
Le colline al tramonto
Serie: Il diario del tirocinante
- Episodio 1: Senza meta
- Episodio 2: Il mio momento
- Episodio 3: Giro turistico
- Episodio 4: La treccia del software
- Episodio 5: La mela di Eva
- Episodio 6: Le colline al tramonto
STAGIONE 1
Le cinque di pomeriggio del venerdì è il mio nuovo orario preferito. Mancano dieci minuti e conto ogni secondo. La prima settimana è stata molto interessante e positiva, ma anche estremamente stancante. Il finesettimana per ricaricare le batterie è necessario.
«Alle cinque in punto devo scappare, vado a Roma nel finesettimana, te che fai?» mi chiede Andrea.
Alzo le spalle.
«Non so, Mirko mi ha indicato diversi posti da visitare, farò qualche gita immagino.»
Luca parte dopo il lavoro per Bologna, Gabriele è tornato da un paio di giorni in Sardegna. Sono completamente solo.
«Se te capita, assaggia la porchetta, è bona» dice “bona” con tante b. Dopo il calcio, l’argomento principale in ufficio è il cibo. Siamo proprio lo stereotipo dell’italiano medio.
Concluso l’orario di lavoro, scappo insieme agli altri. Ho in programma di fare il bucato con la lavatrice condominiale. Mentre aspetto la lavatrice, ne approfitto per andare al supermercato a prendere alcune cose per il finesettimana.
Mentre cammino in una serata insolitamente calda, penso ai posti da visitare. Non sono abituato a poter prendere la macchina e andarmene in giro. Vivere in un paradiso come la Sardegna ha anche i suoi lati negativi, uno tra tutti la mobilità. Per fare un viaggio devi prenotare l’aereo con largo anticipo e organizzarti per bene. I colpi di testa da “prendo e questo finesettimana parto per” sono impossibili per noi. Il treno poi, praticamente non esiste.
Qui in continente invece mi sento così libero, posso andare a Urbino, Bologna, Ravenna e Perugia in meno di due ore di macchina, e nel mezzo tanti altri piccoli borghi tutti da esplorare.
Inebriato da tutta questa libertà torno a casa e la noto subito, anche senza treccia.
Sta seduta sul cofano dell’auto aziendale e mi saluta appena mi vede.
Non ho più visto Eleonora per tutta la settimana, nemmeno in mensa.
Salta giù dall’auto e mi viene incontro. Indossa pantaloni di pelle neri, una camicia bianca e rosa a tema floreale sotto una giacchetta nera. I capelli ondulati le incorniciano il volto con gli occhi truccati sempre di nero.
«Che fai stasera?»
Alzo le spalle indifferente.
«La lavatrice.»
Scoppia in una risata.
Attraversa la strada e si ferma su una moto parcheggiata. Prende un casco e me lo lancia.
«Tra cinque minuti parto, che fai?»
Osservo il casco e non ci penso due volte.
Cinque minuti dopo Eleonora mi porta in giro con una Ducati nella terra di Valentino Rossi. Andiamo verso Urbino e ci infiliamo tra le colline al tramonto. Il cielo da arancione acceso lentamente cambia le tonalità, come le colline che da verde diventano sempre più scure, fino ad assomigliare ad un mare oscuro. Il sole, davanti a noi, infine scende oltre le colline, regalandoci gli ultimi raggi che partono da dietro un colle. A quel punto Eleonora gira verso nord, in direzione di San Marino di cui vediamo l’ombra stagliarsi sul cielo ancora chiaro. Le prime stelle ci portano invece verso la costiera romagnola, e dall’alto vediamo le luci di Rimini e Riccione. Continuiamo per quei sentieri tra le colline finchè non è ormai completamente buio, Eleonora sembra una vera pilota, prende le curve con dolcezza e in salita evita di sforzare il motore facendolo andare troppo su di giri. Usciamo dalla strada principale per addentrarci in una stradina in mezzo ad un campo, poi una lieve salita che termina a ridosso di un rudere.
Eleonora frena slittando sul ghiaino e spegne la moto.
Scendo, faccio alcuni passi mentre mi tolgo il casco e resto senza parole.
Le rovine di un antico castello medievale svettano su tutta la zona, ad ovest le colline a nord i campi della vallata e ad est le luci delle città sull’adriatico, mentre sopra di noi il cielo stellato che ci siamo dimenticati esistesse, talmente siamo accecati dalle luci delle città.
«Seguimi» mi incalza Eleonora.
Mi porta dentro il rudere, passiamo attraverso alcuni rovi e dobbiamo aiutarci con i caschi, mi guida dentro un piccolo cunicolo, nel buio più totale.
«Attento, adesso ci sono dei gradini.»
Mi prende la mano e mi guida in cima ad una rampa a chiocciola che dopo due giri si apre al cielo.
«Da questa parte» incalza Eleonora e mi trascina sui resti della cinta muraria.
Fa ancora qualche passo e poi si siede con le gambe penzoloni nel vuoto.
Mi siedo vicino a lei e per qualche secondo o minuto restiamo in silenzio ad ammirare il panorama, il cielo e a lasciarci accarezzare il viso da un vento fresco.
«A che pensi?» mi chiede a bruciapelo Eleonora.
«A tutto e niente…non so, a questo posto, alle ronde delle guardie qui dove siamo noi ora, le battaglie che hanno distrutto questo muro…alla gente qui sotto che ignora questo gioiello del nostro passato magari, e ignora noi due che li osserviamo.»
Eleonora scoppia in una risata e si passa una mano sui folti capelli.
«Fammi capire: una donna ti porta in un posto completamente deserto, lontano da tutto e tutti, e tu pensi a questo?»
Mi sta prendendo in giro? È forse un test? Mi vuole stuzzicare?
Alzo le spalle incerto.
«Dimmi tu a cosa dovrei pensare allora.»
Eleonora guarda in lontananza e una leggera folata di vento mi porta il suo profumo dolce.
«Secondo te perché ti ho portato qui?»
Mi alzo di scatto.
«Ma è semplice!» rispondo con finto tono serio e indignato.
«Non è forse ovvio?» e allungo una mano per aiutarla ad alzarsi.
La mia mossa deve aver funzionato perché è rimasta sorpresa.
«Devi aver saputo che sono un grande appassionato di Storia e così mi hai portato qui, nel castello della tua famiglia, per aiutarti a trovare un tesoro che un tuo trisavolo ha nascosto secoli fa. Hai la mappa? Scommetto che è visibile soltanto di notte al chiaro di luna piena, non è vero?»
Eleonora scoppia in una risata il cui eco si perde nella valle buia sotto di noi.
«Devo ammettere che hai fantasia.»
«Merito del mio nipotino, vuole sempre che gli racconti delle storie.»
«Deve essere fortunato ad avere uno zio così, allora.»
Arrossisco e sono felice che lei non lo possa notare, ma mi sento anche parecchio confuso. Mi allontano da lei.
«Posso chiederti una cosa? Tuo marito…insomma…sei sposata non è così?»
Eleonora si tira su il giacchettino e rabbrividisce per una folata un po’ più fredda.
«Il mio futuro ex marito in questo momento si trova a Milano insieme alla sua segretaria, o dovrei dire amante, se proprio vuoi saperlo» dice quelle parole con velenoso odio e guardando verso nord, come se potesse sputare addosso il suo veleno contro quell’uomo che l’ha tradita.
«Oh, mi dispiace.»
Mi guarda incuriosita.
«Davvero ti dispiace che sto divorziando?»
Alzo le spalle incerto.
«Perché dovrei essere felice di qualcosa che ti fa star male? Se porti ancora la fede è evidente che sei ancora ferita.»
Resta qualche secondo immobile, temo di aver esagerato e di essermi intromesso in affari che non mi riguardano.
Si avvicina e mi accarezza il viso.
«Sei un ragazzo strano, in senso buono. Sei molto intelligente e perspicace» e mi da un leggerissimo bacio sulle labbra.
«Vieni strano ragazzo, ti riporto a casa.»
Mi sento incredibilmente leggero, anche se so che mi metterò sicuramente nei guai.
Serie: Il diario del tirocinante
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Il tocco romance, molto gentile, ci sta bene. Come altri sono rimasta incantata dalla descrizione dei paesaggi. Se mai un giorno tu volessi aprire un blog di viaggi, fammelo sapere: lo seguirò molto volentieri
Mi tenti Micol! Mi tenti molto! Chi lo sa, la vita è un mistero e ti può portare in strade che non pensavi di percorrere! Sono felice per le descrizioni!
Le faccine che ridono erano dedicate a questa frase “Dopo il calcio, l’argomento principale in ufficio è il cibo. Siamo proprio lo stereotipo dell’italiano medio.”
” 😂 “
😂 😂 😂
Bellissimo, Carlo, questo episodio “ponte” che, secondo me, segna un cambio di rotta dal punto di vista della narrazione. Diverso dagli altri, più leggero ed evocativo, romantico al punto giusto che, se fossi la mamma, ti direi “attento e non t’inguaiare”, assolutamente con il sorriso sulle labbra! Con le colline romagnole mi hai affondata “ad ovest le colline a nord i campi della vallata e ad est le luci delle città sull’adriatico”. So che manco di rispetto a mari molto più splendidi, ma io a Riccione ci passo almeno un mese all’anno e non ne posso fare a meno. Mi è sembrato quasi di stare con voi su quelle colline. Grazie per il ricordo!
Ciao Cristiana! Mi ha fatto ridere il “non t’inguaiare”!! Vediamo, Eleonora può dare una certa impressione, chissà! Allora, sul mare ho affrontato discussioni interminabili del tipo “pizza con l’ananas” fatta tra un italiano e un americano. Io sono per il vivi e lascia vivere, ognuno sta bene dove sta e soprattutto sono importanti i ricordi che uno ha dei luoghi. Ti piace Riccione? E va benissimo! Molti amano la pianura padana con la nebbia, io per esempio mi sentirei male lì. Spero di continuare a farti rievocare bei ricordi! A presto e buona Pasqua Cristiana!
Buona Pasqua anche a te 😊
Fantastico! Dalle battute iniziali, divertenti, alle descrizioni dei luoghi, che fanno immaginare panorami mozzafiato. Mentre leggevo dell’ incontro con Eleonora mi venivano in mente le parole di una canzone di Lorenzo-Giovanotti. “Sono un ragazzo fortunato perche` mi hanno regalato un sogno…” Fortuna pienamente meritata dal protagonista neolaureato del racconto e dal suo autore. Bravo Carlo.
Ciao Maria Luisa! Sì, i panorami sono veramente mozzafiato e non sono neanche lontanamente riuscito a rendere l’idea. Noi siamo abituati ai panorami del nostro mare, ma lì sono rimasto incantato da tutt’altro genere di paesaggio. Posso solo dire che l’Italia è veramente bella e la fortuna è viverci. Tendiamo a vedere sempre i lati negativi del nostro Paese, che ci sono e vanno doverosamente sottolineati, ma anche al netto dei difetti, l’Italia è il Paese più bello del mondo e popolato da persone gentili e generose. Mi viene in mente il tuo diario di viaggio di un lungo cammino di quasi un anno fa, non molto distante dove è ambientato questo mio diario adesso, e anche lì hai descritto la bellezza della nostra natura e della nostra gente. A presto Maria Luisa e auguri di buona Pasqua se non ci si sente prima!
In questo episodio, la “creatura mitologica” è diventata umana. Adesso comincio a vederla in modo diverso: piena di ferite, di rabbia, magari anche sete di vendetta. Qualcosa mi dice che sarebbe stato meglio stare lontano da lei e fare quella gita da solo, come avevi programmato…Spero di sbagliarmi. Aspetto il prossimo episodio!
Esattamente, adesso esce il lato umano ferito. Non so, certe volte una gentilezza può aiutare, altre volte essere ingenui può indurre le altre persone ad approfittare di te, in generale però, credo sia sempre meglio correre il rischio quando si vede che una persona è ferita. Alla prossima!