Le clavicole dei trattori

La clientela del caffè ‘Stella d’oro’ è piuttosto variegata e non potrebbe essere altrimenti, considerato che è l’unico locale dell’agreste frazione. Una fetta di quel piccolo popolo si riversa ogni mattina nei corsi della vicina città, mentre chi resta mangia terra.

È il giorno di Natale, le strenne sono ormai schiuse ed il bar spalanca i battenti in ritardo rispetto al solito. La porta gracchia ad ogni ingresso, il locale è gremito in men che non si dica e dà asilo ad un considerevole numero di avventori. Tutti sono reduci da pranzi luculliani e anche certi volti che non si vedono da un po’, riemergono dalle loro esistenze per recare un augurio ai vecchi amici. Il tintinnio dei calici riecheggia senza riposo e si fonde alle sinfonie dei canti natalizi. In testa al banco di mescita è collocata una penisola semicircolare, a ridosso della quale si sono parcheggiati quattro personaggi, che nulla hanno in comune se non l’aver condiviso la stessa maestra alle elementari.

C’è Pietro detto il ‘porco’, Riccardo che tutti chiamano ‘il ricco’, Leonardo… ‘Leo’ ed infine c’è Benedetto, che abbreviato ed adeguato ad hoc è diventato ‘Male’. Male è l’unico del branco che vive e lavora nelle campagne circostanti, quindi atteggiandosi a padrone di casa, afferra le redini del discorso e tra un bicchiere e l’altro invita i compari a raccontare di sé. Il giorno di festa eleva l’ilarità degli animi, che fomentati dai fumi dell’alcol tendono ad incendiarsi. Nel paradosso di un circolo vizioso, si tenta di domar la combustione facendo ricorso a fiumi di bollicine, che solleticando i palati con gradevole freschezza vanno ad innescare nuovi focolai.

Il porco prende la parola e si vanta senza ausilio di filtri delle sue doti di predatore sessuale:

“Ehi raga, ne ho smutandate almeno cento quest’anno.” E senza alcun pudore, dettaglia con cruda precisione le potenzialità del suo ‘biscotto’, nell’atto di tuffarsi nelle tazze di caffellatte.

Male, che non ha memorie sull’anatomia del gentil sesso, sentendosi ferito nell’orgoglio lo smonta prontamente con le sue considerazioni:

“Capirai che sciupa femmine! Ha parlato il casanova dei nightclub!”

Il gruppo esplode in una fragorosa risata; leggermente forzata e con retrogusto amaro nella gola del porco.

Interviene il ricco, che manifesta ai compari la solidità del suo rapporto con la statuaria modella:

“Io non ho bisogno di cercare in giro, con il gran pezzo che mi ritrovo in casa: è l’incarnazione della Venere, è perfetta, è dolce e sempre a mia disposizione. Non potrei chiedere di meglio”.

Ma Leo, uomo di saldi princìpi non esita a sentenziar le sue ragioni:

“Senti ricco. Io se fossi in te starei in guardia, le hai regalato la Lamborghini, la villa al mare ed è sempre vestita di tutto punto. Quella si è innamorata del tuo portafogli.”

Un’altra grassa risata si propaga dalla penisola in testa al bancone di mescita, ma il ricco fatica a celare il suo disappunto e contrattacca:

“E tu Leo? Tu che ci guardi dall’alto della tua integrità. Chissà di quali gesta ti sei insignito?”

“Dai ricco, non ti volevo offendere, solo stai attento a non farti fregare. Io? Beh io sto vivendo un periodo molto, molto appagante: a livello professionale. Ho ottenuto la parte del protagonista in una commedia teatrale e tra non molto andrò in tournée e calcherò le scene dei maggiori teatri nazionali”.

Male scatta con la rapidità di un serpente:

“Dev’essere stata un’impresa assai ardua ottenere quella parte, considerato che tuo padre è il titolare della compagnia”.

E giù a ridere di gusto in faccia a Leo, che contrariato dalla reazione scaturita prende di mezzo Male:

“E tu Male? Tu che non trovi una donna nemmeno a pagarla e che sei buono solo a cazzeggiare nell’azienda agricola di mamma e papà, tu che sei il numero uno a tracannare vino svaccato sul bancone di questo bar. Quali grandi cose hai concluso nella tua esistenza?”

I quattro si zittiscono simultaneamente e Male medita un istante; poi sgancia la bomba:

“Io quest’anno ho scritto un libro”.

In preda agli spasmi e con le lacrime agli occhi, Leo insiste per ottenere altri ragguagli:

“Un libro? Tu hai scritto un libro? Ma se non sai nemmeno esprimerti in italiano”.

Male assume un aria di sfida e con tono sprezzante sottolinea la veridicità dei fatti:

“Sì, ho scritto e pubblicato un libro. Toh! Guarda sul telefonino, cercalo nei cataloghi online! Vedrai se dico menzogne”.

Piegati dalle risate gli amici sfoderano i cellulari e nel frattempo lo interrogano:

“Dai, dai… e come si intitola?”

Male seccato dall’atteggiamento risponde lapidario:

“Le clavicole dei trattori!”

I tre sogghignando si cimentano nella ricerca sul web e… porca miseria… lo trovano! Il libro esiste e costa pure quindici euro!

Tutti rimangono spiazzati, espressioni miste tra incredulità e stupore si fissano sui volti; poi ritenendosi in difetto per aver messo in discussione il suo indubbio talento, gli amici si congratulano con Male:

“Caspita Male! Complimenti! E chi lo avrebbe mai detto? Proprio tu! Senti, ma chi te lo ha pubblicato?”

“Boh?” Risponde ingenuamente il contadino: “una casa editrice: si chiama EAP!”

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