
Laura
Serie: Le rose e le rouge
- Episodio 1: Le rose e le rouge
- Episodio 2: Jean
- Episodio 3: Tattoo
- Episodio 4: Il professore
- Episodio 5: Carletto
- Episodio 6: Il Cinese
- Episodio 7: Il giornalista
- Episodio 8: Clara
- Episodio 9: Le jacarande
- Episodio 10: Carmelo
- Episodio 1: Da Biagio
- Episodio 2: Rosso rubino
- Episodio 3: La signorina Bellini Sforza Contìni
- Episodio 4: Il maresciallo Ercole Lo Piccolo
- Episodio 5: Colpa d’Albino
- Episodio 6: Rosa furiosa
- Episodio 7: E strunz
- Episodio 8: Pierre de Ronsard
- Episodio 9: A tavola senza cadaveri
- Episodio 10: Il signor Marino
- Episodio 1: In fuga da Pietro
- Episodio 2: Il buono, il cattivo e il maresciallo
- Episodio 3: François Dubois
- Episodio 4: Laura
- Episodio 5: Viola Testa
- Episodio 6: Calogiuri
- Episodio 7: I vecchi
- Episodio 8: Elia Boidu
- Episodio 9: La bestia
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Il reparto di neurologia del San Michele era immerso nella penombra e nel silenzio. Un tablet acceso attenuava l’oscurità dell’infermeria. La donna che lo teneva in mano stava rivedendo la scena del film I ponti di Madison County, dove Meryl Streep indossa l’abito nuovo.
Il pallido riflesso lunare proiettava la sua luce solo in qualche punto di una camera con le tende semichiuse. La degente accanto al finestrone mugugnava, emettendo gemiti e vocalizzi strani. E pareva contorcersi nel letto, come fosse distesa in un tappeto di ortiche messe ad essiccare, finché un raggio di luna più intenso sembrava le avesse trafitto il cuore al pari di una lama tagliente. Aveva emesso un urlo così lancinante da far sussultare le altre degenti della stanza e risuonando nell’androne buio e muto.
L’infermiera della guardiola si era precipitata per verificare la situazione dovuta ai soliti incubi.
La ragazza era arrivata in ospedale con esiti da shock post-traumatico. Quando Laura aveva provato a spogliarla lei si era ribellata e le aveva graffiato un braccio, per non essere denudata. Dopo alcuni giorni di terapia farmacologica il suo stato di agitazione psico-motoria diurna si era placato fin troppo. Durante il sonno, però, le tracce di memoria in gran parte rimosse, riaffioravano all’improvviso, con un grido straziante che una delle prime notti aveva messo in subbuglio l’intero reparto. Il professor De Salvi aveva dato disposizioni di massima sorveglianza e ulteriore sedazione al bisogno.
La donna con la divisa verde stinto dai tanti anni di servizio, aveva tenuto sotto controllo la ragazza, finché il suo respiro era tornato regolare.
Quella giovane e graziosa fanciulla aveva quasi l’età di sua figlia, quando era svanita nel nulla, per essere poi ritrovata in un borsone abbandonato tra i cespugli, vicino al ponte romano, sulla vecchia strada statale 125.
Il riconoscimento della salma in obitorio sarebbe stato inutile e sconsigliato. Non aveva oggetti addosso per l’identificazione. Solo attraverso il DNA avevano potuto stabilire la sua identità. L’uomo che l’aveva ridotta in quello stato era lo stesso che pochi anni prima, davanti all’altare, aveva promesso di amarla e onorarla, nella gioia e nel dolore, in salute e malattia, ogni giorno della sua vita.
Soffermarsi ad osservare il viso della giovane paziente faceva sanguinare di nuovo quella ferita inguaribile. Ancora poche ore e ci sarebbe stata, accanto a lei, la sua unica sorella, a vigilare in ogni momento, cercando di rassicurarla e confortarla. Sarebbe arrivata in aereo, la mattina dopo. Aveva dovuto lasciare il lavoro a Roma, per sostenerla finché non si fosse ripresa del tutto.
La donna era tornata in infermeria e mentre riprendeva in mano il suo tablet, le era tornato in mente l’uomo in divisa, alto e brizzolato, che l’aveva convocata e risentita più volte, anche in ospedale, per sapere se la ragazza avesse parlato durante il sonno e avesse detto dei nomi.
Dagli incontri con la dottoressa Capoccia che la seguiva regolarmente, due o anche tre volte la settimana, nello studio di consulenza psichiatrica, non era emerso niente di nuovo. Sulla base delle testimonianze raccolte avevano accertato che alcuni criminali avevano preso di mira un bar del paese e poi seguito e spinto la ragazza dentro una macchina rossa, dopo la loro ultima incursione nel locale.
Sul DXD avevano scritto che un’anziana signora, mentre stendeva i panni nel suo balcone, aveva assistito alla scena, da lontano, senza capire se la spinta fosse il gesto brusco di un fidanzato sgarbato o quello di un amico, per gioco. In realtà la scomparsa prima e lo stato mentale poi, in cui era ridotta la ragazza, era stata la chiara dimostrazione di un rapimento, senza alcuna richiesta di riscatto.
L’uomo con cui Laura, l’infermiera, aveva parlato più volte era un maresciallo dei carabinieri, un uomo dall’aspetto sobrio, nella sua uniforme impeccabile, con un leggero sentore di Brut. Un tipo garbato, dallo sguardo intenso. Una persona perbene che svolgeva il suo compito con scrupolo, cercando di scovare i colpevoli dei tanti crimini quotidiani. Laura non ricordava più il suo cognome, però le era rimasta impressa la stretta di mano e il tono di voce deciso e rassicurante, nel presentarsi. A occhio le era parso poco più grande di lei. Aveva sempre subito il fascino degli uomini in divisa, forse perché anche suo padre ne aveva una, da ferroviere capostazione. E quando tornava a casa le metteva il cappello in testa, le calava la visiera sugli occhi e le infilava una caramella in tasca, senza farsi notare. Appena lei trovava la sorpresa, il padre le ripeteva ogni volta che era l’effetto magico del cappello.
Un altro grido aveva distolto Laura dai bei ricordi d’infanzia e di nuovo si era precipitata a controllare se fosse il caso di intervenire con l’iniezione.
Era davanti al suo letto quando aveva sentito borbottare una parola simile a struzzo o strazio e una serie di no. A quel punto Laura aveva deciso di sedersi accanto alla ragazza. Stava iniziando ad appisolarsi, accasciata sulla sedia, quando Rosa aveva parlato di nuovo. Ancora una serie di no e poi un nome: Lia.
Lia? Aveva ripetuto mentalmente l’infermiera, sorpresa da quel nome femminile e pensando di chiamare al più presto a uno dei numeri che le aveva lasciato il maresciallo. Si era preparata un caffè con una delle solite cialde comprate al discount, tanto per restare sveglia. Alle prime luci dell’alba aveva composto il numero della caserma. Di contattarlo direttamente al numero del suo cellulare non aveva osato.
“Può chiamarmi a qualsiasi ora. La metà vuota del mio letto a due piazze non avrà niente da ridire, anche se dovesse chiamare nel cuore della notte.” Da quelle parole Laura aveva dedotto che il maresciallo era ancora scapolo o divorziato, oppure vedovo; insomma un uomo solo.
Anche lei era una donna sola, che viveva nel lutto perenne della figlia, senza il fratello che viveva in Australia e senza Bobbino. Il suo barboncino nero, morto di leishmaniosi viscerale, dopo dieci anni di fedele compagnia.
«Pronto maresciallo, sono Laura, dell’ospedale San Michele.»
«Buongiorno Laura. Mi dica.»
«Rosa Testa ha parlato. Stanotte ha pronunciato un nome, un nome femminile.»
«Ah, si? Che nome?»
«Lia.»
Serie: Le rose e le rouge
- Episodio 1: In fuga da Pietro
- Episodio 2: Il buono, il cattivo e il maresciallo
- Episodio 3: François Dubois
- Episodio 4: Laura
- Episodio 5: Viola Testa
- Episodio 6: Calogiuri
- Episodio 7: I vecchi
- Episodio 8: Elia Boidu
- Episodio 9: La bestia
Che bello leggerti, Maria Luisa, hai un tocco leggero ed affettuoso che addolcisce ogni pagina. Stai raccontando una storia piena di umanità, cattiva e buona, alimentando una leggera tensione, o forse, una legittima curiosità. Lo fai con tocco sapiente e misurato rendendo tangibili i sapori, i colori e i profumi che accompagnano le descrizioni della tua terra e dei tuoi personaggi. Grazie!
Grazie a te Giuseppe, il tuo commento é ció di cui ho bisogno per non perdere la motivazione a proseguire la storia, cercando di non annoiarvi e sperando di non deludervi.
È interessante vedere questa storia da un punto di vista più lontano, una nuova figura femminile che ha sofferto, ma che non si è chiusa in sé stessa. Interessante anche l’attrazione verso il maresciallo. Come immaginavo, lui non è un personaggio negativo (almeno non del tutto) e penso che sia davvero intenzionato ad aiutare Rosa. Brava!
Di questo episodio ho apprezzato tanto la storia nella storia: in poche scene hai tratteggiato la vita di Laura, una donna che ha sofferto tanto ma che ha tramutato la sofferenza in compassione e comprensione verso i bisognosi. Immaginando la scena (e con i tuoi scritti non è difficile lasciarsi trasportare) ho visto questa donna come una luce discreta nel buio dell’ospedale che si sposta nei corridoi e veglia su Rosa.
Ed ecco i primi accenni sull’accaduto; per quanto prima fossi veramente curiosa di scoprire, ora inizio a temere i prossimi sviluppi. Come si possono sopportare e accettare certi avvenimenti senza impazzire? E se Rosa non dovesse più tornare quella di prima? Non ci voglio nemmeno pensare…
Trovo che questo capitolo sia uno dei meglio riusciti uno dei miei preferiti. 😸
Ciao Mary, che belle queste tue parole incoraggianti. Il carattere dei personaggi di ogni storia sono sempre fondamentali.
Se riscuotano simpatia, interesse o curiosità da parte dei lettori , é sempre un grande aiuto per alimentare la nostra motivazione e fantasia, nel riuscire a mantenerli vivi.
Grazie ancora.
Hai creato con Laura un altro splendido personaggio femminile, molto intenso, empatico e compassionevole, anch’esso con una storia pesante alle spalle.
Questo nuovo episodio è assolutamente riuscito. Un flash back che diventa fondamentale tassello per cucire questa storia quasi totalmente al femminile.
Mi ha commossa la figura del padre di Laura e l’immagine di lui che posa il cappello sulla testolina della figlia dopo una giornata di lavoro.
Così come mi ha disturbata per quanto ben riuscita, l’immagine della figlia della stessa Laura e della valigia. Mi sono soffermata a pensare a quanta sofferenza ci sia in alcune persone, così tanta che nemmeno la possiamo immaginare.
Questa storia, a mio avviso, merita di uscire alla luce. Complimenti Maria Luisa.
“I ponti di Madison County, dove Meryl Streep indossa l’abito nuovo.”
Che bella citazione ❤️
Chi sarà mai ‘sta signora Lia? L’ho chiesto a Claudio e mi ha risposto: “Signora Lia, stasera stai con tuo marito, sta’ tranquilla che non sa, non sa che l’hai tradito…” Che vergogna un commento così, di sicuro non sarà gradito. Ogni tanto ritorno, lo so dovrei sparire, sarebbe meglio. Comunque volevo dirti che entrambi stimiamo l’Arma dei Carabinieri, io ho un amico Maresciallo. E poi vedendo come sei maturata in questi anni stimo anche te, una scrittrice ormai matura e professionale, sempre piena di idee e sempre piacevole da leggere. Un caro saluto.
Che piacere per me leggere il tuo commento. Ho riso di gusto e siccome anch’io, come la signora Lia, stasera sto con mio marito, ho letto ad alta voce ed é stato divertente anche lui.
Grazie mille, caro Fabius P.
Mi è piaciuto molto il personaggio di Laura, entrata quasi di soppiatto eppure penso ul suo ruolo sarà cruciale. E finalmente iniziano a uscire i primi dettagli su ciò che è accaduto a Rosa… seppur confuse, mi sono rimaste le parole xhe ha pronunciato e quel nome, Lia. L’ho inteso come un eco di qualcosa d’altronde, sto provando a capire chi potrebbe essere. Episodio molto bello e ben costruito. Non è facile affrontare il tema della violenza, ma lo hai saputo fare con la giusta distanza.
“L’eco di qualcosa d’altronde” credo sia l’ interpretazione giusta. Quindi non é ció che appare. Grazie Irene, spero che, nonostante questo caldo e affanni vari, mi riesca di dare un senso compiuto e plausibile a ció che mi ronza in testa per proseguire ‘sto giallino.
Interessante questo nuovo personaggio, Laura. E chi sarà mai Lia? (anche mia mamma si chiama così 😁). Ho letto questo episodio tutto d’un fiato, davvero bello! Brava ❤️
Ciao Arianna, grazie. Il tuo commento mi rassicura. Il nome scelto ha funzionato per confondere le acque. In realtà Lia é il nome percepito da Laura e… Non posso dirti altro.
Un abbraccio. 😘
Questo episodio mi ha lasciato l’amaro in bocca. Non tanto per come è scritto, sei stata bravissima, quanto per il contenuto. Mi si stringe il cuore a immaginare Rosa in questo stato, soprattutto ripensando a com’era prima.
P.S. Oggi il maresciallo non mi ha fatto ribollire il sangue 😉🤭
Ciao Tiziana, ti svelo che quando questa serie era soltanto un’idea iniziale molto vaga, la figura di Rosa era un’ispirazione nata da Giulia C., uccisa a coltellate dal ragazzo che non voleva accettare la separazione da lei. Il pensiero di riproporre due volte la sua morte, con un’altra figura femminile simile, a un tratto mi ripugnava, mi sembrava di infliggere altra crudeltà al suo ricordo. Ho pensato quindi di mantenere salva la vita di Rosa, in seguito a una violenza maschile di gruppo ma… Sai che c’é? In un certo senso ho cambiato di nuovo idea. E basta con questi soprusi, mi son detta. In seguito vedrai.
Grazie Tiziana, felice di averti coinvolto ancora.
Mi sembra di avertelo già scritto… Rosa mi ha conquistato da subito, Aspetto di leggere il resto mi hai dato un pò di speranza,…
Se é vero che il pensiero crea, come insegnava una mia insegnante di yoga, e ció che scriviamo o é già successo o potrebbe avverarsi, meglio non perdere del tutto la speranza.
Il nuovo episodio presenta una situazione anche più delicata di quanto si potesse immaginare per la Rosa. In un’atmosfera resa greve dalle vicissitudini dell’infermiera che, colpo di scena: pare attratta dal nostro militare, tratteggiato qui quasi come una personcina a modo, se non fosse per un sentore di Brut in servizio… m’incuriosisce di vedere cosa combinerà con la nuova informazione ottenuta. Grazie per la lettura, Luisa
Grazie Paolo per queste tue parole. Sul sentore di Brut mi chiedo: dopobarba o acqua di colonia? Non si sa. I maligni potrebbero pensare a un tombeur de femmes, i piú benevoli e Laura compresa, direbbero una persona seria, ligia al dovere, impeccabile nella sua divisa e curato nell’aspetto appena sbarbato. Altri ancora potrebbero detestarlo per motivi personali, o pregiudizi o risentimento verso la categoria. Uno, nessuno e centomila. La verità assoluta forse non esiste.
Tu pensa: credevo che Brut si riferisse al vino bianco…! Se, invece, si tratta della fragranza di un dopo barba (o colonia che sia)… be’, cambia tutto. Eventualmente, potrebbe delineare una figura un po’ “vecchiotta”, dei tempi in cui i dopobarba andavano di moda e sovente non erano particolarmente gradevoli… grazie, ciao
Brut inteso come aggettivo del vino, avrei dovuto scriverlo con la b minuscola. L’ uso del dopobarba, potrebbe indicare, da parte del maresciallo, gusti un po’ vintage. L’ acqua di colonia, invece, rispetto all’ after shave, potrebbe far pensare a un segno di vanità. Il primo potrebbe essere usato semplimente per rinfrescare o disinfettare la pelle, confermando l’ impressione di Laura sulla sobrietà dell’ uomo. Chissà?!