
L’armigero nella neve
«Che tempo da lupi!».
Agli occhi di Morgan, quel tipo era un barbaro, ma forse erano tutti barbari, pure lui.
Dopo quella considerazione, continuarono con la marcia, la neve che arrivava alle ginocchia. Morgan si guardò attorno: la neve aveva piegato gli alberi e i rami, come se fossero braccia, accarezzavano il terreno. I bardi cantavano spesso della poesia di un paesaggio innevato, ma certo lo facevano stando di fronte al fuoco del camino.
Morgan li disprezzava.
Intabarrato di pellicce e con la corazza che sembrava scottare per il freddo, Morgan impugnava la spada e si chiedeva quando sarebbe finito tutto quel disagio. Non vedeva l’ora di arrivare in un villaggio dove si sarebbe trattenuto nella locanda e avrebbe raccontato storie fantastiche davanti al fuoco. Poi avrebbe sedotto la figlia del locandiere e si sarebbe divertito.
Una prospettiva molto bella.
Fu in quel momento, però, che la colonna si fermò. Davanti a loro, c’era una statua che non si capiva se fosse color avorio o color carbone. Era ricoperta di neve e raffigurava un guerriero… anzi no, un armigero.
Morgan avrebbe voluto spronare gli altri a muoversi da lì, perché non dovevano perdere tempo, ma solo che dopo un attimo trovò che quella statua fosse ipnotica.
Cercò di ridestarsi, ma non ci riuscì come se avesse davanti qualcosa che irretiva il suo sguardo neanche fosse una fanciulla svestita.
Qualcuno aveva la bava alla bocca, gli altri erano immobili come pietrificati, alla fine l’armigero che aveva quel non-colore impossibile si scrollò della neve, abbandonò la sua immobilità e brandì lo spadone.
“Andatevene!” disse l’armigero, ma solo con il pensiero.
Forse Morgan se l’era immaginato, ma vedendo come si comportavano gli altri, capì che lo avevano sentito pure loro.
“Andatevene!” ripeté.
Morgan gli si parò davanti. «No, invece. Chi sei tu per dirci cosa fare e cosa non fare? Piuttosto facci passare, sennò ti distruggiamo».
Sentendo quella minaccia, l’armigero rimase immobile come se fosse tornato a essere una statua, o forse come se non credesse alle proprie orecchie, allora brandì lo spadone e prese a fare fendenti che passavano radenti la neve.
Gli amici di Morgan dapprima lanciarono urla di guerra, poi finirono per essere fatti a pezzi e la neve si arrossò.
Il resto della truppa, che era sopravvissuto, scappò a gambe levate e Morgan rimase solo.
Morgan strinse la spada. Era tentato dall’assalire l’armigero, ma sarebbe stata un’azione poco saggia.
«Io… io me ne vado…».
“Faresti bene. E lascia stare la figlia del locandiere. Lei è la mia protetta, non devi farle del male”.
Allora era tutto lì? Una strage solo perché l’armigero aveva colto i suoi pensieri?
Forse era meglio che Morgan seguisse i suoi amici.
Corse via e più che il calore ai lombi sentì un freddo, un profondo freddo senza fine.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy
“I bardi cantavano spesso della poesia di un paesaggio innevato, ma certo lo facevano stando di fronte al fuoco del camino”
molto bella questa frase, mi piace la nota arguta di sarcasmo! 🙂
Grazie per il complimento Sergio!
Morgan ha visto sfumare i suoi piani ma un posto al calduccio accanto al camino nessuno glielo nega
Hai ragione! Grazie del commento
Pensa te, non si può nemmeno più immaginare che si rischia di venir affettati. Racconto molto divertente
Grazie per il tuo commento!