
Il conto
Serie: L'autunno del 2007
- Episodio 1: Ghiaccioli verdi e cieli azzurri
- Episodio 2: L’avevo lasciato squillare
- Episodio 3: Alla fine è meglio se vai
- Episodio 4: Venerdì sera
- Episodio 5: I sogni e la neve
- Episodio 6: L6
- Episodio 7: Una volta che cadi
- Episodio 8: A casa, la sera
- Episodio 9: L’estate di San Martino
- Episodio 10: Amir e Mohammed
- Episodio 1: Il conto
- Episodio 2: Una sedia dove sedersi
- Episodio 3: La ragazza vestita di giallo
- Episodio 4: Mani spaccate
- Episodio 5: L’ultimo giorno
- Episodio 6: Le scie degli aerei (epilogo)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Verso la terza settimana di novembre un’immane montagna di ghiaccio e di vento si è svegliata e si è lentamente messa in marcia, evocata dai gatti e dalle streghe è arrivata e inarrestabile come una valanga ha travolto tutto quanto. Il sottile equilibrio che univa la terra, il cielo e il mare in un patto di pace silenziosa è andato in pezzi nel giro di una notte. All’alba del giorno dopo, affacciandoci alla finestra, abbiamo capito che una nuova guerra era appena cominciata.
L’impiegata della banca centrale aveva un bel sorriso e una scrivania tutta per se, mi pareva abbastanza giovane e aveva un’aria simpatica. Mi sono seduto davanti a lei e le ho detto che volevo aprire un conto.
In tasca avevo 1300 euro, quello che rimaneva della busta paga di ottobre e tutta quanta la busta paga di novembre. Non avevo mai fatto niente del genere prima di allora, proprio non ci pensavo.
Di solito cambiavo gli assegni, mettevo i soldi in una scatola di cartone e poi, più o meno lentamente, li spendevo fino a rimanere a secco. A quel punto tornavo in agenzia a sentire se c’erano novità oppure mi rassegnavo ad affrontare un duro periodo di assolute ristrettezze.
L’impiegata mi ha chiesto la carta d’identità e il codice fiscale, li ho tirati fuori dal portafogli e glieli ho consegnati.
«Arrivo subito», ha detto. Si è alzata, ha preso per un corridoio e poi è sparita.
Mi sono guardato intorno. La gente stava pazientemente in fila, c’erano cinque o sei sportelli aperti e dietro gli sportelli c’erano i cassieri che contavano i soldi, incassavano gli assegni, sorridevano e dicevano buongiorno o avanti il prossimo. Mi sembravano molto professionali, avevano un’aria efficiente e cordiale ma in qualche modo erano anche lontani, da qualche altra parte, come se il loro compito lì dentro non li riguardasse affatto. Era una cosa talmente sottile che doveva per forza significare qualcosa.
Poi l’impiegata è tornata e si è seduta.
Mi ha restituito i documenti e ha detto: «Bene.»
«Bene» ho risposto.
«Che tipo di contratto hai intenzione di fare?», mi ha domandato.
«Non saprei» ho risposto, ed era vero.
L’impiegata ha sorriso e poi ha attaccato a spiegarmi le varie opzioni, c’era un sacco di roba da tenere a mente, anche troppa. Ho cominciato a perdermi e a pensare ad altro. Continuavo a guardare l’impiegata, annuivo al momento giusto e non capivo niente di quello che mi stava raccontando.
«Allora?» mi ha domandato «Come vogliamo fare?»
«Non so. La cosa più semplice che c’è andrà benissimo» ho risposto.
«Ah, bene, come vuoi.»
Mi ha guardato e per qualche ragione sembrava un po’ delusa.
«Le passerà» mi sono detto, però mi dispiaceva.
L’impiegata ha giocato con i tasti del computer per un paio di minuti, ad un certo punto deve aver finito perché la stampante ha cominciato a sputar fuori una gran quantità di fogli, uno dietro l’altro, stavamo lì senza dire niente. Poi la stampante si è fermata e l’impiegata ha raccolto tutto quanto, ha battuto i fogli sulla scrivania per allinearli tra di loro, li ha divisi e li ha pinzati.
«Questo è per te», mi ha detto «è’ il tuo contratto.»
L’ho preso in mano e l’ho sfogliato. Era pieno di capitoli, articoli e sezioni, c’erano sacco di tabelle incomprensibili, e poi c’erano percentuali, numeri e parole scritte in grassetto, non avevo nessuna possibilità di venirne a capo, nemmeno se l’avessi studiato per un anno. Ho lasciato perdere e ho messo il contratto da una parte.
L’impiegata mi ha fatto firmare alcuni documenti e poi mi ha dato una busta in mano.
«Qui c’è il tuo bancomat, dentro c’è il codice.»
«Bene.»
«Gli assegni sono stati versati, il conto corrente è già attivo, quindi se vuoi tirar giù soldi o se vuoi effettuare altre operazioni puoi farlo anche subito.»
«Perfetto.»
Ho preso la busta e l’ho messa nella tasca della giacca, ho piegato in due il contratto e ho provato a infilare in tasca pure quello. Spuntava fuori per metà, l’ho sistemato meglio che ho potuto in modo che non cadesse in giro chissà dove.
«Siamo a posto» ha detto l’impiegata, ci siamo scambiati un sorriso e ci siamo salutati stringendoci la mano. Poi mi sono alzato e me ne sono andato via. Lei invece è rimasta lì seduta.
Serie: L'autunno del 2007
- Episodio 1: Il conto
- Episodio 2: Una sedia dove sedersi
- Episodio 3: La ragazza vestita di giallo
- Episodio 4: Mani spaccate
- Episodio 5: L’ultimo giorno
- Episodio 6: Le scie degli aerei (epilogo)
L’intero capitolo è una scena emblematica, significativa.
L’immagine dell’impiegata delusa, lui che pensa ad altro: è come guardare un film.