chiesa, la messa era cominciata da poco. Si sentiva qualche bambino piangere, davanti, vicino all’altare pieno di fiori colorati.

Mi sarebbe piaciuto presentarmi, ma lui non sapeva che conoscevo sua figlia; non sapeva che me ne aveva parlato. Ero soltanto curioso di vederlo.

Iniziarono il primo brano, dopo la lettura dei nomi e il giuramento dei padrini. La musica volava nell’aria profumata di rose selvatiche e incenso. I due musicisti non si guardavano tra loro, non facevano gesti di intesa: suonavano e basta.

Eseguirono altri tre brani, durante la cerimonia; alla fine una specie di marcia gioiosa accompagnò l’uscita della gente dalla chiesa. Il prete si avvicinò al chitarrista e gli passò una busta, poi lo salutò con una specie di benedizione.

Mi avvicinai al torero e mi complimentai per l’ottima scelta delle musiche, gli strinsi la mano senza presentarmi. Uscito dalla chiesa mi incamminai verso l’hotel; mi superò una vecchia automobile con la capote del tetto mezza tirata giù. Il violinista mi salutò con la mano alzata, fuori dal finestrino, come un cow-boy che parte per la frontiera. Tra mezzora mi troverò con sua figlia, ma lui non lo sa.

Era distesa sul letto, con le gambe piegate. Il sesso leggermente dischiuso, nero e rosso vivo tra le labbra, sembrava un fiore tropicale, oppure un piccolo animale di palude, umido e inquieto.

Lei mi guardò sorridendo, ora; sa che non servono le parole, quando chiama il desiderio. Le presi i piedi tra le mani, li appoggiai sul mio sesso.

“Ogni volta che mi accarezzi sento un brivido” mi disse.

“Ogni volta è troppo poco” le risposi.

“Hai ragione, mi basta sentire la tua voce.”

“Ma io non sto parlando, Sofia…”

“È vero. Allora io sto sognando.”

Poi fu assalita dal piacere, quasi piangendo, tra le mie carezze e i miei baci, con la pelle coperta di brividi e gli occhi socchiusi.

Fuori la notte cambiava colore, e si avvicinava al giorno.

Serie: OMICIDIO A MERIDA


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Discussioni

  1. Continuo a leggere questa serie con tanto interesse e gusto. Organizzata davvero bene e raccontata benissimo. Il focus sul rapporto con Sofia sposta l’attenzione del lettore dal twist che, inevitabilmente dato il titolo e dato il quadro del señor ministro, ci aspetta al varco.
    Molto bravo.

  2. Non so, ma credo che l’amore e l’amore per il potere (Victor Padron) dovranno incontrarsi o scontrarsi, prima o poi. Non conosco il Messico ma il modo in cui tu lo racconti, indirettamente attraverso i personaggi e le situazioni, lo fa apparire un luogo ambiguo, forse pericoloso (in realtà lo è, almeno per certi aspetti, stando a quel poco che so) e bagnato da una sensualità torrida. Mi ha colpito l’interesse che il protagonista prova per i piedi di Sofia.

    1. Hai colto tutti i miei propositi di narrazione.. e mi fa piacere.. ti confesso che sono amante dei classici russi: loro adorano scrivere dei piedini delle protagoniste..

  3. Sofia è il suo Paese. Le hai dato caratteristiche che sono tipiche delle capitali sudamericane. Le hai dato sensualità, una bellezza mai scontata, le hai dato il ritmo e il calore, quello vero e che viene da dentro. Ho letto gli episodi che sono molto concentrati sullo sviluppo del rapporto fra il protagonista e Sofia. Ora, immagino una svolta che ci porti all’azione che il titolo suggerisce. Continuo a leggerti volentieri. Bravissimo