
I sogni e la neve
Serie: L'autunno del 2007
- Episodio 1: Ghiaccioli verdi e cieli azzurri
- Episodio 2: L’avevo lasciato squillare
- Episodio 3: Alla fine è meglio se vai
- Episodio 4: Venerdì sera
- Episodio 5: I sogni e la neve
- Episodio 6: L6
- Episodio 7: Una volta che cadi
- Episodio 8: A casa, la sera
- Episodio 9: L’estate di San Martino
- Episodio 10: Amir e Mohammed
- Episodio 1: Una sedia dove sedersi
- Episodio 2: Il conto
- Episodio 3: La ragazza vestita di giallo
- Episodio 4: Mani spaccate
- Episodio 5: L’ultimo giorno
- Episodio 6: Le scie degli aerei (epilogo)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Puntavo la sveglia alle sette, mi infilavo sotto le coperte con l’idea di leggere qualcosa ma per quanto provassi a tener duro gli occhi mi si chiudevano quasi subito, crollavo col libro in mano e la luce accesa. Mi svegliavo mezz’ora dopo, spegnavo la luce mettevo il libro sotto il letto, mi giravo dalla parte del muro e mi addormentavo come un sasso. Era così che scavalcavo il buio feroce della notte.
A volte facevo sogni strani, camminavo per strada e mi accorgevo che i piedi lentamente perdevano aderenza al terreno, improvvisamente mi ritrovavo a mezz’aria, muovevo le gambe come per correre e salivo ancora un po’. Ero capace di arrivare a quelli che stimavo trenta metri d’altezza prima che una pigra e dolce forza di gravità mi depositasse gentilmente a terra. Altre volte c’era il mare, ero in spiaggia e onde enormi, meravigliosamente gigantesche, arrivavano e mi spazzavano via. O sennò ero sulla cima di un’altura e allora il mare era sotto di me, calmo, tranquillo e luccicante nel sole.
Di notte baciavo le labbra morbide e calde di molte ragazze ma molto più raramente sognavo di finirci a letto. Chissà perché. Nel silenzio di enormi spazi pianeggianti un’infinità di papaveri rossi si inchinavano assecondando la spinta leggera del vento, allora sapevo di essere in salvo ed era così bello e impossibile, perso per sempre com’era, che quasi mi veniva da piangere.
A volte avevo a che fare con diaboliche figure sfuggenti. Per qualche ragione continuavano a darmi la caccia. Correvo spaventato per cunicoli in penombra e gallerie lunghissime e strette ma di tanto in tanto una rabbia gagliarda mi accecava. Allora in quel caso, forte di un coraggio sovraumano prendevo a cazzotti e calcioni qualcuna di quelle bestiacce infernali. Mi mordevano il collo. Nei corpo a corpo più violenti e serrati, unghie appuntite e fredde cercavano di strapparmi il cuore dal petto.
Alle sette e un quarto suonava la sveglia. Mettevo fuori un braccio da sotto le coperte, la spegnevo e poi accendevo la luce. Non uscivo subito dal letto e per questo motivo spesso mi riaddormentavo per un altro quarto d’ora.
Il mio modo di addormentarmi era troppo simile al mio modo di svegliarmi, le due cose tendevano a confondersi in un’unica, identica azione. Una volta avevo aperto gli occhi e la luce della mia stanza era accesa, mi sentivo stranamente poco riposato, ma pensavo che tutto sommato potesse anche succedere, sono stato un po’ sotto le coperte, poi mi sono alzato e ho cercato i calzetti per infilarmeli, mi sono messo una maglia, i pantaloni e una felpa. Ho allacciato le scarpe e stavo andando in bagno quando, di sfuggita, ho guardato la sveglia. Era mezzanotte e mezza, mi ero addormentato come al solito, senza spegnere la luce, il libro che avevo in mano era scivolato da qualche parte e quando mi ero svegliato avevo pensato che fosse già l’ora di andare al lavoro. Mi sono dato una pacca in fronte e ho scosso la testa. Poi mi sono spogliato e mi sono rimesso a letto. Ero molto contento. Tutte quelle ore di sonno che pensavo di aver già consumato mi si stendevano davanti come un piccolo miracolo. Come quando alla mattina ti alzavi, guardavi fuori dalla finestra e c’era la neve. Avevi 11 anni e non andavi a scuola perché le strade erano tutte bloccate.
Di solito arrivavo in fabbrica che erano le otto spaccate, ma a volte, pur facendo le cose di corsa, riuscivo a tardare di due o tre minuti. Non mi piaceva arrivare con gli altri che avevano già iniziato, ma quando succedeva alzavo le spalle e me ne facevo una ragione. Non avevo il cartellino, ero un lavoratore temporaneo, nel limite della decenza potevo fare alcune cose a modo mio.
Serie: L'autunno del 2007
- Episodio 1: Ghiaccioli verdi e cieli azzurri
- Episodio 2: L’avevo lasciato squillare
- Episodio 3: Alla fine è meglio se vai
- Episodio 4: Venerdì sera
- Episodio 5: I sogni e la neve
- Episodio 6: L6
- Episodio 7: Una volta che cadi
- Episodio 8: A casa, la sera
- Episodio 9: L’estate di San Martino
- Episodio 10: Amir e Mohammed
Un capitolo molto particolare, ma ben scritto.
La parte dei sogni e di come lo svegliarsi e l’addormentarsi siano simili mi ha molto colpito.
“Come quando alla mattina ti alzavi, guardavi fuori dalla finestra e c’era la neve. Avevi 11 anni e non andavi a scuola perché le strade erano tutte bloccate.”
Avevo anche io undici anni. I tuoi racconti hanno su di me una forte presa, perché riesco, in un certo modo, a fare anche miei i tuoi ricordi. Ho molto apprezzato la descrizione del panico sonno-veglia e la dimensione onirica di questo racconto.