L’Angelo della Morte

Un giorno la morte venne alla mia porta e bussò. Per mia sfortuna non la riconobbi subito: il suo era l’aspetto di un angelo biondo con gli occhi azzurri; un viso di rosa, candido e delicato come pochi, e un corpo minuto coperto da una vestito di cotone verde. Quella bellezza mi strappò un sorriso imbarazzato che lei ricambiò con naturalezza.

«Mi manda zio Ambus.»

La feci accomodare pensando al caro vecchio zio. Uno scrittore eccentrico, ma mai sopra le righe. Sapeva misurare bene i pensieri come le parole. Era sempre stato un uomo saggio e a lui mi rivolgevo tutte le volte che mi sentivo incerto su qualcosa di importante.

Lui sorrideva e mi dava uno di quei consigli sibillini che più che darmi certezza mi aiutavano a rilassare la mente mentre provavo a ragionare.

“Ascolta la tua mente, ma lascia che sia la tua anima a decidere” era una delle frasi che lui pronunciava spesso; ed era anche la mia preferita. In questo modo ottenevo il permesso di non lasciare che la mia mente si facesse vincere dalla paura del momento e davo alla mia coscienza un ruolo fondamentale in ogni decisione che avrei dovuto prendere.

«Come fai a conoscere mio zio?» domandai osservando quella figura che mi fissava in modo gentile.

«Tuo zio mi ha chiesto di darti questo» rispose senza dare importanza alla mia domanda.

Ed io dal canto mio ero così distratto da quella sconosciuta presenza da non essermi accorto del libro che adesso mi stava porgendo. Lo presi tra le mani e osservai la particolare incisione sul dorso della copertina: una mano distesa con cinque dita allargate.

«Cosa dovrei farci?»

«Aprilo e leggi.»

A quell’insolita richiesta obbedii senza aggiungere altro. Forse complice la curiosità, non replicai e non domandai ulteriori spiegazioni.

Una volta aperto alla prima pagina, lessi ad alta voce le poche righe che la riempivano:

Mio caro Vittorio perdonami, ma è tempo che io saldi il mio debito.”

Leggere il mio nome all’interno di quella frase stampata mi fece provare una strana sensazione. Istintivamente sollevai il viso per osservare quello della ragazza. Ma di lei, adesso, non c’era più alcuna traccia. Osservai frettolosamente in direzione della porta, ma era chiusa. Nonostante la perplessità, mi sedetti e iniziai a sfogliare il libro.

La seconda pagina conteneva un’altra frase:

“Questo è il destino che accompagna la nostra famiglia da generazioni.”

Poche righe su ogni pagina; righe che sembravano rivolte a me. Se non fosse stato per il fatto che tra le mani tenevo un libro, avrei giurato che a rivolgermi quelle frasi fosse proprio lo zio Ambus.

Non persi tempo e tornai a leggere:

Appoggia la mano sulla copertina di questo libro e recita la seguente frase:

Consegno la mia vita mortale a te, dolce Angelo del Riposo, ma non la mia anima immortale. Quella appartiene solo a Dio.”

Lessi la frase ad alta voce e nemmeno me ne resi conto. Rabbrividii senza capire. Sfogliai le rimanenti pagine del libro, ma trovai solo pagine bianche. Chiusi il libro e fissai la copertina. Probabilmente uno scherzo dello zio Ambus. Non sarebbe stato il primo. Me ne convinsi. Appoggiai il libro sul tavolino del soggiorno e mi diressi verso cucina. Con mio stupore vidi la ragazza lì, seduta al tavolo dove ero solito consumare i miei pasti.

«Come hai fatto… »

Portai una mano sulla fronte, iniziavo a sentirmi confuso.

«Sto aspettando che tu esegua le indicazioni di tuo zio.»

«Davvero… non capisco.»

«Non c’è nulla da capire. È arrivato il tuo momento. Appoggia la mano sull’incisione e recita la frase. In questo modo il patto sarà rispettato.»

«Quale patto? Ti prego, non capisco!»

«Caro Vittorio, io sono la Morte e ogni trent’anni busso alla porta di questa famiglia per chiedere un pagamento. Tuo zio, come i suoi antenati, ha scritto pagine importanti, pagine che solo la Morte in persona avrebbe potuto raccontare. E adesso deve saldare il suo debito.»

Capii solo in quel momento. La mia era una famiglia di uomini nati con la penna in mano. Avevano scritto e raccontato la morte nei modi più svariati, atroci, macabri, raffinati, accennati. Io stesso avevo iniziato a immaginarla e descriverla nella mia mente. Sentivo spesso l’impulso di scrivere qualcosa, ma poi, per qualche ragione, mi fermavo e non osavo nemmeno provare.

Osservai il viso di quell’angelo vestito da donna e mi sembrò impossibile che dietro quell’apparenza così dolce e innocente si nascondesse la Morte in persona.

Appoggiai la mano sulla copertina e pronunciai la frase attendendo che la morte venisse a prendermi:

«Consegno la mia vita mortale a te, dolce Angelo del Riposo, ma non la mia anima immortale. Quella appartiene solo a Dio.»

Il libro e la ragazza scomparvero in quell’esatto istante.

Solo qualche giorno dopo venni a sapere che lo zio Ambus era morto improvvisamente.

Fu allora che iniziai a scrivere il mio primo libro sulla morte e fu allora che iniziai a contare gli anni che mi separavano da lei e dal nostro prossimo e ultimo incontro.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Un moderno Usher per una lettura intrigante di prima mattina. La prosa semplice, ma allo stesso tempo curata e ricercata, ci accompagna nella narrazione a clima gotico e dai colori scuri. Molto ben riuscito

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