
L’arrivo a Praga
Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno
- Episodio 1: L’arrivo e le altezze
- Episodio 2: Il coltello e i ricordi
- Episodio 3: Nel cuore della notte
- Episodio 4: Ombre rosse
- Episodio 5: Le parole nel buio
- Episodio 6: Il temporale
- Episodio 7: La visione
- Episodio 8: La rivista di poesia ermetica
- Episodio 9: La finestra dell’albergo
- Episodio 10: Il solletico dell’assassino
- Episodio 1: La prima accoglienza
- Episodio 2: Ingresso in camera
- Episodio 3: Prima di cena
- Episodio 4: Inizio della cena
- Episodio 5: L’arrivo a Praga
- Episodio 6: Vita con Edo
- Episodio 7: Delle carte utili e inutili
STAGIONE 1
STAGIONE 2
«Non è stato difficile scoprire le ragioni che ci conducevano proprio a Praga, cari amici. Perché la sua bella streghina si trovava lì con i suoi genitori, una ragazzina macilenta, analfabeta quanto dissennata, di cui mio padre era perdutamente innamorato, ma soprattutto ossessionato, e a quanto pare anche lei, per ragioni incomprensibili e misteriose, viste le loro distanze anagrafiche e sociali. I primi tempi furono assai difficili. Mio padre la frequentava di nascosto, e intanto cercava un lavoro come metronotte, ma a Praga non era come in Italia. Doveva trovare al più presto delle altre possibilità di sostentamento, altrimenti non ce l’avrebbe fatta. Era inutile illudersi, come mi ripeteva. Poi, un bel giorno, lui e la sua ragazzina hanno preso un treno per una destinazione sconosciuta, per non ritornare mai più. Io, non avendo alternative, sono rimasto a Praga con i genitori della ragazza, che non conoscevano una sola parola di italiano – né di amore nei miei confronti. Il mio liceo era lontano dalla loro abitazione. Non capivo la lingua dei miei insegnanti e in seguito dovetti rinunciare agli studi e alla possibilità di evolvermi come avrei desiderato. Di notte l’uomo e la donna si trasformavano e diventavano degli esseri disgustosi e brutali. Da quando la loro unica figlia era sparita con mio padre, avevano entrambi perso la lucidità, convogliando tutta la loro rabbia e la loro disperazione contro di me. L’uomo beveva del vino spossante, liquoroso, dalla tinta vulcanica. Quel vino gli cambiava ogni sera la forma del viso e il colore bluastro degli occhi, inasprendogli la crudeltà della voce, quando mi gridava addosso, pretendendo che ne bevessi un intero bicchiere. Non ero abituato e allora mi negavo, allontanando la mia bocca dalla sua mano che stringeva il bicchiere, scappandomene lontano, per ritornare col buio, quando ero certo che lo avrei trovato addormentato, sfinito dall’alcol e dai piaceri carnali, dei quali non faceva mai a meno, per quanto ricordassi.
«Sua moglie mi guardava sempre con odio. Diceva che ero un ragazzo irriconoscente e insensibile e che non meritavo la loro accoglienza. Era convinta che la colpa di tutto fosse la mia, perché figlio unico di un padre che aveva portato via la loro bambina per abbandonarli al loro destino di solitudine. Si attivarono poche ricerche, per ritrovare la figlia, ormai maggiorenne, ma i due genitori erano convinti che io conoscessi il luogo dove si nascondevano e che non volessi rivelarglielo, mentre io non avevo idea di dove fosse finito mio padre con la loro piccola strega. Provavo sempre una grande nostalgia di mia madre. Avrei voluto scriverle una lettera in versi. Di ritorno in Italia avrei fatto di tutto per vivere con lei e renderla felice, come lei avrebbe fatto con me… e ciascuno con le proprie mancanze saremmo riusciti a ritrovare un equilibrio che al momento sembrava impossibile, se non perduto per sempre. I due genitori della fidanzata di mio padre, quando decisi di provare a iscrivermi di nascosto a una scuola per stranieri, intervennero subito, inferociti, impedendomi con la forza di frequentare le lezioni e di prendere contatto con la direzione e con i professori italiani, dicendo che era inutile che io insistessi e che dovevo sottostare alle loro regole. Una notte, esasperato, mentre entrambi dormivano, decisi di scappare e di raggiungere la ferrovia, prendendo un treno per l’Italia, senza un soldo in tasca. La polizia ferroviaria, a cui fui consegnato dal personale di viaggio che mi beccò senza biglietto, mi fece diverse domande. Io raccontai loro la mia storia, mentre gli agenti controllavano i dati di mio padre, che io avevo definito lo scomparso, e di cui avevo parlato a lungo, dicendo che al momento rappresentasse l’unico reale riferimento legalmente riconosciuto, essendo mia madre impedita ad accudirmi per problemi di natura psichica, che le erano stati causati dall’abbandono improvviso di mio padre per un’altra donna, molto più giovane e incolta di lui, quella ragazzina malvagia e funesta, per dirla tutta. In seguito mi pentii di aver parlato di mia madre descrivendola come una donna affetta da problemi psichici, ma ero certo che qualsiasi approfondimento sul mio conto avrebbe portato a quell’unica maledizione. I dati di mio padre, confrontati con le autorità competenti, corrispondevano perfettamente ai dettagli della mia versione. Gli agenti della polizia ferroviaria mi riportarono a Praga per riconsegnarmi ai due vecchi, che intanto a casa non c’erano più. In seguito alla scomparsa dei genitori della ragazza, accadde che un uomo gentile della polizia ferroviaria si prese a cuore la mia situazione, accogliendomi a casa sua per qualche tempo. Era una persona sensibile, di grande cultura. Non potevo incontrare di meglio. Era meraviglioso aver trovato riparo e conforto da una persona del genere, così colta, sensibile e illuminata. Possedeva tantissimi libri e parlava bene l’italiano, perché aveva lavorato in Italia per diversi anni. Vista la mia grande passione e il mio interesse per la poesia, mi mostrò un’edizione rara della Gerusalemme liberata del Tasso, in italiano, e poi le Tristia di Ovidio, con testo latino a fronte, due libri meravigliosi che non avevo mai letto e che divorai nel giro di due settimane. Durante il mio soggiorno a Praga, a casa di Edo, il poliziotto ferroviario che mi aveva accolto, divorai letteratura e poesia come cibo pregiato, rendendomi conto che l’unica cosa che mi rendesse felice era il leggere, più dello scrivere e del poetare o del pensare a mia madre. Il leggere era un gesto altrettanto creativo, rivoluzionario e poetico dello scrivere, come gli dicevo, e come lui mi confermava, quando gli raccontavo a lungo – di solito verso sera, dopo aver cenato insieme – delle sventure di mia madre e dell’indifferenza di mio padre nei suoi confronti, mentre lui mi ascoltava con rispetto e dedizione, senza mai interrompermi o emettere giudizi di alcun tipo. Mi sembra di rivederlo, quando si tratteneva le lacrime a fatica, seduto al tavolo della sua cucina, ispirato dalle mie parole, come se lo stessi addentrando nei segreti invalicabili di un libro mai letto e non ancora scritto.»
Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno
- Episodio 1: La prima accoglienza
- Episodio 2: Ingresso in camera
- Episodio 3: Prima di cena
- Episodio 4: Inizio della cena
- Episodio 5: L’arrivo a Praga
- Episodio 6: Vita con Edo
- Episodio 7: Delle carte utili e inutili
“l’unica cosa che mi rendesse felice era il leggere, più dello scrivere e del poetare o del pensare a mia madre. Il leggere era un gesto altrettanto creativo, rivoluzionario e poetico dello scrivere”
Con il sapore pregiato di questa frase in bocca, passo al prossimo episodio. Sempre un piacere leggerti.
Ciao, Cristiana. Sono davvero contento della tua degustazione di questo episodio del progetto. La frase che hai citato la considero un aspetto fondamentale della mia dimensione di ricerca. Il gusto del nutrimento che è superiore all’obbligo, come al diritto, di sostentamento, oltre al pensiero che la corrente propulsiva e decisamente creativa del leggere non abbia da invidiare quasi nulla – in nessun caso, secondo me –, all’atto dello scrivere. È un discorso molto complesso, che avremo modo di riaffrontare. Un saluto e un grazie.
Ho trovato meravigliose le riflessioni sulla lettura come “atto creativo”, e mi ha commossa il modo in cui il benefattore del poeta lo ascolti, e da lui impari. Un episodio incentrato su ricordi dolorosi che sicuramente hanno contribuito a rendere il poeta l’uomo che è, con l’alone di mistero che lo accompagna e la brama di riscatto attraverso il progetto della rivista.
La figura della streghetta, come la definisce il poeta, seppur apparizione fugace, mi ha davvero coinvolta.
Ciao, Dea. Sono contento che la lettura diventi un po’il nucleo tematico di questo singolare organismo in divenire, così pieno di ombre, di feritoie… eppure in quel passaggio si avverte il ritorno di un ordine precostituito, che riesce ad armonizzare, anche se per poco, tutti gli elementi dissonanti e in fibrillazione, proprio come avviene in ciascuno di noi quando è profondamente immerso nella lettura di un libro.
Il poeta incamera, con le sue esternazioni e il suo comportamento, una voce archetipica, che si frappone agli eventi, come se lui costituisse un medium di una dimensione nebbiosa, indefinita, ma che coinvolge ciascuno di loro allo stesso modo, con la stessa intensità. Anche i suoi ricordi personali saranno una traiettoria per elementi più universali, che sto cercando di individuare e di sperimentare all’interno del percorso.
In questi passaggi e sortilegi diegetici, si evince il fattore stregante, rappresentato di striscio dal personaggio della cameriera, che ha ossessionato il padre del poeta, e che pare serpeggiare nell’aria degli eventi, dei respiri e delle articolazioni di questa serie in un senso più ampio.
Intanto un grazie per la tua attenzione e generosità. In gamba e a presto.
Complimenti, Luigi. Questo episodio è meraviglioso! Come ti avevo già detto, ero curiosa di conoscere i ricordi del poeta e adesso sono stata accontenta.
Grazie davvero per la tua attenzione alla storia. Sono davvero contento che l’episodio sia venuto incontro alle tue aspettative. Un saluto e una buona giornata.
“Il leggere era un gesto altrettanto creativo, rivoluzionario e poetico dello scrivere”
Assolutamente d’accordo!!!👏 👏 👏
Ciao, Alberto. È una mia convinzione molto profonda. Un saluto.
Questo episodio dolce-amaro, mi ha divertito nella sua esasperazione di una realtâ possibile e coinvolto, nel suo contenuto umano; condividendo, quasi completamente, la stessa passione del poeta bambino per la lettura.
Ciao, M. Luisa. Il momento della lettura, relativo ai ricordi del poeta da bambino, è quello che sento anche io il più rappresentativo e fondante dell’episodio, come del mio rapporto reale con i libri e il loro universo. Contento anche delle tue interessanti suggestioni. Una buona serata.
Grazie Luigi, buona serata anche a te. E buona lettura, che ti porti lontano, in un gran bel viaggio da fermo. E buona scrittura, intensa e preziosa, per te e per i tuoi lettori.
Grazie ancora a te delle belle parole.